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Ultimi commenti

giomil
13 Settembre 2026 | 19.00
Ex-Cridoni27
13 Settembre 2026 | 19.02
unodibergamo
13 Settembre 2026 | 18.33

Ecco il messaggio (non mio ma di un amico) che mi sento di condividere sulla questione.


Io sto con la Curva.


E trovo questo striscione molto più intelligente di qualsiasi insulto.


«Hai scelto di passare nella nostra storia, ma non di appartenerle. Addio bandierina.»


Perché il punto non è cancellare De Roon.


Dieci anni, 445 presenze, una coppa alzata da capitano, battaglie, vittorie, sconfitte.


È e resterà uno dei giocatori più importanti della storia dell’Atalanta. Ma storia e appartenenza non sono la stessa cosa.


Per anni De Roon ha costruito qualcosa che andava oltre il semplice rapporto professionale: Bergamo, la maglia, la Curva, le rivalità, le provocazioni agli avversari, il sentirsi uno di noi.


Ha contribuito lui stesso a costruire l’immagine della bandiera.


Poi arriva il momento in cui quelle parole hanno un costo. E lì si scopre quanto valgono davvero.


Poteva andarsene? Certamente.

Poteva scegliere la Roma di Gasperini? Altrettanto.


È un professionista, ha fatto i propri interessi.


Ma allora chiamiamoli interessi. Senza impacchettarli dopo nella carta regalo dell’appartenenza, della famiglia, dell’amore per Bergamo e di tutto il repertorio sentimentale che nel calcio funziona benissimo finché non arriva un’opportunità migliore.


Ed è qui che trovo quasi paradossale il ruolo della Curva. In un calcio nel quale società, calciatori, procuratori e persino molti tifosi parlano continuamente di valori, identità, fedeltà, rispetto e appartenenza, quelli dipinti come anacronistici e fuori dal tempo finiscono per essere tra i pochi a prendere ancora sul serio quelle parole.


Una bandiera è tale proprio quando esserlo comporta una rinuncia. Se lo sei soltanto finché coincide con il tuo interesse, non è appartenenza: è convenienza.


E trovo curioso anche leggere tanti tifosi che liquidano tutto con: «Ha fatto bene, è un professionista, avrei fatto lo stesso».


Probabilmente è proprio così. E forse, involontariamente, stanno raccontando qualcosa anche di loro stessi: davanti all’offerta giusta, nel proprio lavoro e nel proprio piccolo, molti farebbero esattamente la stessa scelta.


Legittimo. Ma allora bisogna avere anche l’onestà di accettarne la conseguenza: se qualsiasi scelta è giusta quando conviene abbastanza, smettiamo di riempirci la bocca di valori.


Perché i valori sono facilissimi da difendere quando non costano niente.


La Curva, invece, sta dicendo una cosa tremendamente fuori moda: non tutto ciò che conviene deve necessariamente essere fatto.


Esistono cose alle quali rinunci proprio perché attribuisci un valore a qualcos’altro.


Per questo lo striscione non cancella De Roon e non gli nega il diritto di scegliere.


Gli nega qualcosa di molto più preciso: la pretesa di conservare intatto il capitale morale della bandiera dopo aver scelto, legittimamente, il proprio interesse.


Grande giocatore dell’Atalanta. Capitano. Recordman. Protagonista di un’epoca irripetibile. Parte enorme della nostra storia. Tutto rimane.


Bandiera, però, è un’altra cosa. Ed è per questo che quel “bandierina” è tanto feroce quanto perfetto. Perché se appartenenza e convenienza fossero la stessa cosa, non servirebbero le bandiere.


Basterebbero i listini prezzi.

unodibergamo
13 Settembre 2026 | 18.33

Ecco il messaggio (non mio ma di un amico) che mi sento di condividere sulla questione.


Io sto con la Curva.


E trovo questo striscione molto più intelligente di qualsiasi insulto.


«Hai scelto di passare nella nostra storia, ma non di appartenerle. Addio bandierina.»


Perché il punto non è cancellare De Roon.


Dieci anni, 445 presenze, una coppa alzata da capitano, battaglie, vittorie, sconfitte.


È e resterà uno dei giocatori più importanti della storia dell’Atalanta. Ma storia e appartenenza non sono la stessa cosa.


Per anni De Roon ha costruito qualcosa che andava oltre il semplice rapporto professionale: Bergamo, la maglia, la Curva, le rivalità, le provocazioni agli avversari, il sentirsi uno di noi.


Ha contribuito lui stesso a costruire l’immagine della bandiera.


Poi arriva il momento in cui quelle parole hanno un costo. E lì si scopre quanto valgono davvero.


Poteva andarsene? Certamente.

Poteva scegliere la Roma di Gasperini? Altrettanto.


È un professionista, ha fatto i propri interessi.


Ma allora chiamiamoli interessi. Senza impacchettarli dopo nella carta regalo dell’appartenenza, della famiglia, dell’amore per Bergamo e di tutto il repertorio sentimentale che nel calcio funziona benissimo finché non arriva un’opportunità migliore.


Ed è qui che trovo quasi paradossale il ruolo della Curva. In un calcio nel quale società, calciatori, procuratori e persino molti tifosi parlano continuamente di valori, identità, fedeltà, rispetto e appartenenza, quelli dipinti come anacronistici e fuori dal tempo finiscono per essere tra i pochi a prendere ancora sul serio quelle parole.


Una bandiera è tale proprio quando esserlo comporta una rinuncia. Se lo sei soltanto finché coincide con il tuo interesse, non è appartenenza: è convenienza.


E trovo curioso anche leggere tanti tifosi che liquidano tutto con: «Ha fatto bene, è un professionista, avrei fatto lo stesso».


Probabilmente è proprio così. E forse, involontariamente, stanno raccontando qualcosa anche di loro stessi: davanti all’offerta giusta, nel proprio lavoro e nel proprio piccolo, molti farebbero esattamente la stessa scelta.


Legittimo. Ma allora bisogna avere anche l’onestà di accettarne la conseguenza: se qualsiasi scelta è giusta quando conviene abbastanza, smettiamo di riempirci la bocca di valori.


Perché i valori sono facilissimi da difendere quando non costano niente.


La Curva, invece, sta dicendo una cosa tremendamente fuori moda: non tutto ciò che conviene deve necessariamente essere fatto.


Esistono cose alle quali rinunci proprio perché attribuisci un valore a qualcos’altro.


Per questo lo striscione non cancella De Roon e non gli nega il diritto di scegliere.


Gli nega qualcosa di molto più preciso: la pretesa di conservare intatto il capitale morale della bandiera dopo aver scelto, legittimamente, il proprio interesse.


Grande giocatore dell’Atalanta. Capitano. Recordman. Protagonista di un’epoca irripetibile. Parte enorme della nostra storia. Tutto rimane.


Bandiera, però, è un’altra cosa. Ed è per questo che quel “bandierina” è tanto feroce quanto perfetto. Perché se appartenenza e convenienza fossero la stessa cosa, non servirebbero le bandiere.


Basterebbero i listini prezzi.

Marco.Ska
13 Settembre 2026 | 17.46
LaChilenaDiPinilla51
13 Settembre 2026 | 15.38
Baja66
13 Settembre 2026 | 17.40
ForeverReMo
13 Settembre 2026 | 17.07
Lorenz67
13 Settembre 2026 | 16.53

che storie ormai.. se parla gli soppesano ogni sillaba.. se non parla peggio... preferivate quelli "squadra ha giocato bene" o quelli "ci e' mancato un po' di culo" dopo partite perse o che dovevamo perdere per goleada?!? Ha detto sempre e solo quello che tutti hanno visto: prime partite "pietose" nelle quali miracolosamente abbiamo racimolato 6 punti e una qualificazione preziosissimi e l'ultima nella quale qualcosina in meglio abbiamo visto. Chiaro che ce ne vorranno almeno altrettante prima di poter vedere qualcosa di piu' sostanzioso.. per adesso dobbiamo accontentarci di lievi miglioramenti e punti che dipendono da episodi, favorevoli o meno favorevoli. Chi pensava che far ripartire un ciclo completamente diverso da quello precedente fosse una cosa semplice e soprattutto veloce forse e' meglio che si rassegni... io firmerei subito per un campionato sottotono se questo serve da base a ripartire per un ciclo di 4-5 anni con nuovi innesti/giovani della cantera e nuovo stile di gioco. Dopo chiaro che sul mercato qualcosa di piu' "mirato" si poteva comprare.. voleva un regista e sono andati a prendere un che ha sempre giocato sulla trequarti, serviva un difensore buono che avesse (almeno lui) esperienza del gioco a 4 e siamo andati a prenderne uno che non ha mai giocato a 4... abbiamo speso 40 per Rowe che se facciamo il paragone look ne valeva 120.... io anche se per tratti ancora troppo brevi qualcosa di buono l'ho intravisto.. il giorno che riusciremo ad aumentare ritmo e aggressione seconod me ci toglieremo soddisfazioni.. basta avere pazienza almeno per altre 5-6 partite e poi trarremo le conclusioni

Pinato757
13 Settembre 2026 | 16.18
lucanember
13 Settembre 2026 | 15.45
unodibergamo
13 Settembre 2026 | 14.00
LaChilenaDiPinilla51
13 Settembre 2026 | 12.37
LaChilenaDiPinilla51
13 Settembre 2026 | 12.37