Scopri l'app Atalantini
Sempre con te, scarica l'app.
Apri

Ultimi commenti

madonna
05 Novembre 2026 | 18.22
Flash
05 Novembre 2026 | 13.01 (modificato)
furnasot
05 Novembre 2026 | 16.28
Titti70pl
05 Novembre 2026 | 11.24
Jump75
05 Novembre 2026 | 15.53

Rieccomi! Grazie sempre per la risposta ponderata, Titti70pl.

Vero che gli automatismi sono necessari in qualsiasi modulo, oggi molto più di ieri. Quando parlo però di automi Vs autonomi, non mi riferisco al fatto che i giocatori abbiano o meno interiorizzato degli schemi, quello lo darei per acquisito. Ci sarà magari, anzi c'è sicuramente, da lavorarci ancora, ma è appunto una necessità del gioco.

Intendo invece la differenza tra fedeli, e in alcuni casi (vedi Ilicič, Mouriel e Lookman) geniali, esecutori di questi schemi da una parte, e capaci interpreti di un modulo dall'altra.

Può sembrare una distinzione quasi filosofica, ma penso sia sostanziale. Da una parte giochi una geometria con pochi spazi di libertà, riservati magari a chi ha le risorse o il talento per vedere giocate ai più impensabili. Dall'altra giochi invece in continuo rapporto con tutta la squadra, attraverso gli schemi, ma non condannato alla loro pedissequa sequela.

Il caso Ilicič su questo è paradigmatico, ricordo addirittura un caso in cui Gasperini lo inserì mi pare nel secondo tempo, e lo ritolse dopo pochi minuti perché non faceva al millimetro quello che lui voleva facesse.

Ripeto, il problema non è lo schema, quello è una necessità, ma è anche uno strumento, il problema è la testa e l'intelligenza di gioco, che a me pare oggi non sia sviluppata. Il punto in effetti non banale da cogliere si trova in mezzo ai concetti: automa, automatico e autonomo. Gli automatismi sono tutto per gli automi, e se mancano sei finito; sono uno strumento per gli autonomi, che se ne avvalgono a seconda delle circostanze.

Spero di essermi spiegato decorosamente, più ne scrivo e più capisco che quella che era un'intuizione (e che, ribadisco, potrebbe essere anche una gran cantonata) richiederebbe un mezzo trattato per essere articolata degnamente.

Jump75
04 Novembre 2026 | 12.01

Cari tutti,

anzitutto complimenti per lo stile della discussione: pacato, razionale e accorato. Grazie allo Staff per averne creato la condizione. Per la visceralità, che pure ha le sue ragioni e la sua simpatia, ci sono gli altri spazi del sito. Dunque win win.

Detto questo e alla luce delle tante riflessioni lette sotto, mi si è affacciata un'idea che non avevo considerato e che condivido con voi.

Si parlava di una sorta di fragilità mentale dei ragazzi che Sarri non avrebbe considerato.

Non ci avevo ancora pensato. Premetto che non è un ragionamento da vedova: me ne sono fatto una ragione, soprattutto perché i matrimoni li si deve volere in due.

Vedendo Gasperini e i suoi capitolini, ma soprattutto ricordandolo qui, viene in effetti da dire che con lui in campo e in panchina non serve grande "grinta personale" perché la dà/dava tutta lui alla squadra. Quello stile di allenatore non chiede giocatori grintosi, di personalità, ma obbedienti, obbedienti alla morte (come l'arma), molto sul pezzo, il suo. Quando venisse a mancare questo tipo di "guida", il Vate appunto, giocatori tecnicamente forti restano senza verve, senza un'intelligenza di gioco propria.

A me pare che stia accadendo un po' ancora questo. Quando si dice che occorre avviare un nuovo ciclo, un ciclo diverso, penso si dica proprio questo, che ci si deve congedare da quel modello, ma soprattutto che si devono trovare ragioni più interne, più proprie.

Sarri non è Gasp, evidentemente, chiede giocatori più autonomi, non gli automi agguerriti della scorsa era, e l'autonomia non la costruisci in poco tempo.

Paradossalmente 9 anni di ciclo fortunato, se da un lato sono stati una benedizione in termini di risultati e di gioco, poi dall'altro diventano una maledizione in termini di recupero di autonomia.

Da quel che ho capito e visto il gioco di Sarri proprio non prevede l'automa ma l'autonomo, e su quel piano credo tutti si veda che siamo messi davvero male. Ottimi spunti tecnici individuali, ma che non portano frutto.

Ecco, questo mi pare un punto di spiegazione per una situazione altrimenti incomprensibile, con le statistiche che ci direbbero vincenti e la realtà che dice Atalanta 0 Parma 3 (urta anche solo scriverlo).

Purtroppo una rivoluzione del genere non avviene nel giro di un ritiro o di poche settimane ...

Let's hope! e condivido la sensazione di Lorenz sul senso di stringersi di più alla squadra ora che quando le cose andavano bene, è lì che misuri non l'atalantinità (per la quale non c'è metrica) ma l'appartenenza.

Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
Flash
05 Novembre 2026 | 13.01 (modificato)
wigners_friend
05 Novembre 2026 | 10.54
biker
05 Novembre 2026 | 13.13
Pasodoble
05 Novembre 2026 | 12.58 (modificato)
I_Gol_di_Zampagna
05 Novembre 2026 | 13.13 (modificato)

Anch'io credo che per Pagliuca in primis la situazione sia inaccettabile. Visto che parliamo di un'azienda, l'economia di mercato (e non solo) ha dimostrato che il capitale può generare accumulo di altro capitale. Veniamo da anni di crescita fatturato e utili consistenti, quindi di risorse per competere a un certo livello. Inoltre il gruppo di lavoro, dalla dirigenza, allo staff tecnico ai calciatori ha maturato esperienze di livello, consapevolezza. Potete dirmi tutto quello che volete rispetto alla casualità, episodi, infortuni ecc che caratterizzano la parte sportiva, ma vi rispondo alla Toto Wolff con Antonelli: abbiamo investito e con lui abbiamo preso un rischio calcolato. La dirigenza ha sbagliato pensando di prendere un rischio calcolato non accontentando Gasp e chiamando Juric, forse l'allievo principale: andava sostenuto di più probabilmente, ma hanno deciso di cambiare e si affidano a Palladino, un altro vicino alle idee. Porta risultati e anziché provare a testarlo su un anno intero, cambiano il direttore sportivo che deve fare un'altra rivoluzione come se non bastasse aver perso il miglior allenatore della tua storia... ecco questi non sono più rischi calcolati ma azzardi. Considerati i futuri importanti cali di fatturato, la svalutazione della rosa, del brand (anche dovuto alla concorrenza del Como) non ci saranno più le risorse per pianificare un ciclo come il precedente. Beninteso posso essere smentito da improbabili, a mio giudizio, nuovi investimenti di Pagliuca, piuttosto che da una nuova gestione sportiva e tecnica che fa miracoli come Alvini a Frosinone, ma razionalmente mancano i presupposti. Detto questo, non mi dispero se tornassimo anche a qualche retrocessione, ma chiaramente rimpiangerò sempre l'aver sbagliato strategie per consolidarsi su un nuovo status, facendo come l'Udinese più che quello che il Como sta dimostrando di fare... e di questi apprezzo molto che abbiano fatto azionista Fabregas, l'avremmo dovuto fare anche noi con il Gasp

unodibergamo
05 Novembre 2026 | 11.56
Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
Oetzi Moro
05 Novembre 2026 | 11.40
Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
prytz
05 Novembre 2026 | 11.58
unodibergamo
05 Novembre 2026 | 12.06
Davor
05 Novembre 2026 | 11.35
Paramo
05 Novembre 2026 | 09.04
Flash
05 Novembre 2026 | 11.49
louis1911
04 Novembre 2026 | 20.51
Oetzi Moro
05 Novembre 2026 | 11.27
Jump75
05 Novembre 2026 | 10.51

Grazie, Titti, per i tuoi rilievi. La mia è un'ipotesi, quindi ci sta benissimo che possa essere inaccurata, imprecisa o anche proprio semplicemente sbagliata.

Le tue parole mi danno modo in effetti di precisarla meglio, il che è uno dei tanti vantaggi dell'avere lettori attenti ed eventualmente in dissenso.

Io non penso Gasp abbia automizzato intenzionalmente alcun giocatore, penso che l'effetto di una certa automatizzazione del loro gioco, e conseguentemente della loro personalità sportiva, sia dipeso naturalmente dal tipo di impostazione da lui data alla squadra.

La mia è un'impressione ricavata dall''osservazione sul campo sia di lui, del suo sbracciare (e un po' anche sbroccare) continui, da quello che prima definivo micro-managing un po' tipico del professionista ossessivo, non lo dico in senso dispregiativo ovviamente. Però, sai, spesso i perfezionisti ottengono grandi risultati ma a discapito di quelli che ci lavorano insieme.

Soprattutto oggi, quando si guardi alle nostre scorse partite, l'immagine di una buona, in tanti casi anche ottima, preparazione tecnica è chiara, ma è altrettanto chiaro che pare non sappiano cosa farne di queste abilità. Da lì la mia impressione che si sia coltivata l'obbedienza tattica a discapito dell'intelligenza di gioco.

Una riprova la trovo quando vedo giocare la Roma (ammetto che talora lo faccio ...) e vedo De Roon fare le stesse cose, e farle bene, che faceva da noi. Un ottimo soldato. Come scriveva sopra Moreto con maggior precisione, se vedi l'organico Giallo Rosso non è granché, ma la personalità della squadra oggi è quella inconfondibile che conosciamo bene. Sono abbastanza sicuro che Mahlen, fuori da quel contesto, tornerebbe nell'anonimato precedente.

Non dico che il nostro Gasp lobotomizzasse i suoi, ma credo che una personalità così straripante, con carta bianca, necessariamente faccia ombra alle iniziative dei giocatori. E il risultato è che quando quella manca, è come se si dovesse ripartire da zero; è uno di quegli strani casi dove l'eredità è più un ingombro che un patrimonio.

Il tema non è la grinta personale, che può semmai essere un effetto secondario di questo discorso, ad un Kristovič non si può proprio addebitare la mancanza di impegno, ma neppure ad Ederson e a tanti altri, il punto è proprio la consapevolezza del gioco. Anche l'intensità che oggi ci manca a me pare più un'assenza di finalità mentale degli schemi che una pigrizia fisica o una manchevole preparazione atletica.

Anche per me la frase sul ritiro è stata infelice, conto però che in loco (e magari anche a cena ) riesca a trasmettere più efficacemente le sue idee di movimento.

Jump75
04 Novembre 2026 | 21.06

Grazie a tutti per le attente risposte. Mi riferivo proprio ai tanti elementi che avete sottolineato voi meglio di me. Anche il fatto che i vari Koopmeiners, Hojlund, Lookman e tanti altri fuori dal sistema Gasp non si siano quasi mai rivelati all'altezza delle aspettative (e dei costi pagati) porta in quella direzione.

In quest'ottica si capisce anche meglio il legame quasi viscerale dell'ex capitano, in effetti orfano in patria senza più il direttore d'orchestra. Si vede anche proprio dalla panchina il "micro managing" del Grigio che non ti dice solo cosa fare, ma anche come, quando, con quanta intensità e molto altro, insomma: autonomia zero, obbedienza cieca in quel modello, probabilmente, va bene così, visti i risultati. Ma è un modello disegnato su un solo uomo, tolto il quale, cade il sistema.

Tutto sommato, anche se ora siamo tra il purgatorio e l'inferno, preferisco un investimento diverso sulle teste dei giocatori, più che sulle loro sole orecchie. Non si può plasmare una squadra sulla personalità, pur forte, di una sola persona. Per come la vedo io, un vero maestro è quello che si mette al servizio del collettivo, non viceversa, altrimenti è dispotismo, magari anche efficace, ma a lungo andare un boomerang.

Speriamo si riprendano, in questi casi, se/quando scatta il clic, cambia tutto. Gli strumenti tecnici e le qualità individuali non sono in discussione, secondo me anche la generosità c'è; m'è spiaciuto vederli rimbrottati sotto la curva (capisco tutto), ma non li ho visti non mettercela tutta, cosa quella che avrebbe sì giustificato lo sbotto. Meritiamo di più! D'accordo, anche loro. Serve che si liberino dal complesso di Telemaco. 

prytz
05 Novembre 2026 | 11.05
Titti70pl
04 Novembre 2026 | 23.58

Perdonami Jump75, ma io non condivido la tua riflessione per niente e ti spiego subito perché. Premesso che anch'io sono "vedova" di Gasperini e me ne sono fatta una ragione: in ogni caso Gasperini non è mai stato l'Atalanta, ma solo uno dei fattori (magari il più importante, magari no, ma pur sempre un solo fattore). Gasperini non ha mai fatto diventare "automi" i giocatori; quello è sempre stato piuttosto lo stile di Conte. Gasperini ha dato una preparazione fisica ai giocatori a un livello tale da metterli sempre in condizione di essere in vantaggio sugli avversari. Quando hai dei giocatori che, grazie ai tuoi allenamenti, riescono a fare in campo ciò che vogliono, è normale che poi, quando lui parla, tu lo ascolti con le orecchie ben tese, ma per scelta, non per sudditanza o per incapacità di autonomia. Al contrario, Sarri questa preparazione fisica — per scelta o per mancanza di tempo — non l'ha fatta, anche se lui dichiara che hanno un'ottima condizione fisica (poi però si vede chi gioca che non dura 90 minuti, mentre gli altri s'infortunano). Gasperini ha stimolato lo sviluppo delle personalità all'interno del gruppo: nel suo spogliatoio non c'era un solo leader, ma molteplici. E il carattere del signore di Grugliasco, non sempre gradevole, ha fatto sì che emergessero; nel gruppo di Sarri, invece, chi aveva personalità o l'ha fatto scappare o l'ha lasciato in panchina e poi chiede a giocatori come Carnesecchi durante le interviste di tirare fuori il carattere e diventare leader... MAH. Sarri fa un discorso di mancanza di personalità in campo: è vero, è quello che ha visto lui o che gli hanno dimostrato, ma la maggior parte di questi giocatori non li abbiamo mica visti giocare con altri condottieri, e la grinta ce l'avevano eccome. Ora mi chiedo: vogliamo davvero credere che la personalità calcistica vada e venga in base alle stagioni? Inoltre, quando ad un allenatore gli viene chiesto del ritiro e ti risponde: "Per me cambia poco, perché a parte cenare sono sempre qua", tu cosa gli risponderesti? Ha indisposto me, figuriamoci chi ci deve stare assieme fino a domenica. Devo dire che, anche se non mi è mai piaciuto particolarmente, prima apprezzavo le sue interviste; ma quella di oggi mi ha fatto cadere le braccia a terra. L'ho visto rassegnato, ho visto per la prima volta non un allenatore che parlava, ma una persona vecchia che parlava di calcio (di sicuro sarà stata una mia impressione, ma la sensazione è stata quella).

In ogni caso ritengo sia doveroso sostenere allenatore e giocatori  senza mai fargli mancare il ns supporto. Spero il meglio per questa meravigliosa maglia e società.

Jump75
05 Novembre 2026 | 10.51

Grazie, Titti, per i tuoi rilievi. La mia è un'ipotesi, quindi ci sta benissimo che possa essere inaccurata, imprecisa o anche proprio semplicemente sbagliata.

Le tue parole mi danno modo in effetti di precisarla meglio, il che è uno dei tanti vantaggi dell'avere lettori attenti ed eventualmente in dissenso.

Io non penso Gasp abbia automizzato intenzionalmente alcun giocatore, penso che l'effetto di una certa automatizzazione del loro gioco, e conseguentemente della loro personalità sportiva, sia dipeso naturalmente dal tipo di impostazione da lui data alla squadra.

La mia è un'impressione ricavata dall''osservazione sul campo sia di lui, del suo sbracciare (e un po' anche sbroccare) continui, da quello che prima definivo micro-managing un po' tipico del professionista ossessivo, non lo dico in senso dispregiativo ovviamente. Però, sai, spesso i perfezionisti ottengono grandi risultati ma a discapito di quelli che ci lavorano insieme.

Soprattutto oggi, quando si guardi alle nostre scorse partite, l'immagine di una buona, in tanti casi anche ottima, preparazione tecnica è chiara, ma è altrettanto chiaro che pare non sappiano cosa farne di queste abilità. Da lì la mia impressione che si sia coltivata l'obbedienza tattica a discapito dell'intelligenza di gioco.

Una riprova la trovo quando vedo giocare la Roma (ammetto che talora lo faccio ...) e vedo De Roon fare le stesse cose, e farle bene, che faceva da noi. Un ottimo soldato. Come scriveva sopra Moreto con maggior precisione, se vedi l'organico Giallo Rosso non è granché, ma la personalità della squadra oggi è quella inconfondibile che conosciamo bene. Sono abbastanza sicuro che Mahlen, fuori da quel contesto, tornerebbe nell'anonimato precedente.

Non dico che il nostro Gasp lobotomizzasse i suoi, ma credo che una personalità così straripante, con carta bianca, necessariamente faccia ombra alle iniziative dei giocatori. E il risultato è che quando quella manca, è come se si dovesse ripartire da zero; è uno di quegli strani casi dove l'eredità è più un ingombro che un patrimonio.

Il tema non è la grinta personale, che può semmai essere un effetto secondario di questo discorso, ad un Kristovič non si può proprio addebitare la mancanza di impegno, ma neppure ad Ederson e a tanti altri, il punto è proprio la consapevolezza del gioco. Anche l'intensità che oggi ci manca a me pare più un'assenza di finalità mentale degli schemi che una pigrizia fisica o una manchevole preparazione atletica.

Anche per me la frase sul ritiro è stata infelice, conto però che in loco (e magari anche a cena ) riesca a trasmettere più efficacemente le sue idee di movimento.

patatinaliscia
05 Novembre 2026 | 10.25
louis1911
05 Novembre 2026 | 07.47
Jump75
04 Novembre 2026 | 12.01

Cari tutti,

anzitutto complimenti per lo stile della discussione: pacato, razionale e accorato. Grazie allo Staff per averne creato la condizione. Per la visceralità, che pure ha le sue ragioni e la sua simpatia, ci sono gli altri spazi del sito. Dunque win win.

Detto questo e alla luce delle tante riflessioni lette sotto, mi si è affacciata un'idea che non avevo considerato e che condivido con voi.

Si parlava di una sorta di fragilità mentale dei ragazzi che Sarri non avrebbe considerato.

Non ci avevo ancora pensato. Premetto che non è un ragionamento da vedova: me ne sono fatto una ragione, soprattutto perché i matrimoni li si deve volere in due.

Vedendo Gasperini e i suoi capitolini, ma soprattutto ricordandolo qui, viene in effetti da dire che con lui in campo e in panchina non serve grande "grinta personale" perché la dà/dava tutta lui alla squadra. Quello stile di allenatore non chiede giocatori grintosi, di personalità, ma obbedienti, obbedienti alla morte (come l'arma), molto sul pezzo, il suo. Quando venisse a mancare questo tipo di "guida", il Vate appunto, giocatori tecnicamente forti restano senza verve, senza un'intelligenza di gioco propria.

A me pare che stia accadendo un po' ancora questo. Quando si dice che occorre avviare un nuovo ciclo, un ciclo diverso, penso si dica proprio questo, che ci si deve congedare da quel modello, ma soprattutto che si devono trovare ragioni più interne, più proprie.

Sarri non è Gasp, evidentemente, chiede giocatori più autonomi, non gli automi agguerriti della scorsa era, e l'autonomia non la costruisci in poco tempo.

Paradossalmente 9 anni di ciclo fortunato, se da un lato sono stati una benedizione in termini di risultati e di gioco, poi dall'altro diventano una maledizione in termini di recupero di autonomia.

Da quel che ho capito e visto il gioco di Sarri proprio non prevede l'automa ma l'autonomo, e su quel piano credo tutti si veda che siamo messi davvero male. Ottimi spunti tecnici individuali, ma che non portano frutto.

Ecco, questo mi pare un punto di spiegazione per una situazione altrimenti incomprensibile, con le statistiche che ci direbbero vincenti e la realtà che dice Atalanta 0 Parma 3 (urta anche solo scriverlo).

Purtroppo una rivoluzione del genere non avviene nel giro di un ritiro o di poche settimane ...

Let's hope! e condivido la sensazione di Lorenz sul senso di stringersi di più alla squadra ora che quando le cose andavano bene, è lì che misuri non l'atalantinità (per la quale non c'è metrica) ma l'appartenenza.

Astarte
05 Novembre 2026 | 09.27
PAULINHO
05 Novembre 2026 | 07.18
emiliano
05 Novembre 2026 | 08.50
farabundo
05 Novembre 2026 | 07.51
maurom72
05 Novembre 2026 | 08.26
farabundo
05 Novembre 2026 | 07.51