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Ramsay
02 Aprile 2026 | 00.23

Ovvio che ci sarà sempre una differenza tra il "fenomeno" o il giocatore più dotato rispetto al giocatore normale.

Il problema è che il giocatore normale, in altri sistemi calcistici, sa muoversi in un certo modo, sa palleggiare e potrei andare avanti.

E spesso parliamo di nazioni piccole o con poca tradizione calcistica. Un esempio lo abbiamo avuto proprio martedì: non saranno dei fenomeni generazionali, ma qui in italia dove sono i giocatori che giocano come quei ragazzi sugli esterni d'attacco della bosnia?

La formazione è importantissima e produce degli effetti che si possono constatare abbastanza facilmente. Così come avere un sistema meritocratico e che non premi i figli di e i nipoti di a prescindere, e che non preferisca sistematicamente i bestioni al talento.

Abbiamo una lunga tradizione di numeri 10 che il pallone sapevano benissimo come calciarlo, eppure sembra tutto evaporato nel giro di pochi anni. Non possiamo essere tutti sistematicamente e geneticamente scarsi, non può essere questa una spiegazione plausibile.

Ripeto, con tutto il bene, giochiamo tutt'ora con una prima squadra che ambisce a piazzamenti europei dove ancora alcuni giocatori sono obbiettivamente un po scoordinati, faticano a mettere un cross che non sia una palombella goffa che finisce direttamente in curva.

I pochi che nelle giovanili vedi avere del talento col pallone tra i piedi sembrano quasi tristemente soli, si fatica a fargli fare qualche misero minuto in prima squadra.

Non stiamo andando nella direzione giusta

lucanember
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Barbie
01 Aprile 2026 | 23.44
castebg
02 Aprile 2026 | 09.02

Il momento del populismo è giunto: fino a ieri nessun politico che parlasse di calcio e FIGC (nonostante i problemi fossero acclarati e di lunghissimo corso), all'indomani del fallimento tutti a cercare (fosse complicato...) i colpevoli e chiederne rimozione e sostituzione. Ripeto: populismo puro.

Il calcio è l'equivalente moderno dei giochi gladiatori e questo atteggiamento il classico esempio di panem et circenses (qui viene fuori la mia anima di laureato in Storia).

In questo momento difficilissimo (si parla di razionamenti della benzina, si vedono guerre ovunque ecc.) serve distogliere lo sguardo del popolo ed ecco l'occasione perfetta.

Tornando allo sport, come ho già scritto ieri, servirebbe una riforma vera e non il solito "gioco della sedia" con le poltrone. Azzeramento vertici del calcio tutto (FIGC ma anche Lega Calcio e AIA) e ricostruzione con norme chiare, pensate e credibili anche in materia finanziaria.

Per quanto riguarda la guida tecnica e lo staff: prendere, riflettendo (non in base alle amicizie) un allenatore competente (non uno che ha fallito sempre e ovunque), uno staff competente (non l'amico Bonucci che di esperienza ne ha zero come di competenza) e dei dirigenti competenti (non uno che di merito ha solo la carriera da giocatore, tra l'altro affiancata a situazioni estremamente opache extra-campo, vero Buffon?).

PS chi aveva promesso di farsi da parte in caso di mancata qualificazione (sempre un velato rimando al fu "portierone") di dimostri uomo vero e si faccia da parte subito e non scantoni con "aspettiamo la fine stagione ufficiale a giugno e poi vedremo". 


Pasodoble
02 Aprile 2026 | 12.38
SubbuteoGroup
02 Aprile 2026 | 12.01
moreto
01 Aprile 2026 | 20.22

Dopo la debacle del calcio itagliota , facciamo in ragionamento su quello che ci riguarda . È chiaro a tutti che determinate scelte tecniche effettuate da almeno un paio di anni ( 4 sessioni di mercato ) a questa parte hanno visto depauperare e ridimensionare il livello tecnico globale della nostra rosa . È pertanto arrivato il momento di cambiare strategia ripartendo da un alleggerimento significativo con  innesti numericamente ridotti ma con caratteristiche tecniche ( giocatori di talento e non mezze fighette sopravvalutate ) fisiche atletiche ( gente dal passo svelto , resistenza atletica, grande corsa e velocità di esecuzione ) e caratteriali ( garra e cattiveria agonistica ) . Non servono “ nomi”e non è una questione anagrafica ma serve gente molto funzionale e affamata . Si consideri seriamente che proprio la “ fame e determinazione “ le abbiamo già in casa lato UNDER23 . Che piaccia o no proprio BERNASCONI ne è l’esempio concreto . So che molti storceranno il naso . Ma questi ragazzi ( di cui molti indigeni e italiani ) sono proprio ció che serve per dare alla rosa completezza e profondità e permettere di “ utilizzare/convogliare” le risorse economiche disponibili per acquisire non 8 elementi ad cazzum ma quei 3/4 che servono per elevare il livello tecnico e la competitività della squadra. Sto dicendo che , ad esempio ,se al posto di SAMARDZIC e DINO hai VAVASSORI e CASSA , di certo hai gente che non puó fare peggio di loro ma che hanno fame e motivazione per non farsi scappare la minima opportunità  che si crea in stagione . Lo scorso anno proprio in questa fase di stagione il Sulemana ( mediano ) ci ha molto ben mostrato come si fa a cogliere le opportunità . A noi ( e al calcio italiano ) serve che ci possa essere spazio per giovani indigeni affamati e motivati . Lo stesso PALESTRA con il passaggio al Cagliari ha colto ( e speriamo non solo per se ma anche per NOI in campo non nel conto corrente della società ) la sua opportunità . Se usi le risorse tecniche che hai disponibili puoi , di riflesso , comperare degli Hojlund e dei Romero ! Auspico una inversione significativa ma fondamentale con contemporaneo disimpegno dai soliti interessati interlocutori procuratori. Siamo l’ATALANTA , dimostriamolo : vendiamo quando decidiamo e al prezzo che decidiamo noi . Ma dobbiamo comperare chi ci serve e ci fa salire di livello non chi ci “ consiglia, suggerisce e propone “ spacciandolo per fuoriclasse . Siamo noi adesso che dobbiamo comperare elementi alla Diallo o alla CDK . Le ciofeche lasciamole agli altri ! 

 

brignuca
02 Aprile 2026 | 09.44

Dico la mia in aggiunta al tuo commento che ci divido ma che secondo me trascura una parte.

Nelle giovanili si confrontano con pari età e fanno buone figure

 Poi però i nostri giocano poco in A e tanto in B e C e così il processo di crescita rallenta moltissimo. Barcellona Bayern ma in genere tante spagnole x esempio non temono di fare giocare i giovani che confrontandosi con i più grandi migliorano tanto negli anni in cui si impara di più.

Le nostre squadre di A sono piene di stranieri buoni e molto meno, probabilmente non superiori ai nostri giovani ma con procuratori ammanicati.

Soluzione? Difficile una proposta potrebbe essere imporre un numero di 2/3 u23 di formazione italiana in campo. In questo modo dovrebbero essercene almeno 5/6 in rosa.

Potrebbe anche essere un metodo per avere meno infortuni. Potrei sbagliarmi dato che non ho numeri alla mano ma mi sembra che per i giovani ci siano meno infortuni avendo articolazioni e muscolature che ancora non hanno accumulato sollecitazioni. Poi ovviamente ci sono quelli di cristallo e quelli d'acciaio, il mio è un discorso di medie.

2/3 u23 in campo x 18 squadre (altro punto da cambiare x rendere il campionato più competitivo fino alla fine) e il livello dei giovani dovrebbe aumentare dando benefici anche alla nazionale.

Sul punto dei procuratori che portano giocatori in squadre previo pagamento da parte dei loro assistito è una voce che gira da tempo ed anche a livelli inferiori alla serie A. Malcostume difficile da scoperchiare ed eradicare se reale.

Mammaultra
02 Aprile 2026 | 06.34
moreto
02 Aprile 2026 | 10.32
Barbie
01 Aprile 2026 | 23.44
brignuca
02 Aprile 2026 | 09.44

Dico la mia in aggiunta al tuo commento che ci divido ma che secondo me trascura una parte.

Nelle giovanili si confrontano con pari età e fanno buone figure

 Poi però i nostri giocano poco in A e tanto in B e C e così il processo di crescita rallenta moltissimo. Barcellona Bayern ma in genere tante spagnole x esempio non temono di fare giocare i giovani che confrontandosi con i più grandi migliorano tanto negli anni in cui si impara di più.

Le nostre squadre di A sono piene di stranieri buoni e molto meno, probabilmente non superiori ai nostri giovani ma con procuratori ammanicati.

Soluzione? Difficile una proposta potrebbe essere imporre un numero di 2/3 u23 di formazione italiana in campo. In questo modo dovrebbero essercene almeno 5/6 in rosa.

Potrebbe anche essere un metodo per avere meno infortuni. Potrei sbagliarmi dato che non ho numeri alla mano ma mi sembra che per i giovani ci siano meno infortuni avendo articolazioni e muscolature che ancora non hanno accumulato sollecitazioni. Poi ovviamente ci sono quelli di cristallo e quelli d'acciaio, il mio è un discorso di medie.

2/3 u23 in campo x 18 squadre (altro punto da cambiare x rendere il campionato più competitivo fino alla fine) e il livello dei giovani dovrebbe aumentare dando benefici anche alla nazionale.

Sul punto dei procuratori che portano giocatori in squadre previo pagamento da parte dei loro assistito è una voce che gira da tempo ed anche a livelli inferiori alla serie A. Malcostume difficile da scoperchiare ed eradicare se reale.

castebg
02 Aprile 2026 | 09.02

Il momento del populismo è giunto: fino a ieri nessun politico che parlasse di calcio e FIGC (nonostante i problemi fossero acclarati e di lunghissimo corso), all'indomani del fallimento tutti a cercare (fosse complicato...) i colpevoli e chiederne rimozione e sostituzione. Ripeto: populismo puro.

Il calcio è l'equivalente moderno dei giochi gladiatori e questo atteggiamento il classico esempio di panem et circenses (qui viene fuori la mia anima di laureato in Storia).

In questo momento difficilissimo (si parla di razionamenti della benzina, si vedono guerre ovunque ecc.) serve distogliere lo sguardo del popolo ed ecco l'occasione perfetta.

Tornando allo sport, come ho già scritto ieri, servirebbe una riforma vera e non il solito "gioco della sedia" con le poltrone. Azzeramento vertici del calcio tutto (FIGC ma anche Lega Calcio e AIA) e ricostruzione con norme chiare, pensate e credibili anche in materia finanziaria.

Per quanto riguarda la guida tecnica e lo staff: prendere, riflettendo (non in base alle amicizie) un allenatore competente (non uno che ha fallito sempre e ovunque), uno staff competente (non l'amico Bonucci che di esperienza ne ha zero come di competenza) e dei dirigenti competenti (non uno che di merito ha solo la carriera da giocatore, tra l'altro affiancata a situazioni estremamente opache extra-campo, vero Buffon?).

PS chi aveva promesso di farsi da parte in caso di mancata qualificazione (sempre un velato rimando al fu "portierone") di dimostri uomo vero e si faccia da parte subito e non scantoni con "aspettiamo la fine stagione ufficiale a giugno e poi vedremo". 


Baloo
01 Aprile 2026 | 22.38

Per decenni abbiamo pensato che gli allenamenti insegnassero ai bambini a giocare a calcio. E che tutto ciò che li veniva insegnato fosse poi terribilmente disimparato e contraddetto dal calcio spontaneo che i ragazzi giocavano negli oratori o sui campetti liberi comunali o della scuola. 5 contro 8, 10 contro 4, dribbling infiniti, campo grande, piccolo, palla sgonfia, sbrindellata, nuova, troppo grossa o troppo piccola. Partite infinite, che duravano un pomeriggio fino a sera. Campo di gioco di cemento, o infangato che andavano a casa che parevano africani, senza delimitazioni definite, che permetteva dribbling oltre ogni immaginario limite. Sconfitte o vittorie clamorose, rimonte impensabili, divertimento puro. L'estasi della creatività e della fantasia. Oggi dovremmo sapere che quello era il vero allenamento. Quello era la insostituibile base che allenava le capacità psicomotorie, quelle condizionali, il carattere e la fantasia.Tutto il resto, regole, costrizioni tattiche, impostazione del gioco di squadra, la specializzazione dei ruoli, la selezione dei più dotati, la ripetizione monotona di esercizi predefiniti, l'impostazione del gesto tecnico, sono i veri limiti. Il calcio, almeno per i bambini, dovrebbe restare gioco di espressione, di sperimentazione. Vedo, da anni, troppi campi sintetici, troppi tornei, troppa organizzazione, troppe classifiche, troppi fenomeni. E poca Libertà. E, conseguentemente, tanta futile esaltazione e frustrazione, poco entusiasmo e passione. La società è cambiata. So che è irreversibile e non si tornerà indietro. Purtroppo. Però credo che in Spagna o in Francia, almeno per quanto riguarda le fasce più giovani, le cose funzionino molto diversamente che da noi.

Baloo
01 Aprile 2026 | 22.38

Per decenni abbiamo pensato che gli allenamenti insegnassero ai bambini a giocare a calcio. E che tutto ciò che li veniva insegnato fosse poi terribilmente disimparato e contraddetto dal calcio spontaneo che i ragazzi giocavano negli oratori o sui campetti liberi comunali o della scuola. 5 contro 8, 10 contro 4, dribbling infiniti, campo grande, piccolo, palla sgonfia, sbrindellata, nuova, troppo grossa o troppo piccola. Partite infinite, che duravano un pomeriggio fino a sera. Campo di gioco di cemento, o infangato che andavano a casa che parevano africani, senza delimitazioni definite, che permetteva dribbling oltre ogni immaginario limite. Sconfitte o vittorie clamorose, rimonte impensabili, divertimento puro. L'estasi della creatività e della fantasia. Oggi dovremmo sapere che quello era il vero allenamento. Quello era la insostituibile base che allenava le capacità psicomotorie, quelle condizionali, il carattere e la fantasia.Tutto il resto, regole, costrizioni tattiche, impostazione del gioco di squadra, la specializzazione dei ruoli, la selezione dei più dotati, la ripetizione monotona di esercizi predefiniti, l'impostazione del gesto tecnico, sono i veri limiti. Il calcio, almeno per i bambini, dovrebbe restare gioco di espressione, di sperimentazione. Vedo, da anni, troppi campi sintetici, troppi tornei, troppa organizzazione, troppe classifiche, troppi fenomeni. E poca Libertà. E, conseguentemente, tanta futile esaltazione e frustrazione, poco entusiasmo e passione. La società è cambiata. So che è irreversibile e non si tornerà indietro. Purtroppo. Però credo che in Spagna o in Francia, almeno per quanto riguarda le fasce più giovani, le cose funzionino molto diversamente che da noi.

Baloo
01 Aprile 2026 | 22.38

Per decenni abbiamo pensato che gli allenamenti insegnassero ai bambini a giocare a calcio. E che tutto ciò che li veniva insegnato fosse poi terribilmente disimparato e contraddetto dal calcio spontaneo che i ragazzi giocavano negli oratori o sui campetti liberi comunali o della scuola. 5 contro 8, 10 contro 4, dribbling infiniti, campo grande, piccolo, palla sgonfia, sbrindellata, nuova, troppo grossa o troppo piccola. Partite infinite, che duravano un pomeriggio fino a sera. Campo di gioco di cemento, o infangato che andavano a casa che parevano africani, senza delimitazioni definite, che permetteva dribbling oltre ogni immaginario limite. Sconfitte o vittorie clamorose, rimonte impensabili, divertimento puro. L'estasi della creatività e della fantasia. Oggi dovremmo sapere che quello era il vero allenamento. Quello era la insostituibile base che allenava le capacità psicomotorie, quelle condizionali, il carattere e la fantasia.Tutto il resto, regole, costrizioni tattiche, impostazione del gioco di squadra, la specializzazione dei ruoli, la selezione dei più dotati, la ripetizione monotona di esercizi predefiniti, l'impostazione del gesto tecnico, sono i veri limiti. Il calcio, almeno per i bambini, dovrebbe restare gioco di espressione, di sperimentazione. Vedo, da anni, troppi campi sintetici, troppi tornei, troppa organizzazione, troppe classifiche, troppi fenomeni. E poca Libertà. E, conseguentemente, tanta futile esaltazione e frustrazione, poco entusiasmo e passione. La società è cambiata. So che è irreversibile e non si tornerà indietro. Purtroppo. Però credo che in Spagna o in Francia, almeno per quanto riguarda le fasce più giovani, le cose funzionino molto diversamente che da noi.

Barbie
01 Aprile 2026 | 23.44
Barbie
01 Aprile 2026 | 23.44
moreto
01 Aprile 2026 | 20.22

Dopo la debacle del calcio itagliota , facciamo in ragionamento su quello che ci riguarda . È chiaro a tutti che determinate scelte tecniche effettuate da almeno un paio di anni ( 4 sessioni di mercato ) a questa parte hanno visto depauperare e ridimensionare il livello tecnico globale della nostra rosa . È pertanto arrivato il momento di cambiare strategia ripartendo da un alleggerimento significativo con  innesti numericamente ridotti ma con caratteristiche tecniche ( giocatori di talento e non mezze fighette sopravvalutate ) fisiche atletiche ( gente dal passo svelto , resistenza atletica, grande corsa e velocità di esecuzione ) e caratteriali ( garra e cattiveria agonistica ) . Non servono “ nomi”e non è una questione anagrafica ma serve gente molto funzionale e affamata . Si consideri seriamente che proprio la “ fame e determinazione “ le abbiamo già in casa lato UNDER23 . Che piaccia o no proprio BERNASCONI ne è l’esempio concreto . So che molti storceranno il naso . Ma questi ragazzi ( di cui molti indigeni e italiani ) sono proprio ció che serve per dare alla rosa completezza e profondità e permettere di “ utilizzare/convogliare” le risorse economiche disponibili per acquisire non 8 elementi ad cazzum ma quei 3/4 che servono per elevare il livello tecnico e la competitività della squadra. Sto dicendo che , ad esempio ,se al posto di SAMARDZIC e DINO hai VAVASSORI e CASSA , di certo hai gente che non puó fare peggio di loro ma che hanno fame e motivazione per non farsi scappare la minima opportunità  che si crea in stagione . Lo scorso anno proprio in questa fase di stagione il Sulemana ( mediano ) ci ha molto ben mostrato come si fa a cogliere le opportunità . A noi ( e al calcio italiano ) serve che ci possa essere spazio per giovani indigeni affamati e motivati . Lo stesso PALESTRA con il passaggio al Cagliari ha colto ( e speriamo non solo per se ma anche per NOI in campo non nel conto corrente della società ) la sua opportunità . Se usi le risorse tecniche che hai disponibili puoi , di riflesso , comperare degli Hojlund e dei Romero ! Auspico una inversione significativa ma fondamentale con contemporaneo disimpegno dai soliti interessati interlocutori procuratori. Siamo l’ATALANTA , dimostriamolo : vendiamo quando decidiamo e al prezzo che decidiamo noi . Ma dobbiamo comperare chi ci serve e ci fa salire di livello non chi ci “ consiglia, suggerisce e propone “ spacciandolo per fuoriclasse . Siamo noi adesso che dobbiamo comperare elementi alla Diallo o alla CDK . Le ciofeche lasciamole agli altri ! 

 

Scozia
01 Aprile 2026 | 16.57
Ramsay
02 Aprile 2026 | 00.23

Ovvio che ci sarà sempre una differenza tra il "fenomeno" o il giocatore più dotato rispetto al giocatore normale.

Il problema è che il giocatore normale, in altri sistemi calcistici, sa muoversi in un certo modo, sa palleggiare e potrei andare avanti.

E spesso parliamo di nazioni piccole o con poca tradizione calcistica. Un esempio lo abbiamo avuto proprio martedì: non saranno dei fenomeni generazionali, ma qui in italia dove sono i giocatori che giocano come quei ragazzi sugli esterni d'attacco della bosnia?

La formazione è importantissima e produce degli effetti che si possono constatare abbastanza facilmente. Così come avere un sistema meritocratico e che non premi i figli di e i nipoti di a prescindere, e che non preferisca sistematicamente i bestioni al talento.

Abbiamo una lunga tradizione di numeri 10 che il pallone sapevano benissimo come calciarlo, eppure sembra tutto evaporato nel giro di pochi anni. Non possiamo essere tutti sistematicamente e geneticamente scarsi, non può essere questa una spiegazione plausibile.

Ripeto, con tutto il bene, giochiamo tutt'ora con una prima squadra che ambisce a piazzamenti europei dove ancora alcuni giocatori sono obbiettivamente un po scoordinati, faticano a mettere un cross che non sia una palombella goffa che finisce direttamente in curva.

I pochi che nelle giovanili vedi avere del talento col pallone tra i piedi sembrano quasi tristemente soli, si fatica a fargli fare qualche misero minuto in prima squadra.

Non stiamo andando nella direzione giusta