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dagliStates
14 Agosto 2026 | 10.12

Uso volentieri il mio commento per dirti che la questione di cui si parla ha una complessità enorme con nodi storici molto radicati. Ho 57 anni, ed è da 57 anni che ne sento parlare, con una sovrapposizione di giudizi e pregiudizi che travalica le categorie comuni di destra e sinistra. Per farti un esempio (e anche per promemoria ad alcuni utenti) molti si sono chiesti perché Israele giochi nelle competizioni europee. Io non so la risposta, ma sono vecchio abbastanza per ricordare bene come Marco Pannella invocasse Israele nella Unione Europea. Quel Marco Pannella che difficilmente si può collocare a destra nella sua militanza politica. Questo ti dà una idea, forse, di come questa questione vada oltre i tradizionali schieramenti politici. Quando circa dieci anni fa andai a Gerusalemme (a quell'epoca correvo almeno 5 km al giorno, andai a correre fino al Getsemani senza rendermi conto che avrebbero potuto scambiarmi per un malintenzionato) rimasi stupito dalla bellezza che mi circondava, ma quella che MORETO ha chiamato la mia anima rimase sconvolta. La città dove tre religioni monoteiste si incontrano, invece di essere l'esempio della multiconfessionalita' pacifica in nome di quello stesso Dio, è una città per me quasi invivibile. Lo dico da (pessimo) cattolico. Nel mio gruppo di ricerca in questi ultimi 4 anni ho avuto quattro studenti, uno cattolico, uno musulmano, uno ebreo e uno ateo. La ricchezza che questa diversità ha portato a me è stata meravigliosa. Ora tutti questi hanno finito il loro percorso con me e mi mancheranno. Per quello ho sottolineato che trovo contraddittorio non sapere usare toni civili in nome della pace. Un po' come quegli anti-abortisti che sparano ai medici che praticano l'aborto. Togliere una vita in nome della vita. Insultare e usare toni aggressivi in nome della pace. Vivo nella città di Martin Luther King, e ho stampato in mente una sua frase: "non permettere a nessuno di farti cadere così in basso al punto di odiarlo". L'odio (che è altro dalla dialettica civile) come forma di abbrutimento radicale del nostro essere umano. Ma se non sappiamo capire questo noi nel nostro vivere quotidiano, non solo non risolveremo la questione israele-palestina, ma proprio non risolveremo nulla nella nostra vita. 

nomadeneroazzurro
13 Agosto 2026 | 22.32
Barbie
14 Agosto 2026 | 09.51
MiticoCorbani
14 Agosto 2026 | 09.08
selvaggio
14 Agosto 2026 | 08.45
Kejo
14 Agosto 2026 | 07.54
dagliStates
13 Agosto 2026 | 21.31
dagliStates
13 Agosto 2026 | 21.31
CN_67
14 Agosto 2026 | 06.42

Le guerre vengono fatte tra uomini che non si conoscono per persone che litigano fra di loro per i propri interessi. Poi pensare che gli umani siano tutti buoni e' utopistico... Non credo ci sia periodo/era/secolo dove gli uomini non si siano fatti la guerra ... e' una cosa intrinseca nell animo umano la cattiveria e forzatamente dobbiamo accettare che esista. C'e' un video che secondo me riassume bene il genere umano ..le pecore, i lupi , i cani da pastore ... le pecore coloro che non vedono cattiveria, che vivono tranquilli, che chiedono solo una vita tranquilla senza troppi problemi ma che allo stesso tempo sono inermi davanti a tutto, poi ci sono i lupi che forti del loro status abusano dei piu' deboli , che amano assalire i fragili , che si sentono nel giusto nel prevaricare  e poi ci sono i cani da pastore che hanno quell istinto innato di non sopportare i soprusi e devono intervenire a fronte di tutto e di tutti rispondendo con le stesse armi... Diciamo che sta' a te decidere a quale gruppo appartenere ... Io credo che Bg ed i bergamaschi nel loro piccolo siano una comunita' molto attiva nel sociale ( tra volontari croce rossa, primo soccorso, sostegno agli anziani) che all estero ( avevo parente missionario in Africa ma non solo, ho incontrato molti bergamaschi dedicarsi agli altri , una comunita' che  mi aveva colpito molto era a supporto dei bambini nati sieropositivi) Anche nei rapporti di vicinato da qualche parte esiste ancora l aiuto senza scopo di lucro... Quando dedichi tempo ai piu' deboli e fragili penso tu abbia gia' fatto qualcosa di positivo per il mondo. Boicottare una partita secondo me lascia il tempo che trova, pagarne il biglietto e non andarci un controsenso ( visto che parte dell incasso andra' ai tuoi "nemici") , privare qualcuno di uno spettacolo ( perche' la partita e' quello) o chiedere di non presentarsi in campo mi sembra egoistico e fuori da ogni logica. Mi piacerebbe un giorno capire dai giovani che protestano per la Palestina cosa davvero fanno per essa, come vivono, cosa fanno per migliorare la situazione attuale in Italia dove e' il loro futuro e da cui si guardano bene di lasciarlo e quale sarebbe la loro soluzione ideale per poi attuarla in Ruanda. Sudan, Mynamar, o cosa pensano degli armeni dei curdi tibetani ... E' utopico pensare alla pace del mondo , perche' l uomo non ne e' capace per indole , ma tu sei pecora lupo o cane da pastore ?  Come dici tu qualche volta pensiamo a quelli lontani e poi non riusciamo neppure ad assistere i nostri genitori ( uno schifo di figli ..)... E pensiamo che una bandiera sventolata o un biglietto non usato ci rendano le persone migliori del mondo... 

piupiupiu
14 Agosto 2026 | 01.15
dagliStates
13 Agosto 2026 | 21.31
melu87
13 Agosto 2026 | 22.24
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Francisco d Anconia
13 Agosto 2026 | 19.43

Non è facile semplificare una storia così complessa e infilarla in poche righe, ma ci provo.

Quella raccomandazione poteva anche essere giudicata politicamente inaccettabile. Il punto, però, è che in politica, come nella vita, capita di trovarsi in una posizione di debolezza. E quando sei debole, la strada razionale è una sola: costruire forza attraverso diplomazia, alleanze, tempo, consenso internazionale. Nel 1947 la leadership araba rifiutò la soluzione politica proposta e, invece di cercare di modificarla attraverso la politica, finì per affidarsi alle armi. E lo fece perché, per molti, il problema non era se lo Stato ebraico dovesse avere il 56%, il 40% o il 10% del territorio. Il problema era l'idea stessa che potesse esistere. Una cosa è voler cambiare i confini. Un'altra è immaginare che «dal fiume al mare» non ci sia posto per Israele.

E questo problema non è rimasto nel 1947. Si è ripresentato nei successivi tentativi di accordo e, ancora oggi, Hamas non contesta semplicemente i confini di Israele: non ne riconosce la legittimità come Stato.

E c'è un'altra cosa che non si può ignorare: il modo in cui combatte. Secondo numerose fonti, non solo israeliane, sono documentati casi di tunnel, depositi, postazioni e lanci collocati dentro o accanto a strutture civili, compresi ospedali e scuole. Si può discutere caso per caso; è più difficile negare che combattere in mezzo alla popolazione civile renda inevitabilmente quella popolazione parte del campo di battaglia.

Dall'altra parte ci sono israeliani che hanno maturato una profonda sfiducia verso chi, per decenni, ha continuato a sostenere la loro cancellazione. Una sfiducia che non nasce dal nulla e che, pur non giustificando qualsiasi politica israeliana, aiuta a capire perché ogni tentativo di pace parta da un terreno così avvelenato.

LaChilenaDiPinilla51
13 Agosto 2026 | 22.33
dagliStates
13 Agosto 2026 | 21.31
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Ander Calosch
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