Ultimi commenti

Francisco d Anconia
18 Febbraio 2026 | 08.52

Ciao Rebel, il tuo scritto è appassionato e, sotto tanti punti di vista, condivisibile. È giusto richiamare tutti all’equilibrio e ricordare che la stagione, nel complesso, è tutt’altro che negativa.

Però secondo me tutto il discorso parte da una premessa romantica, suggestiva ma sbagliata: perché noi saremmo stati, o saremmo, diversi dagli altri tifosi? Perché siamo appassionati? E i tifosi del Genoa o del Lecce, per citarne due, lo sarebbero meno? Davvero pensiamo che a Bergamo esista una sorta di superiorità morale del tifo? Che da noi si sia sempre stati equilibrati, maturi, mai umorali? Io non lo credo. La differenza, semmai, l’ha fatta il contesto.

Quando eravamo outsider era più semplice vivere tutto con leggerezza: ogni traguardo era un bonus. Ma nel momento in cui abbiamo iniziato a frequentare stabilmente certi livelli, sono cambiate le aspettative. E con le aspettative emergono anche pretese, insofferenze, umoralità. Non perché siamo peggiorati, ma perché siamo semplicemente umani. L’imborghesimento non è nato oggi: prima non si vedeva perché non c’erano le condizioni per mostrarlo. Diciamo che era in freezer.

Le analisi di pancia le facciamo noi come tutti gli altri tifosi. Spesso scegliamo la versione che conferma la nostra idea, anche quando i fatti raccontano altro. Quello che vedo emergere spesso nei commenti, e che è ciò che contesto davvero, è un certo atteggiamento: qualcuno ti propone una lettura diversa, ma tu non la confuti né entri nel merito. Semplicemente la lasci cadere. E il giorno dopo riparti con le stesse identiche accuse, come se quella discussione non fosse mai esistita. Questo non è confronto. È ripetere la propria tesi finché, a forza di ripeterla, sembra diventare verità.

Non siamo migliori, non siamo peggiori. Siamo tifosi. E forse il nostro vero tratto distintivo non è che siamo diversi dagli altri… ma che siamo convinti di esserlo.

Rebel1907
18 Febbraio 2026 | 15.45

Ciao Francisco, grazie per la risposta. Il tuo messaggio lascia indubbiamente tanti spunti molto interessanti. Penso che qui entriamo in un discorso molto profondo e complesso, che intrecciandosi con un po' di sociologia e antropologia, potrebbe tranquillamente tenermi appassionato per ore :ride_molto: . Provo a mettere un po' di ordine ai miei pensieri, anche perché mi rendo conto che forse non mi sono spiegato molto bene sul punto che tu hai intelligentemente toccato.

Prima di tutto, una premessa: sono assolutamente un accanito oppositore del pensiero unico, e non è certo mia intenzione censurare le opinioni degli altri e la naturale pluralità di visioni che, com'è giusto che sia, si può trovare su un forum di tifosi. Ognuno ha la sua idea e giustamente la esprime, argomentandola come meglio crede.

Per quel che mi riguarda, si può anche essere i più critici e pessimisti del mondo, ma bisogna sempre mantenere un certo giudizio e (soprattutto) rispetto in quel che si dice. Allo stesso modo si può essere umorali e poco equilibrati, poco lucidi nell’analisi magari, specialmente a caldo quando siamo tutti ancora immersi nella trance agonistica da partita. E io certamente non sostengo affatto che in questo ci distinguiamo dalle altre tifoserie: non siamo sicuramente sempre pesati e obiettivi nelle analisi, ci mancherebbe. Fin qui, direi che siamo d’accordo.

Tuttavia, sono fermamente convinto di una cosa. Ciò che davvero ci distingue dagli altri è quel qualcosa, difficile da definire o identificare, che fa sì che la squadra e i giocatori diventino un po’ parte di noi stessi. Mi spiego meglio: per quanto sia vero che non siamo di certo gli unici tifosi attaccati e appassionati, è altrettanto vero, a mio modo di vedere, che (in Italia) siano ben poche le tifoserie che hanno un rapporto così unico e viscerale con la propria squadra. Per noi l’Atalanta non è solo la squadra del cuore: è parte della nostra identità. È un qualcosa che identifica immediatamente una città e un’intera provincia, ma soprattutto un intero popolo. È un simbolo diretto di Bergamo, al pari di Città Alta, Donizetti, casoncelli, e così via. La realtà bergamasca è indubbiamente unica e particolare: quante province italiane conosci con un milione di abitanti e in cui tutti, pur nell’appartenenza per il proprio paese, si rispecchino e identifichino così profondamente nel capoluogo? Penso che qui dentro chiunque, da quelli della bassa a quelli delle valli, a quelli di qualsiasi altra zona, si sentano di Bergamo esattamente alla stessa maniera di uno nato e cresciuto in Piazza Vecchia. E l’Atalanta, in questo, gioca un ruolo di cruciale importanza. È un filo conduttore che unisce tutti, e che porta a una semplicissima equazione: Bergamo è Atalanta, l’Atalanta è Bergamo, e noi siamo bergamaschi e atalantini. Ma tutto questo per dire cosa?

Il fatto che tutti, chi più chi meno, sentiamo la squadra come parte di noi, ha fatto sì che per tutta la nostra storia ciò che contasse davvero fosse solo ed esclusivamente che l’Atalanta rispecchiasse l’attitudine del nostro popolo: impegno, sudore, orgoglio. Non straordinaria bravura o raffinatezza, ma sacrificio e senso di appartenenza. Il risultato non è mai stato in cima alla lista delle priorità, proprio perché noi non abbiamo mai tifato l’Atalanta per le vittorie. La tifiamo, e l’abbiamo scelta, perché è parte integrante della nostra cultura, del nostro essere. E dunque, finché ci rispecchia, finché rappresenta i nostri valori, tutto il resto passa completamente in secondo piano. Hai mai visto gente festeggiare e acclamare una squadra appena retrocessa, a Genova o a Lecce? Solo perché la squadra aveva dato tutto e di più non si poteva fare?

E qui arriviamo finalmente al nocciolo del mio discorso. Tutto quanto ho appena detto ha fatto sì che qui, pur nella diversità di vedute, non venisse mai a mancare una cosa: il rispetto per i giocatori, il trattarli un po’ come se fossero dei figli, il fatto che, finché l’impegno è garantito, non ci sogneremmo mai, anche quando ci fanno arrabbiare, di denigrarli o insultarli. E questo invece, purtroppo, accade sempre più spesso. Non appena le cose non vanno alla perfezione, si comincia a scrivere cattiverie e a parlare della squadra, del mister, o della società, con lo stesso disprezzo e distacco che userebbe un interista o uno juventino. È come se i successi avessero cambiato l’essenza del nostro tifo: non si tifa più Atalanta per i motivi sopra elencati, ma semplicemente perché si vince. E dunque, non appena si comincia a perdere o ad andare meno bene, diventa automatico e naturale abbandonare la nave e salire sul banco degli inquisitori. E attenzione, questo non vale solo per i nuovi tifosi, ma anche per gli atalantini più puri e di vecchia data. Lentamente, invisibilmente, l’abitudine al successo ha sì, come hai giustamente detto, fatto crescere aspettative, pretese, insofferenze. Ma ha anche, probabilmente, fatto dimenticare a tanti di noi il perché siamo tifosi di questa squadra. Ci ha fatto convincere del fatto che se non vinciamo, non siamo.

Io sono assolutamente aperto a letture diverse dalla mia, se ne può discutere tranquillamente. Ciò che però contesto fortemente, o meglio ciò che più mi dispiace, sono le modalità e i toni con cui queste stesse letture vengono riportate. Rimango semplicemente stupito nel notare come ormai tutti siano espertissimi di qualsiasi cosa, tattica, tecnica, gestione societaria… e come invece sia sempre meno presente, quasi assente ormai, l’orgoglio e il tifo cieco che, magari anche un po’ ingenuamente, ci portano a dire: non mi interessa la sconfitta, la squadra adesso non ha certo bisogno delle mie critiche e dei miei insulti, ma solo del mio sostegno!!! Insomma, tutto qui: sento solo la mancanza di questo vecchio spirito, che ormai sta lentamente e inesorabilmente scomparendo...

castebg
18 Febbraio 2026 | 14.20

Dico la mia su ieri e non solo. A me dispiace non tanto per il risultato (perdere col Borussia ci sta) ma per il gioco espresso in due particolari "fondamentali":

- Idee offensive = sono sotto gli occhi di tutti le assenze ma io non ho proprio visto gioco, non un'idea di come attaccare. Le uniche cose buone sono nate da qualche sortita affidata all'estro di Zalewski. Cross fatti poco e male, gioco palla a terra men che meno, sugli esterni spesso giocatori isolatissimi e le punte (Scamacca come Krsto) spesso abbandonate a loro stesse e cercate con lanci lunghi da difendere con difficoltà... come si voleva attaccare la difesa del BVB esattamente?

- Pressing= come e dove volevamo pressare? In avanti? Mah, loro passavano senza particolari difficoltà. Solo gli attaccanti quando arrivavano vicino alla nostra area? Mah, loro spesso ricevevano tranquillamente e si giravano ad attaccare la linea... ogni tanto qualche nostro giocatore aggrediva ma in maniera isolata e così non solo le possibilità di riuscita si abbassano ma il rischio in caso di errore è esponenziale; mi viene da pensare che si è voluto NON pressare ma, nel caso, era ovviamente una scelta suicida. In certe gare ho l'impressione di una Dea che ancora non sa cosa fare nè in attacco nè in difesa.

Unica considerazione su un singolo: basta Pasalic nel ruolo in cui lo si è visto ieri. Il ragazzo ha doti importanti ma non ha inventiva a livello di assist, non ha rapidità palla al piede, non ha dribbling... farlo giocare lì è inutile, non è un giocatore che può inventare alla CDK.

castebg
18 Febbraio 2026 | 14.20

Dico la mia su ieri e non solo. A me dispiace non tanto per il risultato (perdere col Borussia ci sta) ma per il gioco espresso in due particolari "fondamentali":

- Idee offensive = sono sotto gli occhi di tutti le assenze ma io non ho proprio visto gioco, non un'idea di come attaccare. Le uniche cose buone sono nate da qualche sortita affidata all'estro di Zalewski. Cross fatti poco e male, gioco palla a terra men che meno, sugli esterni spesso giocatori isolatissimi e le punte (Scamacca come Krsto) spesso abbandonate a loro stesse e cercate con lanci lunghi da difendere con difficoltà... come si voleva attaccare la difesa del BVB esattamente?

- Pressing= come e dove volevamo pressare? In avanti? Mah, loro passavano senza particolari difficoltà. Solo gli attaccanti quando arrivavano vicino alla nostra area? Mah, loro spesso ricevevano tranquillamente e si giravano ad attaccare la linea... ogni tanto qualche nostro giocatore aggrediva ma in maniera isolata e così non solo le possibilità di riuscita si abbassano ma il rischio in caso di errore è esponenziale; mi viene da pensare che si è voluto NON pressare ma, nel caso, era ovviamente una scelta suicida. In certe gare ho l'impressione di una Dea che ancora non sa cosa fare nè in attacco nè in difesa.

Unica considerazione su un singolo: basta Pasalic nel ruolo in cui lo si è visto ieri. Il ragazzo ha doti importanti ma non ha inventiva a livello di assist, non ha rapidità palla al piede, non ha dribbling... farlo giocare lì è inutile, non è un giocatore che può inventare alla CDK.

Magnocavallo vive a Lovere
18 Febbraio 2026 | 14.41
Barbie
18 Febbraio 2026 | 14.00
castebg
18 Febbraio 2026 | 14.20

Dico la mia su ieri e non solo. A me dispiace non tanto per il risultato (perdere col Borussia ci sta) ma per il gioco espresso in due particolari "fondamentali":

- Idee offensive = sono sotto gli occhi di tutti le assenze ma io non ho proprio visto gioco, non un'idea di come attaccare. Le uniche cose buone sono nate da qualche sortita affidata all'estro di Zalewski. Cross fatti poco e male, gioco palla a terra men che meno, sugli esterni spesso giocatori isolatissimi e le punte (Scamacca come Krsto) spesso abbandonate a loro stesse e cercate con lanci lunghi da difendere con difficoltà... come si voleva attaccare la difesa del BVB esattamente?

- Pressing= come e dove volevamo pressare? In avanti? Mah, loro passavano senza particolari difficoltà. Solo gli attaccanti quando arrivavano vicino alla nostra area? Mah, loro spesso ricevevano tranquillamente e si giravano ad attaccare la linea... ogni tanto qualche nostro giocatore aggrediva ma in maniera isolata e così non solo le possibilità di riuscita si abbassano ma il rischio in caso di errore è esponenziale; mi viene da pensare che si è voluto NON pressare ma, nel caso, era ovviamente una scelta suicida. In certe gare ho l'impressione di una Dea che ancora non sa cosa fare nè in attacco nè in difesa.

Unica considerazione su un singolo: basta Pasalic nel ruolo in cui lo si è visto ieri. Il ragazzo ha doti importanti ma non ha inventiva a livello di assist, non ha rapidità palla al piede, non ha dribbling... farlo giocare lì è inutile, non è un giocatore che può inventare alla CDK.

CN_67
18 Febbraio 2026 | 13.26
farabundo
18 Febbraio 2026 | 13.58
ABC.1907
18 Febbraio 2026 | 13.41
CN_67
18 Febbraio 2026 | 13.50
Lorenz67
18 Febbraio 2026 | 11.43
Sailor82
18 Febbraio 2026 | 10.17

Il commento del giorno dopo, ormai non commento più a caldo perché non ha senso..

partita strana, prendi gol dopo 2 minuti, parti con un handicap totale e gli avversari giocano 90 minuti con la mente libera sapendo di essere in vantaggio. Giù questo di per se ci avrebbe potuto uccidere e invece abbiamo retto fino alla scellerata azione del 2 a 0, a parti invertite saremmo qui a beffarci della difesa avversaria per come non ha saputo contenere un 1-2 a centrocampo e una diagonale difensiva anche di Bernasconi (tralasciando gli errori di Jim e Kosso) fatta in ritardo. Altro errore in un punto chiave della gara, peccato, qui è una questione di testa più che di gambe, sapendo che stai giocando in trasferta e un gol in più può davvero fare la differenza alla fine e la farà...

Secondo tempo prima parte solita atalanta che come nel primo ha fatto fatica a impensierire la difesa tedesca anche se con tanto possesso ma ahimé sterile poi abbiamo preso un pò di coraggio e "creato", scusate l'esagerazione, qualcosina. Col senno di poi avrei messo prima Samardzic che poteva provarci da lontano o col dribbling, per il resto la posizione di Pasalic non mi è piaciuta, è stato praticamente inutile, Bellanova distratto, Le sortite offensive di kossonou alla fine che voleva passare attraverso gli avversari mi hanno quasi commosso e per finire se al 94' non riesci a buttare la palla della disperazione in area forse è anche giusto che perdi questa partita. Testa al ritorno anche se quei FDP della lega in mezzo ci piazzano il Napoli ma non sarà facile fare 3 gol anche perché in campo ci tornano anche loro mica giochiamo con la rappresentativa della valle seriana, lipsia e brugges docet

xanco75
18 Febbraio 2026 | 09.27
TREINEROBLU
18 Febbraio 2026 | 10.43
farabundo
18 Febbraio 2026 | 11.05
CESCO_DE_ALMEN
18 Febbraio 2026 | 09.30
sono atalantino dal 1984
18 Febbraio 2026 | 10.44
TREINEROBLU
18 Febbraio 2026 | 10.43
CESCO_DE_ALMEN
18 Febbraio 2026 | 09.54
Sailor82
18 Febbraio 2026 | 10.17

Il commento del giorno dopo, ormai non commento più a caldo perché non ha senso..

partita strana, prendi gol dopo 2 minuti, parti con un handicap totale e gli avversari giocano 90 minuti con la mente libera sapendo di essere in vantaggio. Giù questo di per se ci avrebbe potuto uccidere e invece abbiamo retto fino alla scellerata azione del 2 a 0, a parti invertite saremmo qui a beffarci della difesa avversaria per come non ha saputo contenere un 1-2 a centrocampo e una diagonale difensiva anche di Bernasconi (tralasciando gli errori di Jim e Kosso) fatta in ritardo. Altro errore in un punto chiave della gara, peccato, qui è una questione di testa più che di gambe, sapendo che stai giocando in trasferta e un gol in più può davvero fare la differenza alla fine e la farà...

Secondo tempo prima parte solita atalanta che come nel primo ha fatto fatica a impensierire la difesa tedesca anche se con tanto possesso ma ahimé sterile poi abbiamo preso un pò di coraggio e "creato", scusate l'esagerazione, qualcosina. Col senno di poi avrei messo prima Samardzic che poteva provarci da lontano o col dribbling, per il resto la posizione di Pasalic non mi è piaciuta, è stato praticamente inutile, Bellanova distratto, Le sortite offensive di kossonou alla fine che voleva passare attraverso gli avversari mi hanno quasi commosso e per finire se al 94' non riesci a buttare la palla della disperazione in area forse è anche giusto che perdi questa partita. Testa al ritorno anche se quei FDP della lega in mezzo ci piazzano il Napoli ma non sarà facile fare 3 gol anche perché in campo ci tornano anche loro mica giochiamo con la rappresentativa della valle seriana, lipsia e brugges docet

farabundo
18 Febbraio 2026 | 10.03
prytz
18 Febbraio 2026 | 09.36
prytz
18 Febbraio 2026 | 09.36
Pasodoble
18 Febbraio 2026 | 09.38
beernez3
18 Febbraio 2026 | 09.09
beernez3
18 Febbraio 2026 | 09.09
beernez3
18 Febbraio 2026 | 09.09
Barbie
18 Febbraio 2026 | 09.05
Francisco d Anconia
18 Febbraio 2026 | 08.52

Ciao Rebel, il tuo scritto è appassionato e, sotto tanti punti di vista, condivisibile. È giusto richiamare tutti all’equilibrio e ricordare che la stagione, nel complesso, è tutt’altro che negativa.

Però secondo me tutto il discorso parte da una premessa romantica, suggestiva ma sbagliata: perché noi saremmo stati, o saremmo, diversi dagli altri tifosi? Perché siamo appassionati? E i tifosi del Genoa o del Lecce, per citarne due, lo sarebbero meno? Davvero pensiamo che a Bergamo esista una sorta di superiorità morale del tifo? Che da noi si sia sempre stati equilibrati, maturi, mai umorali? Io non lo credo. La differenza, semmai, l’ha fatta il contesto.

Quando eravamo outsider era più semplice vivere tutto con leggerezza: ogni traguardo era un bonus. Ma nel momento in cui abbiamo iniziato a frequentare stabilmente certi livelli, sono cambiate le aspettative. E con le aspettative emergono anche pretese, insofferenze, umoralità. Non perché siamo peggiorati, ma perché siamo semplicemente umani. L’imborghesimento non è nato oggi: prima non si vedeva perché non c’erano le condizioni per mostrarlo. Diciamo che era in freezer.

Le analisi di pancia le facciamo noi come tutti gli altri tifosi. Spesso scegliamo la versione che conferma la nostra idea, anche quando i fatti raccontano altro. Quello che vedo emergere spesso nei commenti, e che è ciò che contesto davvero, è un certo atteggiamento: qualcuno ti propone una lettura diversa, ma tu non la confuti né entri nel merito. Semplicemente la lasci cadere. E il giorno dopo riparti con le stesse identiche accuse, come se quella discussione non fosse mai esistita. Questo non è confronto. È ripetere la propria tesi finché, a forza di ripeterla, sembra diventare verità.

Non siamo migliori, non siamo peggiori. Siamo tifosi. E forse il nostro vero tratto distintivo non è che siamo diversi dagli altri… ma che siamo convinti di esserlo.

Gualo
18 Febbraio 2026 | 09.00
Francisco d Anconia
18 Febbraio 2026 | 08.52

Ciao Rebel, il tuo scritto è appassionato e, sotto tanti punti di vista, condivisibile. È giusto richiamare tutti all’equilibrio e ricordare che la stagione, nel complesso, è tutt’altro che negativa.

Però secondo me tutto il discorso parte da una premessa romantica, suggestiva ma sbagliata: perché noi saremmo stati, o saremmo, diversi dagli altri tifosi? Perché siamo appassionati? E i tifosi del Genoa o del Lecce, per citarne due, lo sarebbero meno? Davvero pensiamo che a Bergamo esista una sorta di superiorità morale del tifo? Che da noi si sia sempre stati equilibrati, maturi, mai umorali? Io non lo credo. La differenza, semmai, l’ha fatta il contesto.

Quando eravamo outsider era più semplice vivere tutto con leggerezza: ogni traguardo era un bonus. Ma nel momento in cui abbiamo iniziato a frequentare stabilmente certi livelli, sono cambiate le aspettative. E con le aspettative emergono anche pretese, insofferenze, umoralità. Non perché siamo peggiorati, ma perché siamo semplicemente umani. L’imborghesimento non è nato oggi: prima non si vedeva perché non c’erano le condizioni per mostrarlo. Diciamo che era in freezer.

Le analisi di pancia le facciamo noi come tutti gli altri tifosi. Spesso scegliamo la versione che conferma la nostra idea, anche quando i fatti raccontano altro. Quello che vedo emergere spesso nei commenti, e che è ciò che contesto davvero, è un certo atteggiamento: qualcuno ti propone una lettura diversa, ma tu non la confuti né entri nel merito. Semplicemente la lasci cadere. E il giorno dopo riparti con le stesse identiche accuse, come se quella discussione non fosse mai esistita. Questo non è confronto. È ripetere la propria tesi finché, a forza di ripeterla, sembra diventare verità.

Non siamo migliori, non siamo peggiori. Siamo tifosi. E forse il nostro vero tratto distintivo non è che siamo diversi dagli altri… ma che siamo convinti di esserlo.