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andreito71
25 Febbraio 2025 | 13.36
Scozia
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Oiggaiv
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amigosincero
25 Febbraio 2025 | 12.50
unodibergamo
25 Febbraio 2025 | 11.45

Accendi la tv e segui un pre-partita o post-partita qualsiasi...il 99% degli intervistati

1. non risponde alla domanda che gli è stata fatta

2. cita concetti che puoi prendere e copiare cambiando maglia (o giacca e cravatta) all'intervistato di turno, catapultandolo su un altro campo e non ti accorgi della differenza di concetti e risposte date

3. capacità comunicativa va di pari passo con l'efficacia comunicativa. Puoi dire che Lookman non sa calciare i rigori ma dipende come lo dici e come esprimi quel concetto. Ti faccio un esempio di cosa potrebbe essere stata una risposta post Bruges che non avrebbe alimentato tutte queste polemiche inutili e sterili


 "Lookman è un grandissimo giocatore, ha avuto un impatto devastante sulla partita e da quando è con noi ha imparato a mettersi al servizio della squadra diventato un valore aggiunto incredibile per questa squadra e per se stesso, tanto che segna tantissimi goal ed ha vinto il pallone d'oro africano. Nell'occasione del rigore mi sarebbe piaciuto che andasse da De Katelaere, uno dei rigoristi designati, e che gli dicesse : dai Charles, buttala dentro e andiamo a prenderci questa qualificazione. Sarebbe stato forse un modo per dare fiducia a De Katelaere che si trova in un momento un po' così e forse ci avrebbe permesso di recuperare questa partita. Non è andata così anche per meriti del Bruges che ha disputato una buona partita. Lookman resta un buonissimo giocatore, noi una buonissima squadra che ha perso ed è uscita dalla Champions, fa parte del calcio. Andiamo a testa bassa per le prossime 13 partite e cerchiamo di riconquistarci la qualificazione alla prossima Champions e magari a cullare il sogno di qualcosa che al momento sembra impossibile ma che forse non lo è"


Questa sarebbe stata una risposta che nei concetti esprimeva le stesse cose ma in modalità comunicative completamente diverse. E per farlo, devi imparare e studiare su come comunicare in funzione del momento, dei contenuti che devi esprimere, degli interlocutori che hai di fronte e delle emozioni che stai provando in quell'esatto momento nel quale ti viene posta la domanda.

ronny52
25 Febbraio 2025 | 12.40
Brownz
25 Febbraio 2025 | 11.04
magallanes1
25 Febbraio 2025 | 11.59
unodibergamo
25 Febbraio 2025 | 11.45

Accendi la tv e segui un pre-partita o post-partita qualsiasi...il 99% degli intervistati

1. non risponde alla domanda che gli è stata fatta

2. cita concetti che puoi prendere e copiare cambiando maglia (o giacca e cravatta) all'intervistato di turno, catapultandolo su un altro campo e non ti accorgi della differenza di concetti e risposte date

3. capacità comunicativa va di pari passo con l'efficacia comunicativa. Puoi dire che Lookman non sa calciare i rigori ma dipende come lo dici e come esprimi quel concetto. Ti faccio un esempio di cosa potrebbe essere stata una risposta post Bruges che non avrebbe alimentato tutte queste polemiche inutili e sterili


 "Lookman è un grandissimo giocatore, ha avuto un impatto devastante sulla partita e da quando è con noi ha imparato a mettersi al servizio della squadra diventato un valore aggiunto incredibile per questa squadra e per se stesso, tanto che segna tantissimi goal ed ha vinto il pallone d'oro africano. Nell'occasione del rigore mi sarebbe piaciuto che andasse da De Katelaere, uno dei rigoristi designati, e che gli dicesse : dai Charles, buttala dentro e andiamo a prenderci questa qualificazione. Sarebbe stato forse un modo per dare fiducia a De Katelaere che si trova in un momento un po' così e forse ci avrebbe permesso di recuperare questa partita. Non è andata così anche per meriti del Bruges che ha disputato una buona partita. Lookman resta un buonissimo giocatore, noi una buonissima squadra che ha perso ed è uscita dalla Champions, fa parte del calcio. Andiamo a testa bassa per le prossime 13 partite e cerchiamo di riconquistarci la qualificazione alla prossima Champions e magari a cullare il sogno di qualcosa che al momento sembra impossibile ma che forse non lo è"


Questa sarebbe stata una risposta che nei concetti esprimeva le stesse cose ma in modalità comunicative completamente diverse. E per farlo, devi imparare e studiare su come comunicare in funzione del momento, dei contenuti che devi esprimere, degli interlocutori che hai di fronte e delle emozioni che stai provando in quell'esatto momento nel quale ti viene posta la domanda.

Barbie
25 Febbraio 2025 | 10.31
unodibergamo
25 Febbraio 2025 | 11.45

Accendi la tv e segui un pre-partita o post-partita qualsiasi...il 99% degli intervistati

1. non risponde alla domanda che gli è stata fatta

2. cita concetti che puoi prendere e copiare cambiando maglia (o giacca e cravatta) all'intervistato di turno, catapultandolo su un altro campo e non ti accorgi della differenza di concetti e risposte date

3. capacità comunicativa va di pari passo con l'efficacia comunicativa. Puoi dire che Lookman non sa calciare i rigori ma dipende come lo dici e come esprimi quel concetto. Ti faccio un esempio di cosa potrebbe essere stata una risposta post Bruges che non avrebbe alimentato tutte queste polemiche inutili e sterili


 "Lookman è un grandissimo giocatore, ha avuto un impatto devastante sulla partita e da quando è con noi ha imparato a mettersi al servizio della squadra diventato un valore aggiunto incredibile per questa squadra e per se stesso, tanto che segna tantissimi goal ed ha vinto il pallone d'oro africano. Nell'occasione del rigore mi sarebbe piaciuto che andasse da De Katelaere, uno dei rigoristi designati, e che gli dicesse : dai Charles, buttala dentro e andiamo a prenderci questa qualificazione. Sarebbe stato forse un modo per dare fiducia a De Katelaere che si trova in un momento un po' così e forse ci avrebbe permesso di recuperare questa partita. Non è andata così anche per meriti del Bruges che ha disputato una buona partita. Lookman resta un buonissimo giocatore, noi una buonissima squadra che ha perso ed è uscita dalla Champions, fa parte del calcio. Andiamo a testa bassa per le prossime 13 partite e cerchiamo di riconquistarci la qualificazione alla prossima Champions e magari a cullare il sogno di qualcosa che al momento sembra impossibile ma che forse non lo è"


Questa sarebbe stata una risposta che nei concetti esprimeva le stesse cose ma in modalità comunicative completamente diverse. E per farlo, devi imparare e studiare su come comunicare in funzione del momento, dei contenuti che devi esprimere, degli interlocutori che hai di fronte e delle emozioni che stai provando in quell'esatto momento nel quale ti viene posta la domanda.

TREINEROBLU
25 Febbraio 2025 | 10.43
libero
25 Febbraio 2025 | 11.18
Nemesis68
25 Febbraio 2025 | 09.53
Max_Law
25 Febbraio 2025 | 10.59

A me lo zio Steve piace, perché ovviamente guarda ai profitti (e chi no?), ma a differenza delle altre proprietà americane sembra genuinamente un appassionato di sport. Gli piace competere e gli piace vincere.
MI sembra poi evidente che abbia ribadito la politica societaria, cioè quella di investire sui giovani da lanciare, perché ad oggi è ciò che ha permesso all'Atalanta di essere quello che è: comprare a poco (o a zero, se proviene dal vivaio) e rivendere al massimo possibile.
Cosa che negli ultimi due anni è divenuto un po' più difficile. Quando compri giocatori già formati e di un certo costo, diventa poi difficile ricavarne un grosso profitto, a meno che non abbiano un exploit pazzesco ed incontenibile. Ed allora ecco che i piazzamenti in Champions diventano fondamentali per garantire la continuità e incassare soldi freschi.
Ma gli Hojlund non ti capitano tutti gli anni (e comunque l'avevamo pagato 15 cucuzze, mica patatine...).

Può essere che al Gasp questa visione non piaccia, perché per raggiungere il livello che lui vorrebbe necessita di giocatori già pronti e non vuole più "allevare" talenti.
In questo caso allora la visione di società e tecnico divergono in maniera difficilmente conciliabile.
Come segnalato da molti qui nel sito, ciò che è venuto a mancare a noi è il lavoro degli scout che hanno portato a casa a poco giocatori che poi si sono dimostrati di gran livello. Penso ai Castro, ai Frendrup, ai Diao, che se si vanno a richiedere ora costano, ma presi prima (pur con una grande incognita) venivano via a meno.


unodibergamo
25 Febbraio 2025 | 09.47
unodibergamo
25 Febbraio 2025 | 09.47
Scozia
25 Febbraio 2025 | 09.21

L'articolo dice certamente delle verità, poi come stanno esattamente le cose lo sanno solo i protagonisti. Io mi limito a qualche riflessione "didascalica": 1) la società è sempre stata un passo indietro al Mister riguardo a coraggio ed ambizione e non lo ha mai ascoltato nelle questioni di mercato, acquistando spesso giocatori che il Gasp non considerava ideali (mi serve il sale, comprano zucchero ...); 2) mantenere gli equilibri di bilancio è cosa buona e giusta, ma forse la nostra proprietà è andata oltre dando un chiaro segnale che le priorità aziendali non siano di carattere sportivo, con il culmine in una sessione invernale di mercato davvero imbarazzante che ci ha di fatto impedito di competere su più fronti; 3) il Gasp, i cui meriti sono evidenti ha spesso peccato nella comunicazione, con alcune esternazioni pubbliche incaute ed eccessivamente rudi nei confronti della società (che, finora, ha sempre ingoiato il rospo a fronte di risultati sportivi e soprattutto economici lusinghieri, ma dagli e dagli i rapporti si logorano ...); 4) se il Gasp ci lascerà lo capisco e le colpe saranno principalmente di una società troppo pavida e sparagnina, tuttavia non gli perdonerei se andasse in una nostra concorrente italiana. Perché, al di la del rapporto con i Percassi e/o Pagliuca, Bergamo gli ha dato l'anima ed il cuore, una cittadinanza onoraria mai così partecipata dalla gente. Quindi vederlo con addosso i colori di un Milan, di una Roma, di un Napoli o anche della "sua" Juve sarebbe una pugnalata nella schiena. Non era lui che diceva ai giocatori "ma dove volete andare, dove si sta meglio che a Bergamo" ? Non era lui a dire che l'importante non sono i risultati fini a se stessi ma fare qualcosa di straordinario, cercare sempre di superarsi , rendere felice un popolo ? Quindi, anche se fosse ai ferri corti con la società, non riuscirei a metabolizzare un suo approdo ad una delle squadre menzionate: che vada all'estero, o che torni al suo Genoa piuttosto.

Scozia
25 Febbraio 2025 | 09.21

L'articolo dice certamente delle verità, poi come stanno esattamente le cose lo sanno solo i protagonisti. Io mi limito a qualche riflessione "didascalica": 1) la società è sempre stata un passo indietro al Mister riguardo a coraggio ed ambizione e non lo ha mai ascoltato nelle questioni di mercato, acquistando spesso giocatori che il Gasp non considerava ideali (mi serve il sale, comprano zucchero ...); 2) mantenere gli equilibri di bilancio è cosa buona e giusta, ma forse la nostra proprietà è andata oltre dando un chiaro segnale che le priorità aziendali non siano di carattere sportivo, con il culmine in una sessione invernale di mercato davvero imbarazzante che ci ha di fatto impedito di competere su più fronti; 3) il Gasp, i cui meriti sono evidenti ha spesso peccato nella comunicazione, con alcune esternazioni pubbliche incaute ed eccessivamente rudi nei confronti della società (che, finora, ha sempre ingoiato il rospo a fronte di risultati sportivi e soprattutto economici lusinghieri, ma dagli e dagli i rapporti si logorano ...); 4) se il Gasp ci lascerà lo capisco e le colpe saranno principalmente di una società troppo pavida e sparagnina, tuttavia non gli perdonerei se andasse in una nostra concorrente italiana. Perché, al di la del rapporto con i Percassi e/o Pagliuca, Bergamo gli ha dato l'anima ed il cuore, una cittadinanza onoraria mai così partecipata dalla gente. Quindi vederlo con addosso i colori di un Milan, di una Roma, di un Napoli o anche della "sua" Juve sarebbe una pugnalata nella schiena. Non era lui che diceva ai giocatori "ma dove volete andare, dove si sta meglio che a Bergamo" ? Non era lui a dire che l'importante non sono i risultati fini a se stessi ma fare qualcosa di straordinario, cercare sempre di superarsi , rendere felice un popolo ? Quindi, anche se fosse ai ferri corti con la società, non riuscirei a metabolizzare un suo approdo ad una delle squadre menzionate: che vada all'estero, o che torni al suo Genoa piuttosto.

Nemesis68
25 Febbraio 2025 | 09.37
Pierre64
25 Febbraio 2025 | 09.32
Scozia
25 Febbraio 2025 | 09.23
Scozia
25 Febbraio 2025 | 09.21

L'articolo dice certamente delle verità, poi come stanno esattamente le cose lo sanno solo i protagonisti. Io mi limito a qualche riflessione "didascalica": 1) la società è sempre stata un passo indietro al Mister riguardo a coraggio ed ambizione e non lo ha mai ascoltato nelle questioni di mercato, acquistando spesso giocatori che il Gasp non considerava ideali (mi serve il sale, comprano zucchero ...); 2) mantenere gli equilibri di bilancio è cosa buona e giusta, ma forse la nostra proprietà è andata oltre dando un chiaro segnale che le priorità aziendali non siano di carattere sportivo, con il culmine in una sessione invernale di mercato davvero imbarazzante che ci ha di fatto impedito di competere su più fronti; 3) il Gasp, i cui meriti sono evidenti ha spesso peccato nella comunicazione, con alcune esternazioni pubbliche incaute ed eccessivamente rudi nei confronti della società (che, finora, ha sempre ingoiato il rospo a fronte di risultati sportivi e soprattutto economici lusinghieri, ma dagli e dagli i rapporti si logorano ...); 4) se il Gasp ci lascerà lo capisco e le colpe saranno principalmente di una società troppo pavida e sparagnina, tuttavia non gli perdonerei se andasse in una nostra concorrente italiana. Perché, al di la del rapporto con i Percassi e/o Pagliuca, Bergamo gli ha dato l'anima ed il cuore, una cittadinanza onoraria mai così partecipata dalla gente. Quindi vederlo con addosso i colori di un Milan, di una Roma, di un Napoli o anche della "sua" Juve sarebbe una pugnalata nella schiena. Non era lui che diceva ai giocatori "ma dove volete andare, dove si sta meglio che a Bergamo" ? Non era lui a dire che l'importante non sono i risultati fini a se stessi ma fare qualcosa di straordinario, cercare sempre di superarsi , rendere felice un popolo ? Quindi, anche se fosse ai ferri corti con la società, non riuscirei a metabolizzare un suo approdo ad una delle squadre menzionate: che vada all'estero, o che torni al suo Genoa piuttosto.