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SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

moreto
13 Febbraio 2025 | 23.06
Gabry76
13 Febbraio 2025 | 22.29

Saudati sei simpatico… purtroppo il tuo nome però mi ricorda il mercato più flop della storia dell Atalanta….quell anno Ruggeri poteva fare il salto di qualità ma sbaglio tutti gli acquisti( taibi.. Rinaldi…saudati.. comandini e io sognavo di Michele che costava anche meno…)

così come l altro mercato assurdo quando siamo passati da lentini Morfeo Inzaghi a orlando Lucarelli caccia…

ma così come quando è arrivato gasperini ero molto scettico perché io ero inamorato di Donadoni e prandelli ..e oggi devo dire che gasp è l artefice di questi anni da sogno…

Così come il giorno più triste che ricordo non è un 31 gennaio.. ma un caldo giorno di giugno..

gabry 76 e in una bar di Salerno ( perché vivo a Salerno) a vedere lo spareggio Atalanta Reggina…in mezzo a tutti tifosi della

reggina ( gemellata con la salernitana ) io li solo a tifare Atlanta…andiamo in vantaggio eppoi senza il nostro capitano Doni veniamo rimontati e retrocediamo…chi avrebbe poi immaginato di vivere questi anni fantastici…

quest anno eravamo primi in classifica.. e il nostro allenatore il 28 dicembre ha detto che a gennaio avremmo completato il mercato non chiuso ad agosto…e si anche io mi aspettavo che il 2 gennaio fossero già a Zingonia i due giocatori che mancano : un centrocampista e una punta… invece niente .. buttiamo la super coppa e si fanno male kossu Scalvini e Scamacca.. più vendiamo Godfrey…e zaniolo..il presidente dice non vogliamo avere rimpianti.. come non aspettarsi qualche acquisto…e invece niente .. si può essere delusi? Bastavano 3 punti in più a gennaio ed eravamo attaccati al Napoli .. bastava poco ed eravamo in semifinale di coppa Italia..e abbiamo perso male ieri( perché abbiamo giocato male)…abbiamo giocatori stanchi .. molto stanchi perché giocano sempre ( de Ron .. Ederson.. jimmy..)ma noi abbiamo gasperini e allora può succedere ancora di tutto….

non so come andrà questa stagione ma permettimi di dire che probabilmente avremo qualche rimpianto…



SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

Gabry76
13 Febbraio 2025 | 22.29

Saudati sei simpatico… purtroppo il tuo nome però mi ricorda il mercato più flop della storia dell Atalanta….quell anno Ruggeri poteva fare il salto di qualità ma sbaglio tutti gli acquisti( taibi.. Rinaldi…saudati.. comandini e io sognavo di Michele che costava anche meno…)

così come l altro mercato assurdo quando siamo passati da lentini Morfeo Inzaghi a orlando Lucarelli caccia…

ma così come quando è arrivato gasperini ero molto scettico perché io ero inamorato di Donadoni e prandelli ..e oggi devo dire che gasp è l artefice di questi anni da sogno…

Così come il giorno più triste che ricordo non è un 31 gennaio.. ma un caldo giorno di giugno..

gabry 76 e in una bar di Salerno ( perché vivo a Salerno) a vedere lo spareggio Atalanta Reggina…in mezzo a tutti tifosi della

reggina ( gemellata con la salernitana ) io li solo a tifare Atlanta…andiamo in vantaggio eppoi senza il nostro capitano Doni veniamo rimontati e retrocediamo…chi avrebbe poi immaginato di vivere questi anni fantastici…

quest anno eravamo primi in classifica.. e il nostro allenatore il 28 dicembre ha detto che a gennaio avremmo completato il mercato non chiuso ad agosto…e si anche io mi aspettavo che il 2 gennaio fossero già a Zingonia i due giocatori che mancano : un centrocampista e una punta… invece niente .. buttiamo la super coppa e si fanno male kossu Scalvini e Scamacca.. più vendiamo Godfrey…e zaniolo..il presidente dice non vogliamo avere rimpianti.. come non aspettarsi qualche acquisto…e invece niente .. si può essere delusi? Bastavano 3 punti in più a gennaio ed eravamo attaccati al Napoli .. bastava poco ed eravamo in semifinale di coppa Italia..e abbiamo perso male ieri( perché abbiamo giocato male)…abbiamo giocatori stanchi .. molto stanchi perché giocano sempre ( de Ron .. Ederson.. jimmy..)ma noi abbiamo gasperini e allora può succedere ancora di tutto….

non so come andrà questa stagione ma permettimi di dire che probabilmente avremo qualche rimpianto…



Barbie
13 Febbraio 2025 | 20.55
mmfa
13 Febbraio 2025 | 22.18

È il mio punto, per me, con la facilità con cui prendono certe decisioni gli arbitri quello era un gesto evitabile. Era già davanti, aveva il controllo del pallone cosa alzi la mano ad altezza volto a fare? È chiaro che l’attaccante del Bruge ha simulato e avrebbe lui meritato il giallo. Ma è Hien che si prende un rischio non necessario. Per cosa? Proprio in area di rigore? Anche per me è stato pollo Hien. Avesse fatto lo stesso movimento con la mano sotto il collo non avrebbe probabilmente osato simulare in quel modo ma il volto è tutta un’altra cosa. È una decisione che rompe le palle non poco per il ritorno, l’arbitro è risaputo che è un incapace, ma lì in quel momento ha il potere e se prende quella decisione le conseguenze le abbiamo viste quindi quei rischi vanno evitati sempre. Non si può più presumere nulla di buon senso e che verrà richiamato per cambiare la scelta. Va evitata anche solo la possibilità di rischio in quei frangenti.

Gli interessi in gioco sono troppo alto per contare sulla sportività dell’avversario e su arbitri competenti. Il video poi te lo fanno rivedere alla moviola dove danno solo importanza al fatto che ci sia o meno contatto, indipendentemente dall’intensità. Può non piacere ma è un pericolo da evitare. L’unica cosa che conta è passare il turno. Purtroppo aveva ragione Boskov: “rigore è quando arbitro fischia” e non me ne frega nulla che venga sospeso dopo che abbiamo perso, è più importante evitare queste situazioni. 

SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

lucanember
13 Febbraio 2025 | 21.53
SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

Baja66
13 Febbraio 2025 | 21.42
SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

jacomino
13 Febbraio 2025 | 21.29
orobic68
13 Febbraio 2025 | 21.16
Raindog
13 Febbraio 2025 | 21.28
SudatoDinverno
13 Febbraio 2025 | 21.07

La paralisi.

Gabry76 fissava lo schermo del computer con occhi sbarrati, le mani che stringevano nervosamente una tazzina di caffè ormai freddo. Erano le 23:59 del 31 gennaio, e il calciomercato stava per chiudersi. Aveva aggiornato la pagina di TuttoMercatoWeb almeno duecento volte nelle ultime tre ore, con il cuore che gli batteva in gola ogni volta che vedeva il banner rosso con scritto "ULTIM'ORA". Ma niente. Nulla. Nessun acquisto. L'Atalanta non aveva comprato nessuno. Ancora una volta. Fu come se il mondo gli crollasse addosso. Il mercato si chiuse, e la realtà lo colpì come un pugno nello stomaco. Non un rinforzo in difesa, nessun centrocampista di esperienza, nemmeno un giovane talentino sudamericano o slavo di cui innamorarsi e che, puntualmente, sarebbe stato venduto dopo un anno. Niente. Un vuoto cosmico che per Gabry76 equivaleva a una condanna. Si alzò di scatto dalla sedia, iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. "Questa volta siamo fregati. Non possiamo competere così. Crolliamo, lo so, lo sento. Finiremo il campionato dietro l'Udinese. Addio sogni europei, addio bel calcio. Torneremo nell'anonimato, come negli anni bui...". La voce gli tremava, e l'ombra della paura si allungava sui muri della sua casa. La sua ossessione per il calciomercato risaliva a un trauma d'infanzia: era l'estate del 2002 quando l'Atalanta aveva venduto Cristiano Doni. Gabry76, allora un ragazzino, aveva smesso di parlare per tre giorni, esprimendosi solo con gesti disperati e risposte monosillabiche. Sua madre, preoccupata, aveva persino consultato un medico, il quale aveva diagnosticato una sindrome da "calciomercato traumatico infantile". Ogni sessione di mercato, da allora, era diventata un periodo di ansia e sofferenza. Viveva con la costante paura di veder partire i pezzi migliori senza adeguati rimpiazzi. E ora, questa sessione invernale senza acquisti era l'incubo definitivo. Ogni giorno, passando davanti al centro sportivo di Zingonia, gli sembrava di vedere fantasmi. Ombre di un futuro nefasto danzavano davanti ai suoi occhi: lo spettro della retrocessione aleggiava sopra le cancellate. Nel silenzio della notte, giurava di sentire i lamenti di ex giocatori, le urla dei tifosi disperati, il suono sinistro dei tabelloni che annunciavano sconfitte umilianti. "Gabry, svegliati... svegliati prima che sia troppo tardi...". La voce di un'Atalanta agonizzante lo perseguitava nei sogni, lo faceva svegliare madido di sudore. Il giorno dopo, al bar, cercò conforto nei suoi amici tifosi. "Ma non vi rendete conto? Così non possiamo andare avanti! Senza innesti, senza rinforzi... siamo spacciati!". Gli altri lo guardarono con espressioni miste tra compassione e divertimento. "Gabry, calmati. Siamo ancora forti, Gasperini sa il fatto suo, e poi non è che devi sempre impazzire per il mercato...". Ma lui scuoteva la testa, incredulo. "State sottovalutando il pericolo. Lo stesso errore del 2005, e sappiamo tutti come è finita. Io la vedo, la fine. La sento. E voi... voi non volete ascoltare!". Ogni partita diventò una sofferenza. Ogni gol subito, una conferma dei suoi peggiori timori. Cominciò a evitare di guardare le partite dal vivo, temendo che il suo cuore non reggesse. Rimase chiuso in casa per giorni dopo una sconfitta contro il Venezia, convinto che fosse il segnale definitivo del declino. Ma la stagione andò avanti, e qualcosa accadde. L'Atalanta cominciò a vincere, anche senza acquisti. Scalava la classifica, sorprendeva tutti. Gabry76 si sentiva confuso, smarrito. "Non è possibile... senza mercato? Senza rinforzi?". Lottava con se stesso, con la sua ossessione, con il fantasma della retrocessione che ora pareva svanire. Eppure, l'ansia rimaneva. Una sera, dopo una vittoria in trasferta, decise di festeggiare con gli amici. Ma proprio mentre stava per brindare, il telefono squillò. Era un numero sconosciuto. Rispose titubante. "Pronto?". Dall'altro capo del telefono, una voce familiare: "Gabry, sono Boh, l'osservatore dell'Atalanta! Ascolta, volevo solo darti una notizia in anteprima...". Gabry trattenne il respiro. "Dimmi, ti prego, dimmi che compriamo qualcuno quest'estate...". Una pausa. Poi Boh, con tono solenne, disse: "Nemmeno in estate compreremo nessuno!". Silenzio. Il bicchiere di Gabry gli scivolò dalle mani, atterrando direttamente sulla sua scarpa. Gli occhi si fecero vitrei, le gambe tremarono, il respiro si fece corto. Tentò di articolare una frase, ma l'unico suono che uscì fu un debole gemito. E poi... perse i sensi. Cadde all'indietro con un tonfo secco, finendo dritto su una pila di sedie accatastate. I suoi amici, increduli, scoppiarono a ridere. "Ragazzi, chiamate un'ambulanza o un procuratore che gli porti un nuovo acquisto!" scherzò uno di loro, mentre cercavano di rianimarlo con un bicchiere d'acqua e una sciarpa nerazzurra sventolata davanti al suo viso.

pappo75
13 Febbraio 2025 | 20.59
SuperSaudati
13 Febbraio 2025 | 17.54
MiticoCorbani
13 Febbraio 2025 | 18.01
Fartur
13 Febbraio 2025 | 17.58
brianzol
13 Febbraio 2025 | 17.01
SuperSaudati
13 Febbraio 2025 | 17.54
assocuori
13 Febbraio 2025 | 16.49
Scozia
13 Febbraio 2025 | 16.07

Non credo nella scaramanzia, anche se poi qualche gesto scaramantico lo metto in atto, ma più per gioco che altro. Quindi partirò col dire che secondo me al ritorno li asfaltiamo e passiamo noi. Sull'analisi di Eurosport, che reputo media serio, sono sostanzialmente d'accordo, soprattutto sulla questione fisica (nostro ritmo blando) e sulla mancanza di Lookman, che è un giocatore di livello assoluto ed ha caratteristiche uniche in rosa. Non per nulla Gasperini da mesi chiedeva esplicitamente alla società di avere un altro giocatore con certe caratteristiche. Secondo me il punto cruciale è che non siamo strutturati a livello di rosa, soprattutto in alcuni ruoli, per giocare ogni tre giorni. Qualche partita inevitabilmente la giochiamo sottoritmo e paghiamo dazio, anche perché tecnicamente non abbiamo fenomeni assoluti. Lo so, il mercato è chiuso e fino a fine stagione dobbiamo giocare con chi c'è, ma la società ha enormi responsabilità nel non avere integrato la rosa, oltretutto dopo tre gravi infortuni, quando ancora era in tempo per farlo. Due o tre giorni dopo la diagnosi di Kosso un difensore di livello doveva già essere a Zingonia, Posch per Scalvini ci può anche stare ma il campo sta dicendo che lui e Toloi possono solo essere dei tappabuchi. Ma la società è stata sparagnina, col mercato che (non) ha fatto sostanzialmente ha detto al Gasp: "abbiamo fatto la U23, in emergenza attingi da quella". Poi però il campo (supremo giudice) dice che Palestra a certi livelli è in grande difficoltà, e Vlahovic il Gasp (secondo me a ragione) nemmeno lo considera. Il resto, sono ragazzotti che stanno a malapena in serie C, e la C di oggi vale la D di pochi anni fa ...

Scozia
13 Febbraio 2025 | 16.07

Non credo nella scaramanzia, anche se poi qualche gesto scaramantico lo metto in atto, ma più per gioco che altro. Quindi partirò col dire che secondo me al ritorno li asfaltiamo e passiamo noi. Sull'analisi di Eurosport, che reputo media serio, sono sostanzialmente d'accordo, soprattutto sulla questione fisica (nostro ritmo blando) e sulla mancanza di Lookman, che è un giocatore di livello assoluto ed ha caratteristiche uniche in rosa. Non per nulla Gasperini da mesi chiedeva esplicitamente alla società di avere un altro giocatore con certe caratteristiche. Secondo me il punto cruciale è che non siamo strutturati a livello di rosa, soprattutto in alcuni ruoli, per giocare ogni tre giorni. Qualche partita inevitabilmente la giochiamo sottoritmo e paghiamo dazio, anche perché tecnicamente non abbiamo fenomeni assoluti. Lo so, il mercato è chiuso e fino a fine stagione dobbiamo giocare con chi c'è, ma la società ha enormi responsabilità nel non avere integrato la rosa, oltretutto dopo tre gravi infortuni, quando ancora era in tempo per farlo. Due o tre giorni dopo la diagnosi di Kosso un difensore di livello doveva già essere a Zingonia, Posch per Scalvini ci può anche stare ma il campo sta dicendo che lui e Toloi possono solo essere dei tappabuchi. Ma la società è stata sparagnina, col mercato che (non) ha fatto sostanzialmente ha detto al Gasp: "abbiamo fatto la U23, in emergenza attingi da quella". Poi però il campo (supremo giudice) dice che Palestra a certi livelli è in grande difficoltà, e Vlahovic il Gasp (secondo me a ragione) nemmeno lo considera. Il resto, sono ragazzotti che stanno a malapena in serie C, e la C di oggi vale la D di pochi anni fa ...

Scozia
13 Febbraio 2025 | 16.07

Non credo nella scaramanzia, anche se poi qualche gesto scaramantico lo metto in atto, ma più per gioco che altro. Quindi partirò col dire che secondo me al ritorno li asfaltiamo e passiamo noi. Sull'analisi di Eurosport, che reputo media serio, sono sostanzialmente d'accordo, soprattutto sulla questione fisica (nostro ritmo blando) e sulla mancanza di Lookman, che è un giocatore di livello assoluto ed ha caratteristiche uniche in rosa. Non per nulla Gasperini da mesi chiedeva esplicitamente alla società di avere un altro giocatore con certe caratteristiche. Secondo me il punto cruciale è che non siamo strutturati a livello di rosa, soprattutto in alcuni ruoli, per giocare ogni tre giorni. Qualche partita inevitabilmente la giochiamo sottoritmo e paghiamo dazio, anche perché tecnicamente non abbiamo fenomeni assoluti. Lo so, il mercato è chiuso e fino a fine stagione dobbiamo giocare con chi c'è, ma la società ha enormi responsabilità nel non avere integrato la rosa, oltretutto dopo tre gravi infortuni, quando ancora era in tempo per farlo. Due o tre giorni dopo la diagnosi di Kosso un difensore di livello doveva già essere a Zingonia, Posch per Scalvini ci può anche stare ma il campo sta dicendo che lui e Toloi possono solo essere dei tappabuchi. Ma la società è stata sparagnina, col mercato che (non) ha fatto sostanzialmente ha detto al Gasp: "abbiamo fatto la U23, in emergenza attingi da quella". Poi però il campo (supremo giudice) dice che Palestra a certi livelli è in grande difficoltà, e Vlahovic il Gasp (secondo me a ragione) nemmeno lo considera. Il resto, sono ragazzotti che stanno a malapena in serie C, e la C di oggi vale la D di pochi anni fa ...

pongosbronzo
13 Febbraio 2025 | 16.18
Scozia
13 Febbraio 2025 | 16.07

Non credo nella scaramanzia, anche se poi qualche gesto scaramantico lo metto in atto, ma più per gioco che altro. Quindi partirò col dire che secondo me al ritorno li asfaltiamo e passiamo noi. Sull'analisi di Eurosport, che reputo media serio, sono sostanzialmente d'accordo, soprattutto sulla questione fisica (nostro ritmo blando) e sulla mancanza di Lookman, che è un giocatore di livello assoluto ed ha caratteristiche uniche in rosa. Non per nulla Gasperini da mesi chiedeva esplicitamente alla società di avere un altro giocatore con certe caratteristiche. Secondo me il punto cruciale è che non siamo strutturati a livello di rosa, soprattutto in alcuni ruoli, per giocare ogni tre giorni. Qualche partita inevitabilmente la giochiamo sottoritmo e paghiamo dazio, anche perché tecnicamente non abbiamo fenomeni assoluti. Lo so, il mercato è chiuso e fino a fine stagione dobbiamo giocare con chi c'è, ma la società ha enormi responsabilità nel non avere integrato la rosa, oltretutto dopo tre gravi infortuni, quando ancora era in tempo per farlo. Due o tre giorni dopo la diagnosi di Kosso un difensore di livello doveva già essere a Zingonia, Posch per Scalvini ci può anche stare ma il campo sta dicendo che lui e Toloi possono solo essere dei tappabuchi. Ma la società è stata sparagnina, col mercato che (non) ha fatto sostanzialmente ha detto al Gasp: "abbiamo fatto la U23, in emergenza attingi da quella". Poi però il campo (supremo giudice) dice che Palestra a certi livelli è in grande difficoltà, e Vlahovic il Gasp (secondo me a ragione) nemmeno lo considera. Il resto, sono ragazzotti che stanno a malapena in serie C, e la C di oggi vale la D di pochi anni fa ...

Magnocavallo vive a Lovere
13 Febbraio 2025 | 15.50
EMANUELE-B
13 Febbraio 2025 | 15.40