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Mapi-BA
27 Aprile 2025 | 12.08
madonna
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EMANUELE-B
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moreto
27 Aprile 2025 | 10.17

ciao MACCHIA , eccomi. Non mi sottraggo alla tua richiesta. Na turalmente la mia è una riflessione senza polemica ma che vuole portare un contributo a un tema che necessariamente andrà affrontato quyanto prima nel contesto dello sport calcio e nello specifico della sua preparazione atletica. Si tratta di cominciare a considerare che la realtà di quelli che ormai sono conosciuti come "tessuti intelligenti" ( i muscoli lo sono )va consideratat sia in merito al loro allenamento che in merito alla loro capacità di recupero dopo un trauma.Ancora si fanno lavorare gli atleti tanto su aspetti di forza e resistenza e poco sul riequilibrio delle catene neuro-muscolari . Quasi tutti gli infortuni riflettono sovraccarico sui gruppi muscolari che "tanto lavorano al posto di " quando invece bisognerebbe creare i presupposti per fare in modo che tutti i gruppi muscolari "lavorino in catena neuro-muscolo-posturale e funzionale fra loro" rispettando la libertà muscolare che solo un sistema pressochè libero da compensi rende performante il gesto atletico dal più semplice al complesso. Detta così è molto tecnica. Ma faccio un banale esempio. Se mi siedo su una sedia e sotto il sedere da un lato mi hanno messo una puntina, alla richiesta di rimanere li e non muovermi, adotterò un compenso che mi obbliga a slivellare il bacino e compensare sulla colonna "stortandomi" pur di non sentire una spina irritativa=fastidio=dolore. Questo determinerà a distanza tutta una serie di ulteriori compensi tipo le spalle che si slivellano e il collo che si inclina. Alla lunga magari accadrà che mi verrà un forte dolore al collo oppure ai gruppi muscolari degli arti superiori scatenando,per esempio, formicolio fra gomito e polso. Se lo inquadrerò come tunnel carpale ,sbaglierò sia la diagnosi che la cura oppure chiederò al soggetto di fare comunque le sue attività perchè dopotutto l'ho curato e pertanto si può considerare risolto 8 addirittura se lo indago in modo strumentale ,non trovo nulla : quindi " i test e gli esami lo dimostrano guarito"= può fare tutto ( lavorare o allenarsi). Ma i compensi hanno ormai creato squilibri e ,a catena, sovraccaricano altri gruppi muscolari o zone articolari che poi,a loro volta daranno altri/ulteriori disturbi/problemi. 

serve "evolvere ed evolversi " sia dal punto di vista delle tecniche che dal punto di vista degli allenamenti. Molti sport da tempo hanno fatto questo passo ed evoluzione . Nel calcio ,a livello generale, siamo ancora in itinere. Non siamo più al tempo in cui si diceva "se hai distorto la caviglia, batti a terra più volte il pioede che ti passa e continua a giocare". Ma non siamo ancora nemmeno al livello di certe straordinarie performance fisico-atletiche-tecniche che osserviamo per esempio nella ginnastica artistica,ritmica, nel nuoto sincronizzato, e in tante altre discipline. 

moreto
27 Aprile 2025 | 10.17

ciao MACCHIA , eccomi. Non mi sottraggo alla tua richiesta. Na turalmente la mia è una riflessione senza polemica ma che vuole portare un contributo a un tema che necessariamente andrà affrontato quyanto prima nel contesto dello sport calcio e nello specifico della sua preparazione atletica. Si tratta di cominciare a considerare che la realtà di quelli che ormai sono conosciuti come "tessuti intelligenti" ( i muscoli lo sono )va consideratat sia in merito al loro allenamento che in merito alla loro capacità di recupero dopo un trauma.Ancora si fanno lavorare gli atleti tanto su aspetti di forza e resistenza e poco sul riequilibrio delle catene neuro-muscolari . Quasi tutti gli infortuni riflettono sovraccarico sui gruppi muscolari che "tanto lavorano al posto di " quando invece bisognerebbe creare i presupposti per fare in modo che tutti i gruppi muscolari "lavorino in catena neuro-muscolo-posturale e funzionale fra loro" rispettando la libertà muscolare che solo un sistema pressochè libero da compensi rende performante il gesto atletico dal più semplice al complesso. Detta così è molto tecnica. Ma faccio un banale esempio. Se mi siedo su una sedia e sotto il sedere da un lato mi hanno messo una puntina, alla richiesta di rimanere li e non muovermi, adotterò un compenso che mi obbliga a slivellare il bacino e compensare sulla colonna "stortandomi" pur di non sentire una spina irritativa=fastidio=dolore. Questo determinerà a distanza tutta una serie di ulteriori compensi tipo le spalle che si slivellano e il collo che si inclina. Alla lunga magari accadrà che mi verrà un forte dolore al collo oppure ai gruppi muscolari degli arti superiori scatenando,per esempio, formicolio fra gomito e polso. Se lo inquadrerò come tunnel carpale ,sbaglierò sia la diagnosi che la cura oppure chiederò al soggetto di fare comunque le sue attività perchè dopotutto l'ho curato e pertanto si può considerare risolto 8 addirittura se lo indago in modo strumentale ,non trovo nulla : quindi " i test e gli esami lo dimostrano guarito"= può fare tutto ( lavorare o allenarsi). Ma i compensi hanno ormai creato squilibri e ,a catena, sovraccaricano altri gruppi muscolari o zone articolari che poi,a loro volta daranno altri/ulteriori disturbi/problemi. 

serve "evolvere ed evolversi " sia dal punto di vista delle tecniche che dal punto di vista degli allenamenti. Molti sport da tempo hanno fatto questo passo ed evoluzione . Nel calcio ,a livello generale, siamo ancora in itinere. Non siamo più al tempo in cui si diceva "se hai distorto la caviglia, batti a terra più volte il pioede che ti passa e continua a giocare". Ma non siamo ancora nemmeno al livello di certe straordinarie performance fisico-atletiche-tecniche che osserviamo per esempio nella ginnastica artistica,ritmica, nel nuoto sincronizzato, e in tante altre discipline. 

stevesteve
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Rudenko
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MacchiaNeroBlu
27 Aprile 2025 | 06.02
moreto
27 Aprile 2025 | 10.17

ciao MACCHIA , eccomi. Non mi sottraggo alla tua richiesta. Na turalmente la mia è una riflessione senza polemica ma che vuole portare un contributo a un tema che necessariamente andrà affrontato quyanto prima nel contesto dello sport calcio e nello specifico della sua preparazione atletica. Si tratta di cominciare a considerare che la realtà di quelli che ormai sono conosciuti come "tessuti intelligenti" ( i muscoli lo sono )va consideratat sia in merito al loro allenamento che in merito alla loro capacità di recupero dopo un trauma.Ancora si fanno lavorare gli atleti tanto su aspetti di forza e resistenza e poco sul riequilibrio delle catene neuro-muscolari . Quasi tutti gli infortuni riflettono sovraccarico sui gruppi muscolari che "tanto lavorano al posto di " quando invece bisognerebbe creare i presupposti per fare in modo che tutti i gruppi muscolari "lavorino in catena neuro-muscolo-posturale e funzionale fra loro" rispettando la libertà muscolare che solo un sistema pressochè libero da compensi rende performante il gesto atletico dal più semplice al complesso. Detta così è molto tecnica. Ma faccio un banale esempio. Se mi siedo su una sedia e sotto il sedere da un lato mi hanno messo una puntina, alla richiesta di rimanere li e non muovermi, adotterò un compenso che mi obbliga a slivellare il bacino e compensare sulla colonna "stortandomi" pur di non sentire una spina irritativa=fastidio=dolore. Questo determinerà a distanza tutta una serie di ulteriori compensi tipo le spalle che si slivellano e il collo che si inclina. Alla lunga magari accadrà che mi verrà un forte dolore al collo oppure ai gruppi muscolari degli arti superiori scatenando,per esempio, formicolio fra gomito e polso. Se lo inquadrerò come tunnel carpale ,sbaglierò sia la diagnosi che la cura oppure chiederò al soggetto di fare comunque le sue attività perchè dopotutto l'ho curato e pertanto si può considerare risolto 8 addirittura se lo indago in modo strumentale ,non trovo nulla : quindi " i test e gli esami lo dimostrano guarito"= può fare tutto ( lavorare o allenarsi). Ma i compensi hanno ormai creato squilibri e ,a catena, sovraccaricano altri gruppi muscolari o zone articolari che poi,a loro volta daranno altri/ulteriori disturbi/problemi. 

serve "evolvere ed evolversi " sia dal punto di vista delle tecniche che dal punto di vista degli allenamenti. Molti sport da tempo hanno fatto questo passo ed evoluzione . Nel calcio ,a livello generale, siamo ancora in itinere. Non siamo più al tempo in cui si diceva "se hai distorto la caviglia, batti a terra più volte il pioede che ti passa e continua a giocare". Ma non siamo ancora nemmeno al livello di certe straordinarie performance fisico-atletiche-tecniche che osserviamo per esempio nella ginnastica artistica,ritmica, nel nuoto sincronizzato, e in tante altre discipline. 

bna75
27 Aprile 2025 | 07.51
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