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unodibergamo
13 Febbraio 2020 | 13.49

Esprimo le mie considerazioni sullo scritto di Calep. Per prima cosa, la riunione di lunedì scorso non era partecipata ma a partecipazione “ristretta”, quella partecipata di riunione si è svolta martedì. L’aspettare una qualsiasi comunicazione prima di diffondere il “panico” sarebbe stato esercizio di buonsenso, contrario però alla logica della comunicazione frenetica imposta dai nuovi media e dai social. Amen, chi aspettava un comunicato (tanti o pochi che fossero) sta ancora aspettando e magari ancora aspetterà. Chi ha dato per scontate alcune cose, magari potrà dire “hai visto che ci ho beccato”, magari dovrà cospargersi il capo di cenere. Nella vita solo una cosa è certa per tutti, che piaccia o meno: la morte. Detto questo, esprimo il mio modesto parere su alcuni passaggi dello scritto di Calep (che stimo e rispetto a prescindere) che giudico particolarmente infelici. Il primo: la curva non si fa proprio pesare, men che meno si comporta come i casellanti e/o i benzinai nel periodo ferragostano. Farsi pesare denoterebbe premeditazione, cosa questa lontana anni luce dalla realtà delle cose dei fatti contingenti. Secondo passaggio: non c’è nessun percorso preferenziale tra Zingonia e la componente ultras della tifoseria, insinuare questa cosa denota inesistente conoscenza della storia passata e recente. Se si scrivono certi passaggi è necessario argomentarli con fatti concreti, altrimenti si alimentano teorie campate per aria. Viceversa lo scritto centra alcuni punti in modo corretto (dal mio punto di vista quindi sicuramente opinabile). Uno di questi è giustamente legato al dare alla nostra curva il giusto peso nelle cose e la giusta importanza ed influenza nell'ambito dei risultati della squadra. Il giusto peso appunto, che vale anche quando si sostiene che “ci sia sempre maggiore distanza tra l'attuale Direttivo della Curva e il resto della tifoseria”. Se basiamo questa convinzione di “rottura” su 453 messaggi di cui buona parte scritti dai medesimi utenti (quante persone hanno commentato, 200? Facciamo 300 se diamo 1,5messaggi a persona?). Di fronte ad una curva di 9.000 anime, di fronte ad uno stadio sempre occupato da 19.000 atalantini, 300 persone che commentano sono importanti e sono da tenere in considerazione, ma allo stesso tempo non può sfuggire il fatto che rappresentino lo 0,03% dei tifosi che occupano la curva (e magari molti dei 300 manco vanno in curva) e lo 0,01% degli abituali frequentatori dello stadio. Ecco che il dare il giusto peso deve valere sempre e per tutti, social e internet-place compresi.

Mauri62
13 Febbraio 2020 | 13.09
unodibergamo
13 Febbraio 2020 | 13.49

Esprimo le mie considerazioni sullo scritto di Calep. Per prima cosa, la riunione di lunedì scorso non era partecipata ma a partecipazione “ristretta”, quella partecipata di riunione si è svolta martedì. L’aspettare una qualsiasi comunicazione prima di diffondere il “panico” sarebbe stato esercizio di buonsenso, contrario però alla logica della comunicazione frenetica imposta dai nuovi media e dai social. Amen, chi aspettava un comunicato (tanti o pochi che fossero) sta ancora aspettando e magari ancora aspetterà. Chi ha dato per scontate alcune cose, magari potrà dire “hai visto che ci ho beccato”, magari dovrà cospargersi il capo di cenere. Nella vita solo una cosa è certa per tutti, che piaccia o meno: la morte. Detto questo, esprimo il mio modesto parere su alcuni passaggi dello scritto di Calep (che stimo e rispetto a prescindere) che giudico particolarmente infelici. Il primo: la curva non si fa proprio pesare, men che meno si comporta come i casellanti e/o i benzinai nel periodo ferragostano. Farsi pesare denoterebbe premeditazione, cosa questa lontana anni luce dalla realtà delle cose dei fatti contingenti. Secondo passaggio: non c’è nessun percorso preferenziale tra Zingonia e la componente ultras della tifoseria, insinuare questa cosa denota inesistente conoscenza della storia passata e recente. Se si scrivono certi passaggi è necessario argomentarli con fatti concreti, altrimenti si alimentano teorie campate per aria. Viceversa lo scritto centra alcuni punti in modo corretto (dal mio punto di vista quindi sicuramente opinabile). Uno di questi è giustamente legato al dare alla nostra curva il giusto peso nelle cose e la giusta importanza ed influenza nell'ambito dei risultati della squadra. Il giusto peso appunto, che vale anche quando si sostiene che “ci sia sempre maggiore distanza tra l'attuale Direttivo della Curva e il resto della tifoseria”. Se basiamo questa convinzione di “rottura” su 453 messaggi di cui buona parte scritti dai medesimi utenti (quante persone hanno commentato, 200? Facciamo 300 se diamo 1,5messaggi a persona?). Di fronte ad una curva di 9.000 anime, di fronte ad uno stadio sempre occupato da 19.000 atalantini, 300 persone che commentano sono importanti e sono da tenere in considerazione, ma allo stesso tempo non può sfuggire il fatto che rappresentino lo 0,03% dei tifosi che occupano la curva (e magari molti dei 300 manco vanno in curva) e lo 0,01% degli abituali frequentatori dello stadio. Ecco che il dare il giusto peso deve valere sempre e per tutti, social e internet-place compresi.

thealamo
13 Febbraio 2020 | 13.51
Mauri62
13 Febbraio 2020 | 14.00
unodibergamo
13 Febbraio 2020 | 13.49

Esprimo le mie considerazioni sullo scritto di Calep. Per prima cosa, la riunione di lunedì scorso non era partecipata ma a partecipazione “ristretta”, quella partecipata di riunione si è svolta martedì. L’aspettare una qualsiasi comunicazione prima di diffondere il “panico” sarebbe stato esercizio di buonsenso, contrario però alla logica della comunicazione frenetica imposta dai nuovi media e dai social. Amen, chi aspettava un comunicato (tanti o pochi che fossero) sta ancora aspettando e magari ancora aspetterà. Chi ha dato per scontate alcune cose, magari potrà dire “hai visto che ci ho beccato”, magari dovrà cospargersi il capo di cenere. Nella vita solo una cosa è certa per tutti, che piaccia o meno: la morte. Detto questo, esprimo il mio modesto parere su alcuni passaggi dello scritto di Calep (che stimo e rispetto a prescindere) che giudico particolarmente infelici. Il primo: la curva non si fa proprio pesare, men che meno si comporta come i casellanti e/o i benzinai nel periodo ferragostano. Farsi pesare denoterebbe premeditazione, cosa questa lontana anni luce dalla realtà delle cose dei fatti contingenti. Secondo passaggio: non c’è nessun percorso preferenziale tra Zingonia e la componente ultras della tifoseria, insinuare questa cosa denota inesistente conoscenza della storia passata e recente. Se si scrivono certi passaggi è necessario argomentarli con fatti concreti, altrimenti si alimentano teorie campate per aria. Viceversa lo scritto centra alcuni punti in modo corretto (dal mio punto di vista quindi sicuramente opinabile). Uno di questi è giustamente legato al dare alla nostra curva il giusto peso nelle cose e la giusta importanza ed influenza nell'ambito dei risultati della squadra. Il giusto peso appunto, che vale anche quando si sostiene che “ci sia sempre maggiore distanza tra l'attuale Direttivo della Curva e il resto della tifoseria”. Se basiamo questa convinzione di “rottura” su 453 messaggi di cui buona parte scritti dai medesimi utenti (quante persone hanno commentato, 200? Facciamo 300 se diamo 1,5messaggi a persona?). Di fronte ad una curva di 9.000 anime, di fronte ad uno stadio sempre occupato da 19.000 atalantini, 300 persone che commentano sono importanti e sono da tenere in considerazione, ma allo stesso tempo non può sfuggire il fatto che rappresentino lo 0,03% dei tifosi che occupano la curva (e magari molti dei 300 manco vanno in curva) e lo 0,01% degli abituali frequentatori dello stadio. Ecco che il dare il giusto peso deve valere sempre e per tutti, social e internet-place compresi.

Mauri62
13 Febbraio 2020 | 13.09
Berta35
13 Febbraio 2020 | 12.59

Probabilmente con questo commento mi prenderò l'astio di molti, ma, sinceramente, poco mi interessa. Molti aspettano un "comunicato", ma questo probabilmente non uscirà mai o per lo meno non subito, in quanto, come molti di voi hanno capito, si tratta di problemi interni. Ma la cosa che mi fa restare più basito è vedere come, senza neanche l'ombra di due righe da parte della curva, molti di voi si sono eletti a "giustizieri divini", permettendosi pure di dire che non hanno a cuore l'Atalanta. Molti che si sono permessi di giudicare dei ragazzi (sia giovani che meno), probabilmente non hanno nemmeno idea di cosa ci sta dietro alla gestione di una curva: dai vari permessi per gli striscioni e le bandiere, ai viaggi e alle trasferte, alla gestione di tutto il materiale, alle riunioni al Covo ecc... La cosa che, oltretutto, mi rattrista è leggere come ad alcuni interessi soltanto il tifo contro la Roma e il Valencia, che sì partite importanti, ma se ne freghi della vita e libertà di ragazzi che hanno fatto di tutto per avere una curva degna di questo nome. 

Infine, è da ribadire che non si tratta di uno sciopero del tifo, ma di un momento di pausa. Perchè come nella vita, ogni tanto è giusto fermarsi un attimo a riflettere se si stanno facendo le cose nel modo corretto e magari farsi anche degli esami di coscienza. E può essere magari che questi momenti di riflessione arrivino in periodi delicati, ma poco, almeno secondo il mio punto di vista, si può fare.. 

Detto questo, penso che alcuni di voi dovrebbero ripensare a quello che hanno scritto a mente calda o nella foga, anche se io non sono nessuno per giudicare le vostre idee. 

 

atalantandrea
13 Febbraio 2020 | 10.17
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12 Febbraio 2020 | 20.23