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zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

eligio71
19 Marzo 2026 | 20.06
zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

zizzi1955
19 Marzo 2026 | 19.39

Voglio dire la mia sul fatto di "stare sul carro o no". Ho 70 anni, come si capisce dal mio nickname, e la prima volta all'Atalanta a quattro anni con un mio cugino più grande. È stato come un marchio a fuoco. È stato un amore infinito a prima vista. Da bambino ho vissuto l'era della grande Inter del mago Herrera di cui facevano vedere in televisione le partite di coppa Campioni che vedevo con piacere, ma tutto ciò non ha intaccato la mia fede calcistica. Da bambino, abitando a Bergamo e vicino allo stadio, quando era possibile seguivo tutti gli allenamenti e le prime partitelle in famiglia, di solito verso Ferragosto. Ho sofferto tantissimo e gioito anche tanto anche per le piccole cose. Ricordo che quando si giocava in trasferta, aspettavo l'inizio di tutto il calcio minuto per minuto alla radio con una tensione nervosa che mi faceva impazzire. Ho visto a Milano la partita con cui abbiamo vinto la coppa Italia. Gioia soffocata dalla morte di Papa Giovanni. Ricordo tutto. I giocatori che hanno giocato a Bergamo e gli allenatori che li allenavano. Negli anni ho imparato a non affezionarmi troppo. Però voglio dire una cosa: amare una squadra, per me, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente. Ma ci mancherebbe. Sono molto critico, nel bene e nel male, e lo ritengo giusto. Cerco di essere il più obiettivo possibile. Il motto: l'Atalanta si ama e basta non fa per me perché l'amore che porto e che ogni giorno e' sempre più grande non può essere un amore a occhi chiusi. Per me un tifoso vero deve dire sempre quello che pensa .

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