Ultimi commenti

Claudiopaul70
08 Giugno 2025 | 18.18
Baja66
08 Giugno 2025 | 20.08
Otello
08 Giugno 2025 | 18.16
Francisco d Anconia
08 Giugno 2025 | 20.04

Il punto del mio intervento non era: “non criticate”, ma: “critichiamo con serietà e ragionamenti solidi a supporto”. C’è una bella differenza tra una critica argomentata - che espone dubbi, analizza, propone alternative - e quella che si limita a dire: “Scelta sbagliata, punto”. Quest’ultima non è una critica: è un verdetto. E tra l’altro, pronunciato da chi non ha le informazioni, la visione d’insieme o la responsabilità di chi quella scelta l’ha fatta.

Partiamo sempre dal presupposto che chi prende certe decisioni - in questo caso la società - è formato da professionisti esperti che questo mestiere lo fanno da anni, e che hanno già operato in passato con risultati eccellenti. E questo, converrai, fa sì che la loro posizione sia meritevole almeno di fiducia iniziale, perché questa fiducia se la sono guadagnata sul campo, non con le parole ma con i fatti. Ed è una fiducia che quanto meno dovrebbe porci in un atteggiamento di cautela, una cautela che dovrebbe portarci a dire: "mi sta sfuggendo qualcosa"? "Sto considerando tutti gli aspetti"?   

Quando invece leggo commenti sprezzanti, battute sarcastiche o definizioni come “gli unici due geni rimasti sulla faccia della terra” (per citarne una) mi pare che si vada oltre la legittima perplessità. Si entra nel campo del giudizio gratuito, formulato, e mi ripeto, senza conoscere i ragionamenti e le informazioni che hanno portato a una certa scelta.

È un po’ come accadeva in altri ambiti - e penso a quando ci siamo improvvisati tutti virologi, epidemiologi, costituzionalisti, economisti da social: si parte da un dubbio legittimo, ma poi lo si trasforma in verità assoluta, bollando tutto ciò che non coincide con la propria opinione come “errore”.

Ecco: io non contesto il dubbio. Contesto l’assolutezza del giudizio, soprattutto quando si dà per scontato che chi decide lo faccia per incompetenza o per paura, invece che per valutazioni ponderate. La critica, se costruttiva, arricchisce. Ma senza il rispetto minimo per chi ha già dimostrato di sapere lavorare bene, il dibattito diventa solo rumore.

Dublin1907
08 Giugno 2025 | 19.21
Jason80
08 Giugno 2025 | 19.23
Alex7
08 Giugno 2025 | 16.17
Otello
08 Giugno 2025 | 18.51
Claudiopaul70
08 Giugno 2025 | 18.20
albisarnico
08 Giugno 2025 | 18.40
mmfa
08 Giugno 2025 | 17.11
Claudiopaul70
08 Giugno 2025 | 18.18
lucanember
08 Giugno 2025 | 18.25
poggiaus
08 Giugno 2025 | 18.01
Claudiopaul70
08 Giugno 2025 | 18.20
Francisco d Anconia
08 Giugno 2025 | 15.05

Condivido quasi tutto dell’intervento, tranne una frase: “L’Atalanta non si discute, si ama.” Io penso che l’Atalanta si possa - e si debba - discutere. Ma ad una condizione: che le critiche nascano da un ragionamento serio, da un’analisi lucida, e non da uno sfogo compulsivo, rabbioso, figlio dell’umore del momento o del solito effetto branco.

Perché oggi si va avanti a slogan, a frasi fatte. Chi urla più forte sembra aver ragione, anche se spesso non ha nemmeno capito bene cosa sta criticando.

A Verona Juric è da molti visto come noi vedevamo Gasperini. E se la memoria non mi tradisce, dopo quello 0-2 del 2020 a Bergamo, ricordo commenti entusiasti: “Questo è l’erede naturale del Gasp.” Cambiare idea è legittimo, ci mancherebbe. Ma almeno evitiamo il revisionismo emotivo, e proviamo ad argomentare con un minimo di coerenza.

C’era chi auspicava un allenatore con il culto del lavoro: su questo Juric è una garanzia. E in più ha una qualità che tutti dovremmo riconoscergli: il coraggio. Perché prendere l’eredità del Gasp non è roba da poco. Non lo sarebbe nemmeno per Guardiola, Klopp o Emery, giusto per citare quelli che molti sognavano. E a proposito: nemmeno l’Inter, che fino a un mese fa sfiorava il triplete, ha preso un “nome da copertina”. Perché? Forse perché non è sempre una questione di etichette, ma di progetto, fiducia, competenza. E noi, che in nove anni abbiamo vissuto qualcosa di irripetibile, dovremmo saperlo meglio di chiunque altro. La società ha sbagliato davvero poco.

Una cosa è soffrire per l’addio di Gasperini (e io, davvero, lo sto ancora metabolizzando), un’altra è rovesciare fango gratuito su uno che non è nemmeno ancora sceso dalla macchina per entrare a Zingonia. Le critiche più feroci, diciamolo, derivano dai risultati dell’ultimo anno, dove Juric è subentrato in corsa in entrambe le esperienze. Ma mettere alla gogna uno prima ancora che cominci a lavorare, quello no. Quello è solo pregiudizio travestito da opinione.

E poi ci sono i furbi da tastiera. Quelli che scrivono la frase magica: “Speriamo di sbagliarci…” Così, se va male, diranno “l’avevamo detto”; se va bene, si salveranno con quel mezzo passo indietro che li tiene al sicuro.

Ma in fondo il calcio è solo lo specchio del nostro tempo. Qui come altrove, si parla prima, si pensa (forse) dopo. E se si sbaglia? Pazienza: l’importante è averlo detto per primi, e ad alta voce. Anche se non si aveva nulla da dire.

Claudiopaul70
08 Giugno 2025 | 17.21
poggiaus
08 Giugno 2025 | 18.01
Kaiser
08 Giugno 2025 | 14.41
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08 Giugno 2025 | 16.44
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patatinaliscia
08 Giugno 2025 | 16.48
FAN
08 Giugno 2025 | 14.46
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08 Giugno 2025 | 15.24
Francisco d Anconia
08 Giugno 2025 | 15.05

Condivido quasi tutto dell’intervento, tranne una frase: “L’Atalanta non si discute, si ama.” Io penso che l’Atalanta si possa - e si debba - discutere. Ma ad una condizione: che le critiche nascano da un ragionamento serio, da un’analisi lucida, e non da uno sfogo compulsivo, rabbioso, figlio dell’umore del momento o del solito effetto branco.

Perché oggi si va avanti a slogan, a frasi fatte. Chi urla più forte sembra aver ragione, anche se spesso non ha nemmeno capito bene cosa sta criticando.

A Verona Juric è da molti visto come noi vedevamo Gasperini. E se la memoria non mi tradisce, dopo quello 0-2 del 2020 a Bergamo, ricordo commenti entusiasti: “Questo è l’erede naturale del Gasp.” Cambiare idea è legittimo, ci mancherebbe. Ma almeno evitiamo il revisionismo emotivo, e proviamo ad argomentare con un minimo di coerenza.

C’era chi auspicava un allenatore con il culto del lavoro: su questo Juric è una garanzia. E in più ha una qualità che tutti dovremmo riconoscergli: il coraggio. Perché prendere l’eredità del Gasp non è roba da poco. Non lo sarebbe nemmeno per Guardiola, Klopp o Emery, giusto per citare quelli che molti sognavano. E a proposito: nemmeno l’Inter, che fino a un mese fa sfiorava il triplete, ha preso un “nome da copertina”. Perché? Forse perché non è sempre una questione di etichette, ma di progetto, fiducia, competenza. E noi, che in nove anni abbiamo vissuto qualcosa di irripetibile, dovremmo saperlo meglio di chiunque altro. La società ha sbagliato davvero poco.

Una cosa è soffrire per l’addio di Gasperini (e io, davvero, lo sto ancora metabolizzando), un’altra è rovesciare fango gratuito su uno che non è nemmeno ancora sceso dalla macchina per entrare a Zingonia. Le critiche più feroci, diciamolo, derivano dai risultati dell’ultimo anno, dove Juric è subentrato in corsa in entrambe le esperienze. Ma mettere alla gogna uno prima ancora che cominci a lavorare, quello no. Quello è solo pregiudizio travestito da opinione.

E poi ci sono i furbi da tastiera. Quelli che scrivono la frase magica: “Speriamo di sbagliarci…” Così, se va male, diranno “l’avevamo detto”; se va bene, si salveranno con quel mezzo passo indietro che li tiene al sicuro.

Ma in fondo il calcio è solo lo specchio del nostro tempo. Qui come altrove, si parla prima, si pensa (forse) dopo. E se si sbaglia? Pazienza: l’importante è averlo detto per primi, e ad alta voce. Anche se non si aveva nulla da dire.

Oscar1962
08 Giugno 2025 | 14.02
last1967
08 Giugno 2025 | 13.53