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mmfa
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Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

peter1907
27 Febbraio 2025 | 00.27
SudatoDinverno
27 Febbraio 2025 | 00.19
peter1907
27 Febbraio 2025 | 00.03
paolo_trei
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Gigi84
26 Febbraio 2025 | 23.33
martinanya
26 Febbraio 2025 | 23.21
martinanya
26 Febbraio 2025 | 23.21
farabundo
26 Febbraio 2025 | 23.15
mmfa
26 Febbraio 2025 | 22.03

Se ti riferisci al mio post io ho argomentato e mi sono espresso su tematiche che riguardano diversivi di investimento nel medio e lungo periodo. In Italia l’esempio di quel che parlo fu il Vicenza, nello stesso gruppo facevano parte i Glasgow Rangers, l’AEK Atene, il Basilea e lo Slavia Praga. Il Vicenza fu comprato dalla ENIC al tempo delle sue glorie in coppa coppe, con presidente Aronne Miola e direttore sportivo Sergio Gasparin, a capo della ENIC c’era Daniel Levy che poi acquistò il 27% delle azioni del Tottenham da Alan Sugar e venne eletto nel gennaio del 2001 presidente (ed è tutt’ora in carica). Una volta assunta la presidenza del Tottenham tutti gli sforzi finanziari e di gestione si concentrarono sulla squadra londinese e si inizio a disinvestire in tutte le altre fino a metterle in vendita. L’intenzione originaria era di usare le squadre nelle diverse serie e campionati per crescere giocatori e farli diventare competitivi abbastanza per poi farli arrivare nel campionato inglese. La cosa non è andata esattamente così. Gasparin divenne amministratore delegato del Venezia di Zamparini prima di andare a Udine, alla Sampdoria di Garrone che poi fece un errore grave e da quinta a Natale retrocesse a fine campionato, e poi a Catania. Il Vicenza è sparito dal calcio che conta.

il Tottenham è diventato l’unico scopo della gestione sportiva finanziaria con investimenti come un nuovo stadio e centro di allenamento. Hanno alle spalle un miliardario come Joe Lewis, non avrebbe avuto problemi a far diventare grandi tutte le altre squadre nei loro rispettivi campionati. Li hanno mollati tutti.

puoi anche darmi del folle se credi, ma devi argomentare è piuttosto bene… 

la mia non è una mera critica campata per aria a Pagliuca ma una disanima di ciò che temo secondo una esperienza vissuta a livello professionale in prima persona dentro quel tipo di società prima e poi dentro un club inglese. Da lavoratore che riguardava altre squadre potevo rimanere freddo, da tifoso atalantino un po’ di timore di assistere ad un deja vu con la squadra di cui sono tifoso un po’ di strizza me la da. 

mmfa
26 Febbraio 2025 | 22.03

Se ti riferisci al mio post io ho argomentato e mi sono espresso su tematiche che riguardano diversivi di investimento nel medio e lungo periodo. In Italia l’esempio di quel che parlo fu il Vicenza, nello stesso gruppo facevano parte i Glasgow Rangers, l’AEK Atene, il Basilea e lo Slavia Praga. Il Vicenza fu comprato dalla ENIC al tempo delle sue glorie in coppa coppe, con presidente Aronne Miola e direttore sportivo Sergio Gasparin, a capo della ENIC c’era Daniel Levy che poi acquistò il 27% delle azioni del Tottenham da Alan Sugar e venne eletto nel gennaio del 2001 presidente (ed è tutt’ora in carica). Una volta assunta la presidenza del Tottenham tutti gli sforzi finanziari e di gestione si concentrarono sulla squadra londinese e si inizio a disinvestire in tutte le altre fino a metterle in vendita. L’intenzione originaria era di usare le squadre nelle diverse serie e campionati per crescere giocatori e farli diventare competitivi abbastanza per poi farli arrivare nel campionato inglese. La cosa non è andata esattamente così. Gasparin divenne amministratore delegato del Venezia di Zamparini prima di andare a Udine, alla Sampdoria di Garrone che poi fece un errore grave e da quinta a Natale retrocesse a fine campionato, e poi a Catania. Il Vicenza è sparito dal calcio che conta.

il Tottenham è diventato l’unico scopo della gestione sportiva finanziaria con investimenti come un nuovo stadio e centro di allenamento. Hanno alle spalle un miliardario come Joe Lewis, non avrebbe avuto problemi a far diventare grandi tutte le altre squadre nei loro rispettivi campionati. Li hanno mollati tutti.

puoi anche darmi del folle se credi, ma devi argomentare è piuttosto bene… 

la mia non è una mera critica campata per aria a Pagliuca ma una disanima di ciò che temo secondo una esperienza vissuta a livello professionale in prima persona dentro quel tipo di società prima e poi dentro un club inglese. Da lavoratore che riguardava altre squadre potevo rimanere freddo, da tifoso atalantino un po’ di timore di assistere ad un deja vu con la squadra di cui sono tifoso un po’ di strizza me la da. 

lucanember
26 Febbraio 2025 | 21.41
mmfa
26 Febbraio 2025 | 22.03

Se ti riferisci al mio post io ho argomentato e mi sono espresso su tematiche che riguardano diversivi di investimento nel medio e lungo periodo. In Italia l’esempio di quel che parlo fu il Vicenza, nello stesso gruppo facevano parte i Glasgow Rangers, l’AEK Atene, il Basilea e lo Slavia Praga. Il Vicenza fu comprato dalla ENIC al tempo delle sue glorie in coppa coppe, con presidente Aronne Miola e direttore sportivo Sergio Gasparin, a capo della ENIC c’era Daniel Levy che poi acquistò il 27% delle azioni del Tottenham da Alan Sugar e venne eletto nel gennaio del 2001 presidente (ed è tutt’ora in carica). Una volta assunta la presidenza del Tottenham tutti gli sforzi finanziari e di gestione si concentrarono sulla squadra londinese e si inizio a disinvestire in tutte le altre fino a metterle in vendita. L’intenzione originaria era di usare le squadre nelle diverse serie e campionati per crescere giocatori e farli diventare competitivi abbastanza per poi farli arrivare nel campionato inglese. La cosa non è andata esattamente così. Gasparin divenne amministratore delegato del Venezia di Zamparini prima di andare a Udine, alla Sampdoria di Garrone che poi fece un errore grave e da quinta a Natale retrocesse a fine campionato, e poi a Catania. Il Vicenza è sparito dal calcio che conta.

il Tottenham è diventato l’unico scopo della gestione sportiva finanziaria con investimenti come un nuovo stadio e centro di allenamento. Hanno alle spalle un miliardario come Joe Lewis, non avrebbe avuto problemi a far diventare grandi tutte le altre squadre nei loro rispettivi campionati. Li hanno mollati tutti.

puoi anche darmi del folle se credi, ma devi argomentare è piuttosto bene… 

la mia non è una mera critica campata per aria a Pagliuca ma una disanima di ciò che temo secondo una esperienza vissuta a livello professionale in prima persona dentro quel tipo di società prima e poi dentro un club inglese. Da lavoratore che riguardava altre squadre potevo rimanere freddo, da tifoso atalantino un po’ di timore di assistere ad un deja vu con la squadra di cui sono tifoso un po’ di strizza me la da. 

mmfa
26 Febbraio 2025 | 21.15

Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

mmfa
26 Febbraio 2025 | 21.15

Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

mmfa
26 Febbraio 2025 | 21.15

Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

mmfa
26 Febbraio 2025 | 21.15

Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

melu87
26 Febbraio 2025 | 21.24
Gustavsson
26 Febbraio 2025 | 21.33
stevesteve
26 Febbraio 2025 | 21.09
Dea lover
26 Febbraio 2025 | 21.32
mmfa
26 Febbraio 2025 | 21.15

Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

mmfa
26 Febbraio 2025 | 21.15

Dentro questa piramide di club in diversi paesi ci ho lavorato personalmente nei primi anni 2000, personalmente capisco e so a cosa mirano da un punto di vista di business come gruppo finanziario, ma a chi è uomo di sport non può piacere. Per un tifoso atalantino quello che deve preoccupare è che il vertice non è bergamasco e quindi l’Atalanta è una mera entità in una congettura temporanea. Parleranno dell’Atalanta come vertice ora in attesa che si presenti l’opportunità di comprare un club più grande con un bacino nazionale o mondiale che farà retrocedere la nostra amata in posizioni inferiori per natura. Perché il seguito che abbiamo è aumentato più per curiosi e non per tifosi veri. La marea di folla africana che ci segue perché è tifosa personale di Lookman ci pianterà non appena Ademola sarà ceduto, a meno che per qualche anno sapendo l’indotto di potenziale cifra d’affari di marketing che si porta dietro, Pagliuca non decida di coprire d’oro il ragazzo per farlo restare, ma è una operazione miope secondo me, perché riguarda un solo uomo che avrà ancora pochi anni come top e poi ci sarà la sua parabola discendente. Se l’Atalanta vende Ademola maggiorando il prezzo motivandolo per la stima di aumento di cifra d’affari in marketing, secondo me fa la scelta migliore. La magia di Lookman non è eterna e se la scelta di farlo restare è alternativa alla permanenza di Gasp a mio modesto modo di vedere è un errore grave per una gestione sportiva-finanziaria del nostro club. Perché Gasp fa crescere tutti e tutti fanno andare avanti la squadra nei risultati ognuno in maniera proporzionale al proprio talento. 

Il gruppo di Pagliuca non investirà mai cifre folli per i giocatori nell’Atalanta tanto quanto ne spenderebbe se dovesse comprare ad esempio il Liverpool o un club equivalente con un seguito mondiale in un campionato come quello inglese. 

Anzi quel club si prenderebbe la fetta più grossa del budget non noi, secondo me noi non abbiamo mai usufruito di soldi “americani” per fare il mercato ma abbiamo attinto alle risorse disponibili in terra bergamasca date dal tesoretto di mercati e gestioni stagionali vittoriose e virtuose. Se Pagliuca fosse stato veramente interessato nel salto di qualità come aveva chiesto Gasp forse si sarebbe dovuto vedere ad agosto per qualità e a febbraio per mettere una pezza alle falle dovute agli infortuni. Non ne ho la riprova ma dire che di certe cose se ne occupano i Percassi sa di scaricarsi di una responsabilità per una scelta mancata, anche in virtù del fatto che in passato, ad esempio, per Højlund, Pagliuca si è mosso eccome, tanto che ha reso pubblici i dettagli di cosa ha fatto. 

Non mi illudo che saremo per molto la punta di diamante di un gruppo finanziario che vuole massivamente investire in altri club nello stesso sport e questo non mi piace. Perché è vero che potenzialmente figuriamo come forza finanziaria col gruppo americano dietro le spalle, ma se le rendite dei prossimi esercizi non saranno di media in linea con quelli a cui ci ha abituato la gestione Gasp a pari investimenti, loro fanno in fretta anche a disfarsi dell’Atalanta. Invece con una gestione bergamasca che fa l’Atalanta al “centro del mondo”, la totalità degli investimenti è per lo sviluppo della club. Poi ha ragione Gasp a dire che i soldi si fanno quando si spende per la squadra, perché se vince e rimane a certi livelli l’entrata finanziaria è sicuramente superiore rispetto a quella generata da ampliamento strutture e squadra U23. In sostanza la chiave è tenere un allenatore che sa migliorare giocatori pronti secondo il nostro budget, assicurarci una costate permanenza tra i vertici del campionato il più a lungo possibile e arrivare almeno agli ottavi se si fa la CL mentre se capita la EL si può provare a rivincerla. Altri mezzi per crescere non ce ne sono. 

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