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25 Settembre 2026 | 10.47

Domanda intelligente e molto pratica, assai più profonda di quanto possa sembrare a prima vista, secondo me.

Io a calcio ci ho giocato, da grezzo e statico stopper, parecchio alto per l'epoca, tecnicamente di natura scarsissimo, dato di fatto cui sopperivo con un certo senso tattico e una certa duttilità.

Ho cominciato seriamente e con passione a giocare a calcio all'epoca dei Gustavsson, dei Colombo e dei Maschio, per poi proseguire amatorialmente per anni ed anni.

Posso riferirti, dunque, della mia esperienza sul campo, di lunga milizia ma bassissimo livello, pur essendo sempre stato in più che buon contatto con il pianeta Atalanta: trovo non del tutto congruo il paragone fra il mondo del lavoro e quello del pallone, perché nel primo c'è comunque un distacco fra la persona e le sue mansioni mentre nel secondo tutto lo sportivo resta sempre  coinvolto, inscindibilmente, mettendo in gioco tutto se stesso (per questo capisco e pratico il tifo per una società sportiva "a caso", l'Atalanta, e comunque non per l'azienda che oggi è e dovrebbe esserne il motore).

Osservato quanto sopra, posso dirti che ben raramente ho visto cambiare l'approccio al giuoco da parte di un giocatore (io son stato costretto a farlo perché ero oggettivamente  un brocco), proprio perché occorre "cambiare la testa", e questa è la cosa più difficile che si possa chiedere a una persona.

Non mi stupisco, quindi, delle difficoltà che si stanno incontrando; mi stupisce semmai avvertire che si è data l'impressione che esse non siano state pienamente soppesate per tempo, per l'importanza che avevano, forse scambiando giocatori di calcio per normali dipendenti (aziendalismo, che fa a pugni con lo sport). Tutto qui.

I_Gol_di_Zampagna
25 Settembre 2026 | 13.05

Non sono per niente d'accordo che eravamo nelle stesse condizioni. Meno punti e ansia da retrocessione, perché ai tempi era un'eventualità che ben conoscevamo e il valore economico della rosa rafforzava il timore rendevano già la situazione diversa, per quanto qui, giustamente qualcuno ha paura di sbagliare stagione (ma secondo me mal che vada si butta fuori il mister e si raggiunge la salvezza). Per il resto:

- Campo. La squadra creava, aveva un gioco, da registrare e con errori, ma ricordiamoci. Con la Lazio la megapapera di Sportiello sullo 0-2. Con la Samp espulsione di Carmona e papera di Sportiello sul gol di Barreto. Con il Toro la portammo a casa. Effettivamente a Cagliari non pervenuti. Con il Palermo: rigore sbagliato, qualche gol fallito e gol preso su palla da fermo. Ma quella squadra era viva... aveva il problema che né Paloschi né Pinilla la buttavano dentro e Petagna pur facendosi valere quando giocava, non era ancora esploso. Situazione ampiamente diversa dalle minestre insipide e dalla scarsa pericolosità dell'attuale 

Giovani. Gasp al tempo poteva contare su seconde linee che infatti non esitò lanciare. Con Sarri si parla al massimo di Obric come pedina, ma alcuni come Vavassori sono in prestito. Altri ruotano nell'orbita Under 23 e non si capisce ancora come venga valutata e faccio un esempio. Uno come Levak ha reso e sta rendendo bene. Viene portato in ritiro e sembra che la sua figura la faccia. Poi finisce di nuovo in Under 23 e salvo infortuni e squalifiche, temo che questo marcirà facendogli buttare un altro anno... o lo davi in prestito in categorie superiori (stile Vava e soprattutto Palestra) oppure lo fai entrare davvero nelle rotazioni, perché non mi sembra che l'obiettivo dell'under sia la B, ma valorizzare. Vale per Levak, ma potrebbe essere lo stesso per Navarro ad es. Secondo me urge ripensare a strategia e priorità

Dal punto di vista societario oggi non sembra esserci il dualismo del tempo. Sarri è stato scelto da Giuntoli e sicuramente tale scelta è stata avallata da almeno 2 su 3 tra zio Steve, LP e Tone. 

Base economica: oggi si ha uno stadio di proprietà, molti più accordi commerciali che direi di maggiore valore e con accordi (salvo clausole legate a risultati) di più ampio respiro (ricordate che quell'anno Nike non rinnovò). Si arriva da anni di utili di bilancio e con un fatturato enormemente cresciuto e un valore della rosa altrettanto. Certo c'è un tasto dolente, ovvero il costo del lavoro, esploso e a volte disallineato (vedi Kessie, Scamacca, Raspadori, Ederson... ma nello sport ci sta). 

Ho sottolineato la questione giovani, perché credo sia un aspetto strategico rilevante. La vera grande differenza è che quest'annata è sempre più caratterizzata dalla scelta della squadra e degli elementi pronti. Sacrificati i giovani per arrivare a fare mercato, come fece Giuntoli alla Juve a cui si rimproverà soprattutto questo, non l'aver comprato Goob, Gonzalez, Douglas (buoni giocatori su cui si poteva scommettere, magari si può parlare dei costi di cartellino e ingaggio) ma aver di fatto sacrificato o quasi svenduto i Soulè e compagnia cantante. Giuntoli lo fece perché la Juve deve puntare come minimo alla qualificazione Champions e fare un percorso europeo di livello. Non sono i nostri obiettivi. Qui chiama un mister che deve ricostruire, invocano pazienza e si svenano per comprare giocatori che sono punti interrogativi, a volte semplicemente per dispetto o ripicca (vedi Kessie) che non genereranno plusvalenze... secondo me è roba da matti. Non otteremo risultati sportivi che alzeranno il fatturato e al tempo stesso non avremo generato le famose plusvalenze (a parte Carnesecchi che abbiamo in pancia da un po' e a parte Scalvini perché del vivavio). Se qualcuno pensa di vendere Vavassori (uno dei pochi che sta giocando in una categoria un po' superiore) a 40-50 milioni il prossimo anno portatemelo per favore... adoro gli ottimisti. Questi davvero credono che il prossimo anno potranno trattenere i Cdk vari (ammesso che meritino conferma) in una situazione ridimensionata, in sofferenza dal punto di vista economico e di ricavarci plusvalenze? Ok per alcuni, in primis Scamacca, avremo ammortato ma noi si sarebbe stati in piedi e finanziati se Scamacca pagato una trentina si vendeva a 50 e non venduto a 15 per chiudere a parti con ammortamento (poi a parte dovremmo parlare dei 3 M che si prende ogni anno). 

Qui urge che il Tone si svegli... perché l'altra grande differenza è che ai tempi c'era al comando lui e con un peso completamente diverso. 

Detto ciò, davvero spero di essere smentito perché Giuntoli ha azzeccato la scelta Sarri e le altre di calciomercato. Questa è l'unica assonanza. Io ai tempi avrei scommesso sul Gasp per quanto fece vedere a Genova nel corso degli anni... ora non ho la stessa fiducia in Sarri se guardo alla sua carriera, specie negli ultimi anni.

Astarte
25 Settembre 2026 | 12.57
Luca86
25 Settembre 2026 | 11.52
IlVale77
25 Settembre 2026 | 06.40

Premessa importante: io a calcio non ho mai giocato. Non dico “ad alti livelli”: proprio mai giocato seriamente. Quindi questa non vuole essere una lezione di tattica, anzi. È una domanda da profano a chi magari ha giocato e queste cose le conosce davvero.


Quanto è difficile, per un calciatore professionista, cambiare modo di giocare?


Capisco che passare dalla difesa a 3 a quella a 4 non significhi semplicemente spostare un uomo. Cambiano distanze, movimenti, coperture, tempi di uscita. E immagino che passare dalla marcatura a uomo alla zona richieda automatismi completamente diversi.


Ma proprio perché non ho mai giocato, faccio fatica a capire quanto possa essere complicato per gente che fa SOLO questo nella vita.


Sono professionisti. Si allenano tutti i giorni. Hanno allenatori, collaboratori, video, esercitazioni, analisi delle situazioni. Ripetono quei movimenti per ore.


Sul lavoro capita di cambiare mansione, procedure, programmi, responsabile, magari dopo vent'anni passati a fare le cose in un certo modo. All'inizio sei spaesato, sbagli, devi pensarci. Poi però impari.


E allora mi chiedo sinceramente: nel calcio quanto tempo serve?


Perché se dopo settimane di allenamenti vediamo ancora giocatori che sembrano non sapere dove stare, compagni che non si trovano, movimenti che non partono e una squadra che deve pensare prima di fare qualsiasi cosa, faccio fatica a spiegarmi tutto soltanto con “prima giocavano in un altro modo”.


Magari sto sottovalutando enormemente la difficoltà, proprio perché non ho mai giocato. Ed è questo che vorrei capire.


Dove finisce il normale tempo necessario per imparare un sistema nuovo e dove comincia invece un problema vero? Di allenatore, di giocatori poco adatti a quel sistema, o di entrambi?


Perché il tempo serve, sicuramente. Ma prima o poi quello che provi tutta la settimana deve cominciare a vedersi anche la domenica.

lucanember
25 Settembre 2026 | 11.11
MacchiaNeroBlu
25 Settembre 2026 | 11.45
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Ol Serval
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Ex-Cridoni27
25 Settembre 2026 | 01.34

Nel dibattito calcistico moderno, la zona integrale è spesso dipinta come un sistema complesso, un dogma tattico che richiede mesi di duro lavoro per essere assimilato dai calciatori. Questa narrazione si scontra con la realtà di tante squadre che adottano questo sistema tattico senza quaresime di attesa (quelle di Emery, Tuchel, Flick ma anche di allenatori meno blasonati in mezza Europa). La zona integrale dello stesso Sarri non è una scienza occulta ma un sistema basato su principi intuitivi. A differenza della marcatura a uomo, dove il difensore deve continuamente "leggere" i movimenti e le caratteristiche di un avversario specifico, la zona offre coordinate fisse: il calciatore deve guardare dove si trova la palla e muoversi in armonia con la propria linea. Poiché il movimento è collettivo e codificato, il cervello del singolo automatizza queste reazioni non per forza più lentamente rispetto alle variabili di un duello individuale a tutto campo (con relativi scambi di marcatura tra compagni). Tutto ciò premesso, quanti nostri giocatori in campo hanno trascorso chissà quanti anni col Gasp all’interno di un universo tattico differente? Non molti. E quanti di essi hanno maturato esperienze professionali precedenti in cui giocavano a zona senza troppe paranoie? Parecchi.

Forse allora è venuto il momento di domandarsi se la qualità di questa rosa sia all’altezza di così tante aspettative. Siamo sicuri che Scalvini sia un difensore centrale forte come è stato dipinto in questi anni... e Kossonou o Kristensen siano l’ideale per affiancarlo (o peggio, che Hien cambierà le sorti di una retroguardia)? Tutti entusiasti del talento di Bellanova e Bernasconi sulle fasce? Abbiamo la convinzione che Samardzic e Gaetano siano centrocampisti di alto livello? O che CDK non sia davvero il giocatore visto nell’ultimo anno e mezzo, piuttosto che quello ammirato per 6 mesi la prima stagione? Non vi viene in mente che per avere un centravanti veramente forte, serva mettere Scamacca e Kristovic in un solo giocatore (anziché alternarli nella speranza di imbroccare la scelta di giornata)? Personalmente, dopo aver visto nella Dea Romero, Gomez, Ilicic, Zapata, Lookman ed altri ho tutti questi dubbi (l’unica certezza è il talento tra i pali). Il resto mi lascia molto perplesso!

IlVale77
25 Settembre 2026 | 06.40

Premessa importante: io a calcio non ho mai giocato. Non dico “ad alti livelli”: proprio mai giocato seriamente. Quindi questa non vuole essere una lezione di tattica, anzi. È una domanda da profano a chi magari ha giocato e queste cose le conosce davvero.


Quanto è difficile, per un calciatore professionista, cambiare modo di giocare?


Capisco che passare dalla difesa a 3 a quella a 4 non significhi semplicemente spostare un uomo. Cambiano distanze, movimenti, coperture, tempi di uscita. E immagino che passare dalla marcatura a uomo alla zona richieda automatismi completamente diversi.


Ma proprio perché non ho mai giocato, faccio fatica a capire quanto possa essere complicato per gente che fa SOLO questo nella vita.


Sono professionisti. Si allenano tutti i giorni. Hanno allenatori, collaboratori, video, esercitazioni, analisi delle situazioni. Ripetono quei movimenti per ore.


Sul lavoro capita di cambiare mansione, procedure, programmi, responsabile, magari dopo vent'anni passati a fare le cose in un certo modo. All'inizio sei spaesato, sbagli, devi pensarci. Poi però impari.


E allora mi chiedo sinceramente: nel calcio quanto tempo serve?


Perché se dopo settimane di allenamenti vediamo ancora giocatori che sembrano non sapere dove stare, compagni che non si trovano, movimenti che non partono e una squadra che deve pensare prima di fare qualsiasi cosa, faccio fatica a spiegarmi tutto soltanto con “prima giocavano in un altro modo”.


Magari sto sottovalutando enormemente la difficoltà, proprio perché non ho mai giocato. Ed è questo che vorrei capire.


Dove finisce il normale tempo necessario per imparare un sistema nuovo e dove comincia invece un problema vero? Di allenatore, di giocatori poco adatti a quel sistema, o di entrambi?


Perché il tempo serve, sicuramente. Ma prima o poi quello che provi tutta la settimana deve cominciare a vedersi anche la domenica.

Gustavsson
25 Settembre 2026 | 10.47

Domanda intelligente e molto pratica, assai più profonda di quanto possa sembrare a prima vista, secondo me.

Io a calcio ci ho giocato, da grezzo e statico stopper, parecchio alto per l'epoca, tecnicamente di natura scarsissimo, dato di fatto cui sopperivo con un certo senso tattico e una certa duttilità.

Ho cominciato seriamente e con passione a giocare a calcio all'epoca dei Gustavsson, dei Colombo e dei Maschio, per poi proseguire amatorialmente per anni ed anni.

Posso riferirti, dunque, della mia esperienza sul campo, di lunga milizia ma bassissimo livello, pur essendo sempre stato in più che buon contatto con il pianeta Atalanta: trovo non del tutto congruo il paragone fra il mondo del lavoro e quello del pallone, perché nel primo c'è comunque un distacco fra la persona e le sue mansioni mentre nel secondo tutto lo sportivo resta sempre  coinvolto, inscindibilmente, mettendo in gioco tutto se stesso (per questo capisco e pratico il tifo per una società sportiva "a caso", l'Atalanta, e comunque non per l'azienda che oggi è e dovrebbe esserne il motore).

Osservato quanto sopra, posso dirti che ben raramente ho visto cambiare l'approccio al giuoco da parte di un giocatore (io son stato costretto a farlo perché ero oggettivamente  un brocco), proprio perché occorre "cambiare la testa", e questa è la cosa più difficile che si possa chiedere a una persona.

Non mi stupisco, quindi, delle difficoltà che si stanno incontrando; mi stupisce semmai avvertire che si è data l'impressione che esse non siano state pienamente soppesate per tempo, per l'importanza che avevano, forse scambiando giocatori di calcio per normali dipendenti (aziendalismo, che fa a pugni con lo sport). Tutto qui.

IlVale77
25 Settembre 2026 | 06.40

Premessa importante: io a calcio non ho mai giocato. Non dico “ad alti livelli”: proprio mai giocato seriamente. Quindi questa non vuole essere una lezione di tattica, anzi. È una domanda da profano a chi magari ha giocato e queste cose le conosce davvero.


Quanto è difficile, per un calciatore professionista, cambiare modo di giocare?


Capisco che passare dalla difesa a 3 a quella a 4 non significhi semplicemente spostare un uomo. Cambiano distanze, movimenti, coperture, tempi di uscita. E immagino che passare dalla marcatura a uomo alla zona richieda automatismi completamente diversi.


Ma proprio perché non ho mai giocato, faccio fatica a capire quanto possa essere complicato per gente che fa SOLO questo nella vita.


Sono professionisti. Si allenano tutti i giorni. Hanno allenatori, collaboratori, video, esercitazioni, analisi delle situazioni. Ripetono quei movimenti per ore.


Sul lavoro capita di cambiare mansione, procedure, programmi, responsabile, magari dopo vent'anni passati a fare le cose in un certo modo. All'inizio sei spaesato, sbagli, devi pensarci. Poi però impari.


E allora mi chiedo sinceramente: nel calcio quanto tempo serve?


Perché se dopo settimane di allenamenti vediamo ancora giocatori che sembrano non sapere dove stare, compagni che non si trovano, movimenti che non partono e una squadra che deve pensare prima di fare qualsiasi cosa, faccio fatica a spiegarmi tutto soltanto con “prima giocavano in un altro modo”.


Magari sto sottovalutando enormemente la difficoltà, proprio perché non ho mai giocato. Ed è questo che vorrei capire.


Dove finisce il normale tempo necessario per imparare un sistema nuovo e dove comincia invece un problema vero? Di allenatore, di giocatori poco adatti a quel sistema, o di entrambi?


Perché il tempo serve, sicuramente. Ma prima o poi quello che provi tutta la settimana deve cominciare a vedersi anche la domenica.

maribonanomi
25 Settembre 2026 | 10.40
atalantafan
25 Settembre 2026 | 08.13
IlVale77
25 Settembre 2026 | 06.40

Premessa importante: io a calcio non ho mai giocato. Non dico “ad alti livelli”: proprio mai giocato seriamente. Quindi questa non vuole essere una lezione di tattica, anzi. È una domanda da profano a chi magari ha giocato e queste cose le conosce davvero.


Quanto è difficile, per un calciatore professionista, cambiare modo di giocare?


Capisco che passare dalla difesa a 3 a quella a 4 non significhi semplicemente spostare un uomo. Cambiano distanze, movimenti, coperture, tempi di uscita. E immagino che passare dalla marcatura a uomo alla zona richieda automatismi completamente diversi.


Ma proprio perché non ho mai giocato, faccio fatica a capire quanto possa essere complicato per gente che fa SOLO questo nella vita.


Sono professionisti. Si allenano tutti i giorni. Hanno allenatori, collaboratori, video, esercitazioni, analisi delle situazioni. Ripetono quei movimenti per ore.


Sul lavoro capita di cambiare mansione, procedure, programmi, responsabile, magari dopo vent'anni passati a fare le cose in un certo modo. All'inizio sei spaesato, sbagli, devi pensarci. Poi però impari.


E allora mi chiedo sinceramente: nel calcio quanto tempo serve?


Perché se dopo settimane di allenamenti vediamo ancora giocatori che sembrano non sapere dove stare, compagni che non si trovano, movimenti che non partono e una squadra che deve pensare prima di fare qualsiasi cosa, faccio fatica a spiegarmi tutto soltanto con “prima giocavano in un altro modo”.


Magari sto sottovalutando enormemente la difficoltà, proprio perché non ho mai giocato. Ed è questo che vorrei capire.


Dove finisce il normale tempo necessario per imparare un sistema nuovo e dove comincia invece un problema vero? Di allenatore, di giocatori poco adatti a quel sistema, o di entrambi?


Perché il tempo serve, sicuramente. Ma prima o poi quello che provi tutta la settimana deve cominciare a vedersi anche la domenica.