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Francisco d Anconia
10 Maggio 2026 | 14.38

In questi giorni si sta creando un dibattito quasi ideologico tra chi vuole confermare Palladino e chi invece vorrebbe cambiare allenatore. Ma forse il problema è che spesso nel calcio si giudica un tecnico quasi esclusivamente dai risultati, che però sono solo una parte della storia.

Perché puoi vincere tutto o perdere tutto, ma questo non basta a stabilire se un allenatore sia un fenomeno o un incapace. Se alleni dei fuoriclasse certe partite te le risolvono loro; se hai una rosa mediocre, puoi anche avere idee ottime e comunque affondare.

Il punto vero, per me, è un altro: che idea di calcio dai alla squadra? Esiste un’identità riconoscibile oppure no?

Ed è qui che nasce la preoccupazione su Palladino. Non tanto per gli ultimi risultati, ma perché il gioco sembra essere tornato verso derive molto “juriciane”: possesso lento, tanti passaggi orizzontali, pochissime verticalizzazioni, ritmi bassi e una sensazione costante di sterilità. Una squadra che palleggia senza mordere.

Il dubbio enorme è capire se il calcio che abbiamo visto per anni con il Gasp - aggressivo, verticale, feroce - oggi non sia più replicabile perché certi giocatori sono ormai consumati fisicamente e mentalmente, oppure se semplicemente l’idea di Palladino sia un’altra.

E questo, da fuori, non possiamo saperlo. Lo sa solo la società, che vive il tecnico ogni giorno e può capire se certi limiti dipendano dalla rosa o dalla proposta di gioco.

Perché si può anche vincere senza convincere, ed è proprio lì che nasce il dubbio. Estremizzando: se avessimo vinto tutte le partite con i lanci di Carnesecchi per Scamacca o Krtstovic, magari lo scudetto lo portavi pure a casa. Ma davvero ci basterebbe vincere così? O dopo anni passati a vedere un calcio dominante, intenso e coraggioso, finiremmo comunque per sentirci impoveriti?

Francisco d Anconia
10 Maggio 2026 | 14.38

In questi giorni si sta creando un dibattito quasi ideologico tra chi vuole confermare Palladino e chi invece vorrebbe cambiare allenatore. Ma forse il problema è che spesso nel calcio si giudica un tecnico quasi esclusivamente dai risultati, che però sono solo una parte della storia.

Perché puoi vincere tutto o perdere tutto, ma questo non basta a stabilire se un allenatore sia un fenomeno o un incapace. Se alleni dei fuoriclasse certe partite te le risolvono loro; se hai una rosa mediocre, puoi anche avere idee ottime e comunque affondare.

Il punto vero, per me, è un altro: che idea di calcio dai alla squadra? Esiste un’identità riconoscibile oppure no?

Ed è qui che nasce la preoccupazione su Palladino. Non tanto per gli ultimi risultati, ma perché il gioco sembra essere tornato verso derive molto “juriciane”: possesso lento, tanti passaggi orizzontali, pochissime verticalizzazioni, ritmi bassi e una sensazione costante di sterilità. Una squadra che palleggia senza mordere.

Il dubbio enorme è capire se il calcio che abbiamo visto per anni con il Gasp - aggressivo, verticale, feroce - oggi non sia più replicabile perché certi giocatori sono ormai consumati fisicamente e mentalmente, oppure se semplicemente l’idea di Palladino sia un’altra.

E questo, da fuori, non possiamo saperlo. Lo sa solo la società, che vive il tecnico ogni giorno e può capire se certi limiti dipendano dalla rosa o dalla proposta di gioco.

Perché si può anche vincere senza convincere, ed è proprio lì che nasce il dubbio. Estremizzando: se avessimo vinto tutte le partite con i lanci di Carnesecchi per Scamacca o Krtstovic, magari lo scudetto lo portavi pure a casa. Ma davvero ci basterebbe vincere così? O dopo anni passati a vedere un calcio dominante, intenso e coraggioso, finiremmo comunque per sentirci impoveriti?

farabundo
10 Maggio 2026 | 14.07
VamosTanque
10 Maggio 2026 | 13.47
sterlok73
10 Maggio 2026 | 13.51