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Boh e il Mistero di Histerio.

A Zingonia, un piccolo borgo immerso tra i colli e i fiumi della Lombardia, viveva Boh, un uomo dallo sguardo acuto e dal cuore grande. Boh non era un abitante qualunque: era l’osservatore e uomo di mercato dell’Atalanta, la squadra di calcio che faceva battere il cuore di tutta la provincia. Con il suo catamarano, che chiamava “La Speranza”, solcava i fiumi e i laghi della regione, sempre alla ricerca di nuovi talenti da portare nella squadra nerazzurra. Quell’inverno, però, le cose non stavano andando come previsto. Nonostante Boh avesse viaggiato in lungo e in largo, scrutato ogni angolo d’Europa e persino oltre, non era riuscito a convincere nessun giocatore a unirsi all’Atalanta. Ogni trattativa sembrava sfumare all’ultimo momento, ogni promessa svaniva nel vento. Boh, seduto sulla tolda del suo catamarano, si sentiva sempre più giù. «Come faccio a tornare a Zingonia a mani vuote?» si chiedeva, guardando il tramonto riflettersi sull’acqua. Una sera, mentre riordinava i suoi appunti nella piccola cabina del catamarano, Boh ebbe un’illuminazione. «Se non riesco a trovare un attaccante, me lo creo!» esclamò, con un sorriso che non gli si vedeva da settimane. Boh aveva un laboratorio segreto, nascosto in una grotta lungo il fiume, dove passava le sue notti a sperimentare con la scienza e la tecnologia. Era un genio solitario, un po’ pazzo, ma con una mente brillante. Prese un campione di DNA da un vecchio scarpino da calcio appartenuto a un leggendario attaccante degli anni ’80 e lo mescolò con un po’ di polvere di stelle raccolta durante una notte di luna piena. Dopo giorni e notti di lavoro, il suo esperimento ebbe successo: dal laboratorio uscì Histerio, un giovane calciatore alto, slanciato, con uno sguardo magnetico e un dribbling che sembrava magia. «Histerio, sei perfetto!» esclamò Boh, commosso. «Sei la risposta ai miei problemi!» Histerio, però, era un po’… strano. Non parlava molto, e quando lo faceva, le sue frasi erano enigmatiche. «Il pallone è come il vento, Boh» diceva, «nessuno può catturarlo, ma tutti possono sentirlo.», “io sono solo una plusvalenza “. Boh non capiva sempre quello che intendeva, ma sapeva che Histerio aveva un talento unico. Il giorno del debutto di Histerio in Serie A, il Gewiss Stadium era gremito. Tutti volevano vedere il nuovo fenomeno dell’Atalanta. E Histerio non deluse: segnò due gol spettacolari, uno dei quali con una rovesciata che lasciò senza parole anche i tifosi avversari. Boh, seduto in tribuna, piangeva di gioia. «Ce l’ho fatta» sussurrò. Ma quella notte, mentre tornava al catamarano, Boh trovò Histerio in piedi sulla riva del fiume, lo sguardo perso nell’acqua. «Cosa c’è, Histerio?» chiese Boh, preoccupato. «Boh, io non sono come gli altri. Io sono solo una plusvalenza, vero?» rispose Histerio, con voce calma. «Sono fatto di sogni e di polvere di stelle. Non posso restare per sempre.» Boh cercò di protestare, ma Histerio lo interruppe. «Il mio compito era aiutarti a credere di nuovo nelle tue capacità. Ora tocca a te andare avanti.» E così, con un ultimo sorriso, Histerio si dissolse nell’aria, lasciando Boh solo sotto la luna. Il giorno dopo, Boh tornò al suo lavoro con rinnovata energia. Non aveva più bisogno di clonare giocatori: aveva capito che il vero talento stava nella passione e nella dedizione. E con il suo catamarano, “La Speranza”, continuò a navigare, pronto a scoprire nuovi campioni. Ma ogni tanto, nelle notti di luna piena, Boh guardava il cielo e sorrideva, pensando a Histerio, il misterioso attaccante fatto di sogni e polvere di stelle che era molto più di una plusvalenza. 

SudatoDinverno
06 Febbraio 2025 | 13.49

Boh e il Mistero di Histerio.

A Zingonia, un piccolo borgo immerso tra i colli e i fiumi della Lombardia, viveva Boh, un uomo dallo sguardo acuto e dal cuore grande. Boh non era un abitante qualunque: era l’osservatore e uomo di mercato dell’Atalanta, la squadra di calcio che faceva battere il cuore di tutta la provincia. Con il suo catamarano, che chiamava “La Speranza”, solcava i fiumi e i laghi della regione, sempre alla ricerca di nuovi talenti da portare nella squadra nerazzurra. Quell’inverno, però, le cose non stavano andando come previsto. Nonostante Boh avesse viaggiato in lungo e in largo, scrutato ogni angolo d’Europa e persino oltre, non era riuscito a convincere nessun giocatore a unirsi all’Atalanta. Ogni trattativa sembrava sfumare all’ultimo momento, ogni promessa svaniva nel vento. Boh, seduto sulla tolda del suo catamarano, si sentiva sempre più giù. «Come faccio a tornare a Zingonia a mani vuote?» si chiedeva, guardando il tramonto riflettersi sull’acqua. Una sera, mentre riordinava i suoi appunti nella piccola cabina del catamarano, Boh ebbe un’illuminazione. «Se non riesco a trovare un attaccante, me lo creo!» esclamò, con un sorriso che non gli si vedeva da settimane. Boh aveva un laboratorio segreto, nascosto in una grotta lungo il fiume, dove passava le sue notti a sperimentare con la scienza e la tecnologia. Era un genio solitario, un po’ pazzo, ma con una mente brillante. Prese un campione di DNA da un vecchio scarpino da calcio appartenuto a un leggendario attaccante degli anni ’80 e lo mescolò con un po’ di polvere di stelle raccolta durante una notte di luna piena. Dopo giorni e notti di lavoro, il suo esperimento ebbe successo: dal laboratorio uscì Histerio, un giovane calciatore alto, slanciato, con uno sguardo magnetico e un dribbling che sembrava magia. «Histerio, sei perfetto!» esclamò Boh, commosso. «Sei la risposta ai miei problemi!» Histerio, però, era un po’… strano. Non parlava molto, e quando lo faceva, le sue frasi erano enigmatiche. «Il pallone è come il vento, Boh» diceva, «nessuno può catturarlo, ma tutti possono sentirlo.», “io sono solo una plusvalenza “. Boh non capiva sempre quello che intendeva, ma sapeva che Histerio aveva un talento unico. Il giorno del debutto di Histerio in Serie A, il Gewiss Stadium era gremito. Tutti volevano vedere il nuovo fenomeno dell’Atalanta. E Histerio non deluse: segnò due gol spettacolari, uno dei quali con una rovesciata che lasciò senza parole anche i tifosi avversari. Boh, seduto in tribuna, piangeva di gioia. «Ce l’ho fatta» sussurrò. Ma quella notte, mentre tornava al catamarano, Boh trovò Histerio in piedi sulla riva del fiume, lo sguardo perso nell’acqua. «Cosa c’è, Histerio?» chiese Boh, preoccupato. «Boh, io non sono come gli altri. Io sono solo una plusvalenza, vero?» rispose Histerio, con voce calma. «Sono fatto di sogni e di polvere di stelle. Non posso restare per sempre.» Boh cercò di protestare, ma Histerio lo interruppe. «Il mio compito era aiutarti a credere di nuovo nelle tue capacità. Ora tocca a te andare avanti.» E così, con un ultimo sorriso, Histerio si dissolse nell’aria, lasciando Boh solo sotto la luna. Il giorno dopo, Boh tornò al suo lavoro con rinnovata energia. Non aveva più bisogno di clonare giocatori: aveva capito che il vero talento stava nella passione e nella dedizione. E con il suo catamarano, “La Speranza”, continuò a navigare, pronto a scoprire nuovi campioni. Ma ogni tanto, nelle notti di luna piena, Boh guardava il cielo e sorrideva, pensando a Histerio, il misterioso attaccante fatto di sogni e polvere di stelle che era molto più di una plusvalenza. 

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Boh e il Mistero di Histerio.

A Zingonia, un piccolo borgo immerso tra i colli e i fiumi della Lombardia, viveva Boh, un uomo dallo sguardo acuto e dal cuore grande. Boh non era un abitante qualunque: era l’osservatore e uomo di mercato dell’Atalanta, la squadra di calcio che faceva battere il cuore di tutta la provincia. Con il suo catamarano, che chiamava “La Speranza”, solcava i fiumi e i laghi della regione, sempre alla ricerca di nuovi talenti da portare nella squadra nerazzurra. Quell’inverno, però, le cose non stavano andando come previsto. Nonostante Boh avesse viaggiato in lungo e in largo, scrutato ogni angolo d’Europa e persino oltre, non era riuscito a convincere nessun giocatore a unirsi all’Atalanta. Ogni trattativa sembrava sfumare all’ultimo momento, ogni promessa svaniva nel vento. Boh, seduto sulla tolda del suo catamarano, si sentiva sempre più giù. «Come faccio a tornare a Zingonia a mani vuote?» si chiedeva, guardando il tramonto riflettersi sull’acqua. Una sera, mentre riordinava i suoi appunti nella piccola cabina del catamarano, Boh ebbe un’illuminazione. «Se non riesco a trovare un attaccante, me lo creo!» esclamò, con un sorriso che non gli si vedeva da settimane. Boh aveva un laboratorio segreto, nascosto in una grotta lungo il fiume, dove passava le sue notti a sperimentare con la scienza e la tecnologia. Era un genio solitario, un po’ pazzo, ma con una mente brillante. Prese un campione di DNA da un vecchio scarpino da calcio appartenuto a un leggendario attaccante degli anni ’80 e lo mescolò con un po’ di polvere di stelle raccolta durante una notte di luna piena. Dopo giorni e notti di lavoro, il suo esperimento ebbe successo: dal laboratorio uscì Histerio, un giovane calciatore alto, slanciato, con uno sguardo magnetico e un dribbling che sembrava magia. «Histerio, sei perfetto!» esclamò Boh, commosso. «Sei la risposta ai miei problemi!» Histerio, però, era un po’… strano. Non parlava molto, e quando lo faceva, le sue frasi erano enigmatiche. «Il pallone è come il vento, Boh» diceva, «nessuno può catturarlo, ma tutti possono sentirlo.», “io sono solo una plusvalenza “. Boh non capiva sempre quello che intendeva, ma sapeva che Histerio aveva un talento unico. Il giorno del debutto di Histerio in Serie A, il Gewiss Stadium era gremito. Tutti volevano vedere il nuovo fenomeno dell’Atalanta. E Histerio non deluse: segnò due gol spettacolari, uno dei quali con una rovesciata che lasciò senza parole anche i tifosi avversari. Boh, seduto in tribuna, piangeva di gioia. «Ce l’ho fatta» sussurrò. Ma quella notte, mentre tornava al catamarano, Boh trovò Histerio in piedi sulla riva del fiume, lo sguardo perso nell’acqua. «Cosa c’è, Histerio?» chiese Boh, preoccupato. «Boh, io non sono come gli altri. Io sono solo una plusvalenza, vero?» rispose Histerio, con voce calma. «Sono fatto di sogni e di polvere di stelle. Non posso restare per sempre.» Boh cercò di protestare, ma Histerio lo interruppe. «Il mio compito era aiutarti a credere di nuovo nelle tue capacità. Ora tocca a te andare avanti.» E così, con un ultimo sorriso, Histerio si dissolse nell’aria, lasciando Boh solo sotto la luna. Il giorno dopo, Boh tornò al suo lavoro con rinnovata energia. Non aveva più bisogno di clonare giocatori: aveva capito che il vero talento stava nella passione e nella dedizione. E con il suo catamarano, “La Speranza”, continuò a navigare, pronto a scoprire nuovi campioni. Ma ogni tanto, nelle notti di luna piena, Boh guardava il cielo e sorrideva, pensando a Histerio, il misterioso attaccante fatto di sogni e polvere di stelle che era molto più di una plusvalenza. 

Astarte
06 Febbraio 2025 | 14.42
SudatoDinverno
06 Febbraio 2025 | 13.49

Boh e il Mistero di Histerio.

A Zingonia, un piccolo borgo immerso tra i colli e i fiumi della Lombardia, viveva Boh, un uomo dallo sguardo acuto e dal cuore grande. Boh non era un abitante qualunque: era l’osservatore e uomo di mercato dell’Atalanta, la squadra di calcio che faceva battere il cuore di tutta la provincia. Con il suo catamarano, che chiamava “La Speranza”, solcava i fiumi e i laghi della regione, sempre alla ricerca di nuovi talenti da portare nella squadra nerazzurra. Quell’inverno, però, le cose non stavano andando come previsto. Nonostante Boh avesse viaggiato in lungo e in largo, scrutato ogni angolo d’Europa e persino oltre, non era riuscito a convincere nessun giocatore a unirsi all’Atalanta. Ogni trattativa sembrava sfumare all’ultimo momento, ogni promessa svaniva nel vento. Boh, seduto sulla tolda del suo catamarano, si sentiva sempre più giù. «Come faccio a tornare a Zingonia a mani vuote?» si chiedeva, guardando il tramonto riflettersi sull’acqua. Una sera, mentre riordinava i suoi appunti nella piccola cabina del catamarano, Boh ebbe un’illuminazione. «Se non riesco a trovare un attaccante, me lo creo!» esclamò, con un sorriso che non gli si vedeva da settimane. Boh aveva un laboratorio segreto, nascosto in una grotta lungo il fiume, dove passava le sue notti a sperimentare con la scienza e la tecnologia. Era un genio solitario, un po’ pazzo, ma con una mente brillante. Prese un campione di DNA da un vecchio scarpino da calcio appartenuto a un leggendario attaccante degli anni ’80 e lo mescolò con un po’ di polvere di stelle raccolta durante una notte di luna piena. Dopo giorni e notti di lavoro, il suo esperimento ebbe successo: dal laboratorio uscì Histerio, un giovane calciatore alto, slanciato, con uno sguardo magnetico e un dribbling che sembrava magia. «Histerio, sei perfetto!» esclamò Boh, commosso. «Sei la risposta ai miei problemi!» Histerio, però, era un po’… strano. Non parlava molto, e quando lo faceva, le sue frasi erano enigmatiche. «Il pallone è come il vento, Boh» diceva, «nessuno può catturarlo, ma tutti possono sentirlo.», “io sono solo una plusvalenza “. Boh non capiva sempre quello che intendeva, ma sapeva che Histerio aveva un talento unico. Il giorno del debutto di Histerio in Serie A, il Gewiss Stadium era gremito. Tutti volevano vedere il nuovo fenomeno dell’Atalanta. E Histerio non deluse: segnò due gol spettacolari, uno dei quali con una rovesciata che lasciò senza parole anche i tifosi avversari. Boh, seduto in tribuna, piangeva di gioia. «Ce l’ho fatta» sussurrò. Ma quella notte, mentre tornava al catamarano, Boh trovò Histerio in piedi sulla riva del fiume, lo sguardo perso nell’acqua. «Cosa c’è, Histerio?» chiese Boh, preoccupato. «Boh, io non sono come gli altri. Io sono solo una plusvalenza, vero?» rispose Histerio, con voce calma. «Sono fatto di sogni e di polvere di stelle. Non posso restare per sempre.» Boh cercò di protestare, ma Histerio lo interruppe. «Il mio compito era aiutarti a credere di nuovo nelle tue capacità. Ora tocca a te andare avanti.» E così, con un ultimo sorriso, Histerio si dissolse nell’aria, lasciando Boh solo sotto la luna. Il giorno dopo, Boh tornò al suo lavoro con rinnovata energia. Non aveva più bisogno di clonare giocatori: aveva capito che il vero talento stava nella passione e nella dedizione. E con il suo catamarano, “La Speranza”, continuò a navigare, pronto a scoprire nuovi campioni. Ma ogni tanto, nelle notti di luna piena, Boh guardava il cielo e sorrideva, pensando a Histerio, il misterioso attaccante fatto di sogni e polvere di stelle che era molto più di una plusvalenza. 

H2
06 Febbraio 2025 | 14.04
SudatoDinverno
06 Febbraio 2025 | 13.49

Boh e il Mistero di Histerio.

A Zingonia, un piccolo borgo immerso tra i colli e i fiumi della Lombardia, viveva Boh, un uomo dallo sguardo acuto e dal cuore grande. Boh non era un abitante qualunque: era l’osservatore e uomo di mercato dell’Atalanta, la squadra di calcio che faceva battere il cuore di tutta la provincia. Con il suo catamarano, che chiamava “La Speranza”, solcava i fiumi e i laghi della regione, sempre alla ricerca di nuovi talenti da portare nella squadra nerazzurra. Quell’inverno, però, le cose non stavano andando come previsto. Nonostante Boh avesse viaggiato in lungo e in largo, scrutato ogni angolo d’Europa e persino oltre, non era riuscito a convincere nessun giocatore a unirsi all’Atalanta. Ogni trattativa sembrava sfumare all’ultimo momento, ogni promessa svaniva nel vento. Boh, seduto sulla tolda del suo catamarano, si sentiva sempre più giù. «Come faccio a tornare a Zingonia a mani vuote?» si chiedeva, guardando il tramonto riflettersi sull’acqua. Una sera, mentre riordinava i suoi appunti nella piccola cabina del catamarano, Boh ebbe un’illuminazione. «Se non riesco a trovare un attaccante, me lo creo!» esclamò, con un sorriso che non gli si vedeva da settimane. Boh aveva un laboratorio segreto, nascosto in una grotta lungo il fiume, dove passava le sue notti a sperimentare con la scienza e la tecnologia. Era un genio solitario, un po’ pazzo, ma con una mente brillante. Prese un campione di DNA da un vecchio scarpino da calcio appartenuto a un leggendario attaccante degli anni ’80 e lo mescolò con un po’ di polvere di stelle raccolta durante una notte di luna piena. Dopo giorni e notti di lavoro, il suo esperimento ebbe successo: dal laboratorio uscì Histerio, un giovane calciatore alto, slanciato, con uno sguardo magnetico e un dribbling che sembrava magia. «Histerio, sei perfetto!» esclamò Boh, commosso. «Sei la risposta ai miei problemi!» Histerio, però, era un po’… strano. Non parlava molto, e quando lo faceva, le sue frasi erano enigmatiche. «Il pallone è come il vento, Boh» diceva, «nessuno può catturarlo, ma tutti possono sentirlo.», “io sono solo una plusvalenza “. Boh non capiva sempre quello che intendeva, ma sapeva che Histerio aveva un talento unico. Il giorno del debutto di Histerio in Serie A, il Gewiss Stadium era gremito. Tutti volevano vedere il nuovo fenomeno dell’Atalanta. E Histerio non deluse: segnò due gol spettacolari, uno dei quali con una rovesciata che lasciò senza parole anche i tifosi avversari. Boh, seduto in tribuna, piangeva di gioia. «Ce l’ho fatta» sussurrò. Ma quella notte, mentre tornava al catamarano, Boh trovò Histerio in piedi sulla riva del fiume, lo sguardo perso nell’acqua. «Cosa c’è, Histerio?» chiese Boh, preoccupato. «Boh, io non sono come gli altri. Io sono solo una plusvalenza, vero?» rispose Histerio, con voce calma. «Sono fatto di sogni e di polvere di stelle. Non posso restare per sempre.» Boh cercò di protestare, ma Histerio lo interruppe. «Il mio compito era aiutarti a credere di nuovo nelle tue capacità. Ora tocca a te andare avanti.» E così, con un ultimo sorriso, Histerio si dissolse nell’aria, lasciando Boh solo sotto la luna. Il giorno dopo, Boh tornò al suo lavoro con rinnovata energia. Non aveva più bisogno di clonare giocatori: aveva capito che il vero talento stava nella passione e nella dedizione. E con il suo catamarano, “La Speranza”, continuò a navigare, pronto a scoprire nuovi campioni. Ma ogni tanto, nelle notti di luna piena, Boh guardava il cielo e sorrideva, pensando a Histerio, il misterioso attaccante fatto di sogni e polvere di stelle che era molto più di una plusvalenza. 

Nemesis68
06 Febbraio 2025 | 11.35
Scozia
06 Febbraio 2025 | 12.30
unodibergamo
06 Febbraio 2025 | 09.05

Lato comunicativo siamo parzialmente migliorati, nei pre-match parla Luca Percassi anziché Umberto Marino e questa è una buona cosa. Le ovvietà che dicono ( i nostri ma in realtà tutti anche quelli delle altre squadre) sono ormai un mantra per tutti e sono spesso frutto di domande stereotipate e spesso di una banalità imbarazzante. Detto questo, la nostra carenza comunicativa ( a mio avviso) è il silenzio settimanale, mensile, o comunque in certe fasi della stagione (come nel calcio mercato per esempio) dove qualche parola e qualche spiegazione in più non guasterebbe, anzi. Se a un tifoso spieghi le cose, poi le può condividere oppure no, ma almeno il tifoso ha elementi certi sui quali basare le proprie opinioni. Faccio l'esempio di questo ultimo calcio mercato invernale. Sono usciti almeno una decina di nomi di giocatori d'attacco: Raspadori, Cherki, Beto, Lucca, Okafor e via andare....bene....forse molte di invenzioni giornalistiche....cosa ci vuole per fare una dichiarazione che smentisca il tutto e confermi magari che abbiamo solo provato a prendere Raspadori (è solo un esempio) ma che il Napoli per la situazione Kvara aveva deciso di non venderlo? Non ci vuole nulla di nulla, semplicemente bisogna capire la "pancia" dei tifosi e parlare anche con quella. Il buon Tone questa cosa la capisce (o perlomeno la capiva, ora forse un po' meno con l'età che avanza), Luca forse ancora no. Oppure è una scelta, a mio avviso errata, di mantenere uno stile comunicativo di un certo tipo, che a volte porta vantaggi, a volte porta problematiche. Aggiungo, in questo senso, abbiamo un DS (D'Amico, secondo me valido) che non sappiamo nemmeno che timbro di voce abbia. Strana come cose, in un mondo quello del calcio, dove tutti parlano, tutti dicono, tutti si esprimono, a volte anche su cose ed argomenti che non competono a loro. Anche la situazione Scalvini/Kossonou è paradossale. Se dichiari (come è stato dichiarato) che in estate Kossonou è stato preso per rimpiazzare Scalvini e che, fattosi male Kossonou il suo sostituto naturale era Scalvini e questo rientra con una situazione della spalla che lo mette a rischio, devi comunicativamente parlando fare uno scatto in avanti. Che può anche essere che dici di aver preso Posch per sostituire Scalvini per carità, ci sta. Ma lo dovresti dire in modo chiaro e magari esporti al contradditorio con una platea di giornalisti (se ne esistono ancora) che magari ti chiedono una cosa semplice: ma siete sicuri che affrontare la seconda parte di stagione dove giocatori come Hien, Djimsiti, Kolasinac hanno alle spalle già 30 partite, con infortuni e diffide che pesano, che basti numericamente rimettersi solo nella condizione di inizio stagione, quando i giocatori sono freschi e non usurati da una serie di partite? C'è da lavorarci su questo punto, e tanto a mio avviso.

Solefald
06 Febbraio 2025 | 11.49
Nemesis68
06 Febbraio 2025 | 10.55
triodeberghem
06 Febbraio 2025 | 09.36
unodibergamo
06 Febbraio 2025 | 11.44

Io non sono ne triste ne invidioso per natura, detto questo la legge in Italia recita questo:

Nel diritto e nella procedura penale, la presunzione di non colpevolezza è il principio secondo cui un imputato è innocente fino a prova contraria. In particolare, l’art. 27, co. 2, della Costituzione afferma che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Tale principio risponde a due esigenze fondamentali: affermare la presunzione di innocenza e prevedere la custodia cautelare prima dell’irrevocabilità della sentenza. L’imputato, infatti, non è assimilato al colpevole fino al momento della condanna definitiva. Ciò comporta il divieto di anticipare la pena, mentre consente l’applicazione delle misure cautelari. . Secondo la Corte costituzionale (sent. n. 124/1972) questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma soltanto «imputato».

Attraverso il daspo, che è un provvedimento amministrativo e non richiede di passare per tutto l'iter processuale, si anticipa la pena. E chi la anticipa, secondo la nostra Costituzione, non è la persona/entità preposta a farlo.

Diverso sarebbe se il daspo da provvedimento amministrativo diventasse misura cautelare....allora in questo senso, io ti mando a processo e nel frattempo, siccome sei secondo me pericoloso e puoi reiterare il reato, ti allontano cautelativamente dallo stadio.

Ma per considerarla una misura cautelare, deve essere aperta formalmente un'indagine dalla magistratura inquirente che demanda agli organi preposti (forze dell'ordine per semplificare il ragionamento) di effettuare indagini. 

Tutto questo non succede, quello che succede è che guardano le riprese, ti identificano e ti daspano.

La legge dice altro, se a te sta bene ti rispetto e rispetto la tua idea ma ti chiederei di non dare dei tristi e degli invidiosi a persone che la pensano diversamente da te suffragati da quelle Leggi che tu stesso citi come mantra.

SuperSaudati
06 Febbraio 2025 | 11.01
SuperSaudati
06 Febbraio 2025 | 11.15
triodeberghem
06 Febbraio 2025 | 09.36
Lorenz67
06 Febbraio 2025 | 11.24

beh, visti gli ultimi esempi "eclatanti" di mancato rispetto delle regole da parte degli organi piu' alti del governo dissento fortemente sulla tua affermazione... perche' se fai un rave con persone in un posto disperso e abbandonato rischi dai 2 ai 4 anni di carcere... se liberi senza motivo un omicida/torturatore/stupratore condannato dalla corte dell'Aja e colpito da mandato di cattura internazionale accompagnandolo addirittura con volo "di stato" nel suo paese direi che l'idea di "regime" non e' poi cosi' campata in aria.. vale lo stesso per il divieto di manifestare (se l'argomento da fastidio a chi governa) mentre assistiamo ogni settimana a manifestazioni apologetiche con commissione di reati con zero interventi delle forze dell'ordine (perche' naturalmente sono "affini" alla parte al governo).... ogni restrizione di liberta di espressione (o anche il contrario) sono classiche azioni di un regime... gravi o quisquilie non c'entra nulla.. possono essere stupidaggini all'inizio ma se tollerate non fanno che avallare la tendenza e potrebbero farsi sempre piu' pesanti.. lo stesso valga per la voglia di interferire politicamente con poi quando ci si accorge di essere in un regime dalla testa ai piedi e' sempre troppo tardi :( per non parlare della "voglia matta" dalla P2 in poi di violare la separazione dei poteri sancita dalla costituzione che non e' che prodromica ad un futuro e non tanto fantasioso regime come ipotesi.. il giorno che il potere politico avra' in mano quello giudiziario la bella storiella della repubblica democratica sara' finita definitivamente.. saremo al io son io e voi non siete un c...o stile marchese del Grillo...  

Andrea BG
06 Febbraio 2025 | 11.08
Nemesis68
06 Febbraio 2025 | 10.55
SOTAONOTER
06 Febbraio 2025 | 10.08
Scozia
06 Febbraio 2025 | 09.40
moreto
06 Febbraio 2025 | 07.14
unodibergamo
06 Febbraio 2025 | 09.05

Lato comunicativo siamo parzialmente migliorati, nei pre-match parla Luca Percassi anziché Umberto Marino e questa è una buona cosa. Le ovvietà che dicono ( i nostri ma in realtà tutti anche quelli delle altre squadre) sono ormai un mantra per tutti e sono spesso frutto di domande stereotipate e spesso di una banalità imbarazzante. Detto questo, la nostra carenza comunicativa ( a mio avviso) è il silenzio settimanale, mensile, o comunque in certe fasi della stagione (come nel calcio mercato per esempio) dove qualche parola e qualche spiegazione in più non guasterebbe, anzi. Se a un tifoso spieghi le cose, poi le può condividere oppure no, ma almeno il tifoso ha elementi certi sui quali basare le proprie opinioni. Faccio l'esempio di questo ultimo calcio mercato invernale. Sono usciti almeno una decina di nomi di giocatori d'attacco: Raspadori, Cherki, Beto, Lucca, Okafor e via andare....bene....forse molte di invenzioni giornalistiche....cosa ci vuole per fare una dichiarazione che smentisca il tutto e confermi magari che abbiamo solo provato a prendere Raspadori (è solo un esempio) ma che il Napoli per la situazione Kvara aveva deciso di non venderlo? Non ci vuole nulla di nulla, semplicemente bisogna capire la "pancia" dei tifosi e parlare anche con quella. Il buon Tone questa cosa la capisce (o perlomeno la capiva, ora forse un po' meno con l'età che avanza), Luca forse ancora no. Oppure è una scelta, a mio avviso errata, di mantenere uno stile comunicativo di un certo tipo, che a volte porta vantaggi, a volte porta problematiche. Aggiungo, in questo senso, abbiamo un DS (D'Amico, secondo me valido) che non sappiamo nemmeno che timbro di voce abbia. Strana come cose, in un mondo quello del calcio, dove tutti parlano, tutti dicono, tutti si esprimono, a volte anche su cose ed argomenti che non competono a loro. Anche la situazione Scalvini/Kossonou è paradossale. Se dichiari (come è stato dichiarato) che in estate Kossonou è stato preso per rimpiazzare Scalvini e che, fattosi male Kossonou il suo sostituto naturale era Scalvini e questo rientra con una situazione della spalla che lo mette a rischio, devi comunicativamente parlando fare uno scatto in avanti. Che può anche essere che dici di aver preso Posch per sostituire Scalvini per carità, ci sta. Ma lo dovresti dire in modo chiaro e magari esporti al contradditorio con una platea di giornalisti (se ne esistono ancora) che magari ti chiedono una cosa semplice: ma siete sicuri che affrontare la seconda parte di stagione dove giocatori come Hien, Djimsiti, Kolasinac hanno alle spalle già 30 partite, con infortuni e diffide che pesano, che basti numericamente rimettersi solo nella condizione di inizio stagione, quando i giocatori sono freschi e non usurati da una serie di partite? C'è da lavorarci su questo punto, e tanto a mio avviso.

Clod1907
06 Febbraio 2025 | 08.31

Il problema è legato al gioco del Gasp.

Quando gli avversari giocano bene la palla , sia su punizione/corner che su azione in ripartenza che si conclude con cross, noi non subiamo gol solo quando gli avversari mancano la porta oppure il nostro portiere para. Il motivo principale 

è che non mettiamo in fuorigioco l'avversario. Il motivo secondario  è  che non marchiamo a contatto l'avversario. E questo è più difficile da applicare perchè questi gol li prendiamo con avversari in velocità e si rischia il rigore o l'espulsione per fallo da ultimo uomo. Di fatto troviamo  sempre avversari soli soletti che concludono a rete. Anche una volta sola in una partita, ma sufficiente a farci perdere punti : pareggiare ( ultimo  Torino) dopo aver dominato e perdere dopo aver almeno meritato il pareggio ( ultimo Bologna). Il nostro gioco ci espone a micidiali ripartenze avversarie: quindi o si cambia gioco (direi proprio no) o si segna un gol più degli avversari. In mezzo ci sta anche adottare il sistema del fuorigioco che sulle punizioni come quelle con il Bologna ed il Torino non dovrebbe essere così difficile e sul perfezionamento della marcatura a uomo in area . E su questo il portiere deve farsi carico di posizionare i suoi uomini , almeno  su calcio d'angolo. E' da sempre mestiere suo perchè è quello messo in posizione migliore. Carnesecchi aveva tutto il tempo di vedere il povero Hien da solo con tre avversari sul secondo palo: facile capire che uno avrebbe lo contrastato e degli altri due uno sarebbe saltato davanti e l'altro -Araujo- si  sarebbe staccato a  colpire sul secondo palo.

Boh

Mah

Da questi errori si può imparare , forza.

           

Clod1907
06 Febbraio 2025 | 08.31

Il problema è legato al gioco del Gasp.

Quando gli avversari giocano bene la palla , sia su punizione/corner che su azione in ripartenza che si conclude con cross, noi non subiamo gol solo quando gli avversari mancano la porta oppure il nostro portiere para. Il motivo principale 

è che non mettiamo in fuorigioco l'avversario. Il motivo secondario  è  che non marchiamo a contatto l'avversario. E questo è più difficile da applicare perchè questi gol li prendiamo con avversari in velocità e si rischia il rigore o l'espulsione per fallo da ultimo uomo. Di fatto troviamo  sempre avversari soli soletti che concludono a rete. Anche una volta sola in una partita, ma sufficiente a farci perdere punti : pareggiare ( ultimo  Torino) dopo aver dominato e perdere dopo aver almeno meritato il pareggio ( ultimo Bologna). Il nostro gioco ci espone a micidiali ripartenze avversarie: quindi o si cambia gioco (direi proprio no) o si segna un gol più degli avversari. In mezzo ci sta anche adottare il sistema del fuorigioco che sulle punizioni come quelle con il Bologna ed il Torino non dovrebbe essere così difficile e sul perfezionamento della marcatura a uomo in area . E su questo il portiere deve farsi carico di posizionare i suoi uomini , almeno  su calcio d'angolo. E' da sempre mestiere suo perchè è quello messo in posizione migliore. Carnesecchi aveva tutto il tempo di vedere il povero Hien da solo con tre avversari sul secondo palo: facile capire che uno avrebbe lo contrastato e degli altri due uno sarebbe saltato davanti e l'altro -Araujo- si  sarebbe staccato a  colpire sul secondo palo.

Boh

Mah

Da questi errori si può imparare , forza.