13/03/2025 | 14.00
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Coppe allenanti?

Se lo chiede oggi il Corsport in un loro articolo

La Champions League aiuta ad allenarsi per lo scudetto o no? Giocare una sola partita a settimana diventa davvero un vantaggio tra aprile e maggio? Il tema divide gli addetti ai lavori e alimenta il dibattito.

Domenica sera, mentre le luci dello Stadium si spegnevano, Gian Piero Gasperini ha affrontato l’argomento da una prospettiva diversa, quasi da studio accademico. Una questione che potrebbe essere analizzata a Coverciano e approfondita anche dal punto di vista scientifico, considerando l’impatto dei cambi di stagione.

Interrogato sulla possibilità che l’Atalanta possa trarre beneficio rispetto all’Inter, l’allenatore ha espresso un’analisi articolata: "Premessa: avrei preferito proseguire in Champions. L’eliminazione contro il Bruges è stata una delusione, soprattutto perché non era tra le squadre più attrezzate. Però ci siamo arrivati in condizioni non ottimali, dopo cinque mesi in cui abbiamo giocato ogni tre giorni, affrontando infortuni pesanti: Scamacca, Kossonou, Scalvini. Assenze continue, come Bremer per la Juve. Ora posso dire che queste due settimane di allenamento ci hanno fatto bene. A Torino, solo Posch era indisponibile."

Guardando alla fase decisiva della stagione, Gasperini ha introdotto una riflessione nuova: il ruolo del caldo e della gestione delle rotazioni. Tra aprile e maggio, infatti, diventa più difficile allenarsi con intensità. "Sarà un vantaggio? Non lo so, ma dovremo lavorare bene. In primavera, quando le temperature salgono, giocare con continuità aiuta. Lo dimostra l’esperienza dell’anno scorso: abbiamo raggiunto la finale di Dublino senza perdere terreno in campionato."

Nella passata stagione, infatti, l’Atalanta ha chiuso il campionato con sei vittorie consecutive (escludendo il recupero con la Fiorentina a giugno), qualificandosi in Champions e vincendo l’Europa League con una straordinaria prestazione contro il Bayer Leverkusen, imbattuto in Bundesliga. Un finale in crescendo, a conferma del fatto che il problema non è il numero di partite, ma gli infortuni. La chiave è il turnover, il recupero e la prevenzione degli stop muscolari.

Dal punto di vista della preparazione atletica, è fondamentale mantenere un ciclo di lavoro costante. Se una squadra gioca una volta a settimana per tutta la stagione, si abitua a distribuire i carichi di lavoro in modo graduale. Se invece è abituata a scendere in campo ogni tre giorni per mesi, interrompere il ritmo può diventare rischioso.

Ora, con la sosta per le nazionali alle porte, si chiude il periodo più faticoso per le squadre ancora in corsa su più fronti. Due novità hanno inciso più di quanto si pensasse: la nuova formula di Champions ed Europa League, con otto partite invece di sei nella fase iniziale, ha aggiunto due impegni cruciali a gennaio. A questo si è sommata la Supercoppa italiana in Arabia Saudita a Capodanno. Non a caso, Atalanta, Juventus, Milan e Inter hanno pagato il conto con cali di rendimento e infortuni tra gennaio e febbraio.

 

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By staff
4 commenti
moreto
13 Marzo 2025 | 16.36

mi fido solo delle considerazioni in merito del GASP che ,da uomo di campo,ritiene che quando la stagione cambia climaticamente, è sempre molto meglio giocare ogni tre giorni che fare settimane intiere di lavoro unicamente in funzione della gara singola settimanale . Ma,sappiamo già tutti quanti che i nostri ragazzi si alleneranno in un modo specifico e funzionale anche per questo. Questi ultimi due mesi che ci aspettano li vogliono giocare a tutta birra e lo hanno molto ben dimostrato domenica scorsa !

stefanoriva
13 Marzo 2025 | 16.28

Giusta la considerazione di "Prevenire gli stop muscolari". Ciò che influisce enormemente sulla stagione sportiva sono, però, gli "stop tendinei"; valutata certamente la modalità del loro insorgere, si potrebbe far svolgere più spesso delle risonanze magnetiche ai calciatori, metodicamente; è l'unica maniera per poter leggere in anticipo la situazione tendinea di ognuno.

Nemesis68
13 Marzo 2025 | 16.24

Questione complessa ... chiaro che, con una rosa adeguata e la possibilità di ruotare i giocatori principali nei vari ruoli, le coppe "allenano" ad un intensità diversa (anche per il diverso metro arbitrale) rispetto a quella del campionato, dovendo affrontare squadre che giocano in modo più rapido e meno conservativo dal punto di vista tattico e con minori interruzioni di gioco.

Tuttavia, è innegabile, che, dopo qualche mese, a forza di giocare ogni tre giorni spesso e volentieri (e non avere nemmeno le pause delle nazionali come momento di recupero fisico in quanto i giocatori delle squadre che fanno le coppe sono in larga parte dei nazionali) alla lunga determina un accumulo che non può che influire negativamente sul rendimento, situazione acuita, negli ultimi anni, anche dall'aggiunta della Coppa Italia nella fase "calda" della stagione e dall'inserimento della Supercoppa nel periodo che potrebbe in qualche modo consentire un recupero e un richiamo di preparazione. L'anno scorso è andata "più che bene" nella fase finale della stagione, quest'anno, anche alla luce dei numerosi infortuni e dello stato di forma precario in cui la squadra si è ritrovata da fine dicembre in avanti, credo che restare con un solo obiettivo sia stato quasi meglio, col senno di poi ... certo sarebbe stato bello giocarsi i quarti di finale in C.L. con l'Aston Villa, ma quasi certamente non avremmo vissuto la storica schiacciante vittoria di Torino avendo i gobbi in mezzo alle due partite di C.L, giusto per fare un esempio ...

Briske
13 Marzo 2025 | 14.47

Come per tante cose, si può dire tutto ed il contrario di tutto. Oggi abbiamo, allo stesso punto del campionato, 9 punti in più dello scorso anno e siamo tre posizioni più avanti, 3°, anziché 6°. La mia idea è che, sia fisicamente, che mentalmente, se non devi giocare 3 partite a settimana, hai solo da guadagnarci, a meno che tu non abbia una rosa di 2 squadre forti, come ha l'Inter.