19/06/2026 | 09.09
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Abete: «Incentivi a chi fa giocare i nostri talenti»


Lunedì si conoscerà il nuovo presidente della Federcalcio: è una corsa a due fra l’attuale numero uno della LND e Giovanni Malagò.

Lunedì il calcio italiano conoscerà il nuovo presidente della FIGC, che dovrà succedere così al dimissionario Gabriele Gravina con il compito principale di riunire il movimento per un pronto rilancio con quello che è diventato nel corso degli anni un grande obiettivo da non mancare: la qualificazione ai Mondiali.

Come si sa, la corsa alla presidenza della Federcalcio vede protagonisti da una parte Giovanni Malagò e dall’altra Giancarlo Abete, già a capo della FIGC dal 2007 al 2014. «Ho ritenuto opportuno offrire la mia disponibilità in un momento delicato per il movimento che dovrà affrontare importanti riforme – ha dichiarato l’attuale numero uno del Lega Nazionale Dilettanti a La Stampa –. Il rinnovamento, sia chiaro, non sarà tuttavia collegato al nome o alle qualità del presidente eletto, ma a un lavoro di ricognizione e soluzione delle criticità che coinvolga tutte le componenti».

Sulla situazione abbastanza divisiva che si è venuta a creare negli ultimi anni: «È fisiologico che emergano valenze corporative, che ogni parte tenda a tutelare i propri interessi, ma occorrono mediazione e sintesi. Irrigidirsi non aiuta a superare problemi strutturali evidenti. Il primo problema che mi viene in mente è la scarsa attenzione ai giovani: su 50 nazioni prese in esame, l’Italia occupa il 49° posto per impiego di Under 21 nel massimo campionato. Dobbiamo favorire la crescita dei nostri talenti migliorando la qualità dei formatori: tra i 5 e 12 anni nessuno dribbla più; la tattica oscura la tecnica».

Ma in questo momento le vittorie delle nazionali giovanili non sono mai state così tante, anche se dall’altro canto si è nell’era peggiore per la Nazionale maggiore: «Troppi stranieri. Nel 2006, quando vincemmo il Mondiale, il minutaggio in Serie A dei calciatori selezionabili raggiungeva il 70%. Oggi la percentuale è scesa al 31, con comprensibili difficoltà per il lavoro dei commissari tecnici. Non si può chiedere a un fondo straniero che investe centinaia di milioni di preoccuparsi della nostra Nazionale nell’elaborare le strategie di mercato, né si possono imporre limiti e quote ai campionati professionistici. Si può però far leva sugli incentivi, premiare economicamente e proteggere le società che credono nei nostri talenti, magari attingendo le risorse dai diritti tv, quindi da una legge dello Stato. Chi punta sui giovani deve essere incentivato" Lo riporta calcioefinanza.it.

By marcodalmen
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