12/06/2026 | 13.00
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"Ah beh, si beh... ho visto un re". Sa l'ha vist cus'è?

Per la serie 1) "il mondo e' bello perche' e' vario" e 2) "il diritto di critica lo si dà a tutti" raccogliamo intervista piuttosto polemica di Adriano Ancona giornalista del Corriere dello Sport, intervistato dal sito oggisportnotizie.it. Ecco quanto pubblicato

L’Atalanta va verso una rivoluzione, forse la seconda dopo l’addio a Gasperini. Nuova area sportiva, nuovo mister. Cambia tutto?

“Sarà fondamentale tenere la barra dritta, contrariamente a quanto fatto a contorno degli ultimi dodici mesi. Nello specifico, l’Atalanta ha sbagliato l’inizio e la fine. Qualcuno dovrebbe farsi un prolungato esame di coscienza: mi riferisco a chi ha trattenuto D’Amico all’Atalanta l’anno scorso mentre ora fa demagogia sui personalismi. Incapacità di gestire il caso Lookman, con tanto di uscite (“Nessuna trattativa con l’Inter perché non vogliamo rinforzare una diretta concorrente”) controproducenti. Nel calcio non si trattiene nessuno controvoglia: da un attaccante, che nel caso di Lookman arrivava dalla miglior stagione in carriera (venti gol, ma con la testa altrove ne segna due in tutta l’andata), al direttore sportivo. Adesso provano anche a fargli la morale ( a Palladino ndr) , per non assumersi certe responsabilità”.

Molte discussioni attorno agli ultimi mesi di Palladino. Pensi meritasse nuova fiducia, anche alla luce del contratto ancora in essere e dei risultati?

“Direi proprio di sì, mi sembra chiaro che da parte della società ci sia stato il manifesto dell’incoerenza, partendo dall’inizio: come fa Percassi a definire Palladino un predestinato e poi trattarlo così?

Quando in pentola bolliva altro, ovvero la rivoluzione decisa dalla società, nessuno si è preso la responsabilità di fare chiarezza. Né pubblicamente e nemmeno, a quanto pare, in privato. Prendendo come pretesto le parole di Palladino verso fine stagione, quando lui ha provato a dare quadratura allo scenario futuro durante le interviste.

Una strategia, a parer mio, originale, poi, quella di presentare una sorta di dossier e inquadrarlo come uno che se l’è cercata. Gli sono state fatte trovare su due giornali diversi le motivazioni di quello che pensava l’Atalanta, invece di esprimersi direttamente con lui.

Per fare un altro esempio: la società ha fatto veicolare anche il disappunto per l’assenza di Palladino in occasione di Juventus-Atalanta, finale di Coppa Italia Primavera: quel giorno però in tribuna mancava anche D’Amico. E, soprattutto, in quel momento l’Atalanta una decisione sul futuro di Palladino l’aveva già presa”.


Cosa pensi abbia inciso su questa scelta?

“Sicuramente Palladino attendeva maggior dialogo da parte della società, una comunicazione più chiara e non situazioni da interpretare e basta. Palladino ha interrotto la caduta libera di una squadra che rischiava di chiamarsi fuori dall’Europa nel modo peggiore, prima del suo arrivo. Ha battuto Chelsea (sì, i campioni del mondo in carica…) e Borussia Dortmund, reso l’Atalanta la squadra italiana più produttiva in questa Champions e datole un senso logico. Poi i suoi valori umani sono sotto gli occhi di tutti, basta chiedere ai giocatori che in blocco avrebbero voluto rimanesse all’Atalanta”.


Fonte originale

oggisportnotizie.it

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