Come Aquile alla Fine del Mondo




Mi auguro che parecchi di voi abbiano visto e ricordino il finale della trilogia de "Il Signore degli Anelli" in particolare quando aquile gigantesche portano via e salvano "dalla fine del mondo" i due Hobbit ormai esanimi mentre intorno la montagna si dissolve nel fuoco.
Ecco, ieri sera il nostro pubblico è stato questo: prima si è messo virtualmente a capo della "carica" contro i tedeschi poi, dal quinto gol subito in poi, ha avvolto i nostri nel caldo mantello della comprensione, dell'accettazione e dell'amore incondizionato verso una squadra che negli ultimi 10 anni quel mondo l'ha costruito e ci ha trascinato dentro.
Sui social, da ieri sera, si stanno inseguendo centinaia di post stranieri, soprattutto tedeschi, che spiegano bene l'ammirazione e la stima guadagnati dal popolo atalantino ieri sera. Qualcuno arriva a scusarsi per aver, la sua squadra, infierito così tanto contro di noi.
E quando si spingono ad affermare che "di italiano non abbiamo niente" l'amarezza aumenta perché ci rendiamo conto di quanto sia popolare quell'antisportività, quel modo scaltro, perennemente polemico, falso e sempre alla ricerca del sistema di fregarti nel quale dobbiamo giostrare ogni santo giorno. E mi fermo al calcio.
Se c'era un mezzo per raddrizzare il disastro sul campo era farlo partendo dagli spalti e sono orgoglioso, come spero tutti voi, di fare parte della grande, immensa tifoseria di cui questo sito si onora di portare il nome.
Calep
