17/09/2016 | 14.21
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Il Cagliari vuole cambiare marcia

Cagliari, cambia marcia: con l’Atalanta obbligatorio vincere

La sconfitta di Bologna ha lasciato qualche strascico tra i tifosi. L’antipatia verso Massimo Rastelli prosegue la sua strada e colpisce il tecnico campano ad ogni passo falso. L’avvento di Zeman e la retrocessione hanno lasciato nel pubblico rossoblu un retrogusto di diffidenza difficile da scalfire. E allora non basta una discreta prova in trasferta macchiata da due infortuni del portiere Storari per salvare Rastelli dalla gogna. La graticola è pronta all’utilizzo, la settimana in arrivo sarà infuocata: Atalanta, Juventus e Sampdoria rappresentano un trittico decisivo per le sorti del Cagliari.

I problemi non mancano. L’infortunio di Artur Ionita apre spazio per i panchinari ma permangono i dubbi sulla tenuta del centrocampo: il moldavo fin qui non aveva convinto e per apprezzarlo occorrerà attendere il 2017; Munari, deciso e intraprendente in B, ha sempre pagato la mancanza di velocità e qualità con un calcio maggiormente tecnico e veloce; Barella, impegno a parte, non ha ancora dato il cambio di passo che ci si aspetterebbe da un giovane di grandi prospettive; Tatchsidis non è una mezzala come sarebbe potuto esserlo Fossati un anno fa; Dessena è ancora ai box dopo un anno dall’infortunio di Brescia. A tutto ciò va sommato il nuovo infortunio di Farias, che pare aver imboccato un brutto viale dove rischia di veder poco il campo, e l’inefficacia di Isla, a disagio come terzino puro essendo lui un’ala offensiva adattata. Il recupero di Joao Pedro sa di magra consolazione, con la consapevolezza che il brasiliano dovrà attendere ancora per essere pienamente recuperato.

Il pensiero però è solo uno: vincere. Per quanto il campionato sia ancora agli albori dopo tre giornate, veder scappare le dirette concorrenti risulterebbe pericoloso. Il Cagliari può e deve salvarsi affidandosi alle mura amiche come capitò a Daniele Arrigoni nel 2004/2005 (vittorie su Bologna e Siena nelle prime in casa) e a Giampiero Ventura nel 1998/1999 (pareggio iniziale per 2-2 con l’Inter e rotondo 5-0 alla Samp). Può e deve vincere contro una Atalanta che alla vigilia annunciava fuoco e fiamme, e che invece ha raccolto solo una vittoria di misura sul Torino e non pare esser una formazione insuperabile. Certo guai sottovalutarla, soprattutto contando la sconfitta di due anni fa dove gli uomini di Zeman sprecarono l’inverosimile e furono puniti da un cinico German Denis, e il bis al ritorno con la velenosa rovesciata di Pinilla nel recupero. Il 2-1 poi pare il risultato favorito degli ultimi tempi – tre volte negli ultimi quattro confronti – il primo dei quattro a marca rossoblu con Nainggolan e Cabrera.

Vincere per levarsi dalle braccia soffocanti della zona rossa, ma anche per dare una scossa di fiducia a tutta la squadra. Con Storari fermo per un turno (ci sarà il solido Rafael al suo posto), sarà compito di Bruno Alves trascinare i compagni verso la vittoria col carisma che l’ha contraddistinto nelle prime tre giornate. Il portoghese ha dimostrato di esser un allenatore in campo, lucido a tal punto da riaprire la gara col Bologna e tentare un disperato assalto nel finale. Un esempio da seguire e da ascoltare, da cui farsi trascinare per raccogliere il massimo risultato. La triade – Alves, Di Gennaro, Borriello – dovrà tornare a funzionare come capitato con la Roma: senza la qualità questi pilastri, diventa inevitabilmente più complicato trovare le soluzioni adatte per la vittoria.

fonte sardiniapost.it

By marcodalmen
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