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14/10/2026 | 04.44
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IL NERO E L'AZZURRO: Com'è triste Venezia (ma l'Atalanta non ride)

L'Atalanta torna a vincere dopo tre sconfitte consecutive, batte il Venezia 3-1 e porta a casa tre punti che servivano come l'aria per cancellare tre sconfitte consecutive a cui e' seguito lo stop di campionato tra i dubbi. Fin qui, tutto bene.
Il problema è che una partita che sembrava già archiviata dopo mezz'ora si è trasformata in un'altra di quelle serate in cui il tifoso nerazzurro non sa se festeggiare, preoccuparsi o controllare la pressione.
La Dea parte fortissimo, segna tre gol nel primo tempo e poi si spegne progressivamente. Il Venezia colpisce due traverse, si vede annullare un gol per fuorigioco e continua a spingere fino alla fine. Alla il risultato premia l'Atalanta, ma la prestazione lascia parecchi punti interrogativi.

⚫ NERO


1. Secondo tempo: modalità risparmio energetico
Per mezz'ora l'Atalanta sembra una squadra vera, poi decide che forse ha già lavorato abbastanza. Ancora prima dell'intervallo il Venezia alza il ritmo e la Dea smette di comandare la partita. Non è tanto il fatto di difendere il vantaggio: è il modo in cui lo fa, lasciando campo e iniziativa agli avversari. Dal possibile poker si passa alla gestione dell'ansia. E il tifoso, naturalmente, gestisce l'ansia per tutti.


2. Difesa troppo distratta e poco cattiva
Il gol di Hainaut al 37' è un campanello d'allarme che suona forte, ma pare non sentirlo nessuno. Zappacosta segue il pallone e perde di vista l'uomo, permettendo all'esterno del Venezia di segnare praticamente indisturbato. Nella ripresa arrivano altre situazioni pericolose: due traverse e un gol annullato ad Adams. Insomma, il Venezia trova spazi e occasioni con una facilità che non dovrebbe essere concessa a una squadra che vuole ambire a qualcosa di più della semplice sopravvivenza domenicale.

3. La doppia traversa del Venezia: un regalo al cardiopalma
Al 54' Kristensen devia sulla traversa un colpo di testa ravvicinato di Adams; due minuti dopo è Yeboah a centrare nuovamente il legno. Due occasioni enormi in rapida successione, con la difesa nerazzurra che assiste alla scena come il pubblico di uno spettacolo a cui non avrebbe voluto comprare il biglietto. Certo, la fortuna fa parte del calcio. Ma affidarsi ai legni avversari non sembra esattamente un progetto tecnico di lungo periodo.

4. Il centrocampo perde il controllo
Quando il Venezia aumenta l'intensità, l'Atalanta fatica a mantenere il possesso e a spezzare il ritmo degli avversari. La squadra arretra, concede seconde palle e lascia che siano gli ospiti a costruire le azioni più pericolose. Il problema non è soltanto difensivo: manca la capacità di tenere il pallone e respirare nei momenti difficili. In pratica, quando servirebbe una squadra capace di gestire la partita, si presenta una squadra che spera che la partita si gestisca da sola.

5. Troppi gol mancati per chiudere definitivamente i conti
Krstović segna due volte, ma nella ripresa ha altre opportunità per completare la tripletta, compreso un tentativo troppo centrale nel finale. Anche altre iniziative nerazzurre non si trasformano nel colpo del definitivo KO. Con il risultato sul 3-1, segnare il quarto avrebbe probabilmente tolto ogni speranza al Venezia. Invece la porta resta aperta e gli avversari continuano a crederci. Perché vincere con tranquillità, quando si può vincere tenendo tutti sulle spine?

6. De Ketelaere: presenza importante, incisività intermittente
Il belga parte alle spalle di Krstović nel 4-2-3-1 e sfiora subito il gol con una conclusione potente, ma centrale. La sua prova offre qualche spunto, senza però diventare quel fattore capace di tenere sotto pressione la difesa avversaria per tutta la gara. Esce al 60' per Samardžić. Non è una bocciatura, ma da un giocatore con le sue qualità ci si aspetta che lasci un'impronta più evidente, soprattutto quando la squadra comincia a perdere il controllo.

7. L'espulsione di Elmas: il modo peggiore di chiudere
All'88' circa, Elmas entra in ritardo e da dietro su Helgason. L'arbitro Tremolada, dopo la revisione al VAR, trasforma il giallo iniziale in rosso diretto. Una leggerezza pesante, che priva la squadra di un giocatore e aggiunge un altro problema a una partita già sufficientemente complicata. Anche quando il risultato è favorevole, non c'è bisogno di complicarsi la vita da soli.

8. Gli infortuni non aiutano la gestione
Bellanova e Scalvini devono lasciare il campo nella ripresa per problemi fisici. Gli ingressi di Bernasconi e Kolašinac costringono Sarri a rivedere gli equilibri proprio mentre il Venezia sta crescendo. Gli imprevisti non sono una colpa dell'allenatore, ma mettono in evidenza quanto sia delicato mantenere ordine e solidità quando la partita si mette male.

9. La vittoria non cancella le tre sconfitte precedenti
Il successo arriva dopo i ko contro Juventus, Cagliari e Roma. È una boccata d'ossigeno, ma non basta da solo a certificare una svolta. La partita dimostra che l'Atalanta può ancora produrre un calcio efficace, ma anche che non riesce a mantenerlo per novanta minuti. E dopo una serie di risultati deludenti, il tifoso ha imparato a distinguere tra una vittoria utile e una rinascita vera. La seconda, per ora, è rimandata.

🔵 AZZURRO 


1. L'avvio: finalmente una squadra che sa cosa fare
Nei primi minuti la Dea entra in campo con un'intensità raramente vista nelle uscite precedenti. Al 4' Krstović serve Kessié, che supera Stanković con un pallonetto; al 6' arriva il raddoppio su calcio d'angolo. Due gol in sei minuti: una partenza concreta, aggressiva e finalmente convincente. Per un momento, il tifoso può perfino guardare la partita senza prepararsi psicologicamente alla delusione.

2. Krstović, finalmente un centravanti che timbra
Il montenegrino è il protagonista assoluto della serata. Al 4' costruisce l'assist per Kessié, al 6' segna di testa su corner di Elmas e al 30' firma la doppietta approfittando della respinta di Stanković sul tiro di Rowe. Due gol, una partecipazione decisiva alla prima rete e tanto lavoro offensivo. È il tipo di prestazione che si chiede a un centravanti: presenza in area, concretezza e capacità di sfruttare gli errori avversari. Per una volta, la casella dei gol non richiede interpretazioni filosofiche.

3. Kessié: inserimenti e concretezza
Il centrocampista ivoriano sblocca la partita con freddezza, sfruttando lo spazio concesso dalla difesa veneziana e battendo il portiere con un tocco sotto. La sua rete al 4' cambia immediatamente l'inerzia della gara. Non è soltanto un gol: è un esempio di inserimento fatto bene, di lettura dello spazio e di capacità di arrivare nel momento giusto. Quando la squadra gioca in verticale, Kessié può diventare un elemento prezioso.

4. Calci piazzati: una soluzione che funziona
Il secondo gol nasce da un corner battuto da Elmas, con Krstović che anticipa la difesa e trova la porta con un colpo di testa preciso. È un'azione studiata, eseguita bene e soprattutto efficace. In una squadra che non sempre riesce a costruire occasioni con continuità attraverso il gioco, sfruttare le palle inattive può fare la differenza. Almeno su questo fronte, lo schema non sembra essere stato elaborato durante il riscaldamento.

5. Jonathan Rowe e Bellanova danno spinta
Rowe partecipa all'azione del terzo gol con il tiro respinto da Stanković, sul quale Krstović si avventa per il tap-in. Bellanova, soprattutto nella prima parte, offre corsa e iniziativa sulla fascia. Bellanova viene indicato dalla stampa tra i migliori per dinamismo e presenza costante. Sono segnali positivi: quando gli esterni accompagnano l'azione con convinzione, l'Atalanta riesce a creare superiorità e ad allargare la difesa avversaria.

6. Carnesecchi risponde quando serve
Nonostante il gol subito e le difficoltà difensive della ripresa, Carnesecchi evita che il Venezia rientri davvero in partita in più di un'occasione. Tra le situazioni più importanti c'è la conclusione di Yeboah lanciato in profondità, neutralizzata dal portiere nerazzurro. Non può risolvere ogni problema della retroguardia, ma la sua presenza è fondamentale per conservare il vantaggio. E in una serata del genere, non concedere il 3-2 vale quasi quanto segnare un altro gol.

7. Il 4-2-3-1 iniziale dà risposte interessanti
Sarri sceglie un assetto con De Ketelaere alle spalle di Krstović, Elmas e Rowe sulla trequarti e Kessié ed Ederson in mezzo. L'idea di avvicinare il belga alla porta e di mettere più giocatori attorno al centravanti produce risultati concreti nel primo tempo. I tre gol dimostrano che la squadra può essere pericolosa quando attacca rapidamente gli spazi. La formazione iniziale, almeno per una buona mezz'ora, offre quindi indicazioni da conservare. Il problema resta la continuità nell'applicazione del piano.

8. Tre punti in classifica: il risultato conta
Dopo tre sconfitte consecutive, vincere era la priorità. L'Atalanta sale a 9 punti e ritrova un minimo di fiducia, interrompendo una serie negativa che stava diventando pesante. La prestazione non è perfetta, ma il risultato permette di lavorare con un po' meno pressione in vista dei prossimi impegni. Non è la svolta definitiva, non è il ritorno della Dea irresistibile. Però almeno questa volta il lunedì non comincia con l'ennesimo processo alla squadra.

By staff
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