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20/10/2026 | 04.44
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IL NERO E L'AZZURRO: Sveglia tardiva


Un'Atalanta capace di prendere tre gol, ricordarsi solo dopo un'ora di essere scesa in campo e infine sfiorare una rimonta che avrebbe avuto del miracoloso. Il Milan vince 3-2, la Dea torna a casa con zero punti e una domanda che comincia a diventare insistente: ma per giocare così per novanta minuti dobbiamo aspettare sempre di essere con l'acqua alla gola?


NERO — Quello che non ha funzionato


01 · Una partita regalata per un'ora

Il problema principale è che il Milan ha avuto in mano gran parte della partita, mentre l'Atalanta è sembrata a lungo un'ospite capitata a San Siro senza aver letto l'invito. I rossoneri hanno costruito il vantaggio, gestito il pallone e trovato spazi; la Dea ha reagito davvero soltanto quando il risultato era già sullo 0-3. Fare una buona mezz'ora finale è apprezzabile, ma sarebbe preferibile non dover prima accumulare tre gol di svantaggio per trovare la motivazione.

02 · Difesa da rivedere, e parecchio

Tre reti incassate e troppi momenti in cui la retroguardia è sembrata tutt'altro che impermeabile. Il raddoppio di Rabiot, arrivato prima dell'intervallo, ha complicato ulteriormente una partita già in salita; il gol di Gila nella ripresa ha portato il passivo sullo 0-3. Una difesa può avere una giornata storta, certo. Quando però le disattenzioni si sommano, non è più soltanto sfortuna: è materiale su cui lavorare, possibilmente prima della prossima partita. Certo, poi avevamo fuori il mondo...

03 · Il fallo di mano: certi regali non si fanno

L'episodio che ha sbloccato la partita è una fotografia poco edificante: Kolašinac si infortuna, entra il giovane Obrić e, dopo pochi minuti, il suo tocco di mano porta al rigore trasformato da Ramos. L'esordio è stato decisamente sfortunato, ma il dispiacere per il ragazzo non cancella il problema tecnico. A certi livelli, certi errori costano carissimo. E quando la partita è già difficile, metterci sopra anche un rigore è un modo fin troppo generoso di aiutare gli avversari.

04 · L'ennesimo infortunio, perché evidentemente non bastavano gli altri problemi

L'uscita anticipata di Kolašinac per un problema muscolare ha costretto Sarri a cambiare i piani e a inserire Obrić. Oltre al danno tecnico immediato, resta la preoccupazione per le prossime partite: quando gli infortuni si accumulano, le rotazioni diventano più complicate e la possibilità di lavorare con continuità si riduce. Il calendario non aspetta che l'infermeria si svuoti, e nemmeno gli avversari.

05 · Un secondo rigore concesso, e il VAR che diventa il protagonista della serata

Il secondo episodio di mano, questa volta attribuito a Kristensen, ha portato a un altro rigore per il Milan. Carnesecchi ha neutralizzato il tiro di Ramos, ma dall'angolo successivo è arrivato comunque il 3-0 di Gila. La polemica arbitrale non nasce dal nulla: Sarri ha contestato il mancato intervento del VAR su un possibile tocco di mano di De Winter nell'area milanista. Il sospetto di una gestione poco uniforme è comprensibile; parlare di arbitro di parte, però, resta un giudizio e non un fatto dimostrato. In ogni caso, sarebbe bello discutere soltanto di calcio. Purtroppo, con due episodi da rigore e tre gol subiti, il materiale per lamentarsi non manca.

06 · Le occasioni sprecate: non basta arrivare davanti alla porta

L'Atalanta ha avuto la possibilità di colpire già nel primo tempo: Krstović ha superato Maignan in uscita, ma ha concluso sull'esterno della rete. Nel finale, poi, Zappacosta ha avuto un'occasione enorme per il pareggio, fermata dal portiere rossonero. Sono episodi che pesano, soprattutto quando si rincorre un risultato compromesso. La sfortuna può spiegare una conclusione sbagliata; non può diventare la spiegazione universale di ogni punto lasciato per strada.

07 · La squadra sembra ancora un cantiere aperto

Poco tempo per lavorare sui movimenti, cambi forzati, giocatori che devono ancora assimilare le idee dell'allenatore: le attenuanti ci sono. Ma anche gli avversari giocano con calendari impegnativi e preparazioni complicate. La squadra sembra ancora alla ricerca di un equilibrio, soprattutto nella fase difensiva, e non riesce a mantenere per novanta minuti la qualità mostrata a tratti. Lo stesso Sarri ha riconosciuto che il lavoro sulla fase difensiva non ha ancora inciso abbastanza. Insomma, il progetto può richiedere pazienza, ma la pazienza del tifoso non è una risorsa infinita.

08 · La classifica non è ancora da Atalanta ambiziosa

La sconfitta lascia la Dea al undicesimo posto, con nove punti dopo sette giornate. Non è una catastrofe definitiva, ma nemmeno una partenza da stappare lo spumante. Le aspettative erano più alte e il rendimento fin qui non ha dato continuità alle ambizioni. Si può parlare di costruzione, adattamento e infortuni; intanto, però, i punti li fanno gli altri. E la classifica non assegna bonus per le buone intenzioni.

AZZURRO — Quello che ha funzionato


01 · Almeno i gol arrivano con una certa regolarità

Una nota positiva c'è: l'Atalanta continua a trovare la via della rete. Dopo il 3-1 al Venezia, sono arrivati altri due gol a San Siro, firmati Gaetano e Krstović. Non basta per vincere, ma è un segnale migliore rispetto a una squadra incapace di creare e finalizzare. Il problema, semmai, è che la Dea sembra spesso convinta che segnare due gol sia sufficiente, anche quando nel frattempo ne ha concessi tre. L'attacco dà segnali di vita; ora sarebbe utile che la difesa collaborasse al progetto.

02 · La reazione finale è stata vera, non soltanto nervosa

Sul 3-0, con la partita che sembrava ormai archiviata, l'Atalanta ha reagito. Il gol di Gaetano ha riaperto la gara, quello di Krstović ha portato il risultato sul 3-2 e il Milan ha cominciato a soffrire. Non è stata soltanto una reazione di orgoglio: sono arrivate azioni pericolose, inserimenti e occasioni concrete. Sarri stesso ha riconosciuto la qualità della reazione. Peccato che questa versione della squadra si sia presentata con un'ora di ritardo: puntuale come un treno che, quando finalmente arriva, trova la stazione chiusa.

03 · La rimonta è stata quasi completa

Il 3-2 finale racconta una partita che, almeno nel finale, avrebbe potuto prendere una piega diversa. Zappacosta ha avuto la grande occasione per il pareggio e Maignan ha dovuto intervenire per salvare il Milan. È giusto sottolineare che recuperare due reti a San Siro non è semplice, soprattutto dopo averne incassate tre. Ma il rimpianto resta doppio: la squadra ha dimostrato di poter mettere in difficoltà il Milan e, contemporaneamente, ha dimostrato quanto sia costoso aspettare di essere sotto di tre gol prima di farlo.

04 · I numeri offensivi dicono che qualcosa è stato prodotto

Le statistiche finali riportano dodici tiri totali per l'Atalanta contro gli undici del Milan. I rossoneri hanno avuto più possesso palla, il 56,3% contro il 43,7%, e più tiri nello specchio, sei contro quattro. Il quadro è quindi meno banale di quanto dica il risultato: la Dea ha concluso più volte, ma ha saputo trasformare in gol soltanto due occasioni, mentre il Milan è stato più efficace. Il dato sui tiri è un piccolo appiglio per l'ottimismo, non una prova di superiorità. Tirare più volte non significa giocare meglio, soprattutto se la partita finisce con una sconfitta.

05 · Carnesecchi ha evitato un passivo ancora più pesante

In una serata complicata per il reparto arretrato, il portiere atalantino ha almeno offerto una risposta importante. Ha parato il secondo rigore di Ramos e ha compiuto altri interventi nel finale. Non è bastato a salvare il risultato, ma senza di lui il punteggio avrebbe potuto assumere contorni ancora meno piacevoli. Una piccola consolazione, certo, ma in una partita in cui tante cose sono andate storte è giusto riconoscere anche chi ha provato a limitare i danni.

06 · I cambi hanno dato una scossa alla squadra

Gli ingressi di Zalewski e Gaetano hanno contribuito direttamente alla prima rete atalantina: il primo ha fornito l'assist, il secondo ha finalizzato. Anche nel finale la squadra ha trovato più ritmo e capacità di attaccare gli spazi. Questo suggerisce che dalla panchina siano arrivate soluzioni utili, anche se non sufficienti a completare la rimonta. Il lato positivo è che le alternative possono incidere; quello meno allegro è che la squadra titolare non dovrebbe aver bisogno di essere scossa dai cambi per cominciare a giocare con convinzione.

07 · Il rientro di Elmas potrebbe aiutare

Tra i motivi per guardare avanti c'è la possibilità di recuperare ulteriori soluzioni per le prossime partite. Nel gruppo viene indicato il rientro di Elmas come una notizia positiva: più alternative possono aiutare a gestire le rotazioni, gli infortuni e il lavoro tattico. Non ho però trovato, nelle fonti consultate, una conferma ufficiale sufficientemente chiara sulla sua effettiva disponibilità per la prossima gara. Meglio quindi considerarlo un possibile aiuto, non ancora una certezza da mettere in distinta.

08 · Non siamo gli unici a soffrire: consolazione minima, ma pur sempre consolazione

Il campionato offre anche altre squadre che stanno attraversando momenti complicati. La Fiorentina, per esempio, ha perso in casa contro il Como, mentre la Juventus è stata battuta 3-0 dalla Lazio. Non è un motivo per festeggiare, né un modo per cancellare le responsabilità dell'Atalanta. È soltanto un promemoria: la stagione è lunga, gli equilibri possono cambiare e non tutte le difficoltà si trasformano in crisi irreversibili. Detto questo, usare i problemi degli altri per sentirsi meglio è una strategia psicologica legittima, ma difficilmente migliora la fase difensiva.

Bilancio finale: quanta AZZURRO e quanto NERO?

NERO — Le responsabilità

Primo tempo insufficiente, difesa fragile, errori individuali, infortunio e punti persi.

AZZURRO — I segnali da salvare

Due gol, reazione concreta, occasioni per pareggiare e qualche indicazione positiva dai cambi.

La conclusione è piuttosto semplice: l'Atalanta ha dimostrato di avere le risorse per rientrare in partita, ma non ancora la continuità per giocarla bene dall'inizio alla fine.

Il 3-2 lascia un rimpianto reale, perché il pareggio è stato possibile. Ma sarebbe un errore concentrarsi soltanto sulla rimonta sfiorata: prima c'è stato un lungo tratto di partita in cui la squadra ha concesso troppo, sbagliato troppo e prodotto troppo poco.

La buona notizia è che la Dea non ha mollato. Quella meno buona è che non mollare dovrebbe essere il minimo sindacale, non l'evento eccezionale della serata.

E quindi si riparte, con fiducia moderata, aspettative prudenti e la solita speranza: che la prossima volta l'Atalanta decida di giocare anche prima di trovarsi sotto di tre gol. Non sembra una richiesta particolarmente ambiziosa.

By staff
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