26/03/2026 | 11.53
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Il ringhio di Bergamo

È particolarmente difficile definire il rapporto tra un tifoso atalantino e la nazionale italiana.

Mentre è comune e pressoché unanime il sentimento verso la Patria, nell'accezione più nobile della parola, quando si tratta di riconsiderarlo attraverso lo sport del calcio il discorso cambia e di molto.

Il concetto di "provinciale più nobile del calcio italiano", che ci viene da sempre attribuito, stride con l'eterna volontà del Palazzo federale di cercare di contenerci da una parte e di relegarci ai margini dall'altra.

Il calcio italiano è sempre stato soggiogato da una ridda di potentati economici e politici il cui modus operandi non comprendeva di certo parole come etica, equità e sportività.

Qualsiasi tentativo di costruire qualcosa di importante sul campo di gioco senza passare attraverso il sistema è sempre stato avversato con ogni mezzo.

Ciò vale in parte ancora oggi, basta vedere come viene gestito il campionato sia da parte di chi deve decidere, fuori e dentro il campo da gioco, sia da chi deve informare gli appassionati di quanto vi accade.

Ecco perché saluto in Gattuso una speranza. Mentre non mi era mai piaciuto in carriera, troppo aggressivo e smanierato, oltre che tecnicamente grezzo, nella sua traiettoria in panchina sta dimostrando molta pulizia morale, coerenza e buon senso. A livello di preparazione nel suo ruolo c'è sicuramente di molto meglio ma lui, forse, è il simbolo che qualcosa di diverso può essere costruito.

Non so come andrà nelle qualificazioni mondiali ma il fatto che Ringhio ci abbia scelto riconoscendoci la capacità di spingere alle spalle e soprattutto non indietreggiare subito alle prime difficoltà mi muove ad augurargli le migliori fortune e, di riflesso, un'estate piena di calcio che conta, per noi, per lui e per la nostra nazionale.

Calep 

By staff
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