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02/10/2026 | 07.27
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Il ruolo di CDK nella nuova Atalanta


Nella saggistica tattica di Maurizio Sarri esiste un capitolo affascinante che è diventato il centro di una delle tesi che ha reso il tecnico toscano uno dei più ambiziosi in Italia e che consiste nel saper entrare nella psicologia calcistica dei suoi calciatori riscrivendone il DNA tattico.

Nell’autunno del 2016, l’infortunio di Arkadiusz Milik aveva creato uno scenario preoccupante nel suo Napoli, ritrovatosi senza punte a disposizione in un periodo in cui non poteva chiedere aiuto alla società tramite il calciomercato. Fu proprio in quel frangente che avvenne la magia: Maurizio prese un’ala belga, dall’altissima qualità tecnica e con un baricentro estremamente basso, e la ricollocò esattamente nel cuore pulsante dell’area di rigore.

Quel ragazzo aveva già 29 anni e sembrava destinato a lasciarsi alle spalle le sue primavere più belle, eppure, quella scelta, cambiò totalmente la sua leggendaria carriera. Con Dries Mertens, Sarri compì la sua “Gioconda calcistica” e, ancora oggi, quella trovata, che nacque come un’intelligente mossa d’emergenza, viene ricordata come una delle più sfolgoranti intuizioni balistiche degli ultimi anni.


Un decennio dopo, a Bergamo, un altro belga, radicalmente diverso per struttura fisica e postura, sta costringendo Sarri a un severo esame di coscienza tattica ma, stavolta, la decisione sembra viaggiare su una linea totalmente diversa rispetto a quella che fece le fortune del miglior marcatore della storia del Napoli.

L’inizio di stagione di Charles De Ketelaere con la maglia dell’Atalanta è un enigma rimasto ancora irrisolto, una sorta di paradosso che si colloca esattamente al centro delle difficoltà macroscopiche della Dea in fase offensiva (attualmente sedicesima in Serie A per tiri totali effettuati).

Se per Sarri l'intuizione con il primo belga fu un colpo di fulmine, questo secondo fiammingo quasi lo tormenta.

I due volti di Charles tra Belgio e Bergamo

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Il settembre dolceamaro di De Ketelaere ha evidenziato tutte le contraddizioni di un giocatore che sembra vivere due vite totalmente differenti quando indossa le rispettive maglie del Belgio e dell’Atalanta.

Al recente Mondiale americano, il numero 17 nerazzurro è stato il centro gravitazionale dell’attacco belga, muovendosi stabilmente da falso nueve in un crescendo di prestazioni culminate con 3 reti messe a segno.

Una centralità, quella con la maglia dei Diavoli rossi, ribadita anche nelle ultime uscite di Nations League, specie nel match contro l’Italia, dove Charles, partendo sempre dal centro dello schema offensivo, ha disputato una gara sopraffina mettendo a referto anche un assist.

A intervallare i due momenti vissuti con la Nazionale c’è il diverso spartito che De Ketelaere sta recitando a Bergamo. Nelle prime giornate di Serie A, il bottino del belga registra uno zero alla voce dei gol fatti e un solo assist messo a referto nel match perso contro il Cagliari.

I dati biometrici e di campo raccontano di un giocatore spesso estraneo dal gioco: Charles macina 10.1 chilometri a partita nella posizione di esterno, tocca 44.2 palloni ma effettua solo 21.5 passaggi per partita con il 75% di precisione. In fase offensiva, invece, i numeri sono al ribasso e il ragazzo totalizza solo 0.4 tiri totali a partita.

La ragione di questa anemia di risultati risiede nel posizionamento. Sarri lo sta schierando stabilmente come ala destra del suo 4-3-3, una zolla che lo costringe ad arretrare per ricevere la sfera, isolandolo sui canali esterni e impedendogli di rientrare verso il centro. Un ruolo, dunque, spesso troppo rigido e bidimensionale per esaltarne le qualità.

C’è futuro per CDK con Sarri?

Che tra l’allenatore e il giocatore sia in corso una sottile e diplomatica guerra di trincea lo si evince dalle dichiarazioni pubbliche di quest’ultimo mese. Dopo la vittoria di misura contro il Bologna, Sarri ha mandato un messaggio chiarissimo, evidenziando i limiti di un’assimilazione ancora parziale dei suoi dogmi difensivi: “Chiaro che Charles è un giocatore forte, ma non è completamente inserito nel nostro modo di giocare e nel nostro modo di difendere”.

Il belga ha indirettamente replicato al suo mister nelle dichiarazioni fatte in questi ultimi giorni dove ha espresso la sua tranquillità e la sua felicità nel giocare come falso nueve, svelando anche i retroscena di un forte interessamento estivo del Paris Saint-Germain, trattativa poi tramontata per le esose richieste economiche della famiglia Percassi.

Il paradosso, tuttavia, è che l’Atalanta dispone in rosa di centravanti strutturati come Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic. Scenario, dunque, che spinge Sarri a dare fiducia ad almeno uno dei suoi due arieti. Il tecnico italiano sta, comunque, ragionando sull'esperimento consapevole che questa volta non sarebbe una scelta dettata dalla necessità, ma un tentativo di connettere nuovamente il talento del suo numero 17 con il resto della squadra.

Guai, però, a giudicare le difficoltà di De Ketelaere come unicamente derivate dall’arrivo di Maurizio Sarri. Anche lo scorso anno, in una stagione tribolata di infortuni e problemi, il belga aveva mostrato difficoltà strutturali nel rendere al meglio come esterno. Nonostante l’arrivo di Palladino, Charles aveva registrato una contrazione realizzativa (3 gol e 5 assist), pur rimanendo il fulcro principale per grandi occasioni create.

Solo con Gian Piero Gasperini, l’uomo che per primo ne comprese la natura nel giocatore offensivo da utilizzare dentro il campo piuttosto che solo sugli esterni, l’ex Milan era riuscito a esprimersi al meglio agendo da trequartista totale o all’occorrenza da seconda punta e falso nueve. I risultati diedero ragione all’attuale tecnico della Roma che in due anni vide il belga registrare un totale di 17 gol e 15 assist in Serie A.

Oggi, l’Atalanta di Sarri è alla ricerca di una fluidità ancora lontana. Nel tentativo di imporre il fraseggio corto, la Dea sta pagando una preoccupante rigidità schematica e paradossalmente proprio la duttilità e il genio di Charles farebbero comodo per “sbloccare” i limiti di una squadra che sta faticando ad assimilare tutte le richieste del nuovo mister.

Attualmente, però, De Ketelaere è più un “problema” che una soluzione. È il giocatore che perde più palloni all’interno della rosa e forza la giocata solo poche volte durante la partita (1.4 dribbling tentati nei 90 minuti), facendo registrare una posizione media troppo esterna rispetto all’area di rigore avversaria.

Provaci ancora Charles

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La domanda che tormenta i tifosi della New Balance Arena è identica a quella che occupa i pensieri dello staff tecnico: è stato Gasperini a comprendere alla perfezione lo stile di gioco di De Ketelaere o è il nuovo spartito dell’Atalanta a “sacrificare” il talento del belga?

Il precedente con Mertens dimostra che Sarri possiede la mappa per trovare la rotta giusta e rigenerare i propri artisti smarriti, a patto che questi accettino la sfida e le richieste del proprio allenatore. Charles De Ketelaere ha il dovere e il talento per compiere il definitivo salto di qualità che lui stesso ambisce, ma prima di pensare al trasferimento ad altri lidi, deve dimostrare di essere un giocatore capace di adattarsi nonostante le difficoltà.

Se il belga e il toscano riusciranno a individuare un compromesso, l’Atalanta ritroverà la via del gol e della bellezza. Come successe in quel Napoli, il futuro della squadra di Sarri passa dal ritrovare il talento del proprio campioncino belga. Fino ad allora, il numero 17 rimarrà un meraviglioso interprete confinato sulla corsia laterale in uno spartito che, per ora, non sta rendendo felici né lui, né il proprio allenatore.  (DAZN.COM)


By marcodalmen
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