Io Palladino
Lunga intervista al corriere della sera ripresa da calciomercato.com
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L'allenatore dell'Atalanta Raffaele Palladino è sicuramente uno dei tecnici italiani più promettenti, che ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista su tutte le panchine in cui è stato. Ai microfoni del Corriere della Sera, il 41enne napoletano ha rilasciato un'intervista esclusiva e ha toccato diversi temi, tra cui le sue ambizioni: "La fortuna ti aiuta una volta, due al più. Ma se non ti fai trovare pronto, cadi. Ho lavorato tanto, per questo sono qui". Queste le sue dichiarazioni:
L'IMMAGINE E L'AMBIZIONE
"Madre natura mi ha aiutato, mi ha dato una bella immagine che io cerco di preservare tenendomi in forma! Nello specchio è riflesso un uomo che coltiva ambizione, forse anche troppa, e trasferisce ai giocatori questo concetto. Senza ambizione, senza disciplina siamo morti".
ITALIA FUORI DAL MONDIALE
"I temi da affrontare sono molteplici. Per costruire una casa le fondamenta devono essere forti. Dodici anni senza Mondiale sono la prova che tante cose non hanno funzionato, c’è stata consapevolezza? Ogni volta se ne è parlato per una settimana, due e poi basta, il cambiamento radicale è necessario. Vengo dalla generazione di Del Piero, Totti, Cassano, Di Natale, giocatori che hanno portato l’Italia su un livello altissimo. Oggi non si investe nei settori giovanili, non si punta sugli istruttori, che dovrebbero essere competenti e ben pagati. Se non sono remunerati e stimolati pensano alla propria carriera e non ai ragazzi. L’utilizzo di tanti stranieri toglie spazio e valore ai nostri giovani".
PALESTRA
"È cresciuto molto, il prossimo anno lo vorrei con me".
L'OBIETTIVO
"I punti a disposizione ci sono, dico ai ragazzi che abbiamo perso i due mesi iniziali dobbiamo recuperare gli ultimi due. Bisogna crederci senza porci limiti. Vogliamo l’Europa, non so ancora quale sarà, ma bisogna puntare al massimo, con ambizione appunto".
LA ROTTURA CON LA FIORENTINA
"Sono stato benissimo a Firenze abbiamo fatto qualcosa di enorme. Un bagaglio anche di vita che mi porterò dietro per sempre. Sessantacinque punti, non so quando riusciranno a rifarli. Auguro loro di salvarsi e di centrare ancora quest’obiettivo. Sono andato via, vero, con una telefonata. Con i dirigenti avevamo visioni completamente differenti. Io li scelgo i manager, il binomio si deve incastrare, è fondamentale per ottenere risultati. Ho fatto una cosa forte, ma io non alleno per soldi ma per ambizione, lì non c’erano più i presupposti. Pensavano che avessi già una squadra, i fatti hanno detto il contrario"
IL RICORDO DI COMMISSO
"Un papà, persona di una umanità incredibile, sincero e leale, molto legato alla famiglia. All’epoca mia madre non stava bene e mi è stato vicino".
BERLUSCONI
"Un geniale visionario. Sempre avanti, potrei raccontare tanti aneddoti su di lui, ogni giovedì con Galliani andavamo a cena ad Arcore, io ascoltavo e imparavo. Anche scegliermi al Monza fu una genialata visti poi i risultati che abbiamo raggiunto".
I PERCASSI
"Nella mia vita da calciatore e allenatore non ho mai conosciuto una famiglia come la loro. L’Atalanta è come un figlio, ci tengono in maniera passionale, amorevole. I Percassi sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andar via da Zingonia".
SOLO L'ATALANTA
"Quando è cominciato il campionato ho rifiutato offerte anche estere perché pensavo all’Atalanta. Ci tenevo, l’ho aspettata e per mia fortuna è arrivata. Con la Juve abbiamo fatto una chiacchierata poi loro hanno scelto un grande allenatore come Spalletti".
IL TIFO
"Se tifo Juve? No. Nella mia stanza c’erano i poster dei miei idoli: Baggio, Del Piero e Zidane. Ho una simpatia per la squadra della mia città, il Napoli. Ma sono primo tifoso dell’Atalanta".
NESSUN PIANO B
"Mai avuto un piano B. Volevo fare calcio e ho cominciato a 11 anni, i miei genitori mi chiesero però di continuare la scuola. E mi sono diplomato geometra. Sono entrato nel settore giovanile della Juventus e da lì ho avuto le mie opportunità. A 30 anni ero al Parma e già studiavo da allenatore, era tutto scritto".
LE REGOLE
"La disciplina sugli orari: arrivo, colazione e pranzo. È uno stile di vita. Il rispetto dei ruoli e il dialogo: non credo alla dittatura ma alla gestione del gruppo. Sento ogni tanto miei ex calciatori. Mi ringraziano per quello che ho lasciato, anche come uomo. Questo mi gratifica".
L'EREDITA' DI GASPERINI
"È stato naturale. Come se fossi arrivato in un ambiente ideale per me, preparato per me. Il mister qui ha fatto un grandissimo lavoro, resterà nella storia".
LA VITA PRIVATA
"Fuori dal campo? Zingonia fino alle 20, poi ogni tanto mi concedo una cena con gli amici. L’equilibrio prima di tutto. In futuro a Ballando con le Stelle?
Macché, da ragazzo ho frequentato la scuola da ballo, seguendo i miei genitori che amavano il liscio. Ma non ero capace".