Nell'attesa io mi... Drogo

Ormai assomigliamo sempre più al Maggiore Drogo ne "Il deserto dei Tartari"
Ogni mattina ci svegliamo, guardiamo l'orizzonte e ci chiediamo: «A quando l'uomo che fuma a Zingonia?».
Ma all'orizzonte non si vede nulla.
Un giorno compare una nube di polvere: «È Sarri!». No, era soltanto il toscano di un passante.
Il giorno dopo qualcuno giura di aver visto muoversi qualcuno in lontananza: «Firma oggi!». No, era la prima comunione di un bambino in zona.
Passano le settimane. Le notifiche dei telefoni diventano come le vedette della Fortezza Bastiani nel libro: ogni vibrazione sembra annunciare l'evento decisivo, ma si rivela sempre un falso allarme.
Intanto il tempo scorre. I capelli imbiancano. Le vacanze finiscono. I calendari vengono stampati. Le amichevoli si avvicinano.
Eppure il comunicato dell'Atalanta continua a essere avvistato soltanto da fonti anonime molto ben informate che ci dicono che domani verra' diffuso. E domani sara' sempre domani
Nella fortezza, il Maggiore Drogo aspettava i Tartari. A Bergamo si aspetta Sarri. La differenza è che Buzzati, almeno, aveva scritto un romanzo. Qui stiamo vivendo una diretta infinita.
Ormai i tifosi atalantini non chiedono più quando arriverà Sarri. Chiedono se Sarri sia mai esistito davvero.
E quando finalmente comparirà il comunicato ufficiale, probabilmente nessuno esulterà. Ci sarà soltanto un vecchio tifoso, affacciato alla finestra, che sussurrerà: «Finalmente...»
Poi controllerà il telefono un'ultima volta e scoprirà che era un'altra indiscrezione e che il tutto era frutto solo del suo Alzheimer latente.
Calep
PS: Scusate il tono fatalista, ci stiamo solo ridendo e ricamando sopra. L'uomo con gli occhiali sulla testa, il sigaro in bocca e le dita nel naso arrivera'. Il bello sta proprio nell'aspettarlo