Oggi si elegge il nuovo presidente della Figc

Oggi 22 giugno il calcio italiano elegge il nuovo presidente della Figc, chiamato a guidare la federazione dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate in seguito alla terza mancata qualificazione consecutiva della Nazionale ai Mondiali.
A contendersi la carica sono Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, e Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti ed ex numero uno della Figc.
Alla vigilia del voto, Malagò appare favorito. Può contare sul sostegno della Serie A, della Serie B, dell'Associazione Calciatori e dell'Associazione Allenatori, che insieme rappresentano oltre la metà dei voti. Abete è invece sostenuto soprattutto dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre la Lega Pro non ha indicato ufficialmente un candidato.
Nei giorni scorsi è stato superato anche l'ultimo ostacolo alla candidatura di Malagò: l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha confermato che non esistono motivi che ne impediscano l'elezione, chiudendo così ogni dubbio sul cosiddetto caso del "pantouflage" (un conflitto di interessi tra pubblico e privato).
L'elezione si svolgerà a Roma con voto segreto e sistema elettronico. I delegati sono 273 (274 secondo alcune fonti), ma il peso del voto è diverso a seconda della componente rappresentata, per un totale di 516 voti ponderati. Per essere eletti serve la maggioranza assoluta dei voti validi. Se nessun candidato la raggiunge, sono previsti fino a tre scrutini; in caso di ulteriore stallo, la federazione verrebbe commissariata dal Coni.
Il nuovo presidente dovrà affrontare subito sfide importanti: scegliere il nuovo commissario tecnico della Nazionale, rilanciare il calcio italiano dopo gli ultimi risultati deludenti, aumentare il numero di giovani italiani valorizzati, proseguire le riforme del sistema e migliorare i rapporti tra federazione, leghe e istituzioni.
Anche i programmi dei due candidati riflettono visioni diverse. Malagò punta su una gestione più moderna della federazione, sul rafforzamento economico dei club, sull'aumento dei ricavi, sulla costruzione di nuovi stadi e su una maggiore autonomia delle leghe professionistiche. Abete, invece, propone di rafforzare il calcio di base e dilettantistico, sostenere i piccoli club, investire negli impianti locali e garantire equilibrio e continuità nella gestione della federazione.
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