17/06/2022 | 14.00
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Pagliuca, l'Atalanta e la Maledizione del Bambino

Pagliuca e i suoi Celtics hanno perso ieri sera la sesta partita di finale per il titolo NBA che era decisiva per gli avversari che si sono cosi' aggiudicati il campionato.

Le malelingue stanno gia' tacciandolo di essersi allineato all'attitudine della squadra di calcio che ha comperato, la nostra. E cioe' quello di perdere le finali

Leggetevi queste storie, tutte di squadre che hanno perso tante ma veramente tante finali. Con un lieto fine, prima di chiamare "perdenti" noi dell'Atalanta...

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Benfica Lisbona e Buffalo Bills della NFL.
Apparentemente niente in comune. Due sport diametralmente opposti, due continenti separati da un oceano, due mondi a parte. Da una parte la neve, le ali di pollo e il palloncino ovale; dall'altra il sole, il merluzzo e la febbre del calcio. Il loro unico punto in comune: la spirale della sconfitta.

La Maledizione di Guttman
Il Benfica ha perso sette finali consecutive nelle coppe europee nella sua storia: è la squadra di club, in Europa, ad aver perso più finali. L’ultima vittoria a livello europeo è stata quella nella Coppa dei Campioni del 1962, per 5 a 3 contro il Real Madrid. Si trattò della seconda consecutiva, dopo il successo dell’anno precedente nella partita vinta per 3 a 2 contro il Barcellona.

Béla Guttmann è stato uno degli allenatori più bravi e vincenti degli anni Sessanta. Bravo tatticamente e fine psicologo, ma anche un tipo un po’ strano per tanti motivi: alla fine della stagione 1961-1962 Guttmann chiese ai dirigenti del Benfica un premio per la vittoria della Coppa dei Campioni, la seconda in due anni, e la società si rifiutò. Guttmann decise così di andarsene e disse ai dirigenti: «Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sarà due volte campione d’Europa e il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni». La prima affermazione non si rivelò vera: il Porto ha vinto due volte la Coppa dei campioni, nel 1987 e nel 2004. La seconda per il momento si è avverata, e i tifosi del Benfica temono che possa andare avanti fino al 2062.

Le finali perse dal Benfica
Dalla stagione 1961-1962 il Benfica ha giocato sette finali europee e una di Coppa Intercontinentale: vinse il Santos, che batté il Benfica sia all’andata, sia al ritorno. Le finali perse a livello europeo negli anni successivi furono:

1962/1963 – finale di Coppa Campioni persa, in rimonta, contro il Milan.
1964/1965 – finale di Coppa Campioni persa per 1 a 0 contro l’Inter.
1967/1968 – finale di Coppa Campioni contro il Manchester United: gli inglesi vinsero dopo i tempi supplementari.
1982/1983 – finale di Coppa Uefa, che all’epoca si giocava in due partite, tra andata e ritorno, persa contro la squadra belga dell’Anderlecht.
1987/1988 – finale di Coppa Campioni, persa ai rigori contro gli olandesi del PSV Eindhoven.
1989/1990 – finale di Coppa Campioni persa contro il Milan.
2012/2013 – finale di Europa League persa contro il Chelsea all’ultimo minuto.

Le preghiere sulla tomba di Guttmann
Prima della finale di Coppa dei Campioni del 1990 giocata a Vienna contro il Milan, l’ex giocatore e simbolo del Benfica, Eusebio, andò sulla tomba di Béla Guttmann per chiedere di cancellare la maledizione. Andò male anche quella volta. Questa pratica è andata avanti per anni: «ogni volta che il Benfica gioca in Europa, in zone vicine a dove si trova la tomba di Guttmann i tifosi portano dei fiori, sperando di liberare la squadra dalla maledizione», ha raccontato alla CNN Jose Carlos Soares, un giornalista portoghese. Al 2062 mancano 40 anni.

I BUFFALO BILLS
Se il club di Lisbona piange questa squadra non ride: lacrime, disillusione, frustrazione. Un sentimento che i Bills degli anni '90 conoscono fin troppo bene. Con loro grande dispiacere. 1990, 1991, 1992, 1993. Quattro Super Bowl consecutivi, quattro sconfitte, quattro schiaffi. Una dinastia sul campo ma nemmeno un ricordo sull'albo d'oro.

Senza dilungarci troppo in uno sport lontano dal nostro vi basta dire che molte squadre non sono mai arrivate in finale e alcune, arrivateci magari una sola volta, l'hanno vinta. Ma nessuno ne ha mai perse 4 di fila nel mondo estremamente competitivo del football americano professionista della NFL dove gia' riconfermarsi due anni di fila è quasi impossibile.
E ancora oggi, nel 2022, sono senza anelli al dito, il simbolo personalizzato del nostro scudetto.




LA MALEDIZIONE DEL BAMBINO E I GIOVANI PORTOGHESI

Vogliamo chiudere il pezzo con due "smentite" alle maledizioni e per ribadire che queste fandonie sono fatte anche per essere smentite, prima o dopo

La "Maledizione del Bambino"

Si abbatté sui Boston Red Sox di baseball a partire dal 1920, anno in cui la franchigia cedette il battitore statunitense Babe Ruth (il piu' grande giocatore di sempre soprannominato "Bambino", cosi' in italiano anche in America) agli arcirivali dei New York Yankees. Prima di allora, i Red Sox avevano ottenuto molte vittorie prestigiose nella loro breve storia, tra cui cinque titoli delle World Series ed altrettanti campionati dell'American League; in seguito alla cessione di Ruth, però, la squadra di Boston non riuscì più a conquistare le World Series fino al 2004, mentre quella di New York divenne una delle compagini più forti e vincenti degli Stati Uniti d'America.

Questo e' il piu' famoso anatema di tutta la storia sportiva statunitense si dice lanciato dallo stesso giocatore (in foto) deluso dal trasferimento

Dopo oltre 80 (ottanta) anni di sconfitte e delusioni, la Maledizione del Bambino fu finalmente spezzata nella stagione 2004, quando i Boston Red Sox vinsero le World Series battendo in finale i Saint Louis Cardinals con un perentorio 4-0 e soprattutto eliminando in semifinale i rivali degli New York Yankees dopo una rimonta definita impossibile

Alla parata dei vincitori si stima parteciparono qualcosa come 2.000.000 (due milioni) di persone per le strade di Boston e del New England

 

I GIOVANI PORTOGHESI

Infine, "quasi" infranta la maledizione di Guttmann di cui sopra: nell'aprile 2022 il Benfica ha vinto la Youth League. Non è la prima squadra ma è un inizio e un buon viatico per il futuro

CONCLUSIONE:

Capitera' anche a noi dell'Atalanta di perdere ancora e ancora ma mai dire mai. L'importante e' non mollare mai. Mai. "Mola mia" è il nostro motto da sempre e per sempre.

Le maledizioni non durano per sempre, non c'e' niente di soprannaturale se non che i perdenti lo sono prima di tutto di testa prima ancora che sul campo e non c'e' niente di peggio che autoconvincersi.

Ma soprattutto quando vinceremo sara' una festa da raccontare ai nipotini, statete certi!
By staff
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