Paura di nessuno, noi siamo l’Atalanta, by Cagiovi
Dopo la sfida d’andata al Mapei, a Bergamo si respirava un’aria veramente pesante, un tasso di umidità altissimo, un caldo torrido da non far dormire la notte e poi, quei brutti pensieri che aleggiavano nella nostra testa e che pulsavano nel nostro grande cuore nerazzurro, senza mai lasciarci in pace. I rimasugli di una partita bugiarda. Una settimana da incubo.
No, il pareggio in casa con il Sarajevo non era una partita fine a se stessa, non aveva avuto un esito solamente bugiardo, richiamava in noi quei risultati che spesso siamo stati abituati a subire, quelle partite dominate nel numero di occasioni, nel possesso e via discorrendo, sfide apparentemente già chiuse che per nostra stessa colpa sono state riaperte e pure ribaltate dalle squadre avversarie. Per lo meno abbiamo regalato solo un pareggio al Sarajevo, pensare che con la Samp l’anno scorso e con l’Udinese due anni fa (decidete voi se è più appropriato prendere ad esempio i match d’andata o di ritorno, per me sono entrambi validi) eravamo riusciti pure a perdere, senza fargli fare sostanzialmente nemmeno un’azione. Ecco perché il tifoso atalantino questa settimana non ha dormito sonni tranquilli, vive di ricordi, non dimentica i successi del passato, ma ha la fobia degli errori, dei passi falsi che ci sono costati molto: Europa League 2017/2018, tra le altre? Abbiamo paura di quel tipo di partita più che della sconfitta, quella l’abbiamo guardata dritta in faccia, alla sconfitta diamo del tu e non la temiamo più. Siamo più forti.
Contro ogni timore la truppa del Gasp ha dato un altro sapore a questa doppia sfida che ci porterà nella terra d’Israele, un sapore più dolce, più romantico, quello che piace a noi.
Il sapore della rivincita, contro i gufi, contro chi ci dava già per spacciati, la rivincita su noi stessi.
Gasperini toglie Mancini, è giovane che prenda appunti in panchina senza troppe pressioni, dentro il mastino Palomino, lui sa come abbassare le orecchie agli avversari presuntuosi, picchiatori e simulatori, ce n’era un altro che lo sapeva fare assai bene, non dico il suo nome perché è da giorni sulla lingua di molte persone, non degne del difensore di Scanzo. Risultato? Cambi l’ordine dei fattori il risultato (offensivo) non cambia, al 4’ Palomino ha già fatto centro, al 39’ costringerà il compagno di mille battaglie Ahmetovic a ribadire la palla in rete (la sua, non la nostra), finalizzando il quinto gol su calcio d’angolo, non proprio tutti diretti, diciamo cinque azioni cominciate da situazione di palla inattiva con la difesa al completo schierata nell’area di rigore avversaria. Teniamo presente questo nostro punto di forza perché l’unico gol preso dall’Hapoel Haifa contro gli islandesi dell’Hafnarfjordur è nato direttamente dagli sviluppi di un calcio d’angolo sulla destra del portiere. La prossima partita dentro Djimsiti, manca solo lui all’appello.
Torna il mago Freuler che silenziosamente gioca 80’ e detta i ritmi, non alti, ma letali per i goffi difensori bosniaci. Al ritorno oltre a lui dovrebbe rientrare Ilicic, debuttare Pasalic e magari avremo uno Zapata a pieni giri, nonostante giovedi abbia già fatto vedere di che pasta è fatto (si scrolla di dosso il peso di qualche paio di avversari, si gira e serve Barrow che semplicemente segna). Grazie all’arbitraggio, fiscale al punto giusto, e ai severi tifosi avversari, che hanno bacchettato sin dal secondo gol i loro inguardabili giocatori, il portiere ne sa qualcosa ma non tornerei su quel brutto episodio, i giocatori del Sarajevo, dopo il quarto gol, non hanno iniziato una caccia all’uomo e non si sono permessi di falciare troppo i nostri giocatori, come nel più comune dei “tanto non abbiamo più nulla da perdere, spacchiamone uno”, pertanto non dovrebbero esserci giocatori infortunati. Hanno capito che noi atalantini “Siamo il brasil, siamo il brasil, e v'insegnamo a giocar!”, parafrasando l’affermazione del loro allenatore, il quale ha detto che gli abbiamo dato una lezione su come si gioca a calcio.
Così hanno vissuto un secondo tempo da spettatori, al 69’ entra Handzic, Palomino lo seda e la partita si completa con un hattrick di Barrow, nessuno squillo offensivo per loro, anche se, qualche palla a centrocampo l’abbiamo persa ingenuamente, attenzione perché chiunque con un pizzico di motivazione in più può arrivarci in area, dato che giochiamo con la difesa alta, più volte l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, l’ultima volta otto giorni fa.
Non abbiamo infierito, nonostante il risultato, l’unica esultanza esuberante, se la si può definire tale, è quella del Papu, dedicata alla sua Linda in dolce attesa, io il figlio lo chiamerei Bocia.
Invece qualche migliaio di chilometri a nord, qualche ora dopo la nostra partita, non è stata così pacata l’esultanza dei giocatori israeliani, in gol al 68’ dopo una magistrale manovra offensiva.
Se molti definivano il Sarajevo una squadra al livello della nostra lega pro, io azzarderei a dire che l’Hapoel è al livello di una primavera, non è una nota anagrafica né una nota di demerito, lo affermo perché, osservando i pochi video presenti in rete, ho potuto riscontare che questa squadra non gioca di pancia ma di testa, ha nelle gambe molte soluzioni offensive, studiate in allenamento, ha giocatori tecnici, poco fisici, ad eccezione, tra quelli che ho potuto vedere, di Papazoglou (tra l’altro autore di una spinta non proprio leggera che ha abbattuto il difensore dell’Hafnarfjordur e gli ha spianato la strada per la rete decisiva nella partita d’andata), ma in difesa fa acqua da tutte le parti, non sanno marcare e fanno fatica a contrastare gli attaccanti avversari, hanno quel deficit di malizia e cattiveria tipico delle difese della primavera. Il loro gioco è lento e prevedibile per una squadra come la nostra, abituata già ai ritmi dell’Europa che conta e della serie A, però queste trame offensive ragionate, potrebbero prenderci in controtempo, inoltre dovremo stare calmi perché hanno un modo di protestare molto acceso e provocatorio: la qualificazione se la sono meritata, ma gli islandesi non hanno demeritato e sono riusciti ad andare al tiro molte volte, hanno pagato di imprecisione e forse di cattiveria.
Una prestazione come quella di giovei sera basterà a scardinare la difesa avversaria giovedì prossimo, non ci vuole molto, alla fine giovedi' abbiamo vissuto una serata magica dal punto di vista realizzativo, ma dal punto di vista del gioco espresso non siamo ancora ai livelli della vera Atalanta, ci serviranno carattere, grinta, intelligenza e fame, fame di vittoria e di conquista, per tornare al punto di partenza, lì dove avremmo dovuto già essere, nelle urne del sorteggio dei gironi della Uefa Europa League 2018/2019.
Cagiovi
