Perché Atalanta e Borussia Dortmund stanno litigando

Da ultimouomo.com
Nell’ottobre del 1998 Samuele Dalla Bona passa dall’Atalanta al Chelsea di Gianluca Vialli, senza avere neanche mai esordito con la prima squadra. L'Atalanta in quel momento è in Serie B. Assieme a lui passa agli inglesi un altro talento delle giovanili dell’Atalanta, il terzino (diciassettenne alla firma) Luca Percassi, figlio di Antonio difensore dell’Atalanta per più di 100 partite negli anni ‘70 e soprattutto presidente della squadra fino al 1994. Il padre commentò così l'addio del figlio da Bergamo: «Fossi stato ancora presidente dell’Atalanta, a mio figlio un ingaggio così non mi sarei mai sognato di darlo».
L’esperienza di Dalla Bona è relativamente nota tra gli appassionati italiani, una carriera di altissime promesse rispettata solo parzialmente, nonostante la fiducia di Claudio Ranieri quando era al Chelsea. Non va molto meglio, anzi, va molto peggio a Percassi, che colleziona quattordici minuti totali nella sua esperienza inglese. Tredici minuti da subentrato nel 5-0 esterno del Chelsea contro l’Arsenal negli ottavi di EFL Cup e addirittura un solo minuto nell’ottavo di FA Cup con il Nottingham Forest.
Gustatevi questo bel gol di Dalla Bona all'Everton.
Per capirci, Percassi era in seconda squadra con calciatori del calibro di John Terry, che poi avrebbero fatto le fortune del club. «Quando arrivai in ritiro il 13 luglio 1998, il giorno prima c’era stata la finalissima del Mondiale tra Francia e Brasile, e sostituì Desailly e Leboeuf mentre stavano in vacanza. Giocavo insieme a Terry nella seconda squadra, al lunedì. Lui è un esempio di come in Inghilterra si vive il calcio. Prima della partita, si riempiva di cioccolato e Coca Cola. Io lo guardavo e pensavo che sarebbe entrato in campo rischiando di morire, invece andava a mille».
Percassi trova poco spazio, quindi, nei suoi due anni al Chelsea e nel 2000 passa al Monza in Serie B per provare a rilanciarsi, finendo poi a girovagare in Serie C tra Alzano Virescit e Spezia, dove condivide lo spogliatoio con un giovanissimo Goran Pandev (in prestito dall’Inter) che lo descrive così: «Era bravo, un terzino aggressivo e veloce, ma in Serie C lo sai com’è… non si giocava». Si ritira nel 2004, a soli 24 anni, una serie di infortuni ferma la sua carriera ad alto livello e decide di aiutare il padre nella gestione della sua holding. Curiosamente anche il padre Antonio si era ritirato a 25 anni per entrare nel mondo dell’imprenditoria.
Arriviamo quindi all’andata degli ottavi di Champions League tra Atalanta e Borussia Dortmund, in terra tedesca, e Luca e Antonio Percassi, ora amministratore delegato e presidente dell’Atalanta, decidono di rinunciare al consueto pranzo UEFA pre-gara tra le due squadre. Il motivo è il passaggio di Samuele Inacio Pià dalle giovanili dell’Atalanta al Borussia Dortmund nel 2024 senza alcun indennizzo, in ottemperanza alle normative FIFA sui calciatori minorenni.
«Abbiamo annullato il tradizionale pranzo tra i club prima della partita perché è troppo grave quanto successo con Inacio. Il giocatore è cresciuto con noi e ci è stato strappato via in maniera poco chiara, per questo abbiamo portato la questione davanti alla FIFA e siamo convinti di aver ragione», ha detto Luca Percassi, che curiosamente 28 anni fa aveva seguito lo stesso percorso di Inacio.
A detta dell’amministratore delegato dell'Atalanta il Dortmund non si è voluto neanche «sedere a un tavolo con noi per sentire quanto avessimo da dire», e quindi ha deciso di disertare entrambi i pranzi UEFA previsti. All’andata tra l’altro c’era stato un ulteriore schiaffo, con il Borussia che ha battuto l’Atalanta schierando in difesa un “altro Inacio”, il centrale diciottenne Luca Reggiani, strappato alle giovanili del Sassuolo nello stesso anno di Inacio.
Di "casi Inacio" in realtà ce ne sono stati tantissimi in passato, come i già citati Dalla Bona e Percassi stesso e andando più avanti Gianluca Scamacca, Davide Petrucci e Federico Macheda. Una pratica sempre più comune nel calcio italiano, dove i giovani (come succede anche al di fuori del calcio) preferiscono emigrare per avere più possibilità. In questo caso, però, l’Atalanta è ricorsa in tribunale contro il Borussia Dortmund.
Una compilation di giocate di Petrucci nella Primavera della Roma (!). Poco tempo prima, sull'altra sponda della capitale, Macheda aveva lasciato la Lazio per lo United.
QUANTO È LECITO
In realtà la FIFA vieterebbe il trasferimento di calciatori minorenni, non permettendo quindi la creazione di casi come quello di Samuele Inacio. Il tutto è regolamentato dall’articolo 19 del regolamento FIFA che tratta i trasferimenti dei calciatori minorenni, definito nel 2001 dopo una tavola rotonda tra FIFA, UEFA e la Commissione Europea e che stabilisce un divieto assoluto di trasferimento dei calciatori internazionali. Una norma pensata soprattutto per tutelare i ragazzi nei Paesi in via di sviluppo e frenare così le truffe su chi vuole provare la fortuna nel calcio europeo.
Ci sono due eccezioni a questa regola. La prima è se la residenza del calciatore minorenne e il suo nuovo club sono entrambe entro 50 chilometri dallo stesso confine nazionale. La seconda è quando i genitori del calciatore extracomunitario si trasferiscono nel Paese del nuovo club per motivi non calcistici. Due eccezioni, va detto, oggetto di battaglia legale da parte dei genitori di calciatori extra-europei, che trovano le norme troppo restrittive per chi vuole fare carriera nel calcio europeo.
In realtà una scappatoia c’è. L’articolo 19, infatti, confligge (pur essendo stato definito con la Commissione Europea) con le norme sulla libera circolazione dei lavoratori nell’Unione Europea, fatto che ha obbligato la FIFA a concedere il trasferimento dei giovani calciatori in ambito europeo al compimento dei sedici anni, se il club che trova l’accordo con i tutori legali del giocatore e gli garantisce un'istruzione scolastica e standard di vita ottimali.
Un effetto di questa norma lo stiamo vedendo sul calcio inglese dopo la Brexit, con i vivai che non possono più usufruire dei vantaggi dell'Unione Europea e quindi non possono più prendere giocatori minori di 16 anni dai club europei perché soggetti, adesso, alle più restrittive norme FIFA. Un fattore che sta alzando notevolmente i costi dei giovani inglesi nel mercato interno.
Germania e Italia, però, fanno parte dell'Unione Europea: come si spiega quindi che l’Atalanta abbia denunciato il Borussia Dortmund alla FIFA?
Per una questione di tampering, per usare un termine più caro al contesto NBA che a quello del calcio. Per chi non lo sapesse il tampering è essenzialmente l'attività di convincimento che un club prova su un giocatore prima del periodo concesso dalla lega per trattare. Una violazione che in NBA comporta la perdita di scelte al Draft, se provata (come successo recentemente a Chicago Bulls e Milwaukee Bucks), e che l’Atalanta rimprovera al Borussia Dortmund, accusato di aver iniziato a parlare con la famiglia di Inacio ancora prima dei sedici anni, violando così le normative FIFA e anche europee a riguardo.
L’esposto dell’Atalanta alla FIFA ha qualche speranza di essere accettato? È molto complicato. Luca Percassi ha parlato della questione più volte con toni anche accesi: «Per me è un fatto molto grave che il Borussia non abbia mai dato la disponibilità a sedersi con noi per chiarire e risolvere una questione che noi, di conseguenza, abbiamo portato in FIFA. Da un punto di vista legale, siamo convinti di avere ragione, ma da un punto di vista morale, lascio che ognuno giudichi da sé». Lars Ricken, direttore sportivo del Borussia Dortmund, si è difeso affermando che il club tedesco ha rispettato tutte le norme vigenti in materia. «Quello era il trasferimento di un minore. Ci sono normative chiare. Tutto deve essere documentato. Lo abbiamo fatto in modo molto scrupoloso. La FIFA ci ha confermato che era tutto corretto».
E probabilmente a livello normativo il dirigente tedesco ha ragione, dato che in ogni caso a meno di una decisione della FIFA per gravi violazioni è difficile che il Dortmund possa incorrere in grosse penali. Probabilmente il “sedersi al tavolo" a cui fa riferimento Percassi è dovuto alla possibilità di trovare un accordo extragiudiziale su una compensazione per Inacio, che per le regole attuali corrisponderebbe giusto all’indennità di formazione, che parte da 50.000 euro o una percentuale minima. L’obiettivo, forse, era di assicurarsi una percentuale come “riparazione del furto”, se così possiamo definirlo.
Ironico che la questione sia stata sollevata proprio da Percassi, che forse alla luce della sua stessa carriera da calciatore è particolarmente sensibile sulla questione. «Fortunatamente la federazione italiana è riuscita a intervenire per risolvere questa tematica, proprio dopo l’esodo di 2-3 ragazzi verso questo club o al Bayern, qualcuno ha agito in maniera scorretta». Quello a cui fa riferimento Percassi è il trasferimento in Germania di Mané, Reggiani, Inacio (al Borussia) e di Della Rovere (al Bayern Monaco), che ha portato la FIGC, su spinta dei club, a modificare l’articolo 33 delle norme organizzative interne federali, permettendo ai club italiani di stipulare un contratto di apprendistato professionalizzante (quindi con un compenso) della durata di tre anni, e a partire dai 15 anni, con i “giovani di serie”.
Luca Reggiani è stato tra i più positivi della sfida d'andata vinta dal Borussia Dortmund.
Questo “giovane di serie” non è altro che un calciatore quattordicenne che “sottoscrive" il "tesseramento per una società associata in una delle Leghe professionistiche”, con il club che poi ha la possibilità, ai 16 anni, di stipulare un contratto professionistico con lui, di fatto proteggendosi da un possibile “scippo” senza vantaggi economici da un club estero. Oltre a prendere status da professionista se si raggiungono un certo numero di presenze dai 16 anni in poi che vanno da un minimo di dieci in Serie A fino a quindici in Serie C.
Una norma protezionistica, diciamo la verità, che infatti è stata recentemente modificata dall’Antitrust, che ha tolto l’unilateralità dell’apprendistato per decisione dei club e che ora devono essere d’accordo con i genitori o tutori del giovane per poterlo “designare”.
LO SMACCO
Di Samuele Inacio come giovane calciatore di talento ne abbiamo già parlato, in copertina tra i 50 giovani da seguire nel 2026 e come membro della diaspora italiana di cui stiamo parlando. È un giocatore di grandissima qualità e che potrebbe essere il futuro della Nazionale italiana a cui uno della sua qualità nell’ultimo terzo di campo farebbe comodo. “Alto 176 centimetri, Inacio dribbla con una naturalezza e leggerezza incredibile, non a caso ha come idoli Neymar e Ronaldinho. Inacio però non è solo dribbling, e lo ha dimostrato sia nelle competizioni giovanili tedesche, dove da seconda punta è a 4 gol in 9 partite, ma soprattutto con la Nazionale italiana Under 17, di cui è il numero 10 e ha lo score impressionante di 13 gol in 20 partite”.
Un patrimonio tecnico e soprattutto economico che un club come l’Atalanta, che ha fatto del player trading una filosofia vincente, è sicuramente deluso di aver perso per praticamente niente in cambio. D’altronde, i nerazzurri hanno sempre venduto bene, anche giocatori che hanno giocato poco o niente per la prima squadra. Basti pensare che tra Dejan Kulusevski, Alessandro Bastoni e Amad Diallo, dai quali l’Atalanta ha raccolto più di 90 milioni per diciassette presenze complessive con la prima squadra.
Per Percassi però è anche una questione di principio, e non solo economica. «Oggi vediamo un tesserato del nostro club, cresciuto a Zingonia e di cui il papà è stato portato nella mia prima presidenza a Bergamo. È successo questo episodio ma io non voglio giudicare la decisione del ragazzo. L’Atalanta ha dimostrato di credere nei giovani e quando c’è stata l’occasione questa estate siamo andati dal Genoa e abbiamo comprato un ragazzo del 2008, rispettando il club e pagando il trasferimento».
«Sono stato convinto dal progetto tecnico del club e da come gestiscono i giovani», ha detto dal canto suo il giovane italo-brasiliano parlando della sua scelta.
Cosa dice del nostro movimento che un talento del genere decida di lasciare l’Italia per andare al Borussia Dortmund? Senza contare che lo ha fatto lasciando il miglior settore giovanile italiano per produzione e lancio di giocatori. Su questa questione si è scritto tanto e anche sull’allergia della Serie A verso i giovani, ma in realtà se si prendono i giocatori europei Under 18 con più di 1000 minuti in campionato, quindi semititolari o titolari, la Serie A è in linea con gli altri principali campionati europei, con due sopra questo riferimento. Solo la Bundesliga ne ha di più, tre con El-Mala, Coulibaly e Vuskovic, e addirittura in Premier League ce n’è soltanto uno (ma non stupisce dato l’alto livello della competizione).
Di quei due della Serie A uno è Sascha Britschgi del Parma con 1656 minuti e l’altro è proprio dell’Atalanta: Honest Ahanor con 1015 minuti. E Ahanor condivide anche l'anno di nascita (2008) con Inacio. L’altra faccia della medaglia è che il campionato italiano paga dazio nel minutaggio degli Under 18 nella fascia “medio-bassa”: ci sono cioè pochi giocatori rispetto a Premier League, Bundesliga e Ligue1 tra i 100 e i 1000 minuti. Per capirci la Serie A ne ha solo quattro (così come la Liga) in quella fascia, la Premier ne ha nove e la Ligue 1 addirittura undici, mentre la Bundesliga ne ha otto.
L’Atalanta però ha mostrato fiducia in un pari età di Inacio, che nel frattempo non ha “ancora” esordito in Bundesliga, forse fosse rimasto avrebbe esordito prima? Non lo sapremo mai. Intanto, sul campo, l’Atalanta ha prevalso sul Borussia Dortmund con una rimonta epica, e Percassi ha scomodato la «giustizia divina» e che qualcuno (si può immaginare chi) «che è andato via scappando dall'Atalanta starà rimpiangendo questa scelta». L’impressione è che quest’altra partita, per il calcio italiano in generale, sia ancora molto aperta e ben lontana dall'essere vinta.