17/04/2018 | 20.30
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Ricordando un BOMBER, o meglio, un CANNONIERE d’altri tempi - by Pagno


WhatsApp Image 2018-04-17 at 09.59.23Grandi giocatori hanno vestito la maglia dell’Atalanta, ma in pochi cultori bergamaschi sanno che lo fece anche Giuseppe Meazza, reso immortale a Milano San Siro con lo stadio a lui intitolato, etichettato da Gianni Brera come il più grande giocatore italiano di tutti i tempi.
Capace di vincere 2 coppe del Mondo, Vittorio Pozzo nel ricordarlo disse: “Giocare con lui in campo significava partire dall’1-0”.
Militò con la maglia della Dea nel Campionato di serie A post-guerra del 1945-1946 in un’Italia spezzata a causa degli accaniti combattimenti lungo la Linea Gotica sugli Appennini, rendendo praticamente impossibili gli spostamenti fra Pianura Padana e il resto della Penisola.
Fu un campionato anomalo chiamato “Divisione Nazionale 1945-1946”, campionato Alta Italia, stravinto dal Grande Torino, che però perse quell’anno proprio allo stadio Comunale di Bergamo contro l’Atalanta.
In quell’Atalanta militava in porta un grande personaggio bergamasco di Martinengo, il gigante buono Bepi Casari.
Peppino Meazza fece solamente 2 gol nell’esperienza atalantina, da ricordare però.
Il primo lo fece su rigore, quasi al novantesimo nel pareggio esterno in quel di Brescia, mentre il secondo nella vittoriosa gara per 2-1 in casa contro la sua amatissima Inter (in cui fece, prima di allora, più di 200 gol).
Da ricordare anche il fatto che per un paio di mesi Meazza fu sia giocatore che allenatore, in una duplice veste che non ebbe fortuna.
Perché?
Nonostante fosse creativo, fulmineo, spietato sotto porta, fortissimo nel dribbling, anzi “a scartare gli avversari”, stracolmo di classe e tecnica, la sua vita privata era paragonabile a quella di una moderna star americana.
Chissà quanti pensionati bergamaschi di 73 anni, che si aggirano in queste mattine sotto i portici del Balzer, sono suoi figli illegittimi…
Incredibile donnaiolo, ancor oggi si vocifera che fossero molte di più le donne da lui amate rispetto ai tantissimi gol fatti.
Giocatore d’azzardo, appassionato e bravissimo ballerino di tango, gli capitava di dormire un paio d’ore soltanto, poi “indossava” la sua impeccabile brillantina rendendo la sua testa lucida e perfetta, e poi entrava in campo.
“Fate quello che dico, non quello che faccio”.
Con lui, però, non funzionò, né a Bergamo in quell’anno né altrove successivamente come allenatore.
A conferma che per essere grandi insegnanti ed educatori non basta essere stati straordinari giocatori.
Onore però al grande Meazza, quarto cannoniere di tutti i tempi, dopo Piola, Totti e Nordahl.
Una leggenda del calcio che passò da Bergamo.

By staff
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