Ridateci la vera Dea

C’era una volta una Dea famosa per la sua straordinaria velocità, forza e indipendenza, l’eroina mitologica, da cui la squadra ha ereditato il celebre soprannome.
Quella Dea perfettamente incarnata da un allenatore che per 9 anni ha condotto il timone senza mai fermarsi e ponendosi anno dopo anno un nuovo obiettivo.
Con un gioco arrembante, asfissiante per gli avversari che venivano pressati a tutto campo, non solo uomo su uomo, ma un vero e proprio credo che man mano ha conquistato i giocatori tutti, trasformati nelle prestazioni e che spesso andavano oltre il loro potenziale.
Ebbene, di quella fantastica Dea non è rimasto neanche un briciolo di gioco che con la nuova guida tecnica è stato completamente stravolto.
Stravolto nei fatti e nei risultati, perché stando alla concezione teorica del gioco del calcio propugnata dal nuovo mister, tutto questo non dovrebbe succedere.
Velocità, ritmo ed accelerazioni, sono solo alcune delle caratteristiche richieste nella concezione di gioco della nuova conduzione tecnica che si associano ad una rigorosa organizzazione difensiva di reparto.
Il 4-3-3, del nuovo modulo di gioco esige un calcio iper-verticale e per farlo, i giocatori si devono muovere sul campo formando una serie di triangoli e diamanti sul calcio, offrendo al portatore di palla sempre una soluzione veloce e vicina. Ma per funzionare il gioco ha bisogno di un continuo movimento e di un calcio al massimo a due tocchi.
Altro concetto tipico del Sarrismo: il “terzo uomo in corsa”. Mertens ed Hamsik, ai tempi del Napoli, si scambiavano di posizione, con Hamsik che arretrava e Mertens che veniva indietro. A quel punto il terzo uomo in corsa (Insigne), approfittava dello spazio creato dai due movimenti per tagliare come il burro la difesa avversaria. Cosa serve per quest’azione? Difensori in grado di palleggiare con intelligenza, una mezzala di grande qualità, un attaccante intelligente, un esterno d’attacco che sapeva tagliare il campo al momento giusto ed una macchina perfetta, oliata da allenamenti ossessivi e attenti.
Ebbene tutte queste cose al momento non si vedono, se non in brevissimi momenti; i giocatori atalantini, molti dei quali provengono da un’idea di gioco esattamente all’opposto, non si trovano in questo nuovo regime tattico e spesso sbagliano, compromettendo il risultato delle partite.
La difesa dall’estate ad oggi ha incassato 13 reti, per disattenzioni ed errori individuali, il regista/play di turno non riesce ad incidere, le verticalizzazioni non si vedono, gli attaccanti sono bloccati e non fanno movimento senza palla, mentre gli esterni fanno molta fatica a sincronizzarsi con la mezzala di competenza ed a creare triangolazioni vincenti.
Ne deriva un gioco bloccato fatto di continui passaggi che non sboccia se non per iniziative sporadiche legate solo alla bravura dei singoli che saltano le difese avversarie o per errori delle stesse.
Per quanto tempo si può andare avanti così? Per quanto tempo si può sperare di migliorare? Giornata dopo giornata il campionato avanza e con esso, anche la classifica non migliora.
Ricordiamo che i 6 punti conquistati sono frutto di episodi favorevoli che poco avevano a che fare con i dettami del nuovo modulo.
Se manca personalità in alcuni elementi della rosa, è compito dell’allenatore lavorare su di loro e caricarli affinché questi possano esprimersi al meglio.
5 giornate di campionato, 6 punti ed undicesima posizione in classifica, a 4 punti dalla zona Europa, 17 tiri in porta e solo 5 reti.
Nulla è perduto, ma occorre cambiare marcia già a partire dalla partita con il Venezia, altrimenti bisognerà avere il coraggio di adottare adeguati accorgimenti, per rendere la squadra più pericolosa e farla rendere per l’effettivo potenziale che non manca di certo nell’organico a disposizione dell’allenatore.
LuckyLu