Sarri: basta alibi, ora l’Atalanta deve liberarsi e giocare
Maurizio Sarri non nasconde le difficoltà dell’Atalanta, ma manda anche un messaggio piuttosto chiaro: il periodo dell’attesa deve finire. In una lunga intervista concessa a L'Eco di Bergamo, il tecnico nerazzurro ha fatto il punto sul processo di trasformazione della squadra, sulle difficoltà incontrate in queste prime settimane e sulle possibili soluzioni per il futuro.
Il concetto di fondo è semplice: l’Atalanta arriva da anni nei quali ha costruito un’identità estremamente riconoscibile e modificarla richiede inevitabilmente tempo. Sarri parla di una squadra prima destrutturata e ora ancora alla ricerca di una nuova struttura. Un passaggio che, secondo l’allenatore, rende comprensibili alcune delle difficoltà viste finora. Ma proprio qui arriva il cambio di tono: continuare a parlare di tempo rischia di diventare un alibi.
Qualche progresso, secondo Sarri, è già evidente. L’Atalanta ha alzato il proprio baricentro, tiene maggiormente il pallone e occupa più stabilmente la metà campo avversaria. Il problema è trasformare questo controllo in pericolosità. La sensazione del tecnico è quella di una squadra ancora troppo concentrata sull’esecuzione dei nuovi compiti e poco libera di interpretare le situazioni.
È soprattutto negli ultimi metri che l’Atalanta sembra frenata. Poche iniziative individuali, pochi movimenti senza palla e la tendenza a ricevere da fermi rendono più semplice il lavoro delle difese avversarie. Per Sarri la questione, prima ancora che tattica, potrebbe essere mentale: i giocatori stanno pensando troppo a ciò che devono fare e troppo poco a giocare.
Da qui nasce la richiesta più importante delle prossime settimane: liberare la testa. Sbagliare sarà accettabile, purché la squadra torni a prendere iniziative, ad attaccare gli spazi e a giocare con maggiore cattiveria. Sarri ammette anche una propria responsabilità: nel tentativo di trasmettere nuovi principi potrebbe aver finito per limitare l’istinto di alcuni giocatori.
Sul piano tattico rimane aperta anche l’ipotesi del 4-2-3-1. Non una rivoluzione definitiva, ma un’alternativa al 4-3-3 sulla quale lo staff sta lavorando. La scelta dovrà comunque tenere conto delle caratteristiche della rosa e della presenza di centrocampisti più adatti a giocare da vertice basso o da mezzala.
Interessante anche il discorso sugli uomini offensivi. Sarri ha ricordato di aver sempre considerato Raspadori principalmente come un attaccante centrale, pur riconoscendo come la sua duttilità possa rappresentare contemporaneamente un pregio e un limite.
Sull’ipotesi De Ketelaere centravanti, invece, il tecnico ha sottolineato la presenza di Scamacca, Krstovic e dello stesso Raspadori: giocatori importanti sui quali la società ha investito e che non possono semplicemente essere accantonati. L’obiettivo resta trovare per tutti una collocazione funzionale al rendimento individuale e soprattutto all’equilibrio collettivo.
Grande fiducia viene riposta anche in Kessie e Rowe, seppure per ragioni differenti. Il primo viene descritto come un giocatore capace di pensare il calcio e di leggere le situazioni; il secondo, al contrario, come un elemento istintivo che deve essere lasciato libero di inventare, anche accettando qualche errore in più.
In difesa Sarri ha speso parole particolarmente importanti per Scalvini. Il centrale, secondo il tecnico, sta crescendo rapidamente e possiede le qualità per diventare qualcosa in più di un semplice leader tecnico: deve trasformarsi in un punto di riferimento capace di trascinare anche i compagni. Proprio il nuovo modo di difendere, maggiormente orientato sulla palla e sulle letture, potrebbe valorizzarne ulteriormente le caratteristiche.
Non mancano poi alcuni retroscena sugli addii dell’estate. Sarri ha ammesso che avrebbe fatto affidamento su Djimsiti e che la sua partenza lo ha sorpreso, pur comprendendo la scelta della società di assecondare un giocatore che aveva dato molto all’Atalanta.
Ancora più netto il passaggio su de Roon. Il tecnico sostiene di non avergli mai comunicato di considerarlo fuori dal progetto e racconta che il centrocampista avrebbe scelto di confrontarsi direttamente con la società prima di trasferirsi alla Roma. Dal punto di vista di Sarri, quindi, non ci sarebbe mai stata una vera chiusura tecnica nei suoi confronti.
Tra gli aspetti che danno maggior fiducia all’allenatore c’è invece proprio l’ambiente atalantino. Sarri ha elogiato la società, la famiglia Percassi, le strutture di Zingonia e l’applicazione dei giocatori negli allenamenti.
Un gruppo che, forse, secondo lui è persino composto da troppi bravi ragazzi: grande disponibilità al lavoro, ma a volte anche una certa passività. Sarri vorrebbe vedere più personalità, più confronto e persino qualche momento di tensione costruttiva, purché resti sempre dentro i limiti del gruppo.
Il calendario ora offrirà pochissimo tempo per lavorare: nove partite in ventisei giorni. Per Sarri è un problema, perché il suo calcio avrebbe bisogno soprattutto di allenamenti e ripetizioni. Ma potrebbe esserci anche un risvolto positivo: giocando continuamente, i calciatori avranno meno tempo per pensare e potrebbero finalmente iniziare a mettere in pratica in maniera naturale quanto assimilato in queste settimane.
Il messaggio conclusivo, quindi, va oltre moduli e interpreti. Sarri vuole vedere un’Atalanta meno preoccupata di eseguire e più determinata a giocare. Il risultato immediato conta, soprattutto dopo le ultime sconfitte, ma la priorità sembra essere un’altra: ritrovare libertà, iniziativa e personalità.
Il tempo per imparare è servito. Adesso, nelle intenzioni dell’allenatore, deve cominciare quello del calcio giocato.