Sogno d'una notte di mezza estate - by Ombra
Il Napoli viene preso a calci dall’Espanyol, mostrandosi lento e impacciato, non riuscendo a bucare la retroguardia spagnola e provocando la sceneggiata di De Laurentiis nei confronti della terna arbitrale. Al Benito Villamarin, la Fiorentina è costantemente messa sotto dal Betis, rannuvolando il cielo sopra Ponte Vecchio in vista dell’inizio di Serie A e gli imminenti preliminari di Conference League. I nerazzurri ahinoi più titolati d’Italia ne incassano 4 dal Villareal, mostrando una pessima gestione delle transizioni negative e distanze in fase di non possesso ancora da trovare. Contro il neopromosso Valladolid, Sarri e la sua Lazio non trovano la via della rete, confermando le difficoltà mostrate contro Qatar e Genoa. Cosa significano tutti questi risultati nel sabato immediatamente precedente la prima giornata di campionato? Nulla. Assolutamente nulla.Dobbiamo sforzarci di capirlo. È calcio di agosto, senza motivazioni o stimoli particolari. Unico obiettivo: non infortunarsi. E allora ben vengano le sconfitte, i dubbi, gli scetticismi. Meglio vengano a galla adesso piuttosto che tra uno o due mesi. Ma dubbi rimangano: non si devono trasformare in giudizi definitivi. Ovvio che i punti di domanda vengano tirati in ballo da addetti ai lavori e tifosi. Anche in società ci saranno. Ma pretendere di dare risposte in questo momento è sbagliato. La squadra ha delle lacune? Sì, ben visibili. La rosa è qualitativamente incompleta? Sì, che piaccia o meno ammetterlo. Ma è normale e per certi versi giusto che sia così. Siamo ai primi di agosto. Manca quasi un mese alla fine del calciomercato e la preparazione è in pieno svolgimento. Pensare che pesi massimi come i marcantoni atalantini siano brillanti ed efficaci a Serie A ancora da cominciare è ingeneroso nei confronti di preparatori e staff che, nel corso delle ultime annate, hanno dimostrato ogni volta di trovare il bandolo della matassa.
L’Atalanta sta prendendo una nuova forma. Non sarà mai quella squadra che ti asfissia col pressing a tutto campo uomo su uomo, in grado di giostrare la manovra offensiva col movimento coordinato degli esterni e dei trequartisti. Siamo tutti vedove di Gomez e Ilicic, nasconderlo sarebbe un vano esercizio di stile. Ma morto un papa, o due papi, se ne fa un altro. Non sarà la solita Atalanta del Gasp ma ne vedremo altre forme. Più verticali, più strappi centrali. Chi lo sa. Più forte o più scarsa? Non è questo il punto. È troppo presto per capirlo. Ma sarà sempre, e comunque, la nostra Atalanta. La nostra storia ci ha insegnato che, anche con squadre da metà classifica, zona retrocessione o Serie B, la passione della piazza è stata costantemente da Scudetto. Martedì all’allenamento a porte aperte al Gewiss, sabato a Genova, facciamo in modo di esserci. Fisicamente, cantando a squarciagola, o mentalmente, vicino ai cuori di chi scenderà in campo vestendo la nostra maglia. È il momento della fiducia cieca, dell’inguaribile e romantico ottimismo. Delle illusioni e delle fantasticherie. Fai bei sogni, Atalanta. Fai bei sogni, popolo atalantino. Senza che sia necessario pensare a quanto amaro possa essere il risveglio.
Ombra
By staff