01/08/2022 | 18.26
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Sulle ali dell'entusiasmo

Streaming singhiozzante e connessione ballerina. Non i migliori ingredienti a contorno della prima uscita “seria” dell’Atalanta 2022/2023. Non sono da biasimare coloro i quali hanno rinunciato a un uggioso venerdì sera di fronte al computer ai primi segnali di un collegamento difettoso. Le alternative per passare una serata piacevole, al giorno d’oggi, non mancano di certo. Recuperare gli highlights il giorno dopo, basarsi sui commenti di chi ha resistito, con un’opera di masochismo non indifferente, è un discreto surrogato. Nessuna colpa, dunque. Anche perché il sottoscritto è uno di quelli.
Swansea, Leicester, Norwich, West Ham. I precedenti delle prestagioni in terra inglese non hanno mai rappresentato un’iniezione di aspettative positive. Sconfitte, prestazioni scialbe e anonime, gambe appesantite e mente ingolfata. Avversari più avanti nella preparazione, con un livello fisico e atletico impareggiabile all’alba dei primi di agosto. L’1-0 maturato al St James’ Park non ha rappresentato l’eccezione alla regola. Il commento meno drastico e catastrofico che si è letto in giro è “Okoli non è male, ha fatto alcuni passaggi filtranti notevoli ma forse è stato più fortunato che altro”. Davvero? Davvero abbiamo così poca fiducia nella squadra?
Crediamo davvero che sia impossibile invertire il trend del girone di ritorno scorso? Affermare dopo la prima amichevole estiva con qualche significato che “siamo la stessa squadra dell’anno scorso”, evidenziandone per l’ennesima volta i difetti e gli aspetti negativi? Questo, siamo diventati? Vi prego, no. La rosa ha delle lacune, è innegabile. Alcuni giocatori sembrano percorrere una fase calante della loro parabola atalantina, è sotto gli occhi di tutti. I giovani e i nuovi arrivati devono ancora perfezionare l’inserimento nei meccanismi in una macchina dal motore collaudato, ai limiti dell’usurato, ma che avrà bisogno proprio di nuovo carburante per riprendere a girare a pieno regime.
È un circolo vizioso, quello tra la squadra, Gasperini, la società e i tifosi. I dubbi del tecnico di Grugliasco si trasmettono ai giocatori, che non garantiscono alla dirigenza di fare passi più lunghi della gamba e ai tifosi di fantasticare per obiettivi e trofei. Se invece la rivoluzione, l’evoluzione, il cambiamento (comunque vogliate chiamarlo) partisse proprio da noi? Non diamo l’impressione di essere cambiati. Perché non lo siamo. Siamo ancora quelli di Zingonia dopo il 7-1 con l’Inter. Siamo quelli del giro di campo dopo la retrocessione con la Roma e gli applausi al termine della partita col Lipsia. Siamo quelli della Festa della Dea, pronti a manifestare la debordante ed eccessiva passione per i colori nerazzurri anche negli anni in cui, oggettivamente, non c’era razionalmente nulla a cui aggrapparsi per sognare. Recuperiamo quell’irrazionalità. Almeno un pizzico. Diamo sconsideratamente fiducia all’ambiente, almeno all’inizio. Facciamo finta, se proprio non riusciamo a convincerci. Non è e non sarà mai facile. Per me, per i più piccoli e gli anziani. Chi ha visto la serie C e chi ha vissuto solo le notti europee. È una professione di fede, alla fin fine. Credere in un disegno più grande, anche quando i contorni sembrano fragili e poco delineati, mostrando una pennellata insicura. Perché l’intero universo Atalanta ha bisogno del nostro cuore. Affinché la ninfa possa tornare a correre, facciamola intanto volare sulle nostre ali dell’entusiasmo.

 

by Ombra
By staff
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