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14/10/2026 | 09.09
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Ultimouomo.com parla dei problemi dell'Atalanta di Sarri


NB articolo antecedente alla partita con il Venezia

La transizione alla nuova era si sta rivelando più difficile del previsto per i nerazzurri.


I numeri di inizio stagione dell'Atalanta sono inquietanti. Ne cito alcuni prendendoli da Hudl Statsbomb per rendere l'idea. La squadra di Sarri è sestultima per tiri effettuati e quartultima per npxG. È ultima per qualità media del singolo tentativo, e quindi xG per tiro, sempre ad esclusione dei rigori. Penultima per tackle e percentuale di duelli a terra vinti, terzultima per percentuale di duelli aerei vinti. Per quanto riguarda i tiri concessi per 90 minuti, solo il Cagliari e il Frosinone hanno fatto peggio. L'Atalanta è anche quartultima per passaggi concessi all'interno della propria area e passaggi concessi entro 20 metri dalla propria porta.

È solo una delle istantanee possibili con cui fotografare l’inizio della Serie A 2026/27 dell’Atalanta: un’immagine assai preoccupante, inquietante se si considera lo status maturato da allenatore e giocatori nel recente passato. Esistono svariate cause per cui si è prodotto un avvio così debole, che si è riflesso solo in parte in classifica dove l'Atalanta comunque con una vittoria stasera contro il Venezia potrebbe salire a nove punti. Ma è la direzione che si sta discutendo qui, e da questo punto di vista bisogna partire dalla scelta di Sarri.

In 4 delle prime 5 giornate, la partita dell’Atalanta è stata quella in cui si è giocato di più - i 68’10” col Bologna sono il record, ma anche i 66’23” col Cagliari non scherzano. Per paradosso, la squadra che dovrebbe essere simbolo di questa Serie A, al contrario è quella che sta fungendo più da parte lesa, incapace di riempire buona parte dei minuti e secondi effettivi di gioco. Un paradosso per un allenatore che proprio sul calcio giocato ha fondato la sua carriera.

È un’Atalanta dalla parte sbagliata dell’approccio “pensante” evidenziato da Sarri il 20 agosto: il controllo che prova, e che talvolta riesce a esercitare, è asettico. Un'Atalanta “in balia degli eventi, e non una squadra che sa indirizzare gli eventi”. Offre l’impressione di correre meno e peggio dell’avversario; una squadra contro cui è troppo facile preparare ed eseguire un piano gara efficace. È strano da dire, ma i giocatori esprimono un linguaggio del corpo collettivo tra il piatto e l’irretito quando si accorge di avere un’opposizione solo un po' più strenua di quanto le esercitazioni in allenamento possano far pensare. È come se l'Atalanta si fosse svegliata in un sogno, accorgendosi di essere nuda in mezzo alla strada.

In alcuni casi sembra semplicemente troppo facile preparare una gara contro l’Atalanta di Sarri.

INFORTUNI E CONDIZIONE ATLETICA
È solo per richieste totalmente nuove rispetto all’ultimo decennio di calcio atalantino che la formazione di Sarri appare sempre la più “lenta” delle due in campo? O ci sono ragioni di preparazione e carichi di lavoro? Solo il Milan è reduce da un’estate con più giocatori coinvolti tra le squadre di A rispetto agli 8 atalantini convocati per i Mondiali: uno di questi (Hien) ha rimediato un infortunio che si protrarrà almeno per un altro mese, altri due (De Ketelaere e Kamaldeen) si sono infortunati meno di due settimane dopo esser rientrati dalle vacanze. In più, anche uno dei nuovi acquisti (Kessié) è reduce dall’estate nordamericana. I lavori sono iniziati tardi e Sarri - come potete immaginare - se ne è lamentato.

Ci sono altri fattori più o meno sottili che hanno complicato l'avvio di stagione, e che devono per forza ammorbidire i giudizi. Il calendario non è stato semplice. In oltre la metà delle gare sin qui disputate, l’Atalanta non aveva modo di essere né la squadra più in ritmo partita (andata e ritorno del playoff di Conference League con l’Hapoel Tel Aviv) o quella più riposata (Sassuolo e Bologna). In una soltanto, "la Dea" ha avuto a disposizione più giorni degli avversari (la Juventus) per preparare la sfida. Numeri troppo limitati per essere un campione statistico di qualsiasi tipo, specialmente a inizio annata. C’è poi la questione infermeria, soprattutto nel pacchetto di difensori centrali. La società ha optato per non cogliere nessuna delle occasioni disponibili sul mercato per un elemento in più (preferibilmente mancino, esperto nel ruolo o impiegabile sia al centro che da terzino sinistro): si è contato sul recupero a medio termine di Hien come acquisto “a scoppio ritardato” in un reparto già pieno di incognite.

Scalvini e Kossounou non sono certo nuovi a periodi di stop forzato, nonostante i 22 e 25 anni della carta d’identità: il primo gioca su una caviglia indolenzita dalla storta presa nel primo tempo dell’andata con l’Hapoel, il secondo ha già rimediato una lesione del bicipite femorale della coscia sinistra che lo terrà fuori, indicativamente, fino al rientro della sosta di novembre. Kristensen, subentrato a Scalvini dopo la scavigliata nella partita contro gli israeliani, ci ha messo una decina di minuti a procurarsi un infortunio simile, aggravando fastidi già presenti nella preparazione con l’Udinese, facendone rinviare il debutto in campionato alla quinta giornata.

Per le 9 gare in 28 giorni che attenderanno l’Atalanta tra le due pause Nazionali, l’unica alternativa di ruolo a questi due è Relja Obric: 20 anni, mancino, 0 presenze in prima squadra, una cinquantina abbondante di gettoni con l’Under 23 e segnali intriganti nei minuti concessigli da Sarri nelle amichevoli estive. Tra gli omologhi dell’Under 23, l’unico testato in ritiro da Sarri è stato Matteo Plaia: kafkianamente uscito per infortunio muscolare nella sconfitta dell’Under 23 col Ravenna che ha preceduto lo stop per le Nazionali.

Come Matias Moreno contro la Fiorentina, esattamente nell’azione di una rete avversaria.

Se si escludono questi nomi, le soluzioni rimaste non sono molte. Ancora convocazioni per Jacopo Mirra (2006 scuola Roma, con discreto minutaggio nell’Under 20 di Nunziata in questa tornata di Elite League)? Inclusione nelle rotazioni dei centrali di Kolasinac, apparso in difficoltà nel gestire uno contro uno prolungati in fascia ma che accorcerebbe la coperta in zona terzini sinistri? Maggioranza bulgara di minuti per Kristensen-Scalvini, con tutto quel che comporterebbe a livello di rischio di infortuni o semplicemente fatica accumulata?

IL 4-3-3 E IL “PLAUSIBILE” 4-2-3-1
Al di là degli uomini, quali sono i problemi in campo? Partiamo dalla fase di possesso. I terzini fissano l’ampiezza ma sono innescati solamente quando gli viene liberato interamente il binario esterno, e questo all'Atalanta non sta riuscendo. I difensori centrali infatti sono timidi nel tagliare la prima pressione anche quando avrebbero una linea di passaggio pulita, e sono più propensi ad appoggiarsi al compagno di reparto. I vertici bassi di centrocampo sembrano ancora troppo poco mobili senza palla per l'importanza che quel ruolo nel gioco di Sarri: troppo timidi negli smarcamenti per formare i triangoli con la coppia di difensori. Anche le mezzali fanno fatica a capire il nuovo gioco - quando bisogna scendere in mediana per contribuire alla prima costruzione, quando invece mettersi alle spalle della linea di pressione avversaria. Gli esterni offensivi non sembrano avere il primo passo per generare vantaggio da fermo e raramente riescono a ricevere in isolamento, per puntare l'uomo. Scamacca e Krstovic in tutto ciò sembrano troppo diversi per caratteristiche e costringono l'Atalanta a cambiare completamente spartito a seconda che ci sia uno o l'altro in campo.

Anche in fase di non possesso c'è poco da ridere. L'Atalanta è scollegata in fase di pressing e lenta negli scivolamenti orizzontali. Gli interni di centrocampo, in questo senso, sembrano avere ancora tempi e angoli di uscita aggressiva poco coordinati con i movimenti alle proprie spalle, escludendo sporadiche fasi di partita. La difesa, in tutto questo, pare sempre indecisa su quanto alta stare lasciando la linea di centrocampo troppo scoperta alle sue spalle. Alla linea difensiva dell'Atalanta sembra mancare una guida centrale che si incarichi di leggere in anticipo lo sviluppo dell’azione e coordinare il reparto.

Un gol sintomatico dei problemi di una squadra di Sarri.

Insomma: per una buona parte delle 7 partite ufficiali, si è visto più o meno il peggio che l’Atalanta di Sarri potesse esprimere. Una squadra con pochissima “personalità” (tecnica e carismatica) in entrambe le fasi, contraddistinta da continue sbracciate a fine azione per indicare all’altro cosa avrebbe dovuto fare e non durante il gioco per anticipargli la posizione - e infine mentalmente drenata da una marea di infinitesimi aggiustamenti e compromessi fino a un (comprensibile) scoramento.

Ovviamente è difficile pensare che una decina d’anni a giocare in una certa maniera potessero venire accantonati e sostituiti da un’espressione di gioco agli antipodi nel giro di un paio di mesi scarsi, per di più in maniera già efficace e produttiva. «Siamo a un punto di difficoltà», ha ammesso Sarri nella prima, lunga intervista concessa al di fuori del contesto di una gara ufficiale a L’Eco di Bergamo «Siamo più con la testa a pensare dove stiamo mettendo i piedi che non a giocare a calcio».

Per buona parte della squadra, quello di Sarri è il quarto staff tecnico nel giro di un anno e mezzo. E rispetto ad altri cambi di panchina nell’ultima estate di Serie A, questo presuppone un cambio di paradigma tattico molto più radicale da assimilare, dopo il progressivo infiacchimento dei concetti gasperiniani nel 2025/26. Per ora l'Atalanta va avanti a tentoni, facendo ogni volta alcuni passi avanti in una singola componente accompagnati da vistosi passi indietro in altre. La linea progettuale della dirigenza in tutto questo rimane chiara: «tempo e pazienza», «fiducia nel lavoro», sono mantra ripetuti in ogni comparsata davanti ai microfoni da Giuntoli, Sarri e giocatori.

Ci sono anche degli sprazzi incoraggianti scorti tra agosto e settembre, che chissà magari vedremo consolidati nelle decisive 9 gare di ottobre e inizio novembre. Kristensen è per distacco il difensore più “vocale” del lotto, grazie alle finestre nelle stagioni passate con la Danimarca Under 21 come leader di una linea a quattro: la sua imposizione confermerebbe Scalvini sul centrosinistra - al contrario di quello che si sta vedendo in Nazionale con Bastoni - con un suo ruolo quindi meno rilevante in fase di prima costruzione, e uno invece più significativo nelle coperture in area di rigore e nei recuperi in campo lungo.

Una figura di maggior comando tra i difensori di movimento amplificherebbe quella di Carnesecchi, unico vero e proprio “leader” atalantino - MVP sia di agosto che di settembre - penalizzato dal ruolo ovviamente più defilato. Se dovesse tenere questo triangolo a difesa della porta, diventerebbe non più così vitale un cospicuo impiego per Kolasinac, tra i peggiori se non il peggiore in campo quando è partito da titolare (ritorno con Hapoel, Bologna, Roma e Cagliari). Da valutare anche la situazione di Bernasconi, centellinato dal mister toscano perché «si sta facendo sentire» meno del bosniaco.

Sarri sembra stia lavorando molto su tre giocatori su cui la società ha investito molto ma che la scorsa stagione sono stati molto in difficoltà. E cioè Samardzic, Bellanova e (in relazione alla miglior condizione atletica, cui si conta di arrivare tramite preparazione estiva e alternanza titolarità/panchina gestita ad hoc) Scamacca.

Bellanova sta risultando decisivo in una fase in cui l'Atalanta è così fragile per le sue qualità in uno contro uno (tra i migliori in campo a Roma e Torino e contro il Cagliari); Scamacca è importante per le doti in regia offensiva e finalizzazione; ma è Samardzic il giocatore a cui Sarri sta concedendo più possibilità di errore. D’altronde è il giocatore più creativo della rosa (8 i passaggi chiave realizzati finora, il migliore insieme a Charles De Ketelaere), in una situazione che, come abbiamo visto all'inizio, non è proprio favorevole alla creazione di gioco nell'ultimo quarto di campo.

In questo impianto rimane da vedere quale sarà l’impatto di Kessié (tecnico almeno, perché su quello emotivo non si può dubitare). L’interrogativo da sciogliere è se l’ivoriano sarà più impiegato in alternanza con Gaetano con funzioni da regista o al posto di uno tra Pasalic/Samardzic/Ederson come mezzala: del primo non ha forse l’immediatezza; degli altri probabilmente non ha il passo per una gara intera e l’aggressività in prima pressione per sostenere un baricentro collettivamente alto. È possibile che Kessie e Pasalic si dividano il ruolo polifunzionale nelle rotazioni alle spalle della mediana titolare, ma a oggi siamo all’interpretazione della sfera di cristallo.

La questione più scivolosa riguarda Ederson. Eletto di comune accordo da società e staff tecnico come capitano in avvio di stagione, il brasiliano è finora il centrocampista più penalizzato dalla ricerca di nuovi equilibri. È sesto in tutta la Serie A per chilometri coperti a partita con corsa a bassa intensità (1.87 km, il primo è Barella con 2.06) ma sesto anche per chilometri coperti con corsa ad alta intensità (0.76 km). L'impressione è che spesso corra a vuoto.

Di certo non è una situazione facile per il brasiliano, forse proprio per il peso che comporta avere la fascia al braccio. È una questione delicata soprattutto all'Atalanta, dove ci si sta interrogando per la prima volta nella storia sui valori extracalcistici da riconoscere a un proprio capitano, vista la conclusione brutale del rapporto con Marten de Roon. Vedremo come andrà a finire questa situazione, vista l'importanza che dovrebbe avere il brasiliano per il gioco dell'Atalanta.

Poi c'è Charles De Ketelaere, che è un altro giocatore che sta facendo discutere. Il belga ha espresso il suo disappunto per l'impiego in campo a La Dernière Heure. «Gli interessi della squadra vengono prima di tutto, anche se non credo di rendere al meglio quando resto incollato alla linea laterale», ha detto il trequartista «Qualcuno deve pur giocare largo. Non posso pensare solo a me stesso, anche se sono più efficace quando gioco al centro». Arrivato a Bergamo il 3 agosto dopo un’estate da protagonista col Belgio, infortunatosi il 13 e impiegabile senza restrizioni di minutaggio dal 5 settembre, l’attaccante concepito da chiunque come il fulcro creativo da cui aspettarsi più continuità di rendimento ha fin qui fatto pochino.

Dovendo garantire così tanta ampiezza a destra, il belga ha sì la possibilità di dividersi il mezzo spazio con Samardzic ma ha una libertà di movimento sulla carta inferiore al passato: Mondiali e Nations League hanno chiarito quanto una posizione più centrale di partenza ne migliori il rendimento non tanto perché lo avvicini alla porta (anche da centravanti, CDK è tutt’altro che un finalizzatore o un centravanti superiore alla media per movimenti in area di rigore) ma perché ne amplifichi il ventaglio di scelte associative e di rifinitura. Sta quindi a Sarri capire come inserire De Ketelaere nella sua impalcatura di gioco. Magari affidarsi a un'ala più pura dal suo lato per avvicinarlo al centro del campo? I dieci minuti finali contro la Juventus suggeriscono un passaggio al 4-2-3-1, con Elmas largo a destra a dare equilibrio, Raspadori invitato a convergere da sinistra, De Ketelaere e Scamacca talmente vicini da scambiarsi i compiti da trequartista e prima punta ad azione in corso.

Proprio Raspadori potrebbe essere l'ago della bilancia in questo senso. La ripartenza azzurra nella notte di Bursa ha inoltre mostrato il volto rinfrancato di Raspadori, tornato a riempire il centro della trequarti con una costanza mai vista a Bergamo, per ragioni di tenuta atletica e per compromessi tattici nell’avvio di esperienza sarriana. Dopo i primi spezzoni di gara contro Cagliari e Juventus in zolle centrali e il primo tempo di ottima rifinitura in Turchia, il fitto calendario nerazzurro potrebbe accontentare anche il bolognese nelle rotazioni a supporto dei centravanti.

De Ketelaere, Samardzic, Raspadori, Scamacca: giocatori che tendono ad avvicinarsi al pallone, a venire incontro, a combinare con qualcuno nei pressi. Chi potrebbe fungere da valvola di sfogo in direzione opposta, alle spalle o al largo della retroguardia avversaria è Jonathan Rowe: i lampi contro Cagliari e soprattutto Juventus suggeriscono che l’inglese possa essere l’attaccante cui le difese avversarie debbano prevedere maggiori adattamenti. Un effetto duplice: si caricherebbe di responsabilità un giocatore che sembra allergico alla pressione e si alleggerirebbero quelle dei compagni. In primo luogo a De Ketelaere, che sembra rendere molto più da “Robin” che da “Batman”.

SARRI E IL CONTESTO
Negli ultimi anni si è discusso molto del lavoro di Maurizio Sarri. Con Empoli e Napoli è stato all’avanguardia per il calcio italiano, ma per qualcuno la sua spinta si è esaurita. Non è solo una questione tattica, la sua mano rimane evidente nelle squadre che allena, ma di capacità di aggiornarsi, di essere dentro all’evoluzione del calcio italiano e di saper trasmettere le proprie idee ai calciatori. L’esperienza alla Lazio da questo punto di vista è stata ambigua, e questi primi mesi all’Atalanta lasciano più di un dubbio, creando due fazioni: per qualcuno è ancora un maestro di calcio, per altri sembra aver perso la voglia di fare questo lavoro, lasciandosi dietro solo i lamenti e il suo carattere burbero. 

C’è qualcosa che si è rotto nei suoi metodi o ha solo bisogno di tempo? Cambiare l’Atalanta, una società che è andata in una direzione per 10 anni, non è sicuramente facile ed è lecito pensare che a Sarri serva solo altro tempo per adattare i calciatori alle sue richieste in fase di possesso o per capire come gestire le rotazioni della rosa per sostenere un carico che sarà pesante, tra Serie A, Conference League e Coppa Italia, due competizioni dove il club vuole arrivare lontano. Almeno questo è quello che pensano Cristiano Giuntoli e la famiglia Percassi. Sono loro ad aver scelto Sarri, ad aver optato, dopo un anno di interregno tra Juric e Palladino, per “bruciare” l’era Gasperini e andare in una direzione opposta.

Una delle novità stagionali: dopo anni di chiusura ermetica, Zingonia è tornata ad aprire le porte alla tifoseria per alcune sedute di allenamento.

Una scelta che, quindi, sembra ponderata e che deve aver messo in conto le difficoltà iniziali che stiamo vedendo. Anche per questo la società è compatta intorno a Sarri, convinta che le cose miglioreranno nelle prossime settimane e che fare marcia indietro ora vorrebbe dire anche sconfessare tutta la dirigenza che lo ha scelto e addirittura vanificare la ristrutturazione tattica di Under23 e giovanili, per la prima volta in piena e totale connessione coi principi tattici della prima squadra.

Se in altri ambienti, dovessero continuare queste difficoltà, mettere in discussione Sarri avrebbe senso, non lo ha all'Atalanta in questo momento storico. Il club ha deciso di non guardarsi indietro e rimanere vittima del suo recente e bellissimo passato, ma di concedere a sé stessa e ai suoi uomini il tempo di sistemarsi per tornare a correre guardando in avanti.

By marcodalmen
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