Bernasconi alla Gazzetta: giocare per la Dea è la cosa più bella che c'è
C'è una storia bellissima che profuma di casa, di chilometri fatti in macchina con i nonni e di sogni realizzati a due passi da Zingonia
Nell'intervista il giocatore ha raccontato di come gli ultimi 24 mesi siano passati velocissimi, dalla Serie C alla Champions. Nell'intervista, Lorenzo ribadisce l'importanza delle seconde squadre se usate come strumento per facilitare il passaggio al calcio dei grandi: «l'anello di congiunzione che mancava. Il salto dalla Primavera alla prima squadra è troppo ampio» e poi racconta del suo esordio in Champions scoperto a poche ore dall'inizio della gara senza che ci fossero delle avvisaglie ed il suo stupore per la leggerezza con cui è riuscito a scendere in campo.
Infine, un doveroso passaggio sull'essere bergamasco ed atalantino: «Giocare per la Dea da bergamasco è un motivo di orgoglio. È la cosa più bella che c’è, non ci sono paragoni. Da bergamasco porti in campo con te i tifosi», l'ambizione sarebbe quella di diventare una bandiera come lo è diventato DeRoon citato da lui non solo come esempio sul campo ma anche nello spogliatoio : «Fare quello che ha fatto lui sarebbe bellissimo: 10 anni, il record di presenze... Nello spogliatoio è un punto di riferimento, lui come i senatori del gruppo. Cerco di prendere esempio da loro»
Fresco di diploma in ragioneria (indirizzo finanza e marketing), Lorenzo ha già le idee chiare sul post-calcio – sogna infatti di diventare ottico o optometrista come lo zio – ma il presente si chiama Europa
