Giovanni Maldecò
Di Giovanni Malagò presidente della FIGC si parlava da così tanto tempo che la sua elezione, arrivata ieri a Roma con il 68,65% dei voti ponderati, era quasi considerata inevitabile.
Successione a Gravina maturata più nei tradizionali equilibri dei palazzi romani che all'insegna della discontinuità. Del resto, a spingere per la candidatura di Malagò sono stati proprio i club di Serie A, praticamente all'unanimità: non una rivolta contro il sistema, ma una scelta fatta dal sistema stesso.
Malagò conosce perfettamente le regole della comunicazione e sa che, almeno all'inizio, contano più i nomi e i volti dei programmi. È probabile quindi che l'estate sia scandita da annunci, nuove figure di richiamo e da un riavvicinamento al Governo, soprattutto sul tema degli stadi, dopo i rapporti complicati degli ultimi anni con il ministro Abodi.
Più che un programma dettagliato, la vera carta di Malagò è Malagò stesso: la lunga esperienza da dirigente, i rapporti costruiti con il mondo dello sport e una rete di relazioni che spesso pesa più delle norme scritte. Sulla carta è uno dei dirigenti sportivi italiani più autorevoli. Resta però da vedere se questo basterà per rilanciare un calcio che da anni fatica a riformarsi. L'elezione è solo il primo passo: i giudizi, come sempre, andranno dati sui risultati.
A rafforzare i dubbi c'è un dato che colpisce più di ogni altro. È cambiato il presidente, ma il Consiglio federale, cioè l'organo che prende le decisioni più importanti, è rimasto identico. Tutti i 21 consiglieri già in carica con Gravina si sono ricandidati e sono stati rieletti: da Marotta a Chiellini, passando per Campoccia e Simonelli, oltre agli altri rappresentanti delle diverse componenti federali.
Ieri sera è stato fatto uno speciale da RAI 2, con Malago' intervistato sul divano di casa e con lo studio dei mondiali collegato. Tutto un darsi del tu, un volemose bene, una reunion tra amici o, al meglio, tra vecchi conoscenti che a noi, provenienti da decenni di gestioni di un certo tipo, non fanno che accrescere dubbi.
In un contesto così immutato è difficile immaginare riforme profonde o anche solo una vera autocritica. Malagò ne è certamente consapevole. Per questo avrà bisogno soprattutto dei risultati della Nazionale: nel calcio, molto più che in altre discipline, vincere è l'unico modo per cambiare davvero la percezione di un'intera gestione.
E' anche necessario, per correttezza, dare il beneficio del dubbio al personaggio e aspettare per vedere come si comporta. In altri ambiti ha poi effettivamente risolto problemi anche importanti dello sport italiano.
La Nazionale ripartirà il 25 settembre all'Olimpico contro il Belgio in Nations League. Seguiranno la trasferta di Istanbul contro la Turchia, la sfida di Parigi con la Francia allenata da Zidane e il ritorno contro la Turchia a Bologna. Un calendario impegnativo che rappresenterà il primo vero banco di prova della nuova gestione. Per capire se il cambio al vertice sarà stato soltanto l'ennesimo avvicendamento deciso nei palazzi o l'inizio di una fase diversa, sarà necessario aspettare il campo.
Calep
