L’impatto di Kessie, un regista con caratteristiche uniche ed essenziali per Sarri?

La prima da titolare dell’ivoriano al posto di Gaetano ha trasmesso ottimi segnali, con i dati che indicano un numero importante sia di duelli vinti e recuperi, ma anche con il 96% di passaggi completati
Al di là del risultato finale, la sensazione che ha lasciato Atalanta-Cagliari è che Franck Kessie sia un giocatore a cui difficilmente Maurizio Sarri rinuncerà. Nella sua prima stagionale da titolare in nerazzurro a nove anni di distanza dall’ultima volta, l’ivoriano ha dato dimostrazione di doti strutturali e tecniche abbinate non comuni e apparentemente già essenziali per permettere alla squadra di trovare un equilibrio tra ritmo, impatto fisico e buona distribuzione del pallone, con i tempi giusti.
Che il classe 1996 sappia stare in campo non è certo una sorpresa, anzi, parliamo di un potenziale top per il livello medio della Serie A di oggi. Ma fino alla partenza con destinazione Arabia Saudita dopo un breve passaggio al Barcellona, siamo stati abituati a vederlo giocare come centrocampista d’inserimento o come trequartista di bilanciamento. In questa “fase tre” della sua carriera, invece, Kessie dà l’impressione di potersi calare alla perfezione in un contesto tattico radicalmente diverso.
Impressione che evidentemente ha avuto anche Sarri, visto che in assenza di Gianluca Gaetano non ci ha pensato molto per lanciarlo titolare, tenendolo in campo per tutta la durata della gara. E a giudicare dalle parole espresse dallo stesso tecnico toscano giudicando la prestazione della squadra e i segnali positivi mostrati (“ora vedo la luce in fondo al tunnel”), la prestazione individuale dell’ivoriano lo ha lasciato soddisfatto, soprattutto per come ha dato solidità alla squadra — supportato anche dalla sua famiglia, in uno dei palchetti sopra la tribuna d’onore.
La sua capacità di reggere da solo il reparto può permettere a Samardzic di giocare più avanzato ed essere maggiormente incisivo sulla trequarti e può anche sciogliere le briglie che sabato sera sono sembrate contenere un po’ eccessivamente un Ederson meno brillante di altre volte, per usare un eufemismo. Ma d’altronde si parla di un reparto che è ancora in piena costruzione, visto che l’ex Milan e Al-Ahli è arrivato solo a fine agosto, ha nelle gambe solo una decina di allenamenti con i compagni dopo l’estate caratterizzata dal Mondiale e dal lavoro individuale con un preparatore personale.
Tempo e pazienza, ecco i concetti che tendono a tornare. Ma la sua “esperienza diversa” rispetto agli altri si fa sentire. Oltre al palmarès: due Champions asiatiche, tre campionati, una Coppa d’Africa da capitano. Il modo in cui è andato a sradicare i palloni dai giocatori del Cagliari che transitavano nella sua zona soprattutto nel primo tempo è la fotografia di cosa può dare: il dato finale parla di 9 recuperi e l’80% di duelli a terra vinti (8 su 10).
Anche in fase di possesso Kessie ha avuto un ottimo impatto, con soltanto 6 palloni persi – Ederson 13 e Samardzic 17, per avere un’idea, dato in linea con i 7 persi da Gaetano contro Sassuolo e Bologna – 65 passaggi completati sui 68 tentati (96%) e più della metà (40) nella metà campo avversaria, a testimonianza della mentalità proiettata in avanti e a quel pressing un po’ confusionario ancora, ma che ha permesso di avere un dominio territoriale importante.
L’equilibrio per evitare di subire infilate come in occasione dello 0-1 fa parte dei quelle cose “da limare” per Sarri. Che dalla sconfitta amara si porta via la consapevolezza di avere un top player a centrocampo che non sembra aver sentito i segni del tempo. E che quando diceva “Franck è sempre pronto” parlando in terza persona di sé stesso, lo faceva con consapevolezza.
fonte bergamonews.it