04/06/2026 | 18.14
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Manualetto per frettolosi: abbiamo sintetizzato l'intervista di 75 minuti a Martino

Stamattina abbiamo pubblicato un intervista piuttosto lunga di 75 minuti del podcast di Alessandro Cattelan a DeRoon. Ve la sintetizziamo per chi, leggittimamente, ci ha chiesto di farlo. Eccovela. Parla direttamente Marten DeRoon
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L’arrivo in Italia

Quando sono arrivato in Italia ho fatto molta fatica con la lingua. All'inizio ascoltavo più di quanto parlassi. Essendo una persona molto socievole, stare zitto mi pesava, ma poco alla volta ho imparato. Ho iniziato sbagliando tante parole, poi ho preso confidenza.

Perché sono rimasto tanti anni all’Atalanta

Nel calcio di oggi è difficile restare a lungo nella stessa squadra. Nel mio caso è stato più semplice perché l’Atalanta è cresciuta insieme a me. Siamo passati dalla lotta per la salvezza alla Champions League. Ogni anno raggiungevamo un nuovo obiettivo e questo mi dava sempre nuovi stimoli.

Bergamo e i tifosi

Bergamo è una città perfetta per una famiglia: tranquilla, rispettosa e vivibile. I tifosi hanno vissuto anni straordinari e ci hanno sempre sostenuto. Con il tempo le aspettative sono aumentate, ma il rapporto con la città è rimasto speciale.

Il rapporto con Ilicic

Vedere Josip Ilicic attraversare un momento così difficile è stato molto doloroso. Tutta la squadra ha cercato di stargli vicino, ma situazioni del genere richiedono l'aiuto di professionisti. Noi potevamo solo supportarlo come compagni e amici.

Pressione, critiche e social

Sono una persona ottimista e le critiche mi toccano poco. Ognuno ha diritto alla propria opinione. So però che molti giocatori soffrono i commenti sui social. Oggi è troppo facile insultare qualcuno nascosti dietro uno schermo. Io preferisco non sprecare energie rispondendo.

I meme e gli errori

Non mi spaventa diventare un meme. Se un grande campione come Messi mi supera, significa che ho avuto la possibilità di affrontarlo. Il problema nasce quando si esagera e si attacca una persona per ogni errore che commette.

Il valore del prezzo di mercato

Quando una società paga molto per un giocatore, la pressione aumenta. Le aspettative diventano enormi e non è sempre facile convivere con quel peso.

Gasperini

Con Gasperini mi sono trovato benissimo. Mi ha fatto diventare un giocatore migliore e grazie a lui ho giocato la Champions League e la Nazionale. Molti lo considerano duro, ma io l'ho sempre visto come un allenatore coerente e molto competente. Chiede tanto a tutti e tratta tutti allo stesso modo.

L’importanza del lavoro

Credo che il lavoro quotidiano faccia la differenza. Alcuni giocatori vivono soprattutto di talento naturale; altri, come Koopmeiners, rendono al massimo quando sono al top della condizione fisica e si allenano con intensità.

Olanda e settore giovanile

In Olanda si dà molta libertà ai ragazzi. Si lavora tanto sulla tecnica e meno sulla tattica. Credo che i giovani debbano divertirsi e giocare senza paura di sbagliare. A volte in Italia vedo troppa pressione sui ragazzi.

Il calcio di strada

Da bambino giocavo sempre per strada. Tornavo a casa con i pantaloni rotti e i miei genitori spesso non sapevano dove fossi fino all'ora di cena. Oggi i ragazzi sono molto più protetti e credo che qualcosa si sia perso.

Tennis e altri sport

Da giovane giocavo anche a tennis. Mi piace ancora moltissimo e il mio idolo è sempre stato Roger Federer. Oggi seguo molto il tennis e ammiro la crescita dei giocatori italiani.

La finale di Europa League

La svolta è arrivata dopo la vittoria contro il Liverpool. Da quel momento abbiamo capito di poter battere chiunque. La sconfitta nella finale di Coppa Italia ci ha dato ancora più motivazione. Contro il Bayer Leverkusen abbiamo giocato una partita perfetta e tutta la squadra era convinta di poter vincere.

L’infortunio prima della finale

Saltare la finale per infortunio è stato durissimo. Ho pianto per giorni. Poi ho deciso di trasformare la delusione in energia positiva per aiutare i miei compagni. In quel momento il mio compito era sostenere il gruppo e trasmettere fiducia.

Il futuro da allenatore

Mi piacerebbe provare a fare l’allenatore. Ho imparato qualcosa da tutti i tecnici che ho avuto, sia ciò che mi è piaciuto sia ciò che farei diversamente. Prima però vorrei passare del tempo con la mia famiglia, perché so quanto sia impegnativa la vita di un allenatore.

Il calcio di oggi

Guardo ancora tanto sport, ma meno calcio rispetto al passato. Mi manca un po' il calcio più spontaneo e meno controllato di una volta. Oggi tutto è studiato nei dettagli: alimentazione, preparazione, tattica. È un bene, ma si è perso anche un po' del fascino e della personalità che caratterizzavano il calcio di qualche anno fa.



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