26/05/2026 | 21.15
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VIDEO - La "scalata" del Tigre

Lei e' la giornalista Marialuisa Jacobelli, figlia di Xavier. Per 20 minuti ha intervistato Matteo Ruggeri, un'intervista molto bella sulla scalata del Tigre nel calcio nazionale ed europeo

Matteo racconta che il calcio è entrato davvero nella sua vita intorno ai 17 anni quando ha avuto la prima chiamata in prima squadra, un momento inaspettato che lo ha portato a iniziare a credere seriamente nel sogno professionistico, sottolineando come da giovane fosse più istintivo mentre con il tempo abbia imparato l’importanza della disciplina e della mentalità, con il padre come prima grande figura di riferimento e il suo primo allenatore nel settore giovanile come guida iniziale fondamentale

Parla poi dei suoi tanti anni all’Atalanta dove è cresciuto non solo come calciatore ma soprattutto come persona, raccontando quanto il settore giovanile lo abbia formato anche a livello umano e comportamentale e come il passaggio in prima squadra sia stato uno shock per il livello altissimo dei compagni ma anche un momento in cui ha iniziato a capire di poterci stare davvero, evidenziando però che per arrivare fin lì ha dovuto rinunciare a molte cose tipiche dell’adolescenza come uscite e divertimenti

Sottolinea con forza che per lui la testa conta più del talento perché anche giocatori molto forti possono perdersi se non hanno la giusta mentalità, racconta anche un periodo difficile legato agli infortuni quando giocava a Salerno con continui problemi fisici e ricadute che lo hanno messo alla prova ma senza mai fargli perdere la convinzione di potercela fare grazie alla capacità di restare concentrato e di non mollare mai

Riguardo alle critiche e ai social spiega che fanno parte del calcio moderno e che bisogna imparare a conviverci senza farsi influenzare troppo sia dagli elogi che dagli attacchi, ribadendo l’importanza dell’equilibrio mentale in ogni situazione e raccontando come lui cerchi di mantenere sempre un atteggiamento stabile anche nei momenti di difficoltà o pressione

Racconta anche che il successo va gestito con grande attenzione perché è facile perdere la strada se ci si accontenta o ci si distrae, evidenziando come la famiglia abbia avuto un ruolo fondamentale nel sostenerlo nei momenti difficili e nel trasmettergli valori importanti come educazione e umiltà che considera più importanti del calcio stesso

Parla poi dell’emozione dell’esordio in Champions League contro il Liverpool, un momento carico di tensione iniziale che però si è trasformato in concentrazione una volta entrato in campo, e spiega come con il tempo abbia capito di essere davvero un professionista e di poter competere ad alti livelli grazie al lavoro quotidiano e alla continuità

Racconta l’arrivo della possibilità di andare all’Atletico Madrid come un sogno che inizialmente sembrava solo una voce ma che poi si è concretizzato, descrivendolo come una grande soddisfazione personale e una conferma del percorso fatto, mentre spiega anche come affronta le grandi partite con tranquillità mentale e routine consolidate che lo aiutano a rendere al meglio senza farsi travolgere dalla pressione

Infine ribadisce che il lavoro quotidiano è enorme e spesso sottovalutato dall’esterno, che non soffre particolarmente l’ansia grazie al suo carattere e che ogni giovane che sogna di arrivare in alto deve divertirsi, vivere il percorso senza troppi pensieri e dare sempre il massimo senza rimpianti perché il tempo e le occasioni non tornano indietro

By staff
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