Guida al Sassuolo 2026/27

I neroverdi ripartono dalla scommessa Aquilani in panchina.
POSIZIONE LO SCORSO ANNO: 11°
CHI IN PIÙ: Kieron Bowie, Vasiljie Adzic, Benjamin Dominguez.
CHI IN MENO: Tarik Muharemović, Aster Vranckx, Alieu Fadera, M’Bala Nzola, Ulisses Garcia, Woyo Coulibaly, Pedro Felipe.
UNA STATISTICA INTERESSANTE DALLA SCORSA STAGIONE: Secondo Hudl StatsBomb, lo scorso anno il Sassuolo ha avuto la terza defensive distance più bassa della Serie A (la distanza media dalla propria porta degli interventi difensivi). I neroverdi avevano anche il terzo PPDA più alto, due statistiche che certificano come la squadra di Grosso abbia costruito le sue fortune su una fase difensiva accorta, in cui spesso ci si abbassava nella propria metà campo. Aquilani manterrà un atteggiamento simile senza palla?
POSSIBILE UNDICI TITOLARE

Per come si è conclusa la scorsa annata, la retrocessione di tre stagioni fa, per il Sassuolo, è sembrata un semplice incidente di percorso. Tornati in Serie A, infatti, i neroverdi hanno ripreso il filo come se nulla fosse: hanno raggiunto una salvezza tranquilla, lo hanno fatto con un calcio piuttosto interessante – anche se più difensivo rispetto ad altre annate – e hanno valorizzato allenatore e parco giocatori.
Insomma, tutto ciò per cui abbiamo conosciuto il Sassuolo nella massima serie. Proprio per questo, tutte le mosse che sono seguite alla fine della scorsa stagione sono sembrate perfettamente nel copione: l’addio a Fabio Grosso, che ha fatto il salto verso la Fiorentina, la cessione del giocatore più prezioso, Tarik Muharemović, venduto per 40 milioni al Leeds, fino all’arrivo di un tecnico in rampa di lancio come Alberto Aquilani.
L’ex allenatore del Catanzaro pare fosse stato scelto da Giovanni Carnevali, che però dopo 13 anni al servizio della famiglia Squinzi ha salutato il Sassuolo per diventare amministratore delegato della Juventus. Carnevali è stato la mente dietro lo sviluppo del progetto Sassuolo e se negli anni la società è riuscita a garantirsi senza problemi il ricambio tra giocatori e allenatori vari è anche merito suo. Perdere una figura del genere non dev’essere stato facile e in Italia in pochi possiedono le sue capacità nel costruire progetti tecnici.
La scelta di Alberto Aquilani, in questo senso, dovrebbe essere una scelta in continuità con quella visione. Il Sassuolo da sempre valorizza allenatori giovani e dalle idee offensive. Aquilani, allora, si inserisce nel solco di Di Francesco e De Zerbi.
Il suo Catanzaro lo scorso anno esprimeva una delle proposte di gioco più interessanti di tutto il panorama italiano. In questo senso, Sassuolo potrebbe essere l’ambiente adatto per riproporre quelle idee.
Il problema dell’addio di Carnevali, però, è che la società è stata per ora abbastanza ferma sul mercato in entrata. Adzic è un giocatore interessante, così come Bowie, ma per impiantare una nuova idea di gioco, piuttosto lontana da quella di Grosso, servirebbe altro. Lo ha fatto presente lo stesso Aquilani, in riferimento soprattutto alla difesa: «Ho fiducia nella società, vediamo cosa riusciremo a fare. Dietro siamo in difficoltà, non ho allenato neanche un potenziale titolare, ma ringrazio chi sta lavorando. In quel reparto praticamente non sto allenando». Nel frattempo nelle ultime ore è arrivato Benjamin Dominguez dal Bologna: un profilo peculiare - un trequartista associativo, molto tecnico in spazi stretti -, sicuramente adatto alle idee di Aquilani, ma che non è detto abbia un grande impatto nell'undici titolare.
Insomma, non sembra essere ancora arrivato il momento del Sassuolo sul mercato, ma Aquilani, comunque, rimane una scommessa al rialzo, per niente scontata. Il nuovo allenatore crede nel gioco di posizione e segue un principio che in Serie A, praticamente, non applica nessuno: vuole sviluppare il gioco in zone interne. Al netto del Como e, in parte, della Juventus, dal centro lo scorso anno in campionato non ci passava nessuno. Meglio svuotarlo, manipolando le marcature a uomo, per giocare direttamente verso le punte. Aquilani, allora, vorrebbe smarcarsi dal paradigma della Serie A.
Le linee tracciate sul campo dell’amichevole di luglio contro il Padova, utili probabilmente per aiutare i giocatori a riconoscere meglio le zone in cui muoversi, sono indicative in questo senso.
Se dovesse ripetere quanto visto a Catanzaro, il Sassuolo dovrebbe impostare con tre difensori (tre centrali puri oppure due centrali e un terzino bloccato) e due mediani. La struttura generale potrebbe essere il classico 3-2-4-1 del gioco di posizione. Il doble pivote è il vero protagonista del primo possesso: i centrocampisti saranno chiamati ad avvicinarsi e scambiare il pallone fino a chiamare fuori gli avversari e giocarlo improvvisamente alle loro spalle per le due mezzepunte. Da lì, a catena, il Sassuolo dovrà muovere palla negli spazi che si generano di volta in volta. Per farlo, i neroverdi dovranno diventare una squadra fluida, non una che occupa rigidamente gli spazi.
Un’interpretazione del genere, però, non arriva solo con le indicazioni dalla panchina. Saranno le caratteristiche dei giocatori, in definitiva, a rendere praticabile questo tipo di gioco. Il Sassuolo è pronto a proporre un tipo di calcio del genere? Quanto dovrà adattarsi Aquilani? Quanto i suoi principi sono distanti da quelli di una squadra che lo scorso anno attaccava soprattutto con combinazioni laterali o transizioni?
Perdere un difensore abile in impostazione come Muharemović di certo non aiuterà. Idzes ha dimestichezza con la palla, ma servirebbe aggiungere alla linea arretrata un altro giocatore capace di costruire. Per il resto, la rosa - oggi - non sembra del tutto affine al suo nuovo allenatore.
Riguardo le scelte in fase difensiva, per esempio, Aquilani era stato chiaro già dall’inizio circa i suoi propositi. «Questa squadra è abituata a giocare a quattro, il DNA è sempre stato questo, non arrivo io a dire di voler giocare a tre», ha detto Aquilani nella conferenza di presentazione. Se è vero che i principi non dipendono dai numeri, da questi ultimi, però, possono dipendere determinati equilibri.
Per il tipo di calcio che vuole proporre Aquilani l'aspetto più complicato è trovare il giusto compromesso tra equilibrio e brillantezza offensiva. Gli ingredienti per raggiungerlo, in Calabria, erano stati un doble pivote che sceglieva sempre con giudizio quando rischiare e quando invece fare un possesso più conservativo e l'ampiezza presidiata da due esterni sempre pronti a tornare per comporre la difesa a 5, così da lasciare i corridoi interni ai trequartisti. A Sassuolo, con interpreti diversi, forse Aquilani dovrà trovare una nuova formula: il centrocampo dei neroverdi, lo scorso anno, era composto da mezzali aitanti ma poco abituate a ragionare con la palla e da Matić che di natura non è un regista.
L'ampiezza, poi, lo scorso anno era presidiata spesso da Laurienté e Berardi, due ali pure che non possono abbassarsi da quinti in fase difensiva: la dichiarazione di Aquilani di non voler stravolgere la difesa a 4 sembra andare nella loro direzione.
Magari si può trovare una soluzione di compromesso, con uno schieramento ibrido, dove da una parte a tenere l’ampiezza c’è un terzino, mentre dall’altro un’ala. L’ampiezza serve a lasciare più spazio in mezzo ai due trequartisti del 3-2-4-1; in questo senso, allora, non sarebbe strano vedere Laurienté largo da ala sinistra, con Volpato a stringere da mezzapunta sul lato opposto. Mentre Berardi dà il meglio in fascia perché può muoversi di meno e ricevere sui piedi e rivolto fronte alla porta, Volpato è a suo agio tra le linee: è più abile nei primi controlli spalle alla porta e anche nello stretto. Di certo non è facile scalzare Berardi, anche per una questione di gerarchie, ma se c’è un’idea di gioco che può proiettare su un altro livello Volpato, è proprio una simile a quella di Aquilani.
In ogni caso, siamo ancora in piena estate e questo mercato, verosimilmente, si risolverà solo nelle ultime ore. Era accaduto lo stesso al Catanzaro, lo scorso anno. E nei primi mesi, infatti, Aquilani aveva faticato a trovare la quadra. Una volta individuati gli uomini giusti, però, la sua squadra ha funzionato così bene da consentirgli di guadagnarsi un’occasione in Serie A.
MIGLIOR SCENARIO POSSIBILE
Il campionato del Sassuolo stenta a decollare, complice un calendario che prevede Atalanta, Juventus, Milan e Como nelle prime 8 giornate. I neroverdi provano a mettere in pratica le idee del proprio allenatore, ma sembrano un po’ impacciati. La svolta, però, arriva all’undicesima giornata, proprio a casa di Aquilani. Allo Stadio Olimpico, di fronte a una Roma reduce da nove vittorie nelle prime dieci gare, il Sassuolo gioca una gara accorta e nel secondo tempo prende coraggio per imporre il proprio gioco. Il gol di Berardi che decreta la vittoria per 1-0 stappa la stagione. Il Sassuolo coi mesi acquista sempre più convinzione, fino a giocare il calcio più accattivante della Serie A insieme al Como: la sfida di fine gennaio con la squadra di Fábregas, conclusasi 3-3, viene definita da uno sbalordito Luigi De Siervo «uno spot per la Serie A, che ci invidia tutto il mondo». Volpato tra le linee gioca così bene che Malagò non può trattenersi dal lanciare frecciatine ai suoi predecessori, colpevoli di essersi «lasciati sfuggire un talento così cristallino» e lo invita a unirsi alla sua squadra al Circolo Canottieri. Complici le stagioni altalenanti di Atalanta, Bologna, Fiorentina e Lazio, i neroverdi si ritrovano a lottare fino alle ultime giornate per la Conference League. La qualificazione sfugge in maniera sfortunata, ma la stagione getta le basi per un’annata più ambiziosa, con l’obiettivo di competere ancora una volta a ridosso dei posti europei.
PEGGIOR SCENARIO POSSIBILE
Il Sassuolo, a parte un paio di prestiti, non porta a termine nessun affare. I neroverdi soffrono l’inizio di campionato per via del calendario. La situazione sembra migliorare tra novembre e dicembre, in corrispondenza degli scontri con Genoa, Venezia, Lecce e Parma. Una serie di risultati utili permette alla squadra di Aquilani di distanziarsi dagli ultimi tre posti. Il gioco, però, stenta a decollare. Il nuovo tecnico è costretto a fasi di difesa posizionale col 4-5-1 più lunghe del previsto e i gol, più che dalle trame, arrivano da episodi estemporanei. A fine gennaio Berardi si infortuna e Volpato, che ha reso al di sotto delle aspettative, è troppo fumoso per sostituirlo. Tra febbraio e marzo arriva una sola vittoria e la zona retrocessione – che mantiene una media punti davvero bassa – si avvicina pericolosamente. Bowie, non si sa come, riesce ad arrivare in doppia cifra. I suoi gol, e il rientro di Berardi, salvano alla terzultima giornata una squadra che ha centrato l’obiettivo stagionale, ma che difatti non è cresciuta per come ci si aspettava.
GIOCATORE CHIAVE
Nel gioco di Aquilani il doppio mediano ha un ruolo chiave nell’attirare gli avversari, leggere gli spazi che si creano e giocare verso di essi in diagonale. Matić è stato l’architrave del Sassuolo di Grosso lo scorso anno. Non è un centrocampista da gioco posizionale, ma ha intelligenza, esperienza e qualità per adattarsi; avrà però dinamismo per interpretare il ruolo come piace ad Aquilani? E soprattutto, sarà disponibile con continuità, visto che si tratta pur sempre di un classe ’88?
GIOCATORE DA PRENDERE AL FANTACALCIO
Al momento del loro arrivo a Catanzaro, di Alphadjo Cisse e di Mattia Liberali si sapeva che fossero due talenti, ma con una collocazione difficile in campo e forse con delle caratteristiche tutte da decifrare per il calcio dei grandi. Alla fine, giocando tra le linee in una squadra abilissima a manipolare spazio e pallone, i due sono stati per larghi tratti i giocatori migliori del Catanzaro. Ecco perché, per affinità con le loro doti, questa potrebbe essere la stagione di Volpato. L’italo-australiano, dal mezzo spazio destro, potrebbe vedere più facilmente la porta e ha già dimostrato di possedere ottima visione di gioco. Insomma, se siete conservatori prendete Berardi come al solito, che non è mai sbagliato; se vi sentite progressisti scommettete su Volpato.
fonte ultimouomo.com