I clubs contro "gli amichetti der quartierino"
Più che una rivoluzione, sembra una rimpatriata tra vecchie conoscenze. La nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale e di Claudio Ranieri come direttore tecnico ha dato a molti l'impressione che a vincere sia stato il solito giro di amici della Roma bene, più che un vero confronto sulle idee. Tra battute sul "circolo Aniene", il padel e il calcetto, il clima è quello di una decisione maturata all'interno di una cerchia ristretta.
A far infuriare i club, infatti, non sono tanto i nomi scelti, quanto il metodo. Le società avevano sostenuto con forza Giovanni Malagò nella corsa alla presidenza della Figc e si aspettavano almeno di essere ascoltate. Invece hanno scoperto tutto a decisione praticamente presa, come semplici spettatori.
Molti presidenti avrebbero preferito Antonio Conte e si erano persino detti disponibili a contribuire al suo ingaggio. Alla fine, però, la scelta è ricaduta su Mancini, nonostante il suo addio del 2023 alla Nazionale per accettare l'offerta dell'Arabia Saudita. Una decisione che ha lasciato più di una perplessità.
Anche Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha contestato soprattutto il metodo seguito da Malagò, accusato di non aver condiviso le proprie intenzioni nemmeno nelle riunioni preparatorie. La giustificazione è stata la necessità di chiudere rapidamente la vicenda dopo i tentativi falliti per altri allenatori, ma il malumore non si è spento.
Alla fine è arrivato il comunicato di rito: auguri ai nuovi incaricati e invito all'unità. Tradotto, almeno all'esterno tutti d'accordo. Dietro le quinte, però, il clima resta teso e la fiducia nei confronti del nuovo presidente appare meno solida di quanto raccontino le dichiarazioni ufficiali.