24/07/2026 | 17.30
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Il calcio mondiale a un bivio: tra business e tradizione



Il recente Mondiale negli Stati Uniti si è concluso con risultati importanti a livello finanziario, ma anche con molte discussioni.

Da una parte ci sono i numeri, che parlano di un grande successo. L'evento ha attirato oltre 66 milioni di spettatori tra televisione e piattaforme digitali, diventando il secondo evento sportivo più seguito, solo in America, dopo il Super Bowl, superando tutti gli altri sport professionali USA e le Olimpiadi, non parliamo del mondo (le prime stime parlano di circa 1 miliardo e 800 milioni di spettatori).
Anche gli stadi sono stati quasi sempre pieni, con una media di occupazione vicina al 100%.

Dall'altra parte, però, non sono mancate le polemiche. Alcune vicende fuori dal campo (la gestione dell'Iran su tutte, poi lo scandalo Belogun) dentro il campo (l'hydratation break, di fatto una modifica regolamentare e altre modifiche minori senza aver consultato l'International Board) e un'organizzazione sempre più orientata al business hanno fatto discutere. Molti hanno avuto l'impressione che il calcio stia diventando sempre più un prodotto commerciale e sempre meno uno sport legato alla passione dei tifosi.

Il punto centrale riguarda proprio il futuro economico del calcio. L'obiettivo è aumentare ancora i ricavi, che potrebbero arrivare a circa 15 miliardi di dollari nel prossimo quadriennio. Si tenga conto che e' una cifra decuplicata rispetto anche solo a 3 o 4 edizioni fa. Una parte di queste risorse sarà redistribuita alle federazioni, soprattutto a quelle dei Paesi meno sviluppati, contribuendo alla crescita del calcio a livello mondiale.

La promessa piu' volte ribadita che il mondiale verra' portato a 64 squadre è garanzia di voto assicurato da parte di moltissime federazioni extra europee desiderose di partecipare alla maggiore kermesse assoluta del calcio. E, ricordiamo, ogni federazione vale un voto. Noi come San Marino o le isole Tonga per intenderci.

Attualmente la FIFA e' praticamente ostaggio di Infantino e di una schiera di dirigenti che gli fanno da contorno. Al momento un'eventuale opposizione nemmeno esiste e di fatto non per modo di dire. Infantino che in dieci anni ha visto aumentato il suo stipendio da 1,4 a 5,2 milioni e che è in pratica diventato un fedelissimo dello stesso presidente USA Trump.

Allo stesso tempo, però, stanno cambiando anche le modalità con cui i tifosi vivono le partite. Con sistemi come il dynamic pricing, il prezzo dei biglietti varia in base alla domanda e può diventare molto elevato. Il rischio è che andare allo stadio diventi un privilegio riservato a pochi, facendo perdere al calcio quella dimensione popolare che lo ha sempre contraddistinto.

In questo contesto, l'Europa guarda con preoccupazione a questi cambiamenti. Le federazioni e i principali campionati europei continuano a difendere un modello basato sulla tradizione, sul legame con il territorio e su stadi accessibili ai tifosi.

Il dibattito, quindi, resta aperto. Da una parte c'è la necessità di aumentare gli incassi e rendere il sistema più sostenibile attraverso nuove idee, sponsor e format innovativi. Dall'altra c'è il timore che, inseguendo sempre di più il profitto, il calcio perda la sua identità e che i tifosi vengano considerati non più appassionati, ma semplici clienti.

La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra crescita economica e rispetto della tradizione, senza dimenticare ciò che ha reso il calcio lo sport più amato al mondo.

By staff
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