23/05/2026 | 23.45
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"L’Atalanta chiude la propria stagione: tra delusione e sogni per un nuovo futuro"

Pezzo di Giuseppe de Carli, gia' collaboratore di atalantini.com, per viverebergamo.org


Si è conclusa ieri sera a Firenze la sessantasettesima partecipazione dell’Atalanta al massimo campionato di calcio italiano. Dobbiamo necessariamente passare da questo dato statistico, che non rappresenta solo un numero ma una presa di coscienza di quanto questa società racconti nel panorama dello sport nazionale più praticato nel nostro Paese, per una sintetica analisi della stagione.

Raccontare una stagione fatta di alti (pochi) e bassi (molti) che hanno lasciato buona parte dei tifosi insoddisfatti appare esercizio complicato ed anche un po’ doloroso. Che il campionato sia terminato proprio il 22 maggio sembra poi una beffarda coincidenza che ricorda ben altri fasti ed emozioni ovvero la vittoria, solo due anni fa, dell’Europa League nella magica Dublino.

Il tempo, si sa, crea sempre una patina offuscata sui fatti vissuti, ma nulla può togliere al popolo atalantino che ricorda in modo indelebile quella notte, quella squadra, quel gioco. Di notti magiche quest’anno possiamo salvare solo quella contro il Borussia Dortmund e non per un senso ultimativo e riduttivo ma come scintilla che si è accesa per un breve momento, poi spenta da prestazioni deludenti sul piano del gioco prima ancora che del risultato.

Facile raccontare l’epopea gasperiniana che ha portato Bergamo sulla bocca di un intero continente, che era presente come modello da seguire (in campo) in tutti i contesti agonistici come sinonimo di bel gioco e di capacità di raccontare il calcio come forma sublime di estetica e di sostanza. Un’intera generazione ha vissuto vedendo vincere l’Atalanta, stropicciandosi gli occhi ogni volta che i neroazzurri scendevano in campo. Quest’anno la delusione e, a volte, lo scoramento, hanno preso il sopravvento senza tuttavia – bisogna sottolinearlo – generare polemiche e proteste clamorose. Il pubblico è sempre rimasto dalla parte dei colori che ama, anche in momenti negativi come il “cappotto” subito dal Bayern Monaco, l’amara eliminazione in Coppa Italia o le sconfitte casalinghe con squadre dal blasone minore. Mai una curva vuota - come successo in altri stadi - mai una contestazione plateale ed insultante – come successo in altre piazze ben più titolate - ma solo un infinito amore che si riserva anche a chi sbaglia.

Non ci addentriamo nel fatto tecnico, nelle scelte societarie di mercato e di conduzione della squadra nel corso della stagione. Ci limitiamo a registrate un “new deal” che parte dalle radici, dalla scelta del logo che tornerà a adornare le maglie bergamasche, un logo che ricorda momenti dove l’Atalanta, da “provinciale”, faticava a salvare la massima categoria e si affacciava timidamente ma con grande orgoglio ai palcoscenici europei. Un mondo ed un periodo nel quale ogni vittoria era sudata, come recita la scritta sulla maglia, dove il gioco magari non esaltava gli esteti ma faceva vedere il calcio senza troppi soldi investiti. Tornare a quei momenti è anacronistico, ce ne rendiamo conto, ma è altrettanto vero che una “rifondazione” è e sarà necessaria, per dare continuità ad un progetto che si chiama costanza e coerenza, manifesto della “bergamaschità”. Un passo alla volta, ricostruendo un entusiasmo che resta la vera forza di questo ambiente, di questa Società, di questi colori.

Immaginate come sarebbe bello che nel 2027, anno in cui Bergamo sarà Capitale italiana dello Sport, l’Atalanta potesse mettere la propria firma su un risultato sportivo di rilievo. È più di un sogno, è una realtà che va solo rinnovata, con determinazione e competenza, partendo da una base innamorata di questi colori, pronta a sostenerla in ogni circostanza.

L’estate che ci aspetta sarà caratterizzata da novità e, smorzate le delusioni, da nuovo entusiasmo, ne siamo certi.


By staff
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