Le verità che emergono dal caso Palestra
La vicenda Palestra ci permette di fare delle riflessioni importanti, anzi più che riflessioni di emettere alcune sentenze che il mondo del calcio italiano rifiuta di accettare.
Com’era la storia? Che la valutazione della Dea era folle?
Per settimane abbiamo letto sui quotidiani nazionali, e sentito in TV o alla radio, che i Percassi avevano stabilito una cifra fuori di testa per il cartellino del giocatore. Un prezzo irrealistico per alcuni, prossimo allo strozzinaggio per altri. Eppure, qualcuno che i soldi ce li ha davvero ci ha messo esattamente tre ore a piazzarli sul tavolo, raddoppiando contestualmente l'ingaggio offerto al ragazzo. Certo, si può sempre liquidare la cosa pensando che al Chelsea abbiano la passione per lo spreco di denaro; io, però, suggerisco a tutti di rivedere le proprie posizioni perché, come sempre, nel calciomercato vale una sola regola: “Se riesci a vendere, significa che il prezzo è giusto”.
La Serie A non è un sogno e i nostri TOP CLUB non esistono.
Che il mondo dei media nostrani abbia bisogno di raccontare la favola di una Serie A desiderata da chiunque, con club per cui qualsiasi giocatore si taglierebbe un mignolo pur di firmare, è un fatto acclarato. D’altronde, limitandoci al campo, anche questa stagione infarcita di pareggi e ragnatele ai pali non ha offerto grande materiale per entusiasmare le masse e spingere le vendite del "prodotto calcio".
Poi, però, c’è la realtà dei fatti. E la realtà dice che un Chelsea fuori dalla Champions League, oggi, attrae più di un’Inter Campione d’Italia. Lo supera per blasone moderno, per potenza economica e persino per prospettiva sportiva. Perché è vero, Palestra non giocherà la Champions il prossimo anno, ma trasferendosi in Premier League quelle corazzate che l'Inter affronta tre o quattro volte l'anno lui le sfiderà ogni weekend. Non bisogna abbattersi, sono cicli storici: oggi la Serie A non ha appeal. Domani chissà.
Chi non risica non rosica
Anche senza averlo visto giocare ogni minuto, chiunque a Bergamo sapeva che il potenziale di Palestra fosse da top club europeo; d'altronde la società non lo ha mai nascosto. Lo sapevo io, lo sapevate voi e, statene certi, lo sapeva benissimo anche l’Inter. Invece di aspettare l’esplosione definitiva del giocatore, i nerazzurri di Milano avrebbero potuto farsi avanti un anno fa con un’offerta importante: a quel punto, probabilmente, l’Atalanta avrebbe ceduto.
Ma se non vuoi assumerti il rischio finanziario di una scommessa, poi non hai il diritto di lamentarti se il prezzo diventa inaccessibile. Diciamolo chiaramente: un dirigente lungimirante ne metteva sul piatto 40 la scorsa estate, evitando di doverne pagare più di 50 oggi. Certo, il problema non è nostro, ma se i veri top club europei fanno a gara a investire sui minorenni in Sudamerica prima ancora che sboccino, non si capisce perché gli aspiranti top club di casa nostra debbano sempre aspettare che il treno sia già passato.
La morale
Infine, quando finiscono gli argomenti tecnici, si passa immancabilmente al moralismo. Gente che non ha mai offerto un caffè al bar si permette di contestare a un ragazzo di vent'anni la scelta di andare a guadagnare 50 milioni in sette anni, sentenziando che "così la sua carriera è compromessa".
Io, francamente, faccio fatica a definire "compromessa" una traiettoria di vita che a 21 anni ti porta a Londra, sponda Chelsea, con un contratto da 6 milioni di euro netti più bonus a stagione. Certo, per il ragazzo non sarà una passeggiata e dovrà dimostrare tutto il suo valore in un calcio spietato, ma intanto, anche se le cose dovessero andare male, direi che cade decisamente in piedi. O no?