E' morto Mister Marchioro, piu' volte nostro fiero e sportivo avversario
La scomparsa di Giuseppe "Pippo" Marchioro, morto oggi all'età di 90 anni, riporta alla memoria una delle figure più competenti e innovative del calcio italiano tra gli anni Settanta e Novanta. Milanese, cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Milan, da giocatore ebbe una carriera prevalentemente nelle serie minori, prima di costruire la propria fama in panchina.
Da allenatore collezionò imprese che hanno segnato la storia di diversi club. Dopo gli inizi al Verbania e il successo con l'Alessandria, con cui conquistò la Coppa Italia Semiprofessionisti nel 1973, portò il Como dalla Serie B alla Serie A nel 1975. L'anno successivo firmò una delle pagine più belle del Cesena, guidandolo a uno storico sesto posto e alla prima qualificazione in Coppa UEFA, risultato che gli spalancò le porte della panchina del Milan nella stagione 1976-77. In seguito ottenne altre promozioni con Como, Barletta e soprattutto Reggiana, accompagnata nel 1993 alla sua prima storica promozione in Serie A e, l'anno seguente, alla salvezza nella massima serie.
Il legame con l'Atalanta
Pur non avendo mai allenato l'Atalanta, Marchioro incrociò più volte il cammino dei nerazzurri e lasciò alcuni riferimenti significativi nella nostra storia.
- Nell'estate del 1982 fu scelto dall'Avellino dopo essere stato accostato anche ad altre società di Serie A, tra cui l'Atalanta, appena tornata in B dalla C.
- Da tecnico del Como affrontò spesso l'Atalanta nei derby lombardi tra Serie B e Serie A, in anni in cui entrambe le società erano protagoniste tra promozioni e salvezze.
- Un curioso intreccio riguarda il portiere Antonio Rigamonti: cresciuto nell'Atalanta, fu valorizzato da Marchioro al Como, dove l'allenatore gli affidò persino il ruolo di rigorista. Rigamonti realizzò sei gol dal dischetto con la maglia lariana, diventando uno dei portieri più prolifici del calcio italiano.
Marchioro viene ricordato anche per il suo calcio moderno e offensivo, per la capacità di valorizzare giovani talenti e per l'eleganza dei modi. Pur avendo allenato grandi piazze come Milan e Genoa, il suo nome resterà soprattutto legato alle imprese costruite con club di provincia, trasformati in autentiche favole sportive.
