Guida al Bologna 2026/27

Si riparte dalla scommessa di Domenico Tedesco e da qualche incertezza di campo.
POSIZIONE LO SCORSO CAMPIONATO: 8°
UNA STATISTICA INTERESSANTE DELLA SCORSA STAGIONE: l'indice PPDA, uno di quelli che misura l'efficacia del pressing, è sceso nel Bologna da 7,17 del 2024/25 ai 10.40 della scorsa stagione. Un segno, senz'altro, della minore intensità ed efficacia con cui veniva portato il pressing nell'ultima stagione di Italiano.
POSSIBILE UNDICI

È un undici azzardato basato su alcune scommesse e compromessi. La scommessa in negativo su Dovbyk, quella in positivo su Amondarain; e l'idea che senza l'arrivo di un vero e proprio regista, e la sovrabbondanza di trequartisti, potrebbe portare a questa rotazione del triangolo di centrocampo.
Un anno fa l’estate a Bologna era carica di aspettative: la squadra aveva appena vinto la Coppa Italia, raccogliendo finalmente i frutti del lavoro iniziato un paio di stagioni prima, Vincenzo Italiano era stato confermato e una buona parte della squadra con lui. Si sarebbe giocata un anno di Europa League, meno prestigiosa ma più adatta della Champions. Il futuro sembrava a portata di mano.
Un anno dopo quell’entusiasmo sembra un po' calato. Italiano se ne è andato al Besiktas dopo un’annata minore rispetto alle precedenti e al suo posto è arrivato Domenico Tedesco, trascinandosi dietro curiosità e scetticismo in pari misura. Non è semplice giudicare la scorsa stagione del Bologna. Non si può dire che sia stata un’annata negativa, ma insomma, forse ci si era abituati troppo bene?
Il Bologna si è classificato ottavo e giocherà una sola volta a settimana. Meglio del nono posto dell’anno prima, ma senza Coppa Italia e con 6 punti fatti in meno. Il picco di felicità della stagione rossoblù è stata probabilmente la vittoria contro la Roma in Europa League, a marzo. Non solo perché ha confermato i pregi di questa squadra durante il ciclo di Italiano - la durezza nelle partite secche, la durevolezza atletica, le risorse trovate dalla panchina - ma anche perché sembrava preannunciare un altro finale di stagione glorioso. O comunque in crescita, come era stata il 2024/25. La partita aveva suggellato un periodo di crescita di forma, che si è prolungato anche durante la sfida d’andata contro l’Aston Villa. Una partita di illusione. Contro la futura squadra campione, e una delle più dure d’Europa, il Bologna ha dominato quasi per un tempo. Ha dimostrato ancora una volta di poter toccare picchi di gioco in grado di farla competere con tutte. La sfortuna, gli episodi, i dettagli, l’imprecisione, e da quella partita in avanti la stagione si è stancamente trascinata verso un finale minore.
A posteriori si può interpretare quella sconfitta orgogliosa con l’Aston Villa come il canto del cigno del Bologna di Vincenzo Italiano. Lo ha ammesso anche lui, in una recente intervista alla Gazzetta dello Sport, che dopo la sconfitta 4-0 al ritorno sentiva l’esperienza conclusa: «Quando siamo usciti dall’Europa, a Birmingham. Nella mia testa c’è sempre stato un Bologna europeo ma capito che non l’avremmo più fatta per quest’anno, beh, ho considerato il miniciclo chiuso». Per un mese il Bologna non ha più vinto, per poi raccogliere vittorie di prestigio ma tutto sommato inutili nel garbage time delle ultime giornate di Serie A.
Era sempre il solito Bologna, ma sembrava mancare qualcosa. Un poco di intensità in più per arrivare in tempo nelle scalate, nel pressing, nelle marcature preventive. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 la squadra ha attraversato il suo periodo peggiore. Dal 22 novembre fino a metà febbraio il Bologna ha vinto una sola partita, e sostanzialmente bruciato la stagione.
Le difficoltà sono state molteplici, quasi tutte legate ai gol subiti e alla fase difensiva. Tanti gol subiti in transizione, sbagliando i tempi della pressione; diversi gol subiti su calcio d’angolo, o dopo errori individuali dei difensori. Il Bologna sembrava aver perso troppo dal mercato: soprattutto la stabilità con e senza palla di Beukema; e la capacità atletica a tutto campo di Dan Ndoye. Ci sono però stati anche i problemi fisici di altre colonne della squadra, come Freuler, Lucumi e Skorupski; e una stagione piuttosto altalenante di Castro.
Da metà febbraio la situazione è migliorata. L’abbassamento di energia, e di qualità in generale, è stato compensato dal rientro dei giocatori chiave, ma anche dalla grande crescita di Jonathan Rowe, a tratti davvero devastante, capace di caricarsi il Bologna da solo sulle sue spalle.
Rowe aveva una caratteristica perfetta per il gioco di Italia: è un fenomeno di reattività sulle seconde palle. Una qualità molto specifica ma che ha rappresentato una scorciatoia fondamentale per una squadra non sempre brillante come il Bologna dello scorso anno. L’identità del Bologna di Italiano era chiara, e forse vale la pena citare un dato paradossale per semplificarla: i rossoblù erano la squadra con la precisione dei passaggi più bassa, tra quelle col possesso palla più alto. Segno di una capacità notevole di riaggressione e riconquista alta della palla, e di un controllo del gioco che passava anche attraverso una confusione provocata e organizzata. Il ricorso al lancio lungo è stato frequente: ha chiuso come prima squadra in Serie A per lanci lunghi completati e terza per lanci lunghi sbagliati. Non si trattava di uno strumento del caso, ma un’arma allenata che il Bologna utilizzava in modo consapevole, soprattutto contro le squadre - non molte - che la andavano a prendere alta: lanci tesi, non particolarmente alti, su cui Castro e Rowe facevano valere la loro forza nei duelli, un istinto notevole, una certa sveltezza nel conquistare palle a metà.
Per il Bologna riuscire a isolare Rowe in uno contro uno ha rappresentato la fonte principale di gioco offensivo della primavera, e qualcosa su cui anche il nuovo tecnico spera di poter costruire. Rowe è stato il miglior acquisto della ambigua sessione estiva di un anno fa, e mentre scrivo la società sembra intenzionata a trattenerlo. Sarebbe importante farlo, dopo la cessione di Santiago Castro e di Jonathan Lucumi.
Sono cessioni pesanti. Castro non era solo il miglior centravanti della squadra, ma aveva una sua presenza carismatica nella squadra. Così come Lucumi, il più forte difensore del Bologna nei duelli, e il più influente col pallone tra i piedi
LA PROMESSA DI DOMENICO TEDESCO
La prima volta che il Bologna ha provato a prendere Domenico Tedesco era per rimpiazzare Thiago Motta. Lo ha raccontato il direttore generale Fenucci nella conferenza di presentazione del tecnico, che in quel momento era però impegnato col Belgio. Il suo arrivo dimostra un rilancio di ambizione da non sottovalutare: nonostante le cessioni importanti ogni mercato, il Bologna resta uno dei laboratori di calcio più interessanti d’Italia. Come ogni stagione, bisognerà ricreare l’alchimia tra un allenatore con idee ambiziose e un gruppo di giocatori nuovo e con molto da dimostrare.
Il passaggio da Italiano a Tedesco è nel segno della coerenza. Due allenatori giovani, aggiornati, col desiderio di far giocare alle proprie squadre un calcio propositivo, con e senza palla. Ci sono però differenze di approccio e uno stile di gioco che condivide dei principi, ma differisce anche a fondo nell’applicazione. Se Italiano costruiva l’identità delle proprie squadre a partire dall’aggressività senza palla, Tedesco preferisce controllare le partite attraverso il pallone. Per certi versi il suo stile di gioco è un po’ meno estremo e più convenzionale: una specie di sintesi di tendenze tattiche del calcio europeo degli ultimi dieci anni: difesa a quattro, gioco posizionale, tentativi proattivi di recupero del pallone. Tutti aspetti da cui il calcio italiano è rimasto piuttosto isolato, riuscendo a non farsi contaminare. Per questo una scelta che altrove sarebbe scontata, in Italia diventa quasi di rottura.
Non si tratta solo delle idee tattiche, ma anche della storia personale di Tedesco. Nel paese in cui si può diventa allenatori solo avendo avuto un passato da grande calciatore, Tedesco ha un curriculum eclettico. Ha iniziato come ingegnere della Mercedes, ha un Master in Innovation Management. Eppure chi è stato allenato da lui lo racconta come uno speciale: «Nonostante non abbia un passato da calciatore, come allenatore ha qualcosa dentro che gli altri non hanno. Ha il fuoco del motivatore che ti cattura, e un'incredibile capacità di lavorare coi giovani».
La scelta del Bologna dimostra la chiarezza di idee della società, ma anche una propensione al rischio inusuale in Italia. A differenza di Thiago Motta e Italiano, Tedesco non ha un passato in Italia e non a caso la maggior parte delle domande che gli vengono poste vertono attorno al tema dell’italianità - un po’ per curiosità, un po’ per scetticismo. Bisogna essere molto italiani per riuscire fare bene in Italia e lui, nonostante le origini, non lo è.
In carriera ha utilizzato tanti moduli diversi, dimostrando una flessibilità che talvolta ha sconfinato nella confusione. Durante la sua presentazione ha dato qualche anticipazione: «Questa squadra è stata costruita a 4 dietro, poi davanti si vedrà. Ma non è questa la cosa fondamentale, ci vorrà intensità, mi piace il gioco fluido e offensivo, con giocatori coraggiosi, il mio calcio è propositivo». Le sue squadre sono meno dirette di quelle di Italiano; nella ricerca della riconquista - più moderata - e nella verticalità col pallone. Meno cross, meno gioco diretto sulle punte; e quindi si dovrà costruire una squadra con un’ossatura leggermente differente. A partire da un regista vero e proprio, di cui Italiano fa a meno ma che invece diventa essenziale nel gioco di Tedesco. Un giocatore davanti alla difesa ordinato e molto solido nelle letture difensive. La rosa manca di una figura simile, al punto che nel pre-campionato ci ha giocato El Azzouzi. L’unico giocatore che ha caratteristiche interessanti in rosa col pallone è Nikola Moro, che resta però poco affidabile senza palla - e forse un po’ anarchico nella distribuzione del gioco.
Sicuramente interessante l’arrivo di Artem Dovbyk. Una scommessa, certo, ma con un criterio. L’ucraino è un centravanti particolare: poco efficace nei duelli fisici, raffinato nelle idee più che nelle esecuzioni; con un gioco fitto di piccoli tocchi, sponde, rifiniture e che deve concludere a uno o due tocchi in area. Tutte caratteristiche impossibili per una squadra senza esterni e senza rifinitori come la Roma, ma che invece a Bologna potrebbe funzionare - a patto che Tedesco riesca davvero a costruire un gioco più posizionale. E a patto che Dovbyk ritrovi un po' di energia mentale, che pareva scarseggiare nell'ultimo anno.
Nelle amichevoli la squadra è sembrata un po’ incerta tra nuove e vecchie idee. Senza palla, contro il Brighton, si è visto un ordine rassicurante, con una fase difensiva meno frenetica ma comunque aggressiva ed efficace. Le precedenti prestazioni erano state più inquietanti: 4 gol dal Pisa, 4 dall’Arminia Bielefeld.
Col pallone la squadra è sembrata provare a costruire dal basso senza riuscirci più di tanto contro avversarie che le mettevano pressione - rifugiandosi spesso, alla fine, nei lanci lunghi diretti. La strada è ancora lunga per costruire un gioco più palleggiato. Contro il Brighton il Bologna ha perso moltissimi palloni in uscita, in una inquietante mancanza di riferimenti che in alcuni momenti veniva colmata addirittura da Bernardeschi, che si abbassava da mezzala - uno degli esperimenti di Tedesco nel pre-campionato, non felicissimo. Le difficoltà nell’uscita palla sono acuite dalle caratteristiche dei difensori, nessuno davvero a proprio agio col pallone tra i piedi. Non stupisce allora che - secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport - il Bologna abbia provato fino all’ultimo a convincere Remo Freuler a firmare un nuovo contratto. Vedremo se sarà Ferguson a giocare in quel ruolo.
Bisogna essere onesti: al momento non sono molti i motivi per essere ottimisti. Non tanto per le prestazioni nel pre-campionato quanto per la costruzione della rosa. La squadra ha perso molto: dietro i giocatori andati via non è semplice trovare dei leader riconoscibili, sul piano tecnico ed emotivo, che sarebbero importanti per aiutare Domenico Tedesco nell’impatto col nuovo campionato e un contesto che non conosce. È sembrato ambiguo anche l’acquisto di Roberto Piccoli: è arrivato perché economicamente il Bologna sa già di non poter confermare Dovbyk? Perché prendere due punte dallo status simile se ci sono così tanti problemi in altri ruoli? Il Bologna non si fida abbastanza della scarsa energia di Dovbyk e pensa già di declassarlo a riserva?
Le zone di campo con più qualità sono gli esterni, sia bassi che alti. Il rientro di Holm è rassicurante, e dietro di lui c’è Zortea, con Miranda a sinistra. Davanti Orsolini, Bernardeschi, Rowe e Cambiaghi sono quasi troppo (uscirà qualcuno). Mentre scrivo le lacune più grandi sono nella fascia di mezzo, fra difesa e centrocampo.
Tedesco ama giocare a tre dietro ma al momento non ci sono abbastanza centrali, o comunque abbastanza affidabili, per immaginare qualche cambio tattico. Casale, Heggem, Helland e Vitik hanno tutti - chi più chi meno - problemi di affidabilità. Se arrivasse qualcun altro magari Tedesco potrebbe pensare di passare a tre. Del resto sono tutti giocatori aggressivi e in difficoltà con le letture: un uomo in più dietro potrebbe semplificargli la vita.
A centrocampo il Bologna ha comprato l’argentino Mikel Amondarain per circa dieci milioni. È un giocatore interessante, che a 21 anni ha ricoperto più o meno ogni ruolo: mediano, mezzala, esterno offensivo, trequartista. Un centrocampista fisico, da duello, che sembra adatto al nostro campionato. Col pallone però sembra dare il suo meglio negli ultimi metri - con ottimi tempi di inserimento e buona finalizzazione. Non è certo un organizzatore.
Anche nella nuova stagione il Bologna sarà una delle squadre di Serie A più interessanti da tenere d’occhio. L'impressione, però, è che serva un aiuto dal mercato per rendere più sostenibili e intriganti i rischi che la società si è presa questa estate.
MIGLIOR SCENARIO POSSIBILE
Negli ultimi giorni di mercato il Bologna acquisti un centrale difensivo esperto che sa guidare il reparto. La squadra passa a tre e ritrova uno smalto nel pressing che non si vedeva da molto. Il Bologna gioca con chiarezza di idee col pallone e gli esterni riescono a fare un lavoro enorme di produzione offensiva. L'abbondanza di rotazioni li tiene freschi tutto l'anno e con poche palle da toccare Dovbyk segna con discreta regolarità (13 gol a fine anno) e Piccoli incide quando gioca (7 gol a fine anno). Per un miracoloso incrocio di fallimenti altrui, il Bologna si qualifica in Conference League.
PEGGIOR SCENARIO POSSIBILE
Orsolini è scontento ed esaurito, Dovbyk è depresso, Piccoli inquieto e pasticcione, a centrocampo Tedesco si fissa con El Azzouzi, che però aggiunge poco alla buona volontà. Dietro i centrali si alternano senza logica apparente, ma ogni coppia sembra peggio assortita dell'altra. Skorupski si fa male a ottobre e il classe 2007 Pessina diventa titolare, alternando prestazioni stupefacenti a gravi errori. All'esordio il Bologna perde 4-1 contro la Lazio e si parla di esonero del tecnico già a fine settembre. Tedesco riesce a salvare la panchina nonostante la squadra alberghi pericolosamente nella seconda metà bassa della classifica, e dopo un buon finale di campionato - con due mesi in cui Cambiaghi pare Robben - porta il Bologna al dodicesimo posto.
GIOCATORE CHIAVE
Anche questa estate si è parlato di un possibile addio di Riccardo Orsolini, e anche quest'anno pare dover rimanere. Andati via più o meno tutti, resta lui uno dei leader della squadra e il giocatore a cui chiedere di svoltare qualche partita. Dal 2022 ha segnato 46 gol; lo scorso anno dieci nonostante un'annata negativa, soprattutto nel girone di ritorno in cui ha perso il posto da titolare. Dal suo sinistro passerà il salto di qualità della squadra.
GIOCATORE DI CUI AVERE LA MAGLIA
A 35 anni Lukas Skorupski è una delle istituzioni silenziose della Serie A. Ci è arrivato nel 2013 ed è il diciassettesimo giocatore in attività con più presenze nel campionato italiano. Prendere la sua maglia è una mossa un po' ironica, ma giusta per onorare uno di quei giocatori che ci ricorda l'importanza di un professionismo senza velleità.
fonte ultimouomo.com