Lo spareggio di Conference visto dai nostri avversari
Vista da Tel Aviv: l’Atalanta l’ha scampata
Rassegna degli umori israeliani dopo il doppio confronto Hapoel Tel Aviv–Atalanta
Dallo 0-0 di Bergamo all’1-0 di Miskolc: stampa e tifosi israeliani raccontano un’eliminazione vissuta più come occasione mancata che come impresa sfiorata.
C’è un dato che, al netto di ogni interpretazione, mette tutti d’accordo: nei 180 minuti del playoff di Conference League l’Atalanta ha segnato un solo gol all’Hapoel Tel Aviv. Ed è proprio da qui che parte la lettura israeliana del doppio confronto: non dalla soddisfazione di una piccola squadra capace di limitare i danni contro un’avversaria italiana più ricca e quotata, ma dal rimpianto per una qualificazione che, a un certo punto, è sembrata davvero possibile.
La sensazione dominante, leggendo giornali, siti sportivi e discussioni dei tifosi, è sorprendentemente uniforme: l’Hapoel ritiene di aver giocato alla pari con l’Atalanta. In qualche fase, addirittura meglio.
Da “impresa impossibile” a “potevamo eliminarli”
Ynet, 21 agosto 2026. Titolo: «All’Hapoel Tel Aviv hanno elogiato Barda: “Ha dato un knockout a uno dei più grandi allenatori d’Italia”».
Sport5, 21 agosto 2026. Titolo: «L’Hapoel Tel Aviv è una squadra intelligente», citazione attribuita a Riccardo Montolivo.
Prima dell’andata il quadro era completamente diverso. Sport5 presentava l’Hapoel come netto underdog contro una delle favorite della Conference League. Il pareggio di Bergamo cambia però immediatamente il tono. Channel 14 lo definisce un risultato “sensazionale”, sottolineando che gli israeliani non hanno mostrato complessi d’inferiorità e sono stati persino vicini al colpo grosso.
Nel forum dei tifosi Shedim il passaggio psicologico è ancora più evidente. Il mattino successivo allo 0-0 un tifoso scrive di essere ancora travolto dall’emozione e parla di “orgoglio”, attribuendo il risultato al grande lavoro tattico di Elyaniv Barda e alla disponibilità totale dei giocatori. Un altro sintetizza: “prestazione eroica”. Il rimpianto? Che il ritorno non si sia potuto giocare nel loro stadio.
In altre parole, dopo Bergamo la domanda non è più stata soltanto “quanto riusciremo a resistere?”, ma diventa: “E se questi potessimo davvero eliminarli?”
Il ritorno: «eravamo al loro livello»
Walla Sport, 27 agosto 2026. Elyaniv Barda: «Una delusione molto grande. Siamo stati alla pari, se non superiori».
Sport5, 28 agosto 2026. Titolo: «Poteva finire diversamente. Non ci siamo andati lontani».
La sconfitta per 1-0 a Miskolc non ribalta questa percezione. Anzi, la rafforza. Walla apre con un eloquente “Quanto è stata vicina” e descrive un Hapoel sicuro, convincente e non molto inferiore — se inferiore — all’avversaria italiana sulla carta più forte. Il giorno dopo, una fonte interna al club riassume il sentimento con una frase semplicissima: “Eravamo al loro livello nei due incontri”. Un gol di Boateng all’andata o il palo colpito nel finale del ritorno, sostiene il dirigente citato, avrebbero potuto cambiare tutto.
Anche Channel 14 parla di una partita equilibrata e di un Hapoel “alla pari” nel primo tempo, sconfitto infine da un singolo episodio su calcio d’angolo. Ynet registra la stessa delusione: Omri Altman racconta che la squadra sentiva di potercela fare “dal primo minuto”.
I tifosi: orgoglio, rimpianto e una nuova autostima
Sport5, 27 agosto 2026. Alcune delle reazioni social raccolte dopo l’eliminazione: orgoglio, rimpianto e la sensazione di aver dato tutto.
È nelle reazioni dei tifosi che il salto di percezione diventa più netto. Sport5 raccoglie diversi commenti pubblicati dopo l’eliminazione. Uno osserva che una squadra di Serie A ha dovuto “strappare a fatica” un piccolo 1-0. Un altro arriva a sostenere che per tre dei quattro tempi complessivi l’Hapoel sia stato migliore dell’Atalanta.
Ma il punto più interessante è ciò che questa prestazione produce sul giudizio dell’Hapoel stesso. La conclusione di alcuni tifosi non è “siamo stati bravi contro una grande”, bensì: se questa è la squadra, con uno o due rinforzi si può puntare al titolo israeliano. Ricorre una formula quasi identitaria: “l’impero è tornato”. Un altro commento riassume invece perfettamente il rimpianto: “Abbiamo dato tutto. Dal nostro unico errore è arrivato il gol”.
E dell’Atalanta che cosa pensano?
Qui la rassegna diventa meno piacevole per un atalantino. L’immagine restituita dalle fonti israeliane è quella di una squadra prestigiosa, ricca di qualità individuale, ma sorprendentemente poco dominante. Israel Hayom riprende le critiche della stampa italiana a un’Atalanta spenta e con poche idee, sottolineando come nel primo tempo l’Hapoel abbia mosso il pallone meglio degli italiani.
A rendere ancora più forte questa lettura sono le parole dello stesso Maurizio Sarri, riportate con grande evidenza in Israele. Il tecnico atalantino ha definito l’Hapoel la rivale più forte che si potesse incontrare nel sorteggio, ne ha elogiato organizzazione, qualità tecnica e intensità fisica e ha ammesso che Carnesecchi ha dovuto salvare la squadra nel finale. Per la stampa israeliana è quasi una certificazione esterna: non si è trattato soltanto di resistere, ma di mettere realmente in pericolo l’Atalanta.
La tara necessaria: questa non è ancora “l’Atalanta”
C’è però una correzione indispensabile, soprattutto guardando il confronto dall’Italia.
Le squadre italiane ad agosto sono tradizionalmente lontane dal loro rendimento di piena stagione; nel caso dell’Atalanta 2026/27 il fenomeno è amplificato da un cambiamento profondo: nuovo allenatore, principi di gioco differenti, automatismi da ricostruire e una squadra che sta ancora cercando la propria identità.
Perciò le due affermazioni possono essere contemporaneamente vere: l’Hapoel ha giocato alla pari — e in alcuni momenti meglio — dell’Atalanta vista nei 180 minuti; ma da questo non discende necessariamente che il valore assoluto delle due squadre sia equivalente. Il confronto fotografa l’Hapoel e l’Atalanta di agosto, non ciò che l’Atalanta potrà essere nella primavera del 2027.
Ed è forse proprio questo a rendere il doppio confronto interessante. Gli israeliani hanno affrontato la squadra che avevano davanti, non quella teorica delle quotazioni di mercato o quella che potrebbe esistere fra sei mesi. E quella squadra, per 180 minuti, non li ha dominati.
La sintesi degli umori israeliani
| Momento | Percezione prevalente |
| Prima dell’andata | Atalanta nettamente favorita; qualificazione quasi proibitiva. |
| Dopo lo 0-0 di Bergamo | Orgoglio e sorpresa: l’impresa improvvisamente sembra possibile. |
| Durante il ritorno | Sensazione di giocarsela alla pari, senza complessi d’inferiorità. |
| Dopo l’1-0 | Più rimpianto che sollievo: “potevamo eliminarli”. |
| Giudizio sull’Atalanta | Grande nome e qualità individuale, ma squadra ancora poco brillante e vulnerabile. |
La frase che riassume meglio tutto? Vista da Tel Aviv, l’Atalanta non ha eliminato una squadra felice di aver fatto bella figura: ha eliminato una squadra convinta, con qualche ragione, di essersi lasciata sfuggire l’occasione di eliminare l’Atalanta.
Fonti consultate
Walla Sport – “Rimasta con i complimenti: Hapoel Tel Aviv ha perso contro l’Atalanta ed è stata eliminata”
Walla Sport – “Orgogliosa e delusa: una vera battaglia fino all’ultimo secondo”
Israel Hayom – “Qualsiasi avversaria sarebbe stata in pericolo contro l’Hapoel”
Sport5 – reazioni dei tifosi dopo l’eliminazione
Shedim – forum dei tifosi Hapoel, discussione sul playoff contro l’Atalanta
Ynet – resoconto post-partita e dichiarazioni di Altman
Channel 14 – resoconto del ritorno
Channel 14 – lo 0-0 di Bergamo definito “sensazionale”
Nota
Le citazioni dall’ebraico sono rese in italiano in forma fedele ma non letterale, privilegiando il senso del commento. La rassegna fotografa le reazioni pubblicate tra il 20 e il 28 agosto 2026.
|
Con la collaborazione di Francesco64 |