07/09/2026 | 21.30
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Nella testa di Sarri

Vi presentiamo un bello studio fornito dal nostro lettore Marc3 che ringraziamo


In questo inizio campionato ho visto una squadra stanca con evidenti problemi tattici dovuti evidentemente al cambiamento tecnico tattico ma anche una squadra con evidenti limiti atletici, di velocità, di intensità e di resistenza.

Veniamo da anni di Gasperini in cui l’intensità è stata un fattore prevalente del metodo di allenamento e famose sono le interviste ai suoi calciatori dove raccontano di non avere mai fatto allenamenti così duri in passato.

Mi sono quindi chiesto: Come sono gli allenamenti di Sarri? Si lavora sull’intensità o molto di più sulla tattica.

Ho notato che già diversi utenti hanno espresso dubbi sulla preparazione svolta da Sarri.
Ho pensato quindi che l’unico modo per avere informazioni di questo tipo fosse cercare nel web le dichiarazioni fatte negli anni dai suoi ex giocatori.

Ho fatto una ricerca utilizza l’AI, vi scrivo il risultato, ovviamente sono indicazioni soggettive in base a come ogni singolo giocatore vive gli allenamenti ma penso possano essere interessanti per capire meglio il metodo Sarri”.

Le testimonianze più significative

     

Giocatore
Squadra
Dichiarazione / significato
 
Kalidou Koulibaly
Napoli
Descrive alcuni allenamenti di Sarri come «da pazzi», ma sostiene che gli abbia insegnato a vedere il calcio in maniera completamente nuova. All'inizio ebbe difficoltà ad adattarsi, poi attribuì a Sarri una parte importante della propria crescita. 
 
 
Lorenzo Insigne
Napoli
Dice che gli allenamenti potevano essere «un po' pesanti», ma che la squadra si divertiva. Soprattutto sottolinea che i giocatori arrivavano a giocare “a memoria”, conseguenza del lavoro settimanale. 
 
 
José Callejón
Napoli
È forse la testimonianza più esplicativa: quello provato durante tutta la settimana si verificava poi quasi identicamente in partita. Definisce il sistema «tutto matematico» e racconta che i giocatori finivano per muoversi senza dover pensare. 
 
 
Allan
Napoli
Racconta che Sarri faceva moltissimo lavoro specifico con la linea difensiva e utilizzava il drone per controllare i movimenti, registrandoli e rivedendoli per correggere gli errori. Dice che inizialmente i movimenti erano difficili per chi non era abituato. 
 
 
Mirko Valdifiori
Empoli/Napoli
Dice che Sarri «cura ogni dettaglio». Durante la settimana lo staff guardava molte partite dell'avversario per studiare come attaccarlo e difendere; grande attenzione anche ai calci piazzati. 
 
 
Massimo Maccarone
Empoli
Racconta che con Sarri il giocatore sa «dove, come e quando riceverà la palla». Aggiunge che Sarri si arrabbia perché vuole che tutto sia perfetto. È un'altra conferma della fortissima codificazione del gioco. 
 
 
Mattia De Sciglio
Juventus
Spiega che il metodo era «totalmente diverso» rispetto alla Juve precedente e che i lavori erano quasi tutti con il pallone. È una testimonianza molto importante per capire la preparazione fisica di Sarri. 
 
 
Leonardo Bonucci
Juventus
Dice che si faceva molto lavoro con la palla, che gli allenamenti erano aumentati di intensità e che c'erano pochissime pause: bisognava essere immediatamente pronti per l'esercizio successivo, mantenendo alta anche la concentrazione. 
 
 
Leonardo Bonucci
Juventus
Aggiunge successivamente che per perfezionare i meccanismi di possesso e non possesso richiesti da Sarri serviva molto allenamento, e che giocare ogni tre giorni rendeva difficile perfezionarli. 
 
 
Miralem Pjanić
Juventus
Spiega che Sarri gli chiedeva di toccare molti più palloni, verticalizzare maggiormente e cercare i compagni tra le linee. Dice che col passare degli allenamenti la squadra capiva sempre meglio ciò che Sarri voleva. 
 
 
David Luiz
Chelsea
Descrive il gioco come basato su linea alta, possesso e tecnica. Dice che occorrevano impegno, concentrazione e lavoro duro in ogni allenamento per assimilare le idee. 
 
 
David Luiz
Chelsea
Offre anche una spiegazione molto interessante degli automatismi: bisogna capire il movimento, impararlo con la testa e poi trasferirlo al corpo e sincronizzarlo con gli altri giocatori. 
 
Emerson Palmieri
Chelsea
Dice esplicitamente che per Sarri «la tattica è tutto» e che ci lavorava ogni giorno. Rispetto a Spalletti, Sarri dedicava più spazio alle proprie idee tattiche e meno al semplice divertimento durante l'allenamento. 
 
Gary Cahill
Chelsea
È molto critico sulla ripetitività. Racconta che Sarri faceva ripetere sistematicamente alcuni semplici movimenti alla vigilia delle partite e che dopo mesi questa routine lo faceva «impazzire». 
 
Cesc Fàbregas
Chelsea
Descrive Sarri come un tecnico dalle convinzioni tattiche molto forti e difficilmente modificabili. Racconta inoltre la scelta di allenarsi alle 15, che Sarri giustificava sulla base di indicazioni scientifiche sul rendimento fisico. 
 
Ciro Immobile
Lazio
Dice che il lavoro più complicato era stato soprattutto quello sulla fase difensiva: Sarri pretendeva pressione alta e inizialmente la squadra andava in difficoltà. Col tempo i meccanismi vennero assimilati. 
 
Felipe Anderson
Lazio
Dice che le squadre di Sarri «si divertono tanto», ma che bisognava lavorare per arrivare a comandare stabilmente le partite. Evidenzia quindi il legame tra lavoro tecnico-tattico e controllo del gioco. 
 
Alessio Romagnoli
Lazio
Dice che Sarri è stato fondamentale per lui e che sapeva che avrebbe imparato molto. Spiega anche il principio difensivo: la Lazio difendeva in avanti, con l'intera squadra coinvolta nella fase difensiva. 
 
Danilo Cataldi
Lazio
Nel 2026 ha ribadito che con Sarri esiste un'intesa calcistica particolarmente adatta alle sue caratteristiche e che il lavoro fatto con il tecnico ha favorito la sua crescita. 
 
Pedro
Lazio
Parlando della preparazione estiva recente, descrive settimane di lavoro forte, con una componente fisica molto esigente e diversi blocchi di corsa. La testimonianza dimostra che nella preparazione Sarri non elimina affatto il lavoro atletico tradizionale. 

Una testimonianza particolarmente importante: Bonucci

Quella di Bonucci secondo me è una delle risposte più precise alla domanda che stavi ponendo inizialmente, cioè quanto siano realmente intensi gli allenamenti di Sarri.

Alla Juventus raccontò:
«Gli allenamenti sono aumentati di intensità e facciamo molte poche pause.»
E spiegò che bisognava essere immediatamente pronti per l'esercizio successivo, cosa che contribuiva anche a tenere la concentrazione elevata. 

Questo significa che il carico non va valutato solamente osservando quanti chilometri vengono corsi. Sarri può ottenere un allenamento molto intenso attraverso continuità del lavoro, pochissimi tempi morti, pallone, rapidità di esecuzione e concentrazione tattica.
Insigne: allenamenti “pesanti”, ma divertenti

Insigne è altrettanto interessante perché conosceva anche Zeman, uno degli allenatori più identificati con preparazioni atletiche durissime.

Parlando di Sarri disse che gli allenamenti:
«anche se a volte sono un po' pesanti, ci divertono sempre»
e aggiunse che poi la squadra giocava praticamente a memoria.

Quando gli vennero ricordati gli allenamenti di Zeman precisò però che quelli erano un'altra cosa: gli famosi “scaloni” erano decisamente più orientati al carico fisico puro. 
Questo è un confronto molto utile: Sarri non sembra essere un preparatore “alla Zeman”, ma può comunque proporre sedute pesanti.

Koulibaly: «allenamenti da pazzi»
Koulibaly arriva addirittura a descrivere certe sedute come «da pazzi».

La cosa interessante è che non parla semplicemente di fatica atletica. Collega quegli allenamenti alla trasformazione della propria comprensione del calcio: Sarri gli insegnò a leggere situazioni, posizionamento, linea difensiva e movimenti in maniera diversa. 
Allan completa la descrizione raccontando che la difesa veniva allenata moltissimo separatamente, controllandone addirittura dall'alto i movimenti con un drone. Le registrazioni venivano poi utilizzate per correggere gli errori. 
Quindi per un difensore la seduta può essere mentalmente molto impegnativa, oltre che fisicamente.

Callejón spiega perché la ripetizione funziona

La testimonianza più affascinante rimane probabilmente quella di Callejón.
Racconta che ciò che veniva preparato dal lunedì al sabato poi:
«usciva in partita esattamente uguale»
perché era tutto organizzato in maniera quasi matematica. Alla fine il giocatore non aveva bisogno di ragionare sull'azione: riconosceva la situazione e reagiva automaticamente. 
Questo è esattamente ciò che in teoria dell'allenamento viene ricercato attraverso la ripetizione dei pattern: diminuire il tempo necessario al giocatore per prendere una decisione.

David Luiz dice sostanzialmente la stessa cosa con parole diverse: prima il movimento deve essere acquisito mentalmente, poi deve essere trasferito al corpo e sincronizzato con quello dei compagni. 
Sono due calciatori di squadre diverse, in campionati diversi, che descrivono lo stesso processo.
Ma proprio questa ripetizione può diventare il problema
Al Chelsea arriviamo all'altra faccia della medaglia.

Gary Cahill racconta di esercizi estremamente semplici ripetuti ogni settimana alla vigilia della partita. Dopo qualche mese si domandava perché dovessero ancora ripeterli e dice che questa routine lo faceva impazzire. 

La testimonianza di Gianfranco Zola, che era vice di Sarri e quindi osservava quotidianamente le sedute, è ancora più importante.

Zola racconta che inizialmente i giocatori del Chelsea seguivano il lavoro con grande entusiasmo. Col passare delle settimane, però, la combinazione fra ripetitività delle esercitazioni e numero elevato di partite cominciò a stancarli.
In particolare cita Hazard e Willian, che soffrivano quel tipo di esercitazioni. Secondo Zola si annoiavano, ma continuarono comunque a eseguirle e proprio la perseveranza contribuì al miglioramento finale della squadra. 

Quindi abbiamo una contrapposizione molto interessante:

Callejón / Insigne / David Luiz: ripetizione → automatismi → divertimento in partita.

Cahill / Hazard / Willian: ripetizione → monotonia e noia durante l'allenamento.

Ma stanno descrivendo lo stesso metodo.

Preparazione atletica: molta palla, ma non solo palla
Qui la ricerca più approfondita modifica leggermente la conclusione precedente.

De Sciglio dice inequivocabilmente:
«i lavori sono quasi tutti con la palla». 
Bonucci aggiunge che si lavora molto con il pallone, con allenamenti più intensi e poche pause. 
Ma questo non significa assolutamente che Sarri elimini il lavoro atletico.
Durante il ritiro del Napoli troviamo sedute in cui un gruppo svolge potenza aerobica, mentre l'altro lavora sulla parte tecnico-tattica; successivamente i gruppi si scambiano. Nella stessa giornata troviamo fase atletica, tattica e partitella. 
Alla Lazio il sito ufficiale descrive sedute con:
riscaldamento atletico → divisione per reparti → tattica per la difesa → forza esplosiva per centrocampisti e attaccanti → conclusioni → partitella a campo ridotto.
E Pedro descrive preparazioni estive con diversi blocchi di corsa e un lavoro fisicamente molto esigente. 
Sarri stesso, al Chelsea, spiegò invece una peculiarità del proprio metodo di forza: niente classico sollevamento pesi. Confermò lavoro aerobico e lavoro sulla forza, ma disse di preferire esercitazioni più naturali perché:
«non ho mai visto un giocatore con un peso in campo». 
Quindi il quadro è più complesso del semplice “Sarri fa tutto con la palla”.
Quanto conta l'intensità?
Moltissimo.
Una caratteristica che ricorre nelle testimonianze è la densità dell'allenamento.
Non necessariamente sedute interminabili, ma:
esercizio → esercizio → esercizio, con pochi tempi morti.
Bonucci lo dice direttamente: aumentano intensità e concentrazione perché le pause sono poche. 
La ragione tattica è evidente: il calcio di Sarri richiede che il giocatore esegua rapidamente una serie di operazioni tecniche sotto pressione:
ricevere → orientare → passare → smarcarsi → reagire alla perdita → pressione → ricompattarsi → ricominciare.
Quindi anche un'esercitazione apparentemente “tecnica” può produrre un carico cardiovascolare importante.
Un altro elemento fondamentale: pressione alta e linea difensiva
Immobile racconta che la parte inizialmente più complicata nell'apprendere il calcio di Sarri alla Lazio fu proprio la difesa.
Sarri pretende:
linea alta + pressione + distanze ridotte + difesa in avanti.
All'inizio questo provocava difficoltà perché bastava sbagliare il tempo della pressione per lasciare molti metri alle spalle. 
Romagnoli dice infatti che il segreto della difesa della Lazio non era solamente nei quattro difensori:
«il segreto della nostra difesa parte già dall'attacco»
perché tutta la squadra difende in avanti. 
Questo comporta inevitabilmente anche un requisito atletico: correre in avanti per pressare, accorciare continuamente e ripetere accelerazioni.
E le ripetute ad alta intensità?
Qui c'è un'indicazione molto interessante proveniente da Claudio Saccone, preparatore atletico del Napoli che lavorò anche durante il primo anno di Sarri.
Descrivendo i giocatori del Napoli spiegò che Insigne e soprattutto Callejón avevano una qualità fondamentale: riuscivano a ripetere sprint per molto tempo e con grande intensità.
Precisò che non si trattava tanto di resistenza pura quanto di:
resistenza alla velocità, cioè capacità di ripetere gli scatti anche alla fine della partita. 
Questo è perfettamente compatibile con il calcio di Sarri.
Non serve semplicemente un calciatore capace di correre 12 km lentamente; serve un giocatore capace di fare:
accelerazione → recupero breve → nuova accelerazione → recupero → nuova accelerazione, mantenendo contemporaneamente precisione tecnica.
Il confronto con un allenamento atletico “tradizionale”
Dalle testimonianze che ho trovato, distinguerei così:

Preparazione tradizionale molto atletica
Metodo Sarri
molta corsa senza pallone
molto lavoro con pallone
lunghi blocchi aerobici
esercitazioni intermittenti
palestra/pesi
forza più funzionale
carico prevalentemente fisico
carico fisico + tecnico + cognitivo
resistenza generale
capacità di ripetere azioni intense
corsa continua
accelerazioni, pressione, smarcamenti
tattica separata
tattica spesso integrata al lavoro
maggiore varietà possibile
forte ripetizione dei pattern

Naturalmente Sarri utilizza anche corsa, potenza aerobica e forza; semplicemente non sembrano costituire il cuore del metodo.
Ciò che cambia molto tra precampionato e stagione
Questo è importante se stiamo cercando di capire quanto fatica faccia realmente una squadra allenata da Sarri.
In estate il lavoro atletico è evidente.
Il Napoli faceva doppie sedute con potenza aerobica e palestra. 
Pedro parla di settimane di forte lavoro fisico e blocchi di corsa. 
Durante la stagione, invece, aumenta enormemente il peso del lavoro tecnico-tattico.
E Sarri stesso ha spiegato più volte che quando si gioca ogni tre giorni diventa praticamente impossibile svolgere veri allenamenti. Nel 2023 disse che per quasi due mesi alla Lazio non erano riusciti a fare «allenamenti veri» per la quantità di partite. 
Bonucci aveva espresso lo stesso problema alla Juventus: per imparare i meccanismi di Sarri servirebbe molto allenamento, ma giocare ogni tre giorni impedisce di farlo. 
Ed è un punto importantissimo.

La mia conclusione dopo questa ricerca più approfondita
Adesso possiamo rispondere con maggiore sicurezza alla domanda implicita che c'era dietro la tua richiesta: gli allenamenti di Sarri sono duri?
Direi sì, ma in maniera diversa rispetto agli allenatori conosciuti per enormi volumi di corsa o palestra.
Il metodo sembra avere quattro tipi di fatica contemporaneamente.
Fatica metabolica. Sedute ad alta densità, poche pause, ripetute accelerazioni e lavoro aerobico.
Fatica neuromuscolare. Scatti, frenate, cambi di direzione, pressione, forza esplosiva.
Fatica tecnica. Devi continuare a passare, controllare e muoverti rapidamente anche quando sei affaticato.
Fatica mentale. Forse è questa la peculiarità maggiore: attenzione quasi continua a posizione, distanza, orientamento, linea difensiva, pallone e movimenti dei compagni.
Ed è probabilmente quest'ultima a spiegare perché alcuni giocatori parlino di allenamenti pesanti, da pazzi o addirittura noiosi.
La cosa più interessante di tutte
Mettendo insieme Koulibaly + Insigne + Callejón + Allan + Bonucci + David Luiz + Emerson + Cahill + Immobile, emerge praticamente la stessa struttura:
ripetizione → precisione → automatismo → velocità di gioco.
La frase di Callejón, secondo me, riassume il Sarri allenatore meglio di qualsiasi analisi tattica: in partita non dovevano più pensare, perché avevano già visto quella situazione decine di volte durante la settimana.
E Bonucci aggiunge il pezzo atletico che mancava: gli allenamenti con il pallone erano contemporaneamente più intensi e con meno pause. 
Se il nostro interesse è capire se una squadra di Sarri nel corso della stagione può diventare fisicamente molto brillante e giocare ad alta intensità, la risposta che ricavo da queste testimonianze è decisamente sì. Non perché Sarri basi tutto sulla corsa a secco, ma perché costruisce una forma atletica estremamente funzionale al suo calcio: molte accelerazioni, pochissimi tempi morti, pressione, movimenti coordinati e capacità di ripetere azioni ad alta intensità mantenendo qualità tecnica.

Pazienza e credo che ci divertiremo.

Marc3


 

  


By staff
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